i racconti erotici di desiderya

Io e mia sorella - la colf [i parte]

Autore: Pollicino1965
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1. Premessa.

La storia che ora vado a raccontare risale a quando io ero sulla soglia dei 50 anni e Giorgia di conseguenza ne aveva circa 45.

I miei assidui lettori ricorderanno di quando – al principio di questa avventura – fummo cacciati di casa dai nostri genitori, dopo che ci avevano sorpresi a scopare tra di noi.

Ebbene, con i miei risparmi affittai un monolocale dove andammo a vivere insieme, e lì - quasi contemporaneamente - con il primo stipendio prendemmo al nostro servizio una giovane colf che avrebbe anche insegnato a Giorgia come si conduceva una casa.

Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Cambiammo parecchie abitazioni, ma quella donna ci seguì ovunque, e adesso assolve in esclusiva alle mansioni di donna di casa, avendo io deciso che i doveri di Giorgia sarebbero stati limitati a "sotto le lenzuola".

A conti fatti, perciò, oltre ad essere più di 30 anni che Ammina stava con noi, divenne con il tempo praticamente quella mamma che avevamo "perso" per le ragioni ormai note, e a lei ricorrevamo ogniqualvolta si rendeva necessario il suo ascoltato consiglio, anche a riguardo della nostra sregolata vita.

Ma chi era Ammina?

Ammina era una donna – come si dice oggi – "di colore" di origine nigeriana, affidabile in ogni cosa tanto che la lasciavamo spesso sola in casa.

Fisicamente, poi, era il tipo di femmina che piaceva a me, e per questo Giorgia la "temeva" e mi teneva d'occhio, soprattutto quando eravamo tutti più giovani, perché mia sorella non mi proibiva nulla ma tutto doveva succedere sotto il suo controllo.

Dicevo, fisicamente Ammina era nera come l'ebano, alta pressappoco 1 metro e 60, un viso allegro e sempre sorridente, occhi scuri, labbra sanguigne e capelli corti ricci e – ovviamente – neri.

Era vicina ai 70 anni, ma non mi fraintendete, perché era una donna ancora desiderabile, con un seno enorme e che sembrava crescere in continuazione, due fianchi infiniti e piedi incredibilmente piccoli.

Del resto, non sapevo nulla, poiché in casa – anche d'estate – indossava sempre una casta vestaglia che la copriva interamente.

Io e Giorgia eravamo abituati a scherzarci e a parlare di tutto con lei, mentre invece lei era molto riservata sulla sua vita privata.

Finché non accadde qualcosa...

2. Un problema e la sua soluzione.

Un giorno, infatti, passando per la cucina con l'intenzione di farmi un caffè, incrociai Ammina. Era seduta al tavolo dove eravamo soliti consumare i pasti, e mi sembrò molto diversa dal solito, come se fosse cambiata dal giorno alla notte: piuttosto taciturna, pensierosa e preoccupata...

Avrei voluto dire qualcosa per capire meglio, ma alla fine reputai che rimanere in silenzio sarebbe stata la cosa migliore, convinto che si trattava di qualcosa di passeggero.

Stessa cosa accadde, qualche giorno dopo, anche a Giorgia, la quale – solare com'è – le sorrise pensando a un momento di stanchezza.

Le si accoccolò vicino, e le domandò:

- "Ammina, tutto bene? Se sei stanca, stasera alla cena ci posso pensare io...".

Ma l'altra negò con un cenno della testa, e abbozzando una risata forzata replicò:

- "Ahahah... Tu che cucini?? Tranquilla, piccola, tu pensa a tuo fratello, è compito mio badare alla casa...".

Mia sorella essendo più giovane di me, ed essendo stata una ragazzina quando perse la sicurezza di nostra madre, si legò tantissimo alla donna nigeriana fin da subito, e così rimase anche in seguito. Perciò, alla risposta "rassicurante" di Ammina fece finta di fidarsi, ma dentro di sé sentiva che c'era qualcosa che non tornava... Non riusciva a capire che cosa, ma "sentiva" che la nostra cameriera-confidente aveva un problema che non voleva condividere...

La sera, a cena, non era la solita gioiosa donna di sempre, e io e Giorgia ci lanciammo sguardi interrogativi senza trovare alcuna risposta sul da farsi.

Così, a letto, dove oltre che fare l'amore ci eravamo di sostegno l'uno con l'altra per qualsiasi problema, Giorgia tornò sull'argomento e mi disse:

- "Ammina ha bisogno di noi... Lei non ha un fratello o una sorella che possano aiutarla, è lontana dal suo paese, dalla sua famiglia. Marco, dobbiamo aiutarla...".

Rimasi a riflettere, ma in quel poco tempo non riuscii a trovare la soluzione. Così, risposi alla mia cucciola:

- "Vedi, anche noi siamo rimasti da soli quando abbiamo fatto quella scelta così chiara... Tu eri piccola, e sei stata quella che ha sofferto di più. Forse, pensavo, che tra donne... Insomma, si, potresti parlarle tu, con me potrebbe vergognarsi, ma con te...".

E così fu... Giorgia accettò di buon grado l'incombenza, e la mattina seguente aspettò che io uscissi di casa per sgattaiolare tra le braccia di Ammina.

Inventò che alla sua età cominciava a sentire il peso di una vita così "strana", che forse stavamo sbagliando tutto, e che non si sentiva più felice come un tempo...

