i racconti erotici di desiderya

Il secondo racconto di jaques...


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Un saluto particolare a LacrimaNera e a tutti quelli che mi hanno scritto per complimenti e critiche, il tutto è sempre ben accetto…

Eccomi di nuovo qui per continuare a raccontare delle mie avventure all’interno di questo mondo che per me ormai ha veramente pochissimi segreti e parlo soprattutto per quanto vi riguarda di quelli sessuali. Non starò qui a descrivermi nuovamente, per chi volesse leggere il primo racconto lo cerchi,per gli altri...bè fate voi se continuare a leggere o smettere qui. Negli ultimi secoli che ho passato ho potuto provare veramente di tutto dalla dominazione alla sottomissione, dalle orge a esperienze con creature che voi ora chiamate transessuali ma che prima erano chiamati scherzi della natura o peggio e non lo dico per discriminazione ma perché quello che non si conosceva veniva bandito come immorale e perciò punito.

Ma non sono qui adesso per discorrere di queste cose, anzi, in questa notte dove il vento ulula fuori dalla finestra e il caminetto cerca di riscaldarmi l’anima voglio raccontarvi di un’avventura che ho avuto intorno ai primi del ‘900 a Londra.

In quell'epoca lavoravo come poeta a tempo perso presso le ville dove si richiedeva la mia presenza, il mio nome veniva sussurrato nei banchetti e nelle cene di gala,descrivendomi come una persona con un fascino “particolare” e che le mie poesie colpivano subito l’ascoltatore fin dalle prime parole… Inutile dire che ovviamente molto di tutto questo era dovuto a quei “sensi” o come volete chiamarli voi “poteri” che si erano acutizzati e espressi con la mia trasformazione.

Un giorno a una lettura di alcune poesie presso una nobildonna di nome S. che ancora non mi conosceva rimase talmente colpita e rapita dall’ascolto che mi chiese di rimanere per la cena insieme alla sua famiglia, non rifiutai l’invito anche se mi feci pregare,adoro vedere le persone come reagiscono a questi semplici gesti o comportamenti, immaginatevi la scena miei cari lettori:

Un ragazzo che non poteva dimostrare più di trenta anni, considerato all’epoca ribelle ma colto, vizioso ma geniale, vestito stravagante, davanti ad una signora aristocratica, truccata in moda raffinata, vestita con abiti sfarzosi e ingioiellati da un marito ricco abbastanza da poter mantenere tutta la sua famiglia senza dover alzare un dito. State immaginando? Bene ora pensate a quel giovane che con un tono un po’ arrogante spiega paziente come a una scolaretta che ha impegni imprescindibili stasera, che lo aspettano in un bordello per poter dare una festa in suo onore…si proprio così in un bordello…e ancora immaginate la faccia della donna a quelle parole,non di biasimo o di stupore bensì di invidia e di voglia, voglia nascosta di trasgredire,di uscire da quei canoni imposti dalla SUA società.

Alla fine comunque accettai e vidi un sospiro di sollievo in lei, un rilassamento del corpo,il marito non si accorse ovviamente di nulla,sapevo bene che il marito, era un abitudinario dei bordelli e di prostitute facendosi beffe della sua cara moglie che trattava con tutti gli onori quand’erano insieme.

La cena fu servita puntualmente dalla servitù, la signora si sedette davanti a me, il marito a capo del tavolo mentre i figli non erano presenti essendo partiti qualche giorno prima all’estero per proseguire studi importanti, la signora S. si comporto da vera nobildonna fino quasi alla fine della cena, ma quando arrivò il dolce servito in coppe d’argento ricamate d’oro non poté più resistere alla tentazione e sentii sotto il tavolo il suo piede che mi accarezzava la gamba cercando poi di salire verso l’interno coscia. Il mio sguardo non lasciava trapelare nulla e dopo un po’ sicuramente lei fu insoddisfatta di questo mio modo e cercò di togliere il suo piede ormai arrivato sopra il mio cazzo, in quel momento chiusi le gambe lasciandola imprigionata senza possibilità di muoversi, il marito che non si accorgeva nulla proprio in quel momento chiese a S. di potergli portare delle poesie che aveva scritto in passato per farmele visionare, anche in questo caso lasciate correre l’immaginazione e andate col pensiero al volto di quella Signora che non sapeva cosa fare e non poteva muoversi:

Il marito, il signor M. le disse dopo un po’ che lei rimase come pietrificata:

“Cara cosa aspetti, ti sei dimenticata qualcosa d’importante?”

Ed io la rintuzzai dicendole: “Signora S. ma c’è qualcosa che non va per caso?” e le lasciai libero il piede.

La signora S. allora come risvegliata disse: “lor signori scusatemi devo avere una specie di crampo” e andò subito dopo a prendere le poesie.

La cena finì senza altre sorprese ma vidi che la signora era impaziente che questi preamboli finissero in fretta, a un certo punto vista l’ora dissi che sarei dovuto rientrare a Londra, ma ormai la Signora non nascondeva più le sue intenzioni e disse espressamente:

“Ci terrei molto se lei rimanesse per la notte e per tutto domani…ehm domani avrò un importante banchetto con persone molto esigenti e ci terrei che lei ci deliziasse con alcune sue poesie…”

Gli risposi senza farmi sentire dal marito che ormai si era spostato nello studio:“Signora io so benissimo cosa vorrebbe da me stanotte e posso accontentarla ma lei per me da subito sarà la mia puttana ha capito"?

Non finse nulla e rispose: “Si ho capito,sarò la sua…puttana”

“Bene ti aspetto nella mia camera dopo che si sarà addormentato tuo marito,alloggerò nella stanza più lontana di questa villa e dovrai venire vestita come sei ora hai capito puttana o è troppo difficile per te?”

Con un filo di voce rispose: ”Si ho capito…padrone”

Tornammo ai nostri ruoli originali, io cortese ma allo stesso tempo ribelle e lei nobile Signora dai modi aristocratici, il tutto finì qualche ora dopo con il solito scambio di convenevoli prima della notte, il marito mi chiese come mai ebbi scelto quella stanza ma addussi il fatto che avevo bisogno di più pace possibile per poter scrivere al meglio.

Aspettai qualche ora e alla fine sentii bussare piano alla porta, l'aprii e mi trovai la signora S. vestita come prima e truccata allo stesso modo, appena chiusa la porta cercò di baciarmi e di toccarmi il cazzo come una volgare puttana, ma subito la respinsi dandole uno schiaffo in pieno viso e lei subito:

“ma..ma..io pensavo che tu volessi…come ti permetti…chi ti credi di essere per trattarmi così?”

“Stai zitta puttana ti ho detto per caso di parlare?Stanotte sarai la mia schiava hai capito?”

Capii subito cosa volevo e si vedeva che le piacevano le parole dure: “Si padrone mi scusi non lo farò più”.

“Ora spogliati davanti a me completamente nuda schiava e prendi quella candela”

Si spogliò davanti a me con gesti teatrali, aveva più di cinquanta anni ma li portava bene, aveva ancora un fisico piacente, un pelo non troppo folto e un seno bello grande, una volta nuda mi portò la candela accesa.

“ora prendi quella sedia troia e mettila proprio qui davanti al letto dove sono io e siediti”, fatto questo si sedette tremante dall’eccitazione e dal freddo che io non sentivo ovviamente.

“bene, bene, una signora come lei davanti a me nuda e immagino già bagnata come una cagna in calore vero? Ora ti toccherai per me schiava, voglio che apri le gambe e poi inizi a toccarti quella figa per me, aprendola bene e facendomela vedere e ogni volta che te lo dirò dovrai portarti le dita alla bocca e leccarle hai capito?”.

“Si padrone” mi rispose con voce che iniziava a incrinarsi dall’eccitazione.

“bene inizia ”

Si mise di fronte e incomincio a toccarsi il clitoride e aprendosi con l’altra mano le labbra della figa, si vedeva che le piaceva molto, veniva scossa da brividi di piacere, a un certo punto non si accorse che mi ero avvicinato e in un momento gli infilai la candela nella figa bagnata, emise un grido che subito zittii tappandole la bocca.

