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La bella sconosciuta sull'autobus cittadino


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LA BELLA SCONOSCIUTA SULL’AUTOBUS CITTADINO

Sono un pigro per costituzione, arrivo sempre in ritardo negli appuntamenti, forse non riesco a fare i calcoli per bene, fatto sta che gli amici mi dicono sempre che ritardo come giustamente sia una prima donna che si fa attendere; una cosa è certa, odio attendere, ma ciò non di meno mi dolgo, ma non so arrivare per tempo; per questo cammino in città sempre motorizzato, d’estate o col bel tempo con lo scooter, d’inverno con la macchina.

Questa premessa è importante, non vado mai in Autobus o Metropolitana (questa poi… la evito, la nostra non è bella come può esserlo a Roma o Milano, da noi è piccola, opprimente), tuttavia un giorno, nella stagione invernale (non ricordo se era dicembre o gennaio, è passato molto tempo da allora), dovetti fare bel viso a cattivo gioco, la sera prima avevo lasciato la macchina all’officina della concessionaria per la manutenzione programmata, ero appiedato, ma dovevo raggiungere il posto di lavoro, così mi approssimai alla fermata dell’Autobus più vicina, c’era una marea di gente in attesa, era un orario maldestro, di mattino presto, vi erano i ragazzi che andavano a scuola, le persone che si recavano al lavoro; insomma, all’arrivo dell’autobus, questo si riempì sino all’inverosimile, eravamo tutti assiepati dentro, stretti come sardine. Io guadagnai il centro appoggiandomi nei supporti di sostegno centrali, davanti a me una donna, non la guardai in viso perché mi dava le spalle, era vestita con un giubbino svasato in vita, un pantalone attillato che denotava un bel culetto per quel poco che potetti vedere, visto che eravamo stretti l’uno all’altro; così tra spintoni e giustificazioni che non lo si era fatto apposta, appoggiai colpevolmente (meglio dire non volutamente, non voglio dare l’impressione che approfitto del luogo e dell’occasione) il mio pacco al suo fondo schiena, non fui io a comandarlo, ma subito mi diventò duro. Lei come nulla fosse, mi stava stretta addosso, non capii in quella situazione di calca se le piaceva o meno, fatto sta che volli rendermi conto, senza più trattenermi aiutai la circostanza affondando di più il mio pacco sulle sue natiche, la percepivo nervosa, impacciata ma sempre aderente addosso; se non ché, l’Autobus effettuò alcune fermate, scendeva più gente di quella che saliva, quindi si stava più larghi, però lei mi stava sempre addosso senza spostarsi, anzi mi aderiva ancora di più, allora io, avvicinai il mio viso alla sua chioma da dietro, e lei… al fine di favorirmi, si spostò i capelli di un lato lasciandomi l’orecchio scoperto nel lato dove io mi ero avvicinato, la vidi rossa in viso, sicuramente impacciata, ma determinata, così avvicinai la mia bocca al suo orecchio, e le bisbigliai: “mi sono eccitato, vorrei che stessimo insieme io e te.”, lei non disse nulla, allora le baciai l’orecchio approfittando di uno scossone dell’autobus.

Scese ancora più gente, man mano che l’autobus attraversava la città e si avvicinava al capolinea, lei allora mollò il sostegno centrale e si adagiò poco distante sulla parete del mezzo pubblico dando le spalle al finestrino, dinanzi a me, mi guardò, gli occhi le luccicavano dalla voglia di dire si (percepivo che doveva essere una gran porca), così mi lasciai prendere dal gioco, mi avvicinai a lei ponendomi dinanzi, lei per nulla infastidita volse lo sguardo altrove, quindi mi afferrai ai sostegni laterali del bus quasi a stringerla in una morsa, ce l’ho in pugno pensai, sento che sarà mia… preso di me non mi accorsi che lei mi mise il palmo della sua mano sulla mia patta, maròò…. a quella presa improvvisa ed inaspettata, il mio cazzo stava per esplodere (pensavo di essere io a condurre, e invece notai che era lei la cacciatrice ed io la preda); lei allora guardandomi negli occhi mi chiese sottovoce: “hai un posto dove poter andare?”, rimasi costernato e risposi un netto ma soffocato “no!”, lei allora sorridendo disse: “no martini? no party…”, si sganciò e, suonando il campanello, scese alla fermata successiva. Io rimasi allibito e ferito ancor più nel mio amor proprio, per come erano andate le cose.

Questo “fatto” mi aveva esterrefatto, e nello stesso tempo, determinato a non esser più impreparato in circostanze simili, per cui mi misi alla ricerca di un posto dove andare; tramite amici e colleghi di lavoro venni a conoscenza che proprio nel centro della città, c’era un B & B, affittacamere, dove non si ponevano il problema su come veniva utilizzata la camera, purché ci si registrasse.

A questo punto, deciso a rimediare al mal fatto, pur non avendo più il problema della macchina, allo stesso orario e posto di quella volta, mi accinsi di nuovo a prendere la Circolare, di nuovo il casino di prima, parecchia gente, pressati come sardine, ma di lei nessuna traccia…

Rifeci ancora alcune volte quella tratta con la stessa Circolare, ma di lei nulla, era scomparsa come volatilizzata, non riuscii neanche ad individuarla scendendo alla fermata che aveva fatto lei, lì l’autobus faceva coincidenza, chissà dove si era diretta; non sono un buon fisionomista, la mia memoria iniziava a vacillare, non ricordavo più neanche i suoi lineamenti, il culo invece ce lo avevo chiaro, ma non era determinante per individuarla, più di una donna avevo guardato con insistenza sulla Corriera chiedendomi se era lei la bella sconosciuta, ma tutte declinavano lo sguardo, stavo per arrendermi e desistere dalla ricerca.

Un giorno, tempo dopo, verso le tredici pomeridiane mentre percorrevo Corso Umberto a piedi, la vidi alla fermata dell’Autobus, la riconobbi subito, di colpo il ricordo sfocato del suo viso si fece chiaro, anche lei mi vide; mi avvicinai senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi, e le dissi: “mi chiedo se ti va di pranzare con me?” e lei: “volentieri, ma solo se offri tu!”, “certo, ci mancherebbe…” replicai io, “hai preferenze su dove andare?”, “no, qualsiasi posto va bene, purché si mangi bene”.

Così la portai in un ristorantino bello, caldo, veramente a modo, nei pressi del B. & B. affittacamere, dove avevo intenzione di andare successivamente al pranzo. Parlammo del più e del meno, tenendo conversazione su tutto, stavamo seduti di fronte l’uno all’altra, per cui io avevo trovato l’occasione di mettergli il mio ginocchio in mezzo alle sue gambe, lei non mancò più volte di serrarle, per farmi capire che la giornata avrebbe potuto volgere favorevolmente stavolta, le avevo anche accennato al B & B, lei non aveva detto nulla, questo era sintomo che ci stava.

Pranzammo, primo, secondo e la frutta, pagai ed uscimmo dal ristorante, mano nella mano, poi andammo alla ricerca di un Bar dove poter prendere un caffè espresso.

Fatto anche questo ci recammo presso l’affittacamere, carino, c’era il bagno con doccia in camera, la finestra socchiusa dava direttamente nella piazza, uno sguardo fuori dalla finestra per renderci conto su com’era ubicato quel posto, poi ci sedemmo sul letto ed io presi a baciarla sulle labbra, volevo gustarmela, le tosi la giacca, il maglioncino, restò in reggiseno, mi fermò a questo punto e mi disse: “spogliati, mentre io vado in bagno a farmi un bidet, poi lo fai anche tu, ok?”, “ok” risposi guardandola, mentre si toglieva la gonna, i collant e gli slip; cazzo che figa pensai tra me e me.

Dopo esserci lavati, stavamo tutti e due nudi sul letto, a me la minchia non ne voleva sentire di drizzarsi, eppure la desideravo, il freddo e lo stare nudi sopra le coperte mi aveva inibito, lei allora, molto più pratica scostò le coperte e ci mettemmo sotto, a quel punto mi venne sopra avvolgendomi, e prese a baciami appassionatamente, non c’era niente da fare era sempre lei a prendere l’iniziativa, una vera cacciatrice; quei baci mi stavano scaldando, sentivo sotto che la minchia si faceva strada con sussulti e pressioni al suo basso ventre; anche lei sentì Lazzaro che si alzava resuscitato, così decise di fargli una visita di anatomia ravvicinata, lo assaggiò, poi lo accolse in bocca per proteggerlo dal freddo. Ragazzi io so sensibile ai pompini, magari dopo li comparo agli altri ricevuti in una sorta di qualificazione con premio al migliore, ma sul momento rimasi senza parole, l’unica cosa che mi venne da dire fu: “brava, così, sei una pompinara nata, non smettere…. suka”, e lei, mi spompinò e poi me lo succhiò tirandomi quel che di profondo mi saliva dalle palle, non resistetti, e le sborrai in bocca. Lei si scostò subito, alzandosi e facendo volare le coperte, le scolava sborra dalle labbra dove si portava le mani per contenerla e non sporcare le lenzuola; si alzò velocemente e andò al bagno a sciacquarsi la bocca, la sentivo tirare di gola, per fare uscire quel che era andato più in profondità, mi avvicinai a lei sbalordito da quell’atteggiamento, e le chiesi: “cara che ti è successo?”, e lei: “mi viene da vomitare, bastardo non dovevi sborrarmi in bocca! Dovevi trattanerti, coglione…”; ero costernato, non immaginavo… ma soprattutto, non era stata colpa mia, era stato un riflesso automatico dovuto a quella sensazione di succhiamento a cui mi aveva sottoposto, credevo che succhiasse perché voleva il frutto nascosto. Insomma, ero dispiaciuto per come era andata la cosa, l’avevo programmata in modo diverso ed era finita invece, come peggio non poteva.

Dopo un po’ di sciacqui e sputazzamenti nel lavabo del bagno, lei ritornò in camera, io mi stavo rivestendo, le dissi: “mi dispiace..”, e lei: “che fai? Ti rivesti? Ma allora sei proprio scemo…. Non sono venuta qua solo per una pompa, ora ti spogli e mi fotti come non hai mai fottuto nessun’altra donna…”; cazzo, a quelle parole rimasi incredulo, senza parole, fu invece la mia minchia a dare segni di vita al di là del mio cervello che era andato in tilt, subito si mise in piedi, sull’attenti; mi spogliai daccapo e ci mettemmo sotto le coperte, lei mi venne sopra a 69 prendendomi il cazzo nelle mani mettendosi a cavalcioni su di me, e mi disse: “stavolta cerca di controllarti, ora lo sai che non digerisco la sborra, ok?”, “ok zoccola, farò come dici tu.” risposi tra me. La leccai a lungo e lei, altrettanto a lungo mi spompinò e mi succhiò; poi presi dal desiderio, lei soprattutto che era tutta bagnata e mi aveva inondato di un dolce fluido vaginale, si girò e mi venne su impalandosi sul mio cazzo, facendo su e giù, oltre che a scoparmi a struscio e cerchiandomi a giro, una vera intenditrice, una che sa quel che vuole, una che sa come farti esplodere il cuore dall’emozione (e le palle aggiungo), avevo il profilattico che già di per se mi strozzava il cazzo, anche se lei sapeva come stringermi in una morsa uterina, ma non seppi trattenermi, nel momento in cui anche lei si abbandonava soddisfatta, le venni dentro la fica, e la sborra mi scolò alla base dal condom.

Ci abbandonammo sul letto, poi lei si sentì in dovere di chiarire facendomi le scuse per come mi aveva trattato, mi disse che la sborra le faceva schifo, che solo il pensiero la faceva vomitare, io allora le dissi, non ti preoccupare, avevo pensato che anche questa occasione fosse finita male dopo la prima volta sulla Circolare, anzi peggio, l’importante è che è finita bene, io sono rimasto soddisfatto di te, sei fantastica. Ci rivestimmo, ci demmo una sistemata e ci avviammo fuori, la accompagnai alla fermata dell’Autobus e attesi con lei che questo arrivasse…. Quando lo individuammo a distanza, lei mi fa: “a casa giustificherò a mio marito che ho fatto straordinari ed ho dovuto prolungare l’orario di lavoro; è stato bello, sei stato bravo, sei anche dolce… posso dirlo ora che ho assaggiato il tuo frutto.”; “ci rivedremo?” le chiesi io, e lei: “meglio di no, se mi vieni ancora tra i piedi ti disconosco! Poi chi lo sa, la cosa deve partire da me non da te, se mi viene voglia di te, te lo farò sapere.” Così salì sulla Corriera e se ne andò, mandandomi un bacio con la mano soffiandoci sopra.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Copy4647 Invia un messaggio
Postato in data: 02/01/2014 18:14:36
Giudizio personale:
di piacevole lettura

Autore: Mplf1 Invia un messaggio
Postato in data: 25/11/2013 17:55:55
Giudizio personale:
quarda che mica ti odio e' solo un commento ironico sul racconto.

Autore: Mplf1 Invia un messaggio
Postato in data: 25/11/2013 11:06:23
Giudizio personale:
cagata


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