La donna, nonostante i suoi problemi che teneva chiusi nel suo cuore, abbracciò ancor più teneramente del solito quella che ormai considerava una figlia a tutti gli effetti. La guardò fissa, e seria le parlò lentamente:

- "Ma che sono queste sciocchezze? Lo sai pure tu che Marco, da quando siete usciti di casa, non ha mai avuto ripensamenti. Stravede per te, e anche se non è poi tanto normale quello che avete fatto, dovete rimanere uniti. Ci sono ben altri problemi nella vita, tesoro...".

E la baciò come avrebbe fatto con sua figlia.

Allora Giorgia fece passare qualche istante, e poi prese la palla al balzo.

Ammina le aveva detto testualmente che "ci sono ben altri problemi nella vita", perciò le buttò là, a bruciapelo:

- "Mimmina (così la chiamava da piccola), hai forse dei problemi? Sai, la tua bambina è stata cattiva perché non ti ha detto la verità. Non c'è nessun problema con Marco, anzi non potrebbe andare meglio. Ma ho capito che tu devi avere qualche problema... Non sei più la mia Mimmina, ti vedo così triste, non mi parli più, non ridi più... A me lo puoi dire, che succede? Ti prometto che non lo saprà nessuno... Giuro!".

E fece il classico segno delle due dita incrociate sulle labbra...

Allora Ammina scoppiò in lacrime e crollò. E iniziò a parlare:

- "Gioia mia, è terribile! Quando sono venuta qui ero poco più che una ragazzina, come eri tu quando ci siamo conosciute. Ma la differenza è che io allora ero già sposata. Sai che al mio paese ci fanno sposare da piccole, vero? Ebbene, poco dopo rimasi incinta, e tornai al mio paese con mio marito. Ma non erano tutte rose e fiori, mi picchiava. Per fortuna, a un certo punto scappò con un'altra donna, e io rimasi sola con la bambina. Ero pronta a tutto per proteggerla, ma si vede che quello era in nostro destino... Si sposò alla mia stessa età e nacque un'altra femmina, mia nipote che adoro... Aisha, così si chiama, vive in Nigeria con sua madre, e adesso è nato questo problema...".

Cacciò fuori dalla tasca della vestaglia delle fotografie tutte spiegazzate e le mostrò a Giorgia:

- "Ecco, sono loro... Ti dicevo del problema con mia nipote... È una brava ragazza, ma a 20 anni è ancora senza marito e al nostro paese questa cosa non è vista di buon occhio, e tutta la famiglia è indicata come un esempio da non seguire...".

La povera donna non sapeva che fare, non aveva il coraggio di chiedercelo ma avrebbe voluto tanto portarla con sé in Italia.

E allora Giorgia fece lei il primo passo. Le propose:

- "Ammina, perché non la fai venire qui? Chissà che non possiamo aiutarla in qualche modo...".

Mia sorella ha davvero un cuore grande, e così si mise subito all'opera...

Mi aspettò scrutando da dietro le tende della finestra, e quando vide la mia macchina mi corse incontro. Senza attendere che entrassi in casa – o forse volle evitare proprio questo – mi portò nella casetta degli attrezzi che usava il custode. Mi fece sedere su una cassapanca, mi prese le mani e mi si inginocchiò davanti. Poi, tutta accalorata mi disse:

- "Marco, ho capito tutto. Ammina è preoccupata per sua nipote. È una brava ragazza, ma è giudicata male perché a 20 anni non è ancora sposata. Perché non la facciamo venire qui con noi? Dai, non dirmi di no, gliel'ho promesso... Tu conosci tanta gente, magari un bravo ragazzo lo troviamo, eh?! Che ne dici?".

Non ero mai stato capace – se mai avessi voluto – di dire di no alla mia sorellina, anche per un enorme debito di riconoscenza, perché grazie a lei stavo vivendo una favola. E anche stavolta fu così...

Entrammo in casa, ed andammo subito a parlare con Ammina. La quale - non appena ci vide insieme - intuì cosa poteva essere successo e guardò Giorgia con uno sguardo di rimprovero. La mia metà, tentò di giustificare il suo aver mancato alla parola data:

- "Perdonami, Mimmina, ma non ce l'ho fatta a rimanere con le mani in mano...", le spiegò.

Ed io, per toglierla dall'imbarazzo, non diedi il tempo a nessuna delle due di replicare, e mi impegnai per ciò che Giorgia mi aveva pregato:

- "Ammina, ho saputo... Stai tranquilla, adesso farò un po' di telefonate e vedrai che tua nipote sarà qui prima di quanto pensi".

La donna mi ringraziò, ma io non volli che andasse oltre, confuso anch'io per l'emozione:

- "In realtà, io e mia sorella non saremmo qui se tu non ci avessi aiutati quando avevamo più bisogno. Quindi, siamo noi che ti dobbiamo ringraziare. Intanto che io sbrigo le faccende burocratiche, vai a preparare la stanza degli ospiti...".

La sera, a cena, mostrò anche a me le foto della ragazza, e l'atmosfera cambiò di nuovo, anche perché sul finire del pasto annunciai:

- "Bene, è tutto a posto. Domani mattina andiamo insieme a prenderla all'aeroporto...".

A letto, Giorgia mi regalò una notte di fuoco, e mentre stava sopra di me mi disse:

- "Sono felice. Sono orgogliosa di te. Sei il mio uomo. Il migliore. E scusa se con Ammina ho detto che non ero felice con te...".

Restai un attimo interdetto, e infine scherzando la rimproverai:

- "Come fratello maggiore, ti dovrò punire per questo...".

Le diedi un sonoro schiaffone su quel culo enorme e bellissimo che tanto amavo, ma lei dimostrò di non averlo nemmeno sentito per quanto era tosto.

