i racconti erotici di desiderya

La cena con le amiche

Autore: Moltosimpatici
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L’idea di aver perso la scommessa gli bruciava ancora, per non parlare di quanto gli bruciasse la sconfitta della sua squadra, la Juve, nella partita sulla quale la scommessa era stata fatta. Pensava di averla ormai in tasca, sul 3 a 1 stava già fantasticando le peripezie sessuali che avrebbe imposto a Barbara, per riscattare il pattuito. “se vince il Milan per una serata a mia scelta fai tutto quello che ti dico io!” gli aveva detto, e lui per contro, con la massima sicurezza le aveva controbattuto: “ok! E viceversa ovviamente!” – “Ovviamente!”.

E invece negli ultimi 10 minuti chi non doveva vincere aveva ribaltato il risultato in una partita che secondo il telecronista aveva qualcosa di storico! “Ma proprio questa partita doveva essere storica??” si stava chiedendo Marco mentre si avvicinava al portone di casa dopo l’ennesima lunga giornata di lavoro.

-“Ben tornato tesoro!” un frettoloso ma come sempre, caldo bacio di bentornato da parte di Barbara lo aveva accolto all’uscio.
-“Come mai sei di fretta?” le aveva chiesto lui distrattamente.
-“Oggi ci sono le mie amiche a cena, ricordi?”
-“Ah, me ne ero dimenticato”- rispose un po’ scocciato”- Ospitare le amiche di Barbara per cena voleva dire perdere possesso del divano e del telecomando quella sera, si sarebbe dovuto rifugiare in camera da letto per avere un po’ di privacy e tranquillità.
-“E a proposito Marco, stasera sei mio! Farai tutto quello che ti dirò! Riscatto la scommessa! Quella te la ricordi??”-

-“Come sarebbe a dire CAMERIERE?”- aveva chiesto Marco una volta ripresosi dalla sorpresa.
-“Vuol dire che porterai i piatti in tavola, servirai da bere e resterai vicino alla tavola pronto ad intervenire come fossimo in un ristorante di gran classe. E questa sarà la tua divisa per stasera”.- Barbara porse ad un alquanto stupito Marco, un triangolino di cotone bianco che dopo un esame più accurato risultò essere uno striminzito tanga maschile.

Giorgia, Luisa, Graziella e Gianna comode nel “suo” salotto chiacchieravano già da un buon quarto d’ora del più e del meno con la loro amica e stasera “capobanda” Barbara. Lui invece, vestito solo di quel misero tanga aspettava nervoso in cucina gli ordini della padrona.
-“Così mi ridicolizzi! Non vale! Non lo faccio, non era nei patti!”- aveva sbottato lui mentre si guardava allo specchio in camera poco prima.
-“Si che lo era! Quando volevo io e come volevo io erano i patti. Non puoi ribellarti! Se non lo fai giuro che il decoder vola dalla finestra, e mai più partite o scommesse riparatrici!”.
Marco sapeva che lo avrebbe fatto sul serio. Non parlava pensando ad una via d’uscita.
-“E poi non è vero che ti ridicolizzo, sei un gran figo e se guardi la cosa dalla parte giusta potresti anche uscirne valorizzato stasera!” aveva rincarato Barbara.

-“Come faccio a non arrossire e apparire un imbecille conciato cosi??” si chiedeva l’improvvisato cameriere un po’ infreddolito.
-“CAMERIERE, ci serva il prosecco per favore!!” aveva urlato Barbara dal salotto. Era il segnale per entrare in scena.

Il brusio che solo cinque amiche da lungo tempo possono fare era improvvisamente cessato lasciando spazio ad un esplosione di silenzio mentre il marito di Barbara, in minuscolo tanga entrava in salotto con un vassoio in mano. Con un’andatura un po’ impacciata e un sorriso nervoso, Marco mosse qualche passo verso le donne che a bocca aperta lo fissavano incredule. Solo Barbara sorrideva ampiamente presentando il cameriere della serata impersonato dal ben conosciuto maritino.
-“Buonasera signore, gradite del prosecco?” ruppe il silenzio Marco. Le mani si mossero con cautela verso il vassoio e sempre in silenzio, i primi calici furono svuotati velocemente dalle commensali.
-“Grazie Marco”- disse Barbara -“porti pure gli aperitivi, li prenderemo qui sul divano”-.