“zitta troia ma cosa credi di fare di godere?” e gli diedi due schiaffi sul viso che lei nemmeno sentii perché era presa dallo scoparsi la candela, la Signora aveva proprio voglia di cazzo si vedeva subito, dopo un po’ che la penetravo con la candela ebbe un orgasmo liberatorio che la lasciò stremata.

A questo punto gli tolsi la candela e gliela feci leccare per bene, a questo punto la feci alzare e la misi a quattro zampe sul letto, accesi la candela e gliela infilai nella figa dicendole:

“fino a che la candela sarà accesa tu dovrai leccarmi il cazzo da brava schiava hai capito?”

“si mio padrone tutto quello che vuole che lei”.

E incominciò a succhiare da grandissima troia qual era, le muovevo la testa e le davo il ritmo tenendo le mani sulla sua nuca o tirandole i capelli, lei si agitava sempre di più godendo come una pazza, mi pregustavo già il momento di poter assaporare il suo sangue dolce e potermi dissetare.

“succhia succhia schiava che tra poco di scoperò fino a quando non mi chiederai pietà”.

“slurp slurp si, si padrone mmmm ” e tra una leccata e una succhiata cercava di parlare.

Dopo un po’ che succhiava ebbe un altro orgasmo grazie alla candela che muovevo piantata bene nella sua figa e il mio cazzo in bocca, la feci girare e con la candela cominciai a farle sgocciolare la cera intorno ai capezzoli, sussultava come una troia e si contorceva tra il dolore e il piacere di queste sensazioni, una volta fatto questo la feci rimettere a quattro zampe e incominciai brutalmente a scoparla, a ogni colpo urlava il suo piacere, io nel mentre che la pompavo per bene le schiaffeggiavo il culo fino a farlo diventare completamente rosso, ebbe un altro orgasmo e sentii tutte le contrazioni della sua figa che si stringeva intorno al mio cazzo, la feci girare con sempre il mio cazzo ben piantato nella figa ormai aperta e continuai a scoparla a un ritmo pazzesco.

Non resistetti più e abassandomi la morsi al collo affondando i miei denti nella sua carne calda, urlò e cerco di scappare ma era bloccata dal mio cazzo ben piantato e dal mio corpo sopra di lei, mi graffiò la schiena ma dopo un po’ sentii che si stava rilassando e sentii che mi disse:

“sei il mio padrone succhiami tutta fammi quello che vuoi sono tua ti prego sarò la tua puttana giorno e notte”.

Bevvi il suo sangue ancora per un po’ e poi la Signora S. svenne tra le mie braccia proprio nel momento in cui mi tolsi e le venni sul suo corpo già ricoperto di cera.

La mia bocca era rossa del suo sangue e lei aveva il corpo coperto di cera che ora insieme allo sperma si stava solidificando, dovevo andare via ormai si era fatto tardi e non potevo trattenermi oltre, mi vestii in fretta e uscii dalla casa in maniera silenziosa senza essere notato da nessuna anima viva.

Partii dopo qualche giorno da Londra per l’America perché avevo ricevuto una lettera da una persona che diceva di conoscermi meglio di quanto credessi…

La lettera m’incuriosì parecchio e così sbrigai alcuni affari e partì verso una meta ancora ignota. Ma questa è un'altra storia per un'altra notte, per ora lascio a voi trarre le conclusioni di questo racconto e le vostre riflessioni e commenti, ormai è quasi l’alba e andrò proprio a riposare è tardi, ma non crediate che vada perché sta per spuntare la luce…noi non abbiamo paura della luce.ricordatelo quando incontrerete lo sguardo di una persona che vi sembrerà che possa leggervi come un libro aperto.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Dolceluna80 Invia un messaggio
Postato in data: 30/08/2010 19:29:50
Giudizio personale:
non so se quelo che scrivi è vero o probabilmente solo frutto di una fervida fabtasia...ma vorrei ardentemente essere tua!!!!!!!!!!!!!


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