Ci fu un altro momento di silenzio, finché Giorgia non ritornò sul tema del giorno e sorniona mi disse:

- "Ti piacerebbe l'idea di tagliandarla? Chissà se è vergine... Visto che non si è ancora sposata potrebbe esserlo, e non farebbe il confronto con i cazzoni neri del suo paese...".

In quel frangente, io non pensavo affatto alla possibilità di "conoscerla" in orizzontale, ma visto che mia sorella mi aveva stuzzicato reagii:

- "Ma allora sei proprio una gran troia! Magari sarà come la nonna, che - senza offesa - non è proprio il mio tipo... E poi, che significa quel discorso sui cazzoni neri? Vuoi forse dire che il mio non ti soddisfa abbastanza?".

Giorgia non era tipa da lasciare agli altri l'ultima parola, e così fece anche adesso. Insinuò:

- "E se Ammina sotto sotto avesse doti nascoste che non conosciamo? Non ti ho mai visto rinunciare a inzuppare il tuo biscotto in una paperella... A prescindere dall'età...".

Ci addormentammo davvero felici per quello che avevamo fatto, e per le prospettive che si erano aperte per un futuro abbastanza prossimo...

3. Una apparizione "soprannaturale".

Il giorno dopo, di buon'ora, eravamo già tutti in macchina – io, Giorgia e lei – diretti all'aeroporto. Ammina era raggiante, e non si teneva più dall'emozione, avvolta nel suo più bel vestito tradizionale.

Quando finalmente la vide, la nostra colf le corse incontro e le gettò le braccia al collo, e le due restarono così molto a lungo, con la gente che le urtava da ogni parte.

Poi, passato quell'attimo di gioia infinita, Ammina ci presentò:

- "Sono loro che hanno reso possibile questo miracolo. Lui è Marco e lei Giorgia. Sono fratelli, anzi molto di più...".

Detto ciò, fece un passo indietro, prese Giorgia per un braccio e le sussurrò all'orecchio:

- "Per piacere, non facciamole sapere di più della vostra storia...".

Ed io, che avevo sentito tutto, le feci l'occhiolino in segno di assenso.

Non potei, però, esimermi dal constatare che la ragazza non era affatto come la rappresentavano le foto.

Caspita!, era molto più bella, ed era l'esatto contrario – anche considerando la differenza d'età – della nonna.

Era bellissima, una panterona nera, alta più o meno un metro e settantacinque, con dei capelli neri lunghi e acconciati in una miriade di treccioline tipiche della sua terra.

Inoltre, spiccavano degli occhi assai vivaci e una bocca con delle labbra grandi e gonfie, due poppe sporgenti dalla sua maglia nera attillatissima, e un culo stratosferico fasciato in un jeans tempestato di perline...

Io e mia sorella ci guardammo in uno sguardo che voleva dire tutto, ma per educazione cercammo di non dare a vedere la nostra "fame" di lei, soprattutto in presenza di sua nonna.

Tornammo alla macchina, e in breve fummo a casa, dove Aisha poté sistemarsi e darsi una rinfrescata dopo quel lungo viaggio…

4. Buon sangue non mente.

I primi giorni di convivenza a casa nostra trascorsero in un clima strano.

Ammina, cominciò a comportarsi diversamente dal solito – soprattutto in presenza di sua nipote –, direi in maniera quasi "fredda": non abbracciò più mia sorella (e di ciò lei ne soffrì parecchio) con quell'affetto che era cresciuto tra di loro giorno dopo giorno in tutti questi anni. Forse, per non dover dare troppe spiegazioni alla nuova arrivata…

Da parte nostra, noi due cercammo di controllarci, e di limitare quelle effusioni amorose che manifestavamo sempre apertamente e senza falsi pudori per quei momenti in cui eravamo soli o chiusi a chiave nella nostra camera da letto.

Una situazione che avevamo scelto liberamente ma che cominciava a pensarci, sia fisiologicamente che moralmente...

Infine, Aisha. Dopo già solo una settimana, ci sembrò un tantino imbarazzata di trovarsi in una casa non sua. Per carità, ci era riconoscente, ma stava diventando sempre più insofferente delle limitazioni che le erano imposte di fatto non conoscendo ancora bene il luogo.

Tutto questo, finché – una notte – sentimmo degli strani rumori in casa. Eravamo abituati a coricarci verso le 22. Era tardi, circa mezzanotte, e nelle altre stanze nonna e nipote dormivano. O almeno così pensavamo...

Giorgia, che aveva un udito finissimo, a un certo punto si svegliò di soprassalto, e spaventata mi chiamò:

- "Marco... Marco, sentì questi rumori? Oddio, sono entrati i ladri... Io ho paura... Dai, vai a vedere! Ricordati che siamo responsabili anche di quella ragazzina...".

Stetti un attimo in ascolto, e anch'io udii qualcosa in lontananza. Poi mi alzai dal letto cercando di non fare troppo rumore. Aprii la porta, feci qualche passo, ed avanzai verso l'uscio della camera di Aisha che confinava con la nostra. Tesi l'orecchio ma niente. Silenzio assoluto. Proseguii lungo il corridoio e raggiunsi la porta della stanza di servizio dove alloggiava la nostra colf. Ancora nessun rumore.

Stavo quasi per voltarmi e tornare dalla mia sorellina a rassicurarla che era tutto tranquillo, quando all'improvviso udii di nuovo quel rumore. Accostai l'orecchio alla porta a cui stavo dinanzi, e capii immediatamente che il rumore in questione proveniva da dentro...

- "Che strano", mi dissi, "Ammina non ha un televisore in camera...".

