i racconti erotici di desiderya

Il gusto di lasciarsi andare


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Poche volte capita nella vita di essere in sintonia con persone speciali, quelle per intenderci che non servono le parole per capirsi “al volo”.

Sera d’estate calda, per intenderci quelle giornate calde in cui la pelle non sopporta nemmeno il contatto con la seta.

Docce fredde e tuffi in piscina per contrastare la differenza tra temperatura corporea e quella dell’ambiente circostante, ma non si può’ vivere in acqua tutto il giorno figuriamoci tutta la notte,

non una bava di vento soffia per smorzare la pellicola di sudore che resta avvinghiata su ogni millimetro di pelle.

Esco sul balcone e sento caldo, entro in casa e sento più’ caldo, cosi’ decido di mettermi seduto sul balcone con in dosso solo i boxer leggeri e belli comodi aspettando che morfeus possa avere la pazienza di accogliermi su una nuvola sobbalzato da una tenue brezza e godermi una rilassante notte di frescura.

Luci spente posso ammirare i terrazzi dei vicini dalla mia balconata circondata da vetri, piccola genialità dell’architetto della palazzina dove vivo, privacy nulla ma almeno mi godo la vista delle onde del mare incastonate tra due palazzi che mi separano dalla spiaggia.

Bibita al mio fianco, rimugino sui pensieri del passato e fantastico su quelli futuro quando vedo nel balcone di fronte a me spegnersi la luce dell’appartamento e una siluette sinuosa che si adagia in toplex sulla sdraio del suo balcone gemello come struttura in vetrata.

La semi oscurità’ non mi permette di capire l’eta’ e il viso della mia vicina ma il corpo lo noto eccome, una quarta libera all’aria e un costumino striminzito che cerca di coprire due gambe accavallate mi portano i pensieri a giocare con quella donna intravista al bar la mattina.

E chi riesce a prendere più’ sonno.

Le forme dei seni dei suoi fianchi le noto e le assaporo tutte complice un sottile strato sulla sua pelle di sudore che rende ogni sua curva quasi evanescente nella penombra di quella caldo tramonto estivo.

Muovo in avanti la testa quel poco per avere una visione completa del balcone e di quella dea che non può’ nascondersi dietro una lastra di vetro.

Penso subito che ha il mio stesso problema, come trascorrere la notte senza vestiti e trovare refrigerio al calar del sole.

Il mio movimento attira il suo sguardo e noto che solleva una mano in un saluto che capisco immediatamente che e’ rivolto a me.

Contraccambio sollevando il bicchiere di birra freddo appena tirato fuori del frigo e senza dire una parola vedo il suo corpo che si solleva in tutto il suo splendore sulla lastra di vetro del terrazzo.

Muovendo la mano simula una sorsata di fresca bevanda in un bicchiere immaginario e penso a quelle gocce che le scivolano sul collo tra il solco dei seni sino a scendere sulla sua pancia e perdersi nel suo ombelico.

Lei si sporge e intuisce la sensazione di freschezza che mi gusto dal mio bicchiere e che mi riempe lo stomaco, pochi passi e vedo accendersi le luci del suo appartamento e tra una finestra e l’altra la vedo indaffarata a cercare qualcosa da mettersi sulle spalle poi il buio tra i vetri delle finestre.

Fantastico sulle sue curve quando sporgendomi noto la sua figura uscire dal suo portone e avvicinarsi al mio.

Sento diversi suoni di citofoni provenire dietro la porta blindata del mio appartamento, tra cui il mio, sicuramente penso che non sa’ il mio cognome e che a caso ha pigiato i sei tasti del citofono per vedere se riusciva a farsi aprire il portone.

Mi sporgo dalla lastra di vetro che mi separa dal vuoto del mio balcone e nello stesso istante vedo che alza la testa e con la stessa mano mi saluta.

Tanti pensieri in testa mi offuscano la mente o forse e sono i troppi sorsi di birra che iniziano a fare il loro effetto ma mi rendo conto di muovere le gambe di arrivare al citofono e di attivare il videocitofono.

E vedo il suo viso nel monitor, inconsciamente premo il tasto dell’apertura della serratura del cancelletto e del portone e allungo la mano sulla maniglia che si apre dolcemente al mio tocco e lascio la porta socchiusa sempre a luci spente.

Mi avvio verso la cucina e preparo due boccali di birra fredda e li porto sul mio balcone e li mi sdraio in attesa.

Sento la porta blindata che si socchiude e si chiude con un leggero soffio e percepisco i passi decisi che vengono verso il balcone.

Senza una parola la vedo sdraiarsi sulla sdraio al mio fianco, vedo le sue dita affusolate che cingono il boccale di birra e un sorriso che non mi dimenticherò’ mai più’.

Il frusciare del vestito leggero si e’ incollato sulla sua pelle e lascia intravedere molto di più’ di quello che voleva nascondere, la sua quarta di seno, il suo ventre leggermente abbondante e le sue gambe non magre ma neanche flaccide.

Sollevando il boccale lo avvicina al mio facendolo tintinnare accompagnato da quel stupendo sorriso mentre i suoi occhi si posano sui miei boxer che perdono la battaglia di trattenere la mia gonfia cappella che pulsa, so’ già’ cosa vuole.

Le sue labbra si posano sull’orlo del boccale cingendolo voluttuosamente e lasciando scivolare in gola la fredda birra, ammiro il percorso del torace e del suo ventre che accoglie quel liquido degli dei, un toccasana in quella calda nottata.

Io non resisto e senza dire una parola sfioro quell’abbondante seno che muovendosi si scopre dal succinto abito e si fa’ ammirare in tutta la sua bellezza.

Una mia mano non riesce a trattenere quel seno con un’aureola grossa tre dita senza capezzolo, le mie labbra si avvicinano e iniziano a succhiarlo delicatamente facendo rabbrividire tutta la pelle della donna.

Un soffio sommesso m’implora di non smettere, intingo le dita della mano libera e avvicinandomi inizio a strizzare e pizzicare l’altro capezzolo.

Il ventre inizia a inarcarsi e lentamente le mie dita seguono ogni sua rughetta della sua pancia sino a fermarsi intorno al suo ombelico le tolgo dalla sua pelle e le puccio di nuovo nella birra fredda per far gocciolare il liquido biondo sul suo buchino, sarà’ lo sbalzo di temperatura tra pelle calda e birra fredda ma tutta la sua pancia freme, trema sussulta.

Le sue labbra lasciano a malincuore il freddo vetro del bicchiere e le gocce di nettare alcoolico sono subito raccolte dalla punta della sua lingua a evitar che nessuna venga persa o peggio evaporata.

Sento il suo fiato sulla mia cappella e le morbide labbra dischiudersi per avvolgerla mentre la lingua esplora il prepuzio e lo spinge verso il basso.

Se esiste un paradiso me l’immagino cosi’, caldo e avvolgente.

Nel spostare la testa il vestitino scivola sulla sdraio lasciando la stupenda visione di uno striminzito costume che a mala pena riesce a trattenere una chioma di peli scuri subito spostato dalle mie dita che cercano il solco tra le sue gambe che si spostano per accoglierle.

Una sua mano prende la mia e con decisione punta il mio dito indice nella fessura dettando profondità’ e velocità’ della sua libidine, mentre il resto delle sue dita iniziano una danza che dal monte di venere scende e lucida con cura il suo clitoride.

Le sue labbra ora bramano l’intera asta levigando e scivolando sino ai miei testicoli che tremano per il dolce tocco della sua lingua, lascio decidere a lei la velocità’ e cosa leccare di me stesso.

Il mio indice esplora la sua fessura aiutato prima dal mio pollice poi da altre dita come una morsa l’intrappola e la blocca per poi aprirsi nella sua fessura per richiudersi e ruotare delicatamente ma con decisione.

Sento le sue labbra chiudersi con forza sul mio cazzo senza provocar dolore ma non lo molla sino a quando sento le prime gocce farsi strada nella sua gola, lei allarga le labbra e introduce la mia cappella più’ in profondità’ per non perdersi nulla di me stesso.

Lascio a lei la decisione e lei si assapora ogni mio flotto caldo e ingoia tutto mentre il suo ventre freme al contatto prolungato con le mie dita nella sua fica e si lascia andare a un piacere intenso e atteso.

Si stacca da me e si distende sulla sdraio contenta e sempre con quel soave sorriso, le mie dita lasciano la presa dalla sua fessura e per essere bastardo dentro verso il resto del mio boccale la birra ancora fredda sulle sue labbra che scivola sui suoi seni fianchi e sulla fessura.

Una doccia inattesa che le provoca spasmi di piacere intensi quasi quanto il piacere del precedente orgasmo, una leggera brezza s’insinua in ogni sua piega della sua pelle provocandole un’eccitazione che la fa’ letteralmente saltare dalla sdraio e sedere sulle mie cosce, la mia cappella strofina contro il suo cespuglio e con maestria l’orienta nella sua fessura.

Un colpo secco delle sue anche a il mio cazzo sparisce dentro di lei mentre i miei occhi sono rapiti dalle due aureole che danzano e ballonzolano a pochi centimetri dalle mie labbra.

Con le mani spreme i suoi seni e me li infila letteralmente tra le mie labbra alla ricerca della mia lingua che inizia a slinguettare quei favolosi taglia quarta.

Lascio a lei la voglia della spinta e della velocità’ dei movimenti ma non dura molto che sento il suo bacino tremare e inarcarsi sino a lasciarsi andare contro il mio petto, a quel punto stantuffo sino a quando sento i miei testicoli spremersi e lascia fluire tutto in lei.

Sento il suo respiro sul mio collo lentamente riprendere un ritmo regolare e li’ mi stupisce, prende la sua restante birra fredda e la versa dall’alto sui nostri corpi accaldati una doccia gelida su pelli bollenti.

Si alza sottraendo al mio cazzo il suo paradiso e sulla mia pancia con un dito scrive “grazie”.

Si sistema alla ben e meglio il costume, si veste con quel misero vestitino sento i suoi passi sul pavimento fresco della mia casa aprire la porta e il soffio della chiusura della porta blindata.

Resto qualche minuto a godermi la brezza serale e vedo le luci del suo appartamento accendersi in sequenza per poi spegnersi e la sua siluette che si adagia sulla sua sdraio.

Resto incantato dai riflessi argentei della luna sui suoi capelli ancora bagnati di birra, mi alzo e con la mano rispondo al suo saluto e vedo la sua mano che simula la prossima bevuta di quel nettare freddo degli dei dopo un bacio lasciato libero dalla sua mano.


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