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La biondina del bar


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La ragazzina di 19 anni faceva da mesi la stupida con me ogni volta che ci incontravamo al bar.



Un giorno, in maniera arrogante e provocatoria, mi invita a salire a casa sua li poco distante.



Entrati pensò bene di comportarsi da puttanella, slacciandosi la camicetta e strusciandosi come una gatta in calore.

Diceva di essere amante degli uomini rudi e dei giochi un pò cruenti.



Nello sgabuzzino c’erano le corde del padre che usava in montagna nelle sue sortite da rocciatore principiante, e lei diceva di essere alla ricerca di un vero uomo capace di usarle su di lei.



La mia reazione fu improvvisa e assolutamente repentina.



Le misi un bavaglio.

Le stropicciavo i capezzoli e palpavo con vigore i seni così sodi, mentre legavo gambe e caviglie.

La feci alzare e la obbligai ad inginocchiarsi.

Lei eseguì adagiandosi per terra, la bendai .



Le tolsi il bavaglio, e lei trasse una profonda boccata d'aria.

Stava per dire qualcosa e prontamente le infilai in bocca il mio pene.



Tirandola per i capelli la portai fino al tavolo.

Lei continuò a mugolare, agitando il capo, ma mi seguì senza opporsi, e si lasciò mettere come io volevo, con il busto piegato sul piano, a pancia in giù.



Feci passare una fune sotto le ascelle e tirai finchè non fu legata anche al pianale del tavolo, infine le legai le caviglie alle gambe del tavolo, in modo che le si mantenessero divaricate le cosce.



Lei era legata in quella posizione al tavolo, con le cosce aperte e il culo sporto in fuori.

Con la testa posata di lato sul legno freddo respirava dal naso.



Mi chinai ed iniziai a leccarle l'ano, piano piano.

Lei parve gradire, e i suoi mugolii si fecero sottili e ritmati con la mia lingua.

Con la mano le solleticai prima la vagina, poi con le dita esplorai il suo ano bagnato di saliva.



Io puntai la mia cappella sul suo ano, e lei smise persino di respirare, pensando che stessi finalmente per penetrarla dove natura comanda.

Invece le sfilai le dita, aprendole il più possibile le chiappette bianche, burrose e arrossate dalle sberle che in modo ritmico aveva sin qui ricevuto.



Il suo sguardo smarrito ed implorante mi fece capire immediatamente che li era vergine, la cosa mi eccitò moltissimo.



Entrai del tutto con un unico movimento lento e continuato, che inziò ad essere accompagnato da un lunghissimo mugolio da parte di lei, senz'altro di dolore.

Iniziai delicatamente a pompare, dentro e fuori, dentro e fuori.



Dopo qualche paradisiaco minuto , uscì da lei ormai mugulante di piacere, e le slegai le caviglie e le corde



La rifeci inginocchiare



Lei succhiò avidamente, quasi con gratitudine, ed io pompai, finchè, non esplosi, inondandole il volto, i capelli, gli occhi, la bocca, ……..



Poi la sollevai e la feci sedere sul tavolo, le allargai le gambe ed infilai la testa fra le sue cosce, iniziando a leccarla.



Poco dopo sentì la sua vagina contrarsi intorno alla mia lingua affaticata, il suo corpo che veniva scosso da sussulti, e lei che mugolava irrigidendosi ed arrossendo fra le ondate di un orgasmo che pareva non dover più finire.



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