i racconti erotici di desiderya

History of violence

Autore: Fd5947
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Cambia lo sfondo
Mi chiamo Francesca, ho 24 anni, vivo a Roma e sono stata una ragazza completamente normale fino a sei mesi fa. Sono abbastanza carina, ma niente di particolarmente speciale: 1,63, mora, occhi e capelli castani, fisico abbastanza snello, seconda di seno, un visetto che definiscono un po' sbarazzino. Dopo il diploma, a 19 anni, mi sono impiegata in uno studio da commercialista come segretaria e lì ho conosciuto Rodolfo, che nell'autunno del 2006 aveva 23 anni. Rodolfo era un collaboratore esterno dello studio, si occupava della piccola rete di computer e del sito web dell'azienda. E' stato amore a prima vista, la seconda sera che siamo usciti insieme ho perso la verginità  con lui. Ci siamo fidanzati ed infine sposati nell'aprile del 2011.

Come dicevo all'inizio, la mia vita è stata completamente normale fino a sei mesi fa: poi, nel febbraio di quest'anno, proprio a due mesi dal matrimonio che io e Rodolfo abbiamo sognato e progettato negli ultimi anni, la mia vita è precipitata in un pozzo dal quale non ho la forza di uscire, e dal quale non vedo via d'uscita.

Premetto che sono sempre stata una fidanzata fedelissima, non perchè ritengo che si debba per forza essere fedeli, ma perchè ho sempre trovato un tale e totale appagamento nel mio rapporto con Rodolfo che qualunque altro uomo non ha mai avuto la benchè minima possibilità  di coinvolgermi. Una ragazza giovane e carina è continuamente messa sotto pressione dalle attenzioni maschili. Per quanto tali attenzioni possano essere garbate o sottintese negli uomini civili ed educati fino ad arrivare all'estremo opposto, ai volgaroni che esplicitano trivialmente le loro intenzioni, queste ci sono sempre. Eppure nei cinque anni della mia relazione con Rodolfo, nonostante frequenti e più o meno velate proposte da parte di diversi tizi, mai e poi mai ho provato il seppur minimo interesse a dare seguito ad una di queste faccende. Non mi interessavano, punto e basta.

Poi, un gran brutto giorno di sei mesi fa, Rodolfo accetta l'invito di Davide, suo amico d'infanzia, insieme alla sua ragazza a mangiare una pizza. Questo amico si porta appresso due suoi conoscenti di Viterbo. Facciamo le presentazioni e Davide ci presenta Fabrizio e Sergio, entrambi sui trent'anni. I due non mi piacciono istintivamente granchè, mi sembrano persone vagamente torbide. Tuttavia si tratta soltanto di mangiare una pizza, fare quattro chiacchiere e poi chi s'è visto s'è visto. Durante la cena noto che Sergio spesso mi guarda con una strana espressione sul volto. Trovo la cosa vagamente inquietante, ma lui è bravo a non farsi notare da Rodolfo che mi è seduto vicino e sta appassionatamente raccontando alcune delle sue avventure da pescatore. Istintivamente, ma anche per rendere maggiormente evidente il mio status di donna quasi sposata e solidissimamente fidanzata, mi stringo a Rodolfo e lo accarezzo dolcemente socchiudendo gli occhi, isolandomi anche mentalmente dal resto della tavolata, ma soprattutto dagli sguardi sottili ma poco piacevoli di Sergio. Alla fine della cena Davide ci fa la piccola sorpresa di far portare una bottiglia di champagne (dopo la pizza!!!) per brindare al nostro imminente matrimonio. Mi stringo a Rodolfo ed incrociamo i calici, mentre Sergio ci guarda con un'aria davvero strana.

