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La contessa


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La Contessa

La Contessa l’avevo conosciuta nelle toilette dei Giardini accanto a Piazza della Repubblica (vedi “Nei giardini di piazza della Repubblica 4” ) e mi aveva dato il suo bigliettino da visita. Un giorno la chiamai, mi feci riconoscere e lei mi rispose; “Speravo tanto mi richiamassi. Iniziavo a perdere la speranza. Quando puoi venire da me ?” - Le risposi: “ Anche subito!” Allora sbrigati… ti aspetto !”

Tempo un quarto d’ora ed ero da lei. Mi accolse con un sorriso dicendomi subito che era felice che l’avessi chiamata e che fossi lì. Disse che non vedeva l’ora di poter ripetere l’esperienza avuta con me alle toilette dei giardini e che lì. A casa sua, saremmo stati più liberi. ….e mi portò subito in camera da letto dove iniziò, quasi con frenesia, a spogliarmi. Una volta spogliatomi, iniziò a suggermi i capezzoli, nel mentre si spogliava. Mordendomeli un po’ mi portò ad avere una erezione notevole e lei, immediatamente, vi si fiondò sopra iniziando a succhiarmelo voracemente. Quando fu soddisfatta del risultato ottenuto si distese sul letto, trascinandomi su di se invitandomi a penetrarla immediatamente. Trovai una fica bollente, umida, superpronta per essere chiavata. Iniziai, con calma, a ravanarla lentamente, metodicamente, guardandola negli occhi e cercando di sottometterla psicologicamente. Ogni tanto le infliggevo qualche colpo potente, sino in fondo, a toccarle l’utero, facendola sussultare ma pregandomi di continuare così, invece…. Lo facevo solo di quando in quando, per portarla a desiderarmi di più. Dopo una mezz’ora di questo andirivieni iniziai ad accelerare, portandola, in breve, a godere come una fontana, ululando tutto il suo piacere. Quando finì di godere…. non mi fermai, per farle superare i limiti del piacere e condizionarla alle mie voglie. Iniziò a pregarmi di fermarmi, di darle il tempo di riprendersi, ma non lo feci ed alfine raggiunsi il mio scopo: iniziò a godere nuovamente, gridando, pregandomi di smetterla, ma non lo feci finché non capì di averla portata oltre i limiti del piacere e…. svenne. A quel punto mi fermai, iniziando a leccarla dappertutto. Rinvenne mentre le stavo leccando la fica, suggendo, soprattutto, il clitoride. Bloccò, con le mani, la mia testa in modo che continuassi a leccarle il clitoride, spingendo ancor più il bacino verso di me. Iniziò a tremare tutta. Sembrava epilettica. Ed iniziò a borbottare “Sìì… così…. mi stai facendo impazzire…. Sei un diavolo… così.. ancora… oddio… godoooo… come godooooo…” e mi schizzò addosso un torrente di schizzi del suo piacere. Mi misi al suo fianco e lasciai che si calmasse, che si riprendesse da quell’orgasmo squassante. Quando si riprese dichiarò che era una vita che non aveva più orgasmi del genere e…. che l’avevo fatta ringiovanire e non aveva nessuna intenzione di perdermi, era disposta ad esaudire ogni mio desiderio, purché continuassi a frequentarla e scoparla. Iniziammo, così, a vederci piuttosto spesso e mi riempiva di regali (spesso facendomi anche trovare in tasca biglietti da centomila). Un pomeriggio in cui avevamo appuntamento, come al solito a casa sua, mi accolse dicendomi che aveva una sorpresa per me. Mi portò in salotto, che normalmente era diviso dalla sala da pranzo da un gradino, e che trovai diviso da un tendaggio. Mi fece sedere sul divano, posizionato esattamente davanti al tendaggio, mi offrì un Whisky & Sauer ed andò ad aprire il tendaggio. Dove prima c’era una sala da pranzo ora aveva creato un’alcova, una camera da letto, in cui una tizia in baby doll sembrava si stesse preparando per andare a letto. In quel momento suonò un campanello e la tizia uscì dalla stanza rientrando, poco dopo, con un’amica vestita molto elegantemente che, con voce rotta dal pianto, le stava raccontando come quello stronzo di suo marito l’avesse tradita. E sempre piangendo si sedette sul letto (era una recita, ben congegnata, a mio uso e consumo). La tizia che impersonava la padrona di casa, le si avvicinò ed iniziò, appoggiandole una mano sulla spalla, a consolarla. Dopo un po’, sempre usando parole di conforto, tra cui il fatto che tutti gli uomini sono degli stronzi egoisti, le si sedette accanto, abbracciandola, al che la tizia, sempre piangendo, le appoggiò la testa sulla spalla. Immediato fu il gesto della tizia di darle bacini sulla testa, sulla fronte, sulle guance arrivando a dargliene anche sulla bocca, cosa che la “cornuta” accettò passivamente ma, dopo un po’, iniziò a corrispondere ai baci, finché arrivarono a baciarsi “alla francese”, con tutta la lingua in bocca e con la “padrona” di casa che iniziava nel contempo ad impastarle le tette. In pochi minuti di effusioni arrivarono a ritrovarsi nude sul letto, con la “cornuta” che ormai aveva smesso di piangere ed iniziava ad emettere versi di piacere poiché l’altra le stava leccando la fica stuzzicandole soprattutto il clitoride. Qualche attimo ancora e si ritrovarono a fare un 69 da applausi. Nel frattempo la contessa, notando che queste scene avevano provocato in me uno stato di erezione, aveva prima iniziato ad accarezzarmi “il pacco” da sopra i pantaloni, quindi si era abbassata, me li aveva aperti e subito dopo sfilati, unitamente alle mutande, ed aveva iniziato a masturbarmi mentre io le avevo infilato una mano sotto la gonna, molto ampia, che vestiva quel giorno arrivando a stuzzicarle il clitoride.

Eccitato dalla visione dal 69 e dalla manipolazione del mio membro da parte della contessa, la feci alzare e la trascinai verso il letto ove si stava svolgendo quella scena erotica e…. mi fiondai sullo splendido culo che era rivolto verso di me, infilandolo in un colpo solo. La tizia che stava sopra (la cosiddetta “padrona di casa”) ebbe un soprassalto ma poi mi accolse con fare molto disponibile, dimostrando di apprezzare di essere inculata, anche se, scoprirò poi, che tendenzialmente era esclusivamente lesbica. La contessa, intanto mi baciava voracemente, sgrillettandosi, nel mentre strizzava i capezzoli di colei che stavo inculando. Quando stava per giungere all’orgasmo, mi fermai, uscì da quel culo così disponibile, respirai a fondo un paio di volte, allontanai la lesbica da calla “cornuta” e mi infilai in quella vagina così ben inumidita e preparata. La contessa prese immediatamente tra le mani il volto della lesbica e la baciò a tutta lingua, iniziando con lei una masturbazione reciproca.

La “cornuta” dimostrò fin da subito di apprezzare le mie attenzioni, iniziando ad agitarsi sotto di me per godere al massimo del mio “compagno di giochi”.

La arai violentemente, sino a quando non la sentì godere, digrignando i denti, ed a quel punto rallentai la foga ma continuai a chiavarla finché non mi supplicò di fermarmi. Era elettrica, colpita da tremori. Io non avevo ancora goduto, ero al massimo, potevo trattenermi ancora, esaltato da tutta quella situazione così erotica.

La contessa, non appena vide che ero libero, si liberò dall’intreccio erotico che stava vivendo e si fiondò su di me, portandomi immediatamente ed infilarglielo in fica, caldissima, umida, pronta all’uso. La scopai da maestro, guardandola negli occhi, come usavo fare, e lei con occhi pieni di libidine si aprì a me completamente, grata di ciò che le stavo facendo provare. Fu una chiavata maestosa, con cui la portai ad urlare il suo piacere, finché non si sciolse, sotto di me, come neve al sole, senza forze.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Bobo45sex Invia un messaggio
Postato in data: 13/01/2018 00:24:31
Giudizio personale:
bravo, sai sempre come far arrapare i tuoi lettori...


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