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Il diario di alice ( 8 )


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Questa pagina del diario non riguarda il mio lavoro ma me stessa. Oggi per la prima volta quest’anno ho sentito davvero l’arrivo della primavera. Quella sensazione di leggera sonnolenza, la voglia di lasciarsi andare a fantasie campestri. Il profumo degli alberi fioriti, amplificato dal tepore del sole, mi fa ricordare quelle ( poche ) volte che ho fatto l’amore all’aria aperta in mezzo ai campi. Allora ero ancora una ragazza piena di aspettative, di sogni, di progetti. Ricordo che un giorno Luca ( era il mio boy di allora ) mi portò in una campagna ad una ventina di chilometri dalla città con la scusa di controllare alcuni alberi in un terreno di famiglia. Gli alberi in effetti c’erano, ed uno di loro ci servì per ripararci dal sole che iniziava ad essere troppo caldo. Ci sedemmo lì sotto e dopo dieci secondi già pomiciavamo alla grande, le lingue intrecciate, il respiro affannoso, il primo sudore perlaceo fra le mie tette già rigogliose. Le sue mani subito frenetiche, a sollevarmi il vestito per toccarmi in mezzo alle gambe dove già si spandeva l’umidità dei miei umori, a scostare il bordo delle mutandine per infilare dentro un dito, poi due, poi tre..... E io allargavo le gambe per favorirlo, già presa nel vortice di quel sesso fresco di gioventù. “Aiutami” mi diceva, mentre con le dita di una mano dentro la mia figa e con la lingua a succhiarmi i capezzoli cercava disperatamente con l’altra mano di abbassare la cerniera dei jeans per liberare finalmente il suo cazzo bello, turgido, pieno di potenza. Lo aiutai, e diedi finalmente la libertà al suo arnese che già eruttava le prime goccioline perlacee preludio di quella che sarebbe stata la lava calda e dolce che avrebbe liberato con l’orgasmo.

“Tuo padre!” urlai di colpo staccandomi da lui e facendo finta di ricompormi.

“Cazzo, dove?” rispose lui guardandosi attorno.

Scoppiai a ridere come una matta, godendo del suo sguardo fra lo smarrito e il preoccupato.

“Scherzavo, scemo!” gli dissi, e abbassando lo sguardo al suo inguine notai che lo spavento gli aveva fatto completamente passare l’erezione. Era quello che volevo, alla fine : il piacere di farlo crescere fra le mie labbra. Mi chinai e iniziai a leccarlo piano piano, cercando di rianimarlo. Poi lo presi in bocca, ancora semirigido, e sentii la netta sensazione della sua crescita sotto i colpetti della mia lingua ed i risucchi delle mie labbra. Lui stava li, appoggiato al tronco dell’albero, gli occhi chiusi, a godersi quel pompino di primavera come se fosse l’unica cosa che importasse al mondo. Mi alzai in piedi e mi avvicinai con l’inguine alla sua faccia, spingendo la figa contro la sua bocca e incitandolo a leccare...leccare...leccare....mentre mi martoriavo il seno pizzicando i capezzoli duri e rigidi. Poi si ricordò del suo essere maschio dominante e io glielo lasciai credere. Mi fece inginocchiare a terra e si mise dietro di me. Con frenesia mi sollevò il vestito sulle natiche e spostò le mutandine, si prese in mano il cazzo e lo bagnò un po’ con i suoi stessi umori, come se ce ne fosse bisogno, poi me lo infilò togliendomi il respiro per la bellezza di quell’atto che mi faceva godere dell’essere femmina nella posizione più sfacciata che io conoscessi. Mi scopò per qualche minuto, cercando di limitare i colpi e di restare calmo per la paura di venire subito, aggrappandosi ai miei fianchi, tirandomi a sé con forza ad ogni colpo e facendomi rantolare ritmicamente dal piacere. Poi la sua voglia di godere ebbe il sopravvento, e il suo movimento si fece più veloce e scoordinato. “Non venire dentro!” feci appena in tempo a dirgli mentre con una mano mi strusciava il clitoride portandomi ad uno stato di totale estasi. Poi fu una esplosione di sensazioni dolci e forti. Il suo sperma sulle mie natiche, nitidamente e piacevolmente caldo e vischioso, le sue dita ancora a smanettare la mia figa che non smetteva di pulsare. Ed il respiro affannoso di entrambi, e le ultime contrazioni di un orgasmo bellissimo e pulito.

Tutto questo mi ricorda oggi l’arrivo della nuova primavera. E non so perché, ma mentre scrivo la mia mano scende fra le cosce, ed è una sensazione piacevole. Sono bagnata....Ma sì...perchè no? Sarà un inno alla primavera questo ditalino.......dedicato a tutti voi, amici ed amiche.

Vado. Anzi.....vengo.......



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Puffetto Invia un messaggio
Postato in data: 02/08/2009 19:07:55
Giudizio personale:
confermo il mio giudizio. Molto ben scritto


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