Ma quel rumore continuava. Preoccupato che non si sentisse bene, feci una cosa che non avevo mai fatto da quando la donna era entrata in casa nostra. Mi chinai, e misi l'occhio nel buco della serratura...

Per prima cosa vidi il letto, con la spalliera bassa. Era sistemato in modo tale che potessi scorgere l'occupante in viso. Ma ecco che, subito dopo, mi si materializzò una scena incredibile: Ammina era completamente nuda, a gambe larghe, e si toccava un mezzo alle cosce mugolando:

- "Mmmhhhh... Aahh...".

Ora era tutto chiaro, inequivocabile, e guardando la scena cominciai a toccarmi anch'io...

Lo spettacolo era davvero invitante, troppo per godermelo da solo. Improvvisamente, mi tornò in mente quando – fanciulli, insieme alla mia cucciola – spiavamo i nostri genitori che scopavano.

E decisi di fare la stessa cosa... Corsi in camera e tutto d'un fiato dissi a Giorgia:

- "Altro che ladri! Tu non ti immagini nemmeno cosa sta succedendo nella camera di Ammina...".

La presi per mano senza darle il tempo di abbozzare una risposta, e la condussi nel luogo della mia "scoperta". Le indicai di chinarsi verso il buco della serratura come avevo fatto io, e restai in attesa.

Pochi secondi ci vollero perché Giorgia, rialzandosi di scatto, si mise la mano davanti alla bocca per non gridare tutta la sua meraviglia... Ma subito ebbe un rimorso:

- "Marco, non sta bene intromettersi nella vita privata degli altri... Cosa diresti se lei lo facesse con noi?".

Poi, fece un respiro profondo e voleva andar via. Allora io la trattenni e le dissi sottovoce:

- "Aspetta... Guardiamo un po'... Io non pensavo che Ammina avesse ancora certe esigenze...".

Ma mia sorella iniziò a tirarmi con forza per un braccio, obiettando:

- "Tu sei pazzo... E se si sveglia Aisha che deve andare in bagno? Che figura ci facciamo?".

Così tagliai corto:

- "Dai, solo pochi secondi... Non stiamo facendo nulla di male!".

Giorgia infine acconsentì, ed entrambi tornammo a goderci quello show insperato...

Devo dire che mia sorella aveva ragione quando mi teneva sotto controllo, ben sapendo che – come dissi all'inizio di questa storia – la colf era quel genere di donna che mi faceva sangue.

Non avrei mai pensato che sotto quella veste da lavoro che Ammina indossava tutto il giorno ci potesse essere tanta "roba", e di pure ottima qualità...

Sdraiata sul letto in quella posizione, le tette "spiaggiate" sul suo torace, una cadente sul fianco destro e l'altra sul fianco sinistro, dovevano essere almeno una ottava misura che sobbalzava con ridondanza ad ogni sua azione.

Nella semioscurità, il colore della sua pelle sembrava di un nero ancora più intenso, "lucidato" anche dal sudore che la imperlava tanto da attribuirle ai miei occhi una carica erotica che non avevo mai valutato.

Per la stessa ragione, non era facile scorgere le areole – uno dei miei tanti feticismi – ma i capezzoli invece erano ben marcati. Così come la pancia, che faceva un tutt'uno con i fianchi abbondanti.

Standole proprio di fronte, i nostri occhi – che si alternavano in prossimità di quel foro – restarono estasiati alla vista della sua bella fica che non dimostrava certo l'età che aveva. Impegnata a masturbarsi, la teneva bella aperta, aggiungendo erotismo ad erotismo, e dal suo interno spiccava un colore rosa che la "accendeva" tutta, in perfetto contrasto con ogni altro dettaglio circostante.

Insomma, era tanto bella che sembrava fusa nel bronzo da uno di quegli scultori dell'antica Grecia...

Giorgia era come impazzita da quel "regalo" che le avevo fatto, e corse in camera a prendere il suo smartphone per filmare ogni movimento e ogni gemito, e per poter conservare in futuro il ricordo di quella notte.

Ben presto, però, il suo telefono segnalò l'arrivo di un messaggio con quei caratteristici sibili, e contemporaneamente io vidi Ammina che smise di masturbarsi e si tirò sù il lenzuolo.

Lo dissi a mia sorella, e temendo di essere stati scoperti ce ne tornammo rapidamente in camera nostra.

Ci spogliammo completamente, spegnemmo la luce per paura che filtrasse da sotto la porta, e nel buio Giorgia ricominciò a chiacchierare:

- "Che dici, ci avrà visti?? Però... Ammina... Alla sua età... È proprio bella... Chissà se anch'io a 70 anni sarò ancora come lei...".

Non mi piaceva quando colei per la quale avevo lottato tanto contro il mondo intero diceva queste cose. Mi piaceva com'era adesso, e mi piaceva pensare che il suo favoloso corpo fosse come "protetto" da una sorta di elisir di eterna giovinezza, percui replicai subito, stringendola forte a me e facendole sentire il mio cazzo sulla sua micetta:

- "Non dire queste cose, vita mia, tu sei e sarai sempre bellissima!".

Pian piano, Morfeo ci trascinò tra le sue braccia, cosicché solo l'indomani mia sorella poté accorgersi che con noi anche un'altra persona in quella casa aveva vegliato. E non era Ammina...

Trovò infatti sul suo cellulare un messaggio whatsapp che diceva:

"ECCO CHI È AMMINA... NON DITE CHE NON VE NE ERAVATE MAI ACCORTI. MA C'È DI MEGLIO DI UNA VECCHIETTA COME LEI...".

Le si gelò il sangue. Andò a cercare immediatamente il mittente, ma c'era soltanto un numero anonimo a lei sconosciuto. Ci guardammo in silenzio, e poi io esclamai:

- "Vuoi vedere che è stata quella...".

E Giorgia completò la mia frase:

- "Intendi dire quella puttanella di Aisha? Caro fratellino, quella la sa lunga... Ma guai a lei se fiata con sua nonna!".

Dopo quei fatti, la mia sorellina cominciò a sentire di essersi messa in casa due rivali. Non perché io avrei mai potuto voltarle le spalle, ma perché la colf poteva rappresentare uno sfizio mentre con Aisha – essendo molto più giovane di lei – sarebbe stata dura giocarsela...

D'altronde, a me – come sempre era stato – non interessava "giocare" da solo senza di lei, e per non farla soffrire di un inutile attacco di gelosia glielo spiegai chiaramente:

- "Cucciola, non devi essere così agitata... Ho capito che tu hai capito... Ma stai tranquilla, al centro di tutto ci sei tu, solo tu. Ammina e Aisha ce le spolperemo per bene, ma INSIEME".

Era la mia ennesima dichiarazione d'amore per lei, ma ancora non sapevamo che la “nipotina” non era quella tipa tranquilla che ci era stata descritta, e non passò molto tempo che scoppiò una guerra tra nonna e nipote, e noi ci ritrovammo nel bel mezzo di quella disfida...

5. Prima volta, a tre.

Tre giorni dopo la "splendida nottata", Ammina decise di mandare sua nipote Aisha a trovare una connazionale che abitava non molto lontano e che non vedeva da tempo, con la scusa di portarle una sua lettera.

Scrivo "con la scusa", ma di questa sorta di trappola ce ne accorgemmo solo a tarda sera, quando la "punizione" da parte della colf ebbe termine.

Ad ogni modo, era una domenica mattina ed io non ero andato a lavorare... In cucina stavamo solo io e Giorgia a consumare la nostra colazione quando giunse Ammina, con il suo solito grembiulone...

Si piazzò a debita distanza, con le mani sui fianchi, e prese ad osservarci scuotendo la testa.

Aveva uno sguardo torvo che non le avevamo mai visto in tanti anni, e allora io – che avevo già dimenticato ogni cosa – le domandai, ingenuamente:

- "Ammina, c'è qualcosa che non và?".

La donna, continuava a scuotere la testa, e infine ci disse:

- "Ma vi rendete conto di quello che avete fatto? Se lo aveste fatto con Aisha vi avrei pure capito, ma con me?! Non vi basta mai...".

E Giorgia:

- "Ma di cosa stai parlando? Aisha non l'abbiamo neanche pensata...".

La colf era abituata a queste schermaglie di mia sorella, percui andò subito al sodo. Attaccò:

- "Infatti, non parlo di mia nipote. Credevate che io non me ne accorgessi? Oltretutto, siete stati anche sfortunati, perché il cellulare di Giorgia mi ha messo in allarme. Dimmi, troietta, a cosa ti serviva stanotte? Io lo so, ma voglio che me lo dici tu, vediamo se hai il coraggio delle tue azioni...".

La mia metà cercò di negare anche l'evidenza dei fatti, ma quando si rese conto che sarebbe stato anche peggio della verità, confessò francamente:

- "E va bene... Sì, ho sentito i tuoi rumori e ho mandato Marco a controllare... Poi, lui mi ha chiamata e io non ho resistito a riprendere tutto... Eri così eccitante, anche da sola!".

Tacque, imbarazzata per essere stata scoperta. Perciò, venni io in suo soccorso, cercando di metterci una pezza:

- "Mia sorella ha detto la verità. Sono stato io a cominciare. L'ho chiamata quando ho visto che...".

Allora Ammina, pronta, proseguì:

- "Che mi stavo eccitando... Ebbene sì, ragazzi, anche io devo farvi una confessione… Lo ammetto, stare senza un uomo non è facile, e io mi devo arrangiare come posso. Ma adesso non mi basta più...".

Fece una pausa che denotò un evidente fastidio, e poi riprese:

- "Oh, ragazzi...".

Ma subito capì che stava facendo una sciocchezza e corse via a rinchiudersi in camera sua.

Senza dire una parola, ci alzammo da tavola e le andammo dietro, fermandoci davanti alla sua porta, proprio come quella notte. Ora, però, era tutto molto diverso. Giorgia, che provò inutilmente ad aprire poiché l’uscio era stato chiuso da dentro, la pregò:

- "Ammina, Mimmina… Apri per favore... Non è successo niente... Scusaci se non abbiamo capito da soli, ma non c'è nulla di male...".

Ed io, a seguire:

- "Sì, insomma... Siamo tutti grandi, e tu sei una donna ancora molto piacente".

Giorgia intuì immediatamente cosa volevo dire – e fare –, e tenendo a bada la sua gelosia sottovoce mi diede il suo benestare:

- "Giusto. Non è mica un sacrificio. Ammina è molto bella. Ma la voglio anch'io!".

Quindi, riprese il dialogo a distanza con la colf:

- "Mio fratello ha ragione... Tu sei la nostra famiglia, lascia che ti aiutiamo...".

Non sapevamo più cosa dire per convincerla. Dopo pochi istanti, però, sentimmo la chiave girare nella serratura e la porta si aprì. Ci guardammo, e cautamente avanzammo... Ammina era di spalle, e lentamente stava tornando verso l'interno della stanza.

Quando fummo tutti entrati, si voltò di nuovo... Eravamo finalmente faccia a faccia, e la donna – a testa bassa – spiegò quel suo strano comportamento degli ultimi giorni. Ci disse:

- "Ragazzi, vi devo chiedere scusa per avervi ingannati e rimproverati. Non c'era nessuna cosa tanto importante da fare sapere alla mia amica... L'ho fatto solo per togliermi dai piedi Aisha fino a stasera e restare sola con voi. Perché non potevo più aspettare... Vi dicevo che non mi basta più fare certe cose, e vorrei...".

Un'altra pausa, ma stavolta fu Marco a portarla con serenità dove lei voleva:

- "Vorresti che ad AIUTARTI fossimo noi... Bene, noi siamo felici di farlo. Ho parlato con Giorgia e lei mi ha detto che è un caso particolare, e di te non è gelosa...".

Sul volto di Ammina tornò a splendere il suo magico sorriso. Si asciugò le lacrime, si avvicinò e ci abbracciò. Poi bisbigliò a mezza bocca:

- "Al mio paese è l'uomo che deve fare la prima mossa...".

E io, di rimando:

- "Sarà bellissimo anche per me... A patto che mia sorella sia partecipe".

Ammina – per la quale quella “pretesa” era scontata – accettò. Fece un passo verso il letto ma non vi si sedette, e rispose:

- "Ma certo!".

Sentivamo nell'aria che tutto era pronto. Che le parole non servivano più. E avvenne un fatto che aggiunse adrenalina ad adrenalina...

Mi avvicinai ad Ammina per slacciarle il suo grembiulone. Percepii al tatto una sensazione inspiegabile. Sotto, non sentivo la morbidezza dei panni... Il cuore cominciò a battermi forte, anche se non era la prima volta che mi approcciavo sessualmente con una donna. Lei tergiversava, e io non capivo il perché...

A un certo punto, la donna sbuffò bonariamente e – facendo un passo indietro – si strappò di dosso quella veste e mi disse:

- "Ecco fatto... Era tanto difficile?".

Rimasi imbambolato e mi tremarono le gambe. La "visione" di quella notte era stata incompleta, mentre adesso la vedevo in tutta la sua intera, spettacolare magnificenza.

Caddi in ginocchio e cominciai a toccarla, la abbracciai stringendole quel "lato b" che era l'unico dettaglio che non avevo ancora potuto ammirare, e affondai il viso nelle sue vistose tettone cadenti che sembrava volermi offrire senza però dir nulla.

Intanto Giorgia, che era dietro di me, anch'essa ammirata da quel corpo di donna anziana, cominciò a spogliarsi, e in breve tempo rimase completamente nuda come Ammina, la quale – con il mio capo tra le mani – mi fece la domanda delle domande:

- "Allora, ti piaccio? Pensi ancora di potermi AIUTARE?".

Che dire... Ero commosso e sentii una gran voglia di piangere. Lei, non doveva dirmi una cosa simile come se mi chiedesse l’elemosina. Dopo Giorgia, era la sola che avrei voluto possedere, e adesso quel desiderio si stava concretizzando...

Perciò non ebbi esitazione:

- "Oh, Ammina... Ti desidero talmente tanto che non uscirò da questa camera senza prima averti fatto sentire femmina come sicuramente qualcun'altro ha fatto prima di me".

Mi disse ancora:

- "Sei il mio padrone, fai di me ciò che vuoi... Al mio paese, adesso tocca alla donna spogliare l'uomo... Me lo permetti, Giorgia?".

Alla mia sorellina, acconsentire a questa richiesta costò tantissimo, essendosi più volte accapigliata con altre femmine per me. Ma Ammina era un'altra cosa. Le sorrise di un sorriso sincero, e rispose:

- "Ti dono il sangue del mio sangue, la mia stessa vita. Quella VITA che tra poco scorrerà anche dentro di te".

L'emozione si percepiva forte in quel luogo, ed io ero teso come una corda di violino quando la colf iniziò a spogliarmi.

Adesso era lei inginocchiata ai miei piedi, e sentivo che quel gesto aveva in se una sacralità dirompente.

Quando ebbe terminato il suo "dovere", esclamò:

- "Adesso ti capisco, Giorgia... Mmm, è davvero bello!", riferendosi al mio attrezzo che mi guizzava tra le gambe.

Non riuscivo a credere ai miei occhi, avevo due donne tutte per me, e tutte e due avevano il loro fascino, diverso ma che mi invogliava ad "assaporarle" entrambe.

Adesso, però, toccava alla colf, e la voglia di sesso mi travolse. La rialzai senza darle spiegazioni e la trascinai sul letto. Il suo letto. Poi le ordinai, con cipiglio:

- "Mettiti esattamente come stavi l'altra notte, voglio ricominciare da lì".

Mansueta, Ammina si adagiò a cosce aperte davanti a me e a Giorgia, che nel frattempo stava cominciando a toccarsi anche lei infervorata come una vera troia in calore. Ma proprio mentre la negra stava per iniziare a sgrillettarsi, la stoppai:

- "No, lascia stare. D'ora in poi sarà cosa mia. Tu, pensa solo a godere. Se sarò bravo, vedrai che sarà per tutti una giornata da ricordare...".

Mi sistemai – quasi "a pecorina" – tra le sue coscione grandi che mi facevano da riparo, e mi trovai a tu per tu con una fica altrettanto gigantesca.

Voltai il capo verso mia sorella per "organizzare" anche il suo "lavoro" e le dissi:

- "Tu occupati delle tette, vedrai che ci sarà anche lì da divertirsi...".

E tornai sulla vulva... Così da vicino, mi apparve ancora più bella di quando la potei ammirare attraverso il buco della serratura: era quasi venti centimetri di spacca che provvidi immediatamente a "squarciare" con tutte le dita di entrambe le mani.

Leccai a più non posso – proprio come fanno gli animali –, con la lingua interamente fuori dalla bocca, dal perineo al clitoride, che presi infine tra le labbra succhiandolo avidamente.

Lo sentii vibrare e crescere in maniera abnorme, ma forse era una mia suggestione...

- "Se è così a quasi 70 anni", mi dissi tra me e me, "da giovane doveva essere una vera sex-machine vivente, difficile da gestire per qualunque uomo...".

Mi ripresi da questa distrazione momentanea, e tornai a leccare, piccole e grandi labbra, irrorandole ad ogni passata della mia saliva e stimolando tutta quella meraviglia a produrre una cascata di umori salmastri.

La tenevo ben aperta, perché non volevo risparmiarle il benché minimo stordimento emotivo, volevo portarla in paradiso come facevo abitualmente con la mia metà.

A un certo punto, Ammina ebbe come una scossa, un brivido che la percorse lungo tutta la schiena. Prese ad ansimare, sempre più forte, con gemiti che sembravano implorarmi di donarle quel piacere supremo che non gustava da anni:

- "Mmmm... Ohhh... Così, sei bravissimo, non ti fermare...".

Si irrigidì, poi cominciò a sussultare come in preda ad attacchi epilettici, e infine mi squirtò in faccia.

Si rilassò leggermente. Era felice, ed anch'io lo ero, perché avevo raggiunto il mio primo scopo, ma continuai a lappare quella mucosa che si era fatta ancor più rosso fuoco, portandola in breve a un nuovo orgasmo...

Intanto Giorgia assolveva egregiamente il compito che le avevo affidato. A vederla, sembrava una poppante attaccata al seno materno. E in effetti, mentre "giocava" con il seno di Ammina sospirò:

- "Oh, come mi sarebbe piaciuto farmi allattare da te, Mimmina, saranno state così cariche quando hai nutrito tua figlia...".

Non sapeva come prendere quelle tettone tanto erano grosse, morbide, e in un certo senso "sfuggenti", e tettone come quelle che aveva davanti la eccitavano da matti.

Mia sorella iniziò a leccarle con gran vigore. Ammina non era abituata a farsi fare un trattamento simile da una donna, e restò un attimo sorpresa. Ma la cosa era talmente gradevole che decise di lasciarla fare...

Così, mentre ne palpava una – stringendola delicatamente e rilasciandola subito dopo –, con la lingua gli leccava l'altra su tutta l'enorme superficie, e pure Giorgia – a cui piacevano decisamente le donne con grandi mammelle – cominciò a bagnarsi intimamente.

Io e mia sorella non potevamo saperlo, ma ad Ammina non piaceva stare zitta quando faceva l'amore, e anche stavolta seguì il suo istinto e chiese alla mia porcellina:

- "Ti piaccio?".

E lei, senza guardarla e senza preoccuparsi di fare una cosa che tra donne "non stava bene", si lasciò andare e sboccata replicò sicura:

- "Certo che mi piaci! Le troie negre e grasse mi fanno sesso appena le vedo...".

Al che, Ammina – che non l'aveva mai sentita parlare così – la redarguì come faceva quand'era piccola:

- "Ma ti sembra il modo di parlare?".

Ed io, sollevandomi dal mio "fiero pasto", mi misi a ridere di gusto e risposi al posto dell'interrogata:

- "Non farci caso, Ammina... La mia troietta si eccita, così...".

In realtà, non era solo Giorgia che si eccitava con il turpiloquio, ma pure io. Infatti, quelle sue parole mi rimescolarono tutto nelle mie parti basse, me lo fecero venire di marmo, ed esclamai:

- "Anche a me le negre piacciono, sai... Ora vediamo se tu sei pure troia!".

Senza esitare un solo istante, accompagnai – con una mano alla base dell'asta, appena sopra i testicoli gonfi di sborra – il mio membro all'ingresso della sua vagina. Ero così eccitato che, senza essermelo toccato, avevo il prepuzio già calato a mezza altezza sul glande. La guardai ancora, e nei nostri reciproci sguardi si stampò un desiderio irrefrenabile, ma anche – da parte mia – un interrogativo a cui solo noi due potevano dare una risposta: era giusto quello che stavamo per fare? Violare l'intimità di una donna che era madre e nonna?

Come se avesse udito quella mia riflessione, fu Ammina a togliermi d'impaccio:

- "Non temere... Lo vogliamo tutti e due... Anzi, tutti e tre. È la natura che ci sta chiamando...".

Da quel momento, non ebbi più esitazioni, e mentre Giorgia continuava a “mangiarsi” i suoi seni io entrai tutto d'un colpo.

Il cuore mi batteva come impazzito, ed io puntai i pugni sul materasso per sostenermi il meglio possibile. I suoi muscoli vaginali si serrarono improvvisamente intorno al mio sesso, come se non volessero più farselo scappare. Una sensazione che non avevo mai provato ma che mi piacque subito tantissimo.

Ero a pochi centimetri dai volti delle due femmine, le quali ormai "lavoravano" in perfetta sincronia.

Sentendo che Ammina stava per dirmi qualcosa, non volli rompere quell'idillio e non indugiai oltre... Cominciai a pompare lentamente, senza però mai sfilarmi da dentro, con brevi escursioni avanti e indietro, che grazie alla nostra reciproca grande lubrificazione ci diede solo piacere.

Ma quando fui sul punto di donarle il mio seme, mi trovai di fronte a un'ulteriore amletico dubbio: era giusto con una donna che voleva solo divertirsi?

Pensai a cosa davvero era il DIVERTIMENTO, e alla fine le venni dentro, abbracciandola più stretta che potei e restando così per cinque minuti buoni...

6. Un regalo per Ammina.

Intanto anche mia sorella era impazzita di piacere – vuoi per quello "spettacolo" che stava osservando dall'esterno mentre solitamente ne era la protagonista principale, vuoi perché si era masturbata con così tanta "violenza" da farsi arrossare incredibilmente la sua stupenda fichetta - ma non a sufficienza da voler mettere la parola fine a un "accoppiamento" che meritava ancora qualcosa di più.

Mi si avvicinò da dietro, e – senza farsi sentire da Ammina – mi suggerì:

- "Marco, vogliamo farle un regalo? Da quello che ho visto, dietro non c'è ancora entrato nessuno...".

Guardai Ammina – immobile, in quello stato di beatitudine che la mia insifonata le aveva donato – e poi le dissi:

- "Adesso voltati... Le negre hanno sempre un magnifico culo, bello grosso, e tu mi pare che non fai eccezione. Voglio godermelo tutto...".

Uscii lesto dal suo ventre di nuovo in tiro per la prospettiva suggeritami da mia sorella, e la colf fece come le avevo richiesto.

Si voltò mettendosi alla pecorina, immaginando che volessi scoparla in fica in quel modo. Sicuramente lo aveva già fatto.

Lo spettacolo che mi si presentò fu davvero unico: un culone che dire enorme era riduttivo, discretamente tosto, che presi ad accarezzare a lungo non sapendo da dove iniziare per "usarlo" come meritava.

Conseguenzialmente alla sua immaginazione, si aprì le chiappone con entrambe le mani, esponendo tutti e due gli orifizi e permettendomi di notare bene come quello posteriore fosse stato fin qui usato solo a scopo "fisiologici".

Chiamai a raccolta – con un'espressione del viso – Giorgia e le feci notare:

- "Guarda... Mi pare non sia mai stato allargato... Tu che ne dici?".

Mia sorella, esaminato attentamente lo sfintere dilatandolo ancora un po' di più usando anche le sue mani, fu d'accordo con me e sentenziò in via definitiva:

- "Caro fratello, sei proprio un uomo fortunato... Dovrai faticare, ma quel buco ti darà parecchie soddisfazioni...".

Era giunta l'ora... Per prima cosa massaggiai tutta l'area circostante muovendo i due pollici in maniera circolare ma in senso contrario, e lubrificando con delle gocce di saliva che vi lasciavo cadere dalla mia bocca.

Poi, mi chinai e mi misi a pennellare con la lingua le grinze che facevano da corona all'ano.

Sembrava che tutto stesse andando nella giusta direzione, visto che la mucosa aveva cominciato gradualmente a cedere, ma all'improvviso Ammina ebbe uno scatto in avanti come se volesse sottrarsi a quel "gioco".

Forse, le facevo un po' di solletico, e probabilmente era ancora convinta che volessi penetrarla per via vaginale, ma quando io alzai repentinamente un ginocchio ed appoggiai la carne viva della cappella al suo buco del culo si ribellò:

- "Ma cosa mi vuoi fare, sporcaccione! Queste non sono cose da fare con una signora... Quel buco è fatto per ben altro, non ti fa schifo?".

Restai interdetto da quella reazione così veemente, anche perché ormai con Giorgia finivamo sempre “lì dentro”, e le spiegai:

- "Guarda che non c'è nulla di male, è il metodo che usiamo con mia sorella per non rischiare di farla rimanere incinta. E comunque, è molto più eccitante che davanti. Vedrai che ti piacerà, fidati... Forse la prima volta ti farà un po' male, ma poi non ne potrai più fare a meno...".

Allora la colf si rassegnò, ed io andai ad esercitare una pressione sempre crescente, senza più fermarmi.

Avendo la cappella molto sensibile a causa del prepuzio che solitamente la proteggeva, lo sfregamento tra grande ed ano mi procurò un certo fastidio, ma non ci badai troppo.

Sentivo il budello che piano piano cedeva... Eravamo arrivati alla parte più larga della capocchia del mio uccello, ed era questa la parte più difficile. Un altro colpetto di reni, e giunsi feci passare anche la corona del glande.

Ammina, con voce rauca, si lamentò:

- "Ahi che male! Fermati che non entra... Non c'è la posso fare a farlo entrare tutto...".

Giorgia conosceva bene le "problematiche". Le stava tenendo la mano, e fu lei a rassicurarla:

- "Rilassati... Così vi fate veramente male... Ma se seguirai il mio consiglio vedrai che poi mi ringrazierai... So cosa vuol dire, oltretutto Marco è bello largo là sotto...".

Intanto era dentro anche metà dell'asta, e con l'ultima botta anche la restante parte si inserì nell'intestino.

Mia sorella mi guardò facendomi segno di fermarmi. In effetti, quello era il momento di attendere che il retto si abituasse al mio intruso, ed io ne approfittai per allungare una mano davanti e mettere il dito medio dentro la fica per tornare a stimolarla.

Era fradicia di umori, segno che quella prima volta “contro natura” le stava piacendo...

Così piantato nell'ano, mi sentii come prigioniero, e quindi decisi che dovevo muovermi. Presi a pompare la nera anche in quel canale, prima con calma e poi sempre più velocemente: finalmente le avevo rotto il culo!

Come era mia abitudine, ressi per un bel po', mentre adesso Ammina rantolava di puro godimento.

Infine, senza alcun preavviso, la riempii tutta del mio caldo seme. La pancia le ribolliva, e dopo sette, otto potentissimi fiotti mi accasciai esanime sopra l'anziana donna...

FINE I PARTE



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