Dalla cucina sentiva arrivare le risate delle megere. -“Uff..sarà proprio dura..questa me la pagherai mogliettina”- Pensava Marco mentre preparava il vassoio con gli aperitivi.

-“Carino il cameriere, bel culetto!”- aveva esordito Luisa mentre tutte guardavano Barbara che compiaciuta sorseggiava il prosecco. Una risata collettiva aveva sancito il commento di Luisa.
-“Vi è piaciuta la mia sorpresa? Ve l’avevo detto che prima o poi vi avrei fatto servire da un bell’uomo in tanga!”-
-“Si!! Ma non ci avevi detto che sarebbe stato tuo marito!” - l’aveva rimproverata Giorgia - “Ragazze.. questa sera Marco NON è mio marito! Marco è il nostro cameriere e servitore!”-.

-“Senti come se la ridono quelle stronze!”- pensava il cameriere mentre usciva dalla cucina per rientrare in salotto. Passò in rassegna le signore sedute chi sul divano chi sull’ottomano. Solo Gianna “la rossa” era in piedi. Barbara gli aveva raccontato di come adolescenti lei e Gianna avessero fatto qualche esperienza sessuale lesbo. La cosa lo aveva eccitato parecchio ovviamente e spesso si era ritrovato a fantasticare immaginando la scena. Con lo sguardo basso, ancora intimidito, Marco offriva le tartine alle donne, sotto i loro sguardi esaminatori. Chi cercava i suoi occhi con un sorriso divertito, chi gli guardava il petto o il corpo che ancora nei suoi quarant’anni reggeva molto bene. Per servire Gianna dovette girare le spalle al divano colmo di femmine e istintivamente strinse i glutei. Qualcuna rise, non capì chi. Mentre si allontanava da Gianna, ricevette uno schiaffetto sulla chiappa..cui segui un ulteriore ovvia risata collettiva.

Barbara aveva dato ordine di iniziare a servire la cena e Marco da bravo cameriere aveva portato in tavola il primo, servendo una ad una le donne. Tutte prossime ai quarant’anni erano nel fiore della loro femminilità. Luisa, bionda dai capelli lunghi e gli occhi azzurri, pareva uscire da un episodio di Baywatch. Gianna “la rossa” alta e slanciata, con il capello corto dallo sguardo fermo e sicuro di chi sa di poter ottenere ciò che vuole. Graziella, castana e minuta apparentemente riservata nei modi al contrario di Giorgia che forse per nascondere una timidezza intrinseca faceva dell’esuberanza e del suo seno prorompente delle potentissime armi sotto il quale numerosi ometti cadevano vittima. Mentre serviva il piatto alle commensali, Marco notava che il vino cominciava a rilassare la combriccola e cominciava a gustarsi gli sguardi curiosi che spesso ricadevano sul gonfiore a stento contenuto nel triangolino di cotone che costituiva la sua divisa. Colse appunto Graziella che insisteva a scrutargli la dotazione e quando lei si vide scoperta diventò paonazza abbassando lo sguardo. Barbara era raggiante nel suo sorriso sornione e si sentì realizzato conscio di essere il suo orgoglio al punto di essere esibito seppure bonariamente così in deshabillé alle sue amiche. Mentre le versava del vino, Barbara lo ringraziò e fece scorrere una mano lungo il suo ventre, accarezzandolo fino alla gamba attraverso il pube. Sentì un brivido e il suo pene fremette come sempre succedeva quando le sue mani lo toccavano. Un pensiero improvvisamente lo pervase “cosa succede se mi eccito???” velocemente tornò in cucina con la scusa di aver finito la bottiglia di vino e gli parve di udire l’ennesima risatina sommessa. Ricompose il contenuto del tanga e fece pensieri di lavoro per interrompere il procedimento di erezione che inevitabilmente Barbara e la sua perenne sessualità avevano ancora una volta scatenato.

-“Cameriere per favore”- udì Barbara chiamare -“porti pure il secondo e anche un paio di forbici, grazie”-.
Iniziò a servire Luisa, versandole del vino. Luisa era impegnata a raccontare le gesta scolastiche di sua figlia grande, ora liceale. L’atmosfera si era finalmente rilassata, non era più al centro dell’attenzione e sembrava quasi che le donne lo guardassero un po’ meno ora. La cosa un po’ gli dispiaceva a dire il vero ma in fondo era meglio così, si disse. Passò a Gianna che gradì subito quanto le poneva nel piatto e ringraziò sollevando gli occhi gentili. Fu il turno di Barbara che prese le forbici, ringraziandolo di averle portate, le passò a Gianna dietro di lui. Stava servendo le fettine di arrosto sul piatto sul piatto di Barbara quando, in un attimo il classico rumore di forbici colse la sua attenzione. “Zac, zac”, sentì il calore di una mano sotto i suoi testicoli e fulmineamente il suo tanga sfilò tra le sue gambe.

Vi fu nuovamente silenzio. Marco con il pene ora libero e in bella vista scrutò le commensali che a loro volta lo guardavano sorridendo, in attesa di una reazione. Fece finta di nulla e si rivolse alla moglie: “Signora, gradisce un altro pisello?”- le chiese servendole il contorno. -“grazie cameriere” disse Barbara ridendo – “mi bastano questi che già ho nel piatto, magari più tardi”.
Marco si mosse con il pisello dondolante servendo le altre amiche prima di sparire nuovamente in cucina. La solita risatina sommessa gli giunse alle orecchie. -“Considerata la sorpresa, me la sono cavata bene!”- pensò Marco.

Tornò subito in salotto, per adempiere al suo compito, pronto con la bottiglia di vino ad accontentare le assetate. Giorgia prese il suo bicchiere ancora mezzo pieno e dopo averlo vuotato d’un fiato lo sollevò all’attenzione del cameriere nudo, affinché fosse nuovamente riempito. Marco si mosse fino all’altro capo della tavola dove sedeva e non aveva finito di mescere che lei pulitasi la bocca si chinò verso di lui, portandosi l’uccello alla bocca e iniziando un pompino.
Le labbra umide scivolavano lungo il pene, la lingua lo aveva scappellato e la mano calda era piena dei suoi testicoli. Marco esterrefatto guardava incredulo e a bocca aperta il proprio pene apparire e sparire dentro la bocca carnosa di lei. Era uno scherzo sicuramente, volevano forse metterlo alla prova? In difficoltà? Speravano scappasse? Cercò con lo sguardo Barbara quasi terrorizzato di vederla arrabbiata e trovandola invece sorridente e intenta a guardare la scena, sporta sulla sedia per non perdersi nulla. A questo punto, capita la complicità della moglie poté godersi l’inaspettato intermezzo. Incrociare lo sguardo delle altre commensali, assaporare l’aria intrigante in sala e ovviamente le impareggiabili sensazioni che il pene preda della bocca esperta di Giorgia gli stava regalando. Sotto le leccate esperte in breve il pene lasciando lo stato di riposo, raggiunse le sue massime dimensioni e la pompinara, a quel punto soddisfatta, mollò la preda leccandosi le labbra compiaciuta e ricomponendosi come nulla fosse.

Senza dire nulla, con il pene ritto, Marco ritornò alla posizione di attesa a bordo tavola. Le commensali ripresero a parlare allegramente e gli argomenti scivolarono sul sesso. Ascoltare le donne parlare di come scopavano o avevano scopato aiutavano il pene di Marco a rimanere sulla posizione di attenti e quando Barbara chiese il dolce, un po’ a malincuore lasciò la tavola avviandosi velocemente verso la cucina. Tornò subito con il vassoio di tiramisù e prese a distribuirlo. Servite le donne tornò alla posizione di attesa, fiero del fatto che i suoi quindici centimetri di sesso fossero ancora in bella mostra. Si chiedeva quale sarebbe stata la sorpresa successiva, e la risposta non tardò quando Luisa lo chiamò, aveva scoperto il seno possente e sporcato di tiramisù un capezzolo disse: -“Cameriere, mi pulisca per favore”-. Obbediente, marco prese un tovagliolo avvicinandosi per fare quanto richiesto. La mano di Luisa fu veloce ad afferrare la sua fermandolo. -“Con la lingua cameriere!”-. Marco si chinò su di lei e le prese il capezzolo in bocca. Succhiando la cioccolata e il mascarpone lo sentiva irrigidirsi mentre il respiro di lei si faceva più affannoso. Luisa gli prese la testa e se lo tirò al petto riempiendogli la bocca di tetta. Lo strofinò gemendo mentre lui con i denti stringeva il giocattolino. Mentre si godeva il seno gonfio di Luisa, da dietro una mano gli prese l’asta del pene. Altre dita spalmavano la sua cappella di qualcosa di cremoso. Si alzò in piedi girandosi solo per trovare l’apparentemente timida Graziella in ginocchio affiancata da Giorgia, pronte in un duetto di lingue per restituire il favore che aveva fatto a Luisa e ripulirlo del tiramisù che copriva la sua grossa cappella. Era un turbinio di lingue, lo leccavano lungo tutta la superficie, passandoselo a turno per una pompata a piena bocca. Erano ben affiatate e non perdevano il ritmo. Luisa, cui ora dava le spalle, evidentemente riconoscente del servizio gli sosteneva le palle da dietro e chinatasi sulle ginocchia aveva immerso la sua lingua tra le natiche di lui, alla ricerca del suo ano. Marco si guardò intorno, Barbara era ancora seduta ma con le gambe larghe, le mutandine alle ginocchia e la mano destra che scivolava ritmicamente sul suo sesso curato. Gianna l’aveva subito raggiunta e liberatasi della camicetta, si era inginocchiata tra le gambe a riprendersi per un po’ ciò che era stato suo anni addietro.
La goduria negli occhi di Barbara per le attenzioni di Gianna lo aveva ulteriormente eccitato, non bastassero le lingue avide di Graziella e Giorgia che si combattevano la turgida cappella del suo membro. Si divertiva ad alternare le bocche tirando per i capelli le due donne e guidandole nel movimento alternato lungo la sua asta. L’apparentemente timida Graziella però si era liberata della stretta e con un balzo gli era saltata improvvisamente in braccio. Avvinghiata al collo si era arrampicata sul suo torso con le gambe strisciando sul suo pene con la sua figa. La sua umidissima apertura aveva sapientemente trovato la punta della sua cappella sulla quale quindi si era lasciata cadere con tutto il suo peso. L’urletto compiaciuto aveva rotto il sottofondo di respiri affannosi e stimolato ulteriormente l’ambiente. Gianna e Barbara erano ormai nude, sul divano, avvinghiate in un profondo sessantanove quasi incuranti di quanto succedeva intorno a loro. Graziella si issava sul pene di Marco solo per poi lasciarsi andare e impalandosi. Giorgia leccava avidamente dalle palle di Marco il succo che profusamente usciva da Graziella e Luisa sempre dietro di lui insisteva in una strana perversione a leccargli l’ano forzando la lingua tra le natiche strette impegnate a far godere l’arrampicatrice Graziella.
L’orgasmo di Graziella fu devastante. Si lasciò cadere all’indietro sorretta da Giorgia. Marco la colpì ancora un paio di volte per terminare l’opera e stremarla, l’adagiò quindi sempre con l’aiuto di Giorgia sul divano dove sorridente li guardava ancora pervasa da qualche spasmo incontrollato. Giorgia agguantò il pene ora libero assicurandosi che nessun altra contendente potesse impadronirsene prima e con una mano se lo infilò nella figa mentre si chinava sull’ancora disorientata Graziella. Lo guardava con occhi imploranti mentre lo tirava a se, Marco non si fece pregare e inebriato dalla vista del culo di Giorgia e dal fatto che usasse Graziella come materasso prese a spingere profondamente il suo cazzo nella sua figa. Giorgia non era “sonora” come Graziella, si limitava a mugolare piano. Ma aveva una vagina che spasmava in maniera impressionante. Nemmeno Barbara che sapeva regolarmente spremergli il pene all’inverosimile durante la loro attivissima vita sessuale lo stringeva in quel modo. Aveva avvertito perfino le prime avvisaglie e di li a poco sarebbe sicuramente venuta. Era stata proprio Barbara ad insegnargli come riconoscere gli spasmi della figa durante un orgasmo. Prima di andare con lei non era in grado di riconoscere un orgasmo simulato da uno vero. Ora si e questo che stava per avere Giorgia era proprio vero! L’intero pene, completamente immerso nel suo corpo era ritmicamente compresso dalla guaina di carne che lo avvolgeva. Sembrava lo volesse spremere per succhiargli via tutto il seme che aveva dentro. Giorgia inarcava la schiena sollevando la testa dal corpo di Graziella che ora rilassata la assecondava accarezzandole la schiena e i fianchi. Piantando le unghie sui cuscini del divano Giorgia strinse la figa una volta ancora e stavolta lasciò uscire un urlo liberatorio portando la mano destra sui testicoli di Marco quasi ad impedirgli l’uscita prematura dal suo antro. Marco di per se resisteva bene. Aveva temuto di godere durante l’orgasmo di Giorgia ma si era volutamente distratto chiedendosi cosa stesse facendo Luisa che finalmente aveva smesso di leccargli l’ano. Giratosi la aveva vista seduta sul tappeto con una mano sul clitoride e una su di un capezzolo. Guardando le scene orgiastiche intorno a lei si stava divertendo probabilmente in attesa del suo turno. Marco usci dal corpo di Giorgia una volta avvertito il rilassamento dei muscoli di lei e giratosi verso Luisa quasi a ringraziarla per la paziente attesa e per avergli offerto l’appiglio per ritardare l’orgasmo le offrì il pene ancora umido del succo di Giorgia. Luisa si dimostrò abile con la lingua e lo pulì attentamente con molta cura, iniziando dalla base e spostandosi verso la cappella. Scappellandolo minuziosamente per poi ingoiarlo a fondo, da vera professionista. Lo spinse con le mani facendolo sedere sul divano. Non gli lasciò scelta o possibilità di manovra. Era decisa e determinata. Salì lungo le sue gambe con una sinuosità che lo colpì. Questa professoressa che sembrava uscita da un libro di altri tempi dimostrava un’esperienza notevole. Lo baciò sul collo mentre si sistemava sul suo ventre e senza proferire parola si inserì il cazzo sempre turgido tra le voluttuose labbra della figa.
I movimenti prima lenti del ventre lungo la pertica completamente immersa in lei aumentarono di ritmo. Le unghie iniziavano a spingere sulle spalle di marco e la lingua si fece spazio tra le labbra di lui incontrando la controparte e giocandoci insieme. Marco istintivamente cercò barbara con lo sguardo e la trovò dall’altro lato della stanza sul divano a cavallo di Gianna mentre strofinava la figa sulla sua. Lei lo guardava e sorrideva a bocca aperta come faceva sempre a dimostrare estasi sotto colpi di lui la sera. Non tanto per cercare approvazione Marco l’aveva cercata. Voleva in qualche modo comunicarle che Luisa si stava dando da fare in maniera che non si sarebbe mai aspettato. Lo sguardo di Barbara e un leggero movimento del suo capo gli fece capire che lei non era stupita.
Marco tornò a Luisa. Le prese le natiche e assecondò il suo moto ritmico. Prese a stringere i muscoli del pene in modo che durante le penetrazioni la toccasse più forte lungo la parete posteriore della figa. Luisa dimostrava gradire il pene dentro di lei e scivolava avanti e indietro con movimenti sempre più decisi. Lo prese per i capelli stringendo i denti. Iniziò a sollevarsi fino far quasi uscire il pene. Lo portava all’imboccatura della figa, appoggiato alle labbra che seguendo la cappella quasi si richiudevano al suo passaggio. Poi mollava con le gambe sedendosi pesantemente su di lui causando una tremenda penetrazione che assecondava con un gemito. Poi, prossima agli spasmi finali prese a muoversi nuovamente avanti e indietro strofinando il clitoride sul ventre di lui. Ci volle poco..venendo si irrigidì tutta. I suoi erano gridolini acuti ma non forti, eccitanti aveva pensato lui. Tornata in se lo guardò negli occhi. Gli sorrise con grazia e gratitudine e riprese quei movimenti veloci sul pene, stavolta Marco riconobbe che erano per lui. Giorgia e Graziella, ora erano inginocchiate di fianco a loro. Accompagnando i movimenti di Luisa accarezzavano e baciavano le loro gambe. Marco sentiva crescere l’orgasmo e aumentò i movimenti di Luisa piantandole le dita nelle natiche. Si stava facendo una mega-sega con il suo corpo e la cosa gli piaceva.
Sentì lo spasmo dell’eiaculazione e spinse Luisa indietro estraendo il pene. Luisa si affrettò a scendere sistemandosi in mezzo alle due amiche, tutte in attesa del premio. Il primo potente fiotto di Marco, colpì Luisa sullo zigomo e subito Giorgia assestò una precisa leccata per portargliene via una buona parte. Graziella con la mano velocemente spremeva il sesso di Marco per estrarre tutto il carico. Vi furono altri due fiotti notevoli che finirono sui capelli di Giorgia (intenta a leccare Luisa) e sul seno di Luisa. Tutte e tre presero quindi a leccare il sesso di Marco per pulirlo e ringraziarlo dello splendido dovere di cameriere che aveva offerto loro quella sera.

Barbara a carponi felinamente si insinuò tra le tre donne che avevano goduto di suo marito e si stese sorridente tra le accoglienti braccia di lui. Marco le sorrise accogliendola e stringendola a se e la baciò teneramente. Barbara si accoccolò sul suo petto, si stava reimpossessando di ciò che era suo anche se in fondo non l’aveva perso neppure per un istante durante quella sera decisamente particolare. Marco le accarezzava i capelli e guardava ridere le tre donne in ginocchio, raggiunte da Gianna che scherzavano sulle gocce di seme che ancora ornavano il seno di Luisa.
“Posso servirvi qualcosa signore” – chiese il cameriere.
Al silenzio delle compagne, Barbara sorrise –“penso tu abbia servito abbastanza stasera amore, sei stato proprio bravo!”-
Le ragazze gli fecero persino un applauso al quale lui con un inchino rispose e iniziò a spreparare la tavola.


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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Njblo Invia un messaggio
Postato in data: 21/03/2019 16:44:23
Giudizio personale:
applauso esiste ancora chi sa ospitare

Autore: Peter_Ray Invia un messaggio
Postato in data: 22/06/2015 17:25:40
Giudizio personale:
è proprio vero, l'ospitalità è un'arte!!

Autore: Dolcedorme Invia un messaggio
Postato in data: 30/05/2012 12:13:09
Giudizio personale:
UNA CENA A CUI SAREMMO VOLUTI ESSERE PRESENTI IO E MIA MOGLIE

Autore: Skinnyfire Invia un messaggio
Postato in data: 13/01/2011 06:02:20
Giudizio personale:
Veramente eccitante

Autore: AlexRock Invia un messaggio
Postato in data: 12/01/2011 12:48:49
Giudizio personale:
Incredibilmente arrapante!

Autore: FerraraM Invia un messaggio
Postato in data: 11/01/2011 22:19:33
Giudizio personale:
fantastico

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