i racconti erotici di desiderya

Il vecchio garage 3


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Mia sorella Arianna aveva due anni più di me. Quando nacque i nostri genitori vivevano in due stati diversi: mio padre girava spesso l’Europa per seguire le manovre Nato e mia madre la tirò su come una ragazza-madre per i primi anni poi fu costretta ad affidarla alle suore, in un convento scuola.

Quando la famiglia si riunì erano passati quasi 10 anni e tra mia sorella e me i rapporti avevano talmente risentito di questa lontananza che fra noi esisteva solo un rapporto tra quasi coetanei, l’uno indipendente dall’altra. Ma crescendo, le nostre strade si rincontrarono: soprattutto verso i diciassette diciotto anni in cui scambiarsi confidenze era frequente.

In me era evidente l’inclinazione all’esser femmina e questo forniva diversi argomenti ai nostri dialoghi: “Hai mai baciato una donna? “ un giorno mi chiese, “dovresti!, non sai come si sciolgono quando hanno la lingua in bocca” .

Io che prima di allora non avevo mai preso in considerazione il bacio fra uomo e donna e a dire il vero nemmeno il bacio, mi lasciai irretire dalla dolce sfrontatezza con cui mi guardava mentre me lo chiese. Così arrossii.

“Sei proprio una femminuccia” mi disse!

“Guarda, ti insegno io” e appoggiando la bocca al vetro della finestra si esibì in un bacio profondo con la lingua, di cui potei osservare bene la dinamica interna grazie alla trasparenza del vetro.

“Visto?, vieni qui”, non avevo idea di cosa volesse dirmi, perché in realtà era un qualcosa che voleva farmi e infatti poco dopo sentii le sue labbra bagnate aderire alle mie che si aprirono timidamente e si illanguidirono in uno scambio di saliva e di contatti lingua con lingua che mi sconvolsero! Avevo baciato una donna, come si bacia una donna, e per di più lo avevo fatto con mia sorella!!!

I giorni seguenti li passammo ad “approfondire” e, vuoi perché avevo maturato la mia nuova identità, vuoi perché la stimolazione dovuta al bacio aveva esposto al desiderio ogni parte di me, mi sentivo pronta per il grande passo.

In uno dei miei pomeriggi in solitario, ormai divenuto tempio di piaceri proibiti andai al garage vestito da viziosetta teenager: jeans a braghetta che lasciavano scoperti quasi tutti i glutei, e perizoma rosso che sbordava alla sommità; tacco dodici canottierina sopra l’ombelico, capelli vaporosi e piastrati più lunghi da un lato, riccio tirabaci e rossetto.

Il cuore mi batteva forte, come al solito, sarebbe potuto entrare qualche adulto del quartiere e svergognarmi. Invece neanche fossimo in contatto telepatico eccoti arrivare Mauro e Daniele.

“che figa!!!!” esclamò Mauro avvicinandosi.

Mi ritrassi quel tanto che servì per farmi spazio ma anche farmi cingere in vita e attirare poi con violenza e libidine dalle sue braccia forti che mi avvolsero come piante carnivore.

Sentii il mio corpo flettersi come una canna di palude.

Daniele intanto si era seduto poco più in là e ormai seminudo stava giocando col bordo inguinale degli slip tirandolo e lasciandolo andare in un movimento che metteva a nudo le sue palle completamente senza peli.

In quel garage faceva caldo, il ricircolo dell’aria era poco ma mi rendo conto che proprio per questa ragione esso restituiva rumori di sospiri e odori di corpi in preda all’eccitazione.

Fui presto denudata e come al solito spinta al muro, voltata e costretta ad allargare le gambe come stessi subendo una perquisizione. Daniele continuava la sua pratica porcellina inserendo talora la mano sinistra nelle mutandine, accarezzando e scappellando un cazzo di sedici centimetri che arrivava fino all’ombelico.

Come nei baci profondi che avevo sperimentato con Arianna, la lingua di Mauro si insinuò presto nella rosellina ormai semiaperta che gli porgevo inarcandomi: con le mani intanto mi impastava il culetto ben bene. Ah se mi piaceva!, mi piaceva tanto, gemevo e mi sentivo troia, volevo darmi tutta, non mi bastava spingere il culo sulla sua lingua, la volevo dentro, dentro, e con le mani mi allargavo le natiche per allargare il buchino che ne richiedeva ancora: “ daii ti prego ti prego, ahhh siiiii, uhmmmm..” ne volevo di più, di più e glielo comunicavo implorando. Mauro sapeva tenermi sapientemente sulla soglia dell’orgasmo palpandomi da dietro, masturbandomi fino all’apice per poi fermarsi e leccarsi le dita su cui erano scese alcune gocce di cremina. Avevo brividi incontrollati che mi scuotevano come non mai. Così come per istinto mi pizzicavo i capezzoli portando spontaneamente le mani al petto come avvertissi la presenza di un seno, quello che desideravo avere. Volevo il seno, lo desideravo, è un pensiero che ho sempre fatto e lì in quel momento era come se lo avessi avuto e lo porgevo: Daniele infatti, che nel frattempo si era tolto le mutandine ed era completamente nudo, mi strofinava il cazzo sulla gamba, sui fianchi mentre mordicchiava i miei capezzoli turgidi con le labbra. La sua pelle, liscia come una pelle appena apparsa, senza peli, morbida e morbosa mi eccitava al punto che mi costringeva ad una torsione del busto per sentirla anche sul davanti.

Mi sollevai un po’ staccandomi da Mauro che nel frattempo mi aveva infradiciato il buchino a furia di leccarmi: toccandomi lo sentivo infatti del tutto lubrificato e sensibilmente aperto.

Mi sollevai e strinsi a me Daniele strusciando il mio corpo sul suo. Eravamo entrambi al massimo dell’eccitazione sessuale; Mauro intanto mi pretendeva ancora: la sua lingua mi stava leccando le palle e le leccava anche a Daniele. Eravamo fusi tutti e tre nell’odore di sesso, di gioco trasgressivo, di attesa, in un luogo che pareva esserci per far godere le gioie del sesso. In accordo mi girarono e mi spinsero sul tavolo li vicino, porsi meglio a loro il culo, si alternarono a leccarmi e palparmi: ciascuno voleva la sua parte e io volevo offrir loro tutto due volte di più. Daniele, che credevo il meno esperto avvicinò le labbra alle mie. Ci baciammo, lasciai fuggire la lingua nella sua bocca fresca di chewing gum alla menta, mi avvinghiai a lui. Mauro mi fece succhiare le sue dita e le tenne per un po’ nella mia bocca abbandonata e lasciva, poi cominciò ad infilarmele in culo.

Sembravo fatta per essere inculata: le dita cominciavano ad esser più d’una e ancora ne chiedevo. Possibile? Eppure…

Senza pormi spiegazioni feci capire con lamenti di godimento che era il momento.

Mauro non se lo fece ripetere se lo smanettò un po’ inumidendolo e cominciò la penetrazione: non credevo alle mie sensazioni, mi sentivo femmina grata e vogliosa, non provavo per nulla il tanto temuto bruciore della prima volta, ma solo una crescente e piacevole molestia scivolosa e sgusciante che aveva preso ritmo. Avevo il cazzo di Daniele in bocca e me lo pappavo golosamente: che buono!!!! lo slapazzavo e lo masturbavo, avreste dovuto sentire come godeva.

E ogni tanto perdevo il controllo: il cazzo di Mauro mi stava modellando il culo per questa e le prossime volte e non volevo finisse mai “no ti prego noo continua, ahhh sono tua, sono la tua puttana, ahhh mi piaceee!!! è bello è bello ahhhh!!!!

Daniele mi inondò e poco dopo Mauro gemette e venne in un modo molto femminile: avevo scoperto qualcosa di lui che mi nascondeva?

La voglia non mi passò nemmeno quando sborrai nelle mani di Daniele che volle darmi il “colpo di grazia”. Fu l’orgasmo mio più grande: mi sembrò durare e durare e mi permise di mostrarmi fragile e viziosa ancora e ancora. Ero stata sodomizzata, mi sentivo diversa, felice.





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