Due giorni dopo esco dal lavoro, mi dirigo verso il parcheggio non lontano dall'ufficio quando sento una voce maschile chiamarmi: mi volto incuriosita non riconoscendo la voce. Vedo l'uomo e ci impiego un paio di secondi prima di realizzare chi è il tizio che mi sta chiamando. E' Sergio. Mi ero completamente dimenticata di lui e del suo strano atteggiamento di due sere prima. Non mi capacito di cosa stia a farci sotto il mio ufficio e lì per lì vengo presa alla sprovvista e non ho tempo di fare alcuna congettura. Lui mi porge la mano sorridendo e per educazione gliela stringo. Il suo sorriso è un po' untuoso e quello davvero non glielo ricambio. Impiego altri due secondi per ricordare il suo nome, ma preferisco chiedergli scusa e fare finta di averlo dimenticato. Lui non fa una piega e si ripresenta, parlando velocemente. Mi chiede del mio lavoro, del mio imminente matrimonio, con fare stordente. Mi invita a prendere un caffè con lui al bar davanti, io rifiuto dicendo che ho fretta e che devo tornare a casa. Sergio mi sommerge letteralmente di richieste di prendere questo benedetto caffè dicendomi che si metterà  in ginocchio per strada se non lo seguo. A malincuore accetto, entriamo nel bar, lui si siede al tavolino. Io insisto per prendere il caffè al banco ma lui è irremovibile. Ora sono decisamente di malumore, mi siedo ma ammutolisco. Sergio parla velocemente finchè il cameriere arriva e posa i caffè sul tavolo. Bevo velocemente il mio caffè, poi improvvisamente mi alzo e lo saluto. Lui si alza e mi segue, mi aggira e mi mette una mano sulle spalle. Scosto il suo braccio con un gesto brusco e lo apostrofo duramente, intimandogli di non prendersi nessuna confidenza con me. Lui reagisce ostentando uno stupore assoluto, mi implora di non equivocare le sue intenzioni e si offre di accompagnarmi alla macchina. Declino il suo invito con decisione e gli dico chiaro e tondo di evitare in futuro di ripresentarsi. Mi volto e me ne vado camminando velocemente. Sono di pessimo umore e stramaledico mentalmente tutta quella purtroppo nutrita fetta  di umanità  maschile incapace di tenersi il pisello chiuso nei pantaloni.

Arrivo alla macchina, tiro fuori le chiavi, apro, metto in moto, mi allontano. Ho fatto circa tre chilometri quando mi squilla il cellulare. Lo afferro, il numero è sconosciuto. Rispondo e rimango di sale quando riconosco la voce di Sergio. In un attimo esplodo letteralmente:

-"Ma chi c***o ti ha dato il mio numero, brutto str***o? Come ti permetti di chiamarmi?" lo apostrofo furibonda.

Sergio risponde con finto stupore.

"Scusa, scusa sai, quando sei andata via dal bar rientrando mi sono accorto che avevi lasciato cadere il portafogli e così...".

Fermo la macchina con una frenata bruschissima, sono sconvolta. Cerco affannosamente nella borsetta il portafogli. Non c'è.

"E' tuo vero? E' rosso scuro con motivi a croce... dai, ti deve essere caduto, vieni che te lo dò..."

In 24 anni di vita non ho mai fatto cadere il portafogli dalla borsetta. Sento una sensazione di gelo. Nel portafogli ho patente, carta d'identità, bancomat, carta di credito, circa 150 euro in contanti.... non ho più fiato per parlare.

"Dai Francesca, non è successo niente, ti è caduto e hai avuto fortuna che l'ho ritrovato io, torna qui e te lo riprendi, è un attimo".

Non ho scelta, giro la macchina e torno al bar. E' evidente che il portafogli me l'ha sottratto lui dalla borsetta, ma non mi sono accorta di nulla, è incredibile. Cerco di convincermi che forse è effettivamente caduto. Arrivo sul posto, lui non c'è, lo richiamo al cellulare.

"Si Francesca sono qui in macchina, dopo il giornalaio, dall'altra parte della strada, mi vedi?".

Vedo l'edicola dall'altra parte, ma le corsie sono separate da un marciapiede spartitraffico, devo raggiungerlo a piedi, a meno di non reimmettermi nel traffico e fare un lungo giro. C'è un'auto vicino all'edicola, una grossa monovolume grigia. Mi avvicino timorosa, i vetri sono fumè e non si vede il guidatore. Dalla parte del viaggiatore si abbassa il finestrino, lo vedo.

-"Francesca, sali un attimo, dai".

-"No che non salgo, mi ridai il portafogli, per favore?".

-"Certo che te lo ridò, ma dai sali un attimo, di cosa hai paura, mica ti mangio".

Sono esasperata e stordita, non mi ero mai trovata in una situazione simile, apro lo sportello e salgo. Lui fa scattare la serratura, accende il motore e parte con decisione.

"Ma che fai? Ferma la macchina". Grido.

"Ma Francesca stai tranquilla, faccio il giro e ti riaccompagno alla macchina, è pericoloso attraversare a piedi qui".

-"Ma che c***o stai dicendo, voglio scendere da questa macchina ho detto" strillo.

Mi sento assalire dalla disperazione, non so come reagire. Sergio continua a parlare tranquillamente come se davvero mi stesse solo riaccompagnando alla macchina facendo il giro necessario a riprendere la strada. All'incrocio invece gira per una strada laterale, altri cento metri circa, dopo imbocca una rampa e scende in una sorta di piazzale interno ad un edificio. Non ho tempo di guardarmi attorno ma sono disperata e lo prego con le lacrime agli occhi di riportarmi alla macchina. Lui ferma l'auto, provo ad aprire lo sportello ma è bloccato, un attimo dopo mi ritrovo Sergio addosso, le sue mani che mi afferrano. Mi pare di vivere una situazione irreale, non credo che tutto questo stia succedendo davvero, proprio a me. Sergio ha intenzione di violentarmi, in macchina, in quel sudicio androne deserto. Ritrovo lucidità  quando lui cerca di incollare la sua bocca alla mia. Cerco di schiaffeggiarlo ma mi blocca il polso con una stretta d'acciaio, mi rendo conto che è almeno tre volte più forte di me. Allora mi metto ad urlare come una pazza, ma lui non si ferma, incolla la sua bocca sulla mia. Serro le labbra ma sento la sua lingua calda muoversi sulla mia bocca contratta. Poi mi incolla la bocca sul collo leccandomelo oscenamente, mi prende i polsi e me li afferra con una mano sola. La forza che Sergio ha nelle mani è qualcosa di incredibile, riesce senza sforzo a bloccarmi entrambi i polsi con una mano sola. Con l'altra fruga e palpa il mio corpo. Grido e mi divincolo, ma in quel cortile deserto e dentro l'auto è impossibile che qualcuno mi senta. Avessi avuto i jeans sarebbe stato forse più facile opporre resistenza, ma ho la gonna al ginocchio, per lui è un attimo infilarmi la mano libera tra le cosce e risalire brutalmente. Mi fa aprire le cosce, mi strappa i collant, trova le mutandine, le sue dita le scalzano, le sento insinuarsi tra le labbra della fica. Sono immobilizzata e terrorizzata e proprio ora che mi aspetto arrivi il dolore lui cessa di agire con brutalità. Con due dita mi prende la clitoride ed inizia a stimolarla dolcemente, mentre i baci sul collo si fanno man mano più lenti e profondi. Passano un paio di minuti, il mio cuore rallenta i battiti impazziti, mi pare di stare in un incubo. Ho le mani imprigionate e sono immobilizzata, ma la mia fica inizia a bagnarsi, anche se solo per la stimolazione meccanica. Mi rendo conto solo adesso che Sergio mi sta parlando, prima non udivo nemmeno la sua voce.

"Lo senti come ti stai bagnando, troietta? Lo sai che questo è quello di cui ha bisogno una puttanella come te? L'ho capito subito l'altra sera quando non facevi altro che strofinarti a quel fesso del tuo ragazzo, adesso ti dò io quello che ti piace davvero".

Dovrei nausearmi per quelle parole, ma provocano l'effetto opposto, qualcosa mi si smuove nello stomaco e sento una tensione sconosciuta. Ora un dito di Sergio scivola avanti e indietro nella mia fica che si sta bagnando vistosamente. Il porco se ne rende conto, l'altra mano mi lascia i polsi e corre sotto la camicetta. E' un attimo per lui raggiungere i capezzoli e titillarmeli con la punta delle dita. La sua lingua mi vellica un orecchio, mi prende il lobo tra i denti me lo strizza leggermente.

Le senzazioni piacevoli mi gettano in uno stato di smarrita disperazione, mi metto a piangere e lo supplico di smetterla.

-"No che non smetto, Francesca, non lo vedi quanto ti piace?".

Precipito in un vortice di sensazioni sconvolgenti, la paura ed il disgusto iniziali funzionano da afrodisiaco, ora Sergio mi ha lasciato le mani libere e potrei reagire ma non mi decido a farlo. La sua mano sinistra mulinella vorticosamente nella mia fica che ormai è un lago, sento le sue labbra incollate alle mie, la sua lingua che preme per entrarmi in bocca. Socchiudo le labbra, la lingua di Sergio mi invade completamente la bocca. Mi sto arrendendo contro la mia volontà, lascio che la lingua del farabutto mi esplori la bocca, poi inevitabilmente inizio ad intrecciare la mia lingua con la sua. Limoniamo con le lingue un paio di minuti, poi Sergio si slaccia i pantaloni, se li abbassa, intravedo il suo pene eretto che svetta tra le gambe. La sua mano prende la mia e la guida sull'asta. Mi fa aprire le dita, che subito avvolgono il suo cazzo. Manovrandomi il polso guida la mia mano nel saliscendi della masturbazione. Sento nella mia mano il suo cazzo straordinariamente caldo. La sua mano lascia la mia e io proseguo il saliscendi, lui continua a baciarmi appassionatamente mentre mi stimola la fica con l'altra mano. Sergio si stacca, mi afferra la testa e se la guida tra le gambe. Sono totalmente inebetita non so reagire, forse a quel punto non voglio più nemmeno reagire. Mi abbasso, il suo cazzo mi entra in bocca non so neppure come, quasi fosse una cosa automatica. Il pompino parte quasi da solo, il cazzo di Sergio mi scivola fino in gola. Poi improvvisamente lo sputo e ho un altro moto di ribellione. Mi divincolo dalla sua stretta, cerco convulsamente di aprire la portiera e sottrarmi a quella situazione.

-"Lasciami, ti prego, io devo sposarmi, lasciami andare".

Allora Sergio mi riprende per le spalle con quelle mani incredibilmente forti e blocca ancora una volta il mio patetico tentativo di fuga.

-"Adesso brutta zoccola che non sei altro fai quello che dico io".

Mi scendono le lacrime a sentirmi chiamare così, io che in vita mia ho fatto l'amore solo con il mio Rodolfo.

Sergio ribalta il sedile, mi ci butta sopra a forza, mi fa allargare le gambe, strappa collant e mutandine facendomi male e mi sale sopra.

Mi metto ad urlare:

-"No, no, nooooooooooooooooo".

-"E stai zitta, cretina" mi apostrofa Sergio.

Mi afferra brutalmente i capelli, mi rovescia la testa all'indietro e con il corpo si assesta tra le mie gambe.

Sento il suo cazzo spingere contro la mia vulva, serro le gambe per sottrarmi alla penetrazione ma è tutto inutile. Il cazzo di Sergio di colpo entra dentro di me e la sensazione mi toglie letteralmente il respiro. Ce l'ha grosso e caldo. Prima ancora di potermi riprendere Sergio inizia a martellarmi con violenza, mi scopa con brutalità  e mi penetra profondamente, sento la sua cappella spingere contro il mio utero.

Non riesco assolutamente a farne a meno ed inizio a godere.

Cerco di non farglielo capire, poi lui si blocca per qualche secondo, rimane fermo dentro di me, fa scivolare le mani dietro le mie chiappe, le afferra ed improvvisamente spinge con il bacino premendo il mio corpo contro di se.

Il suo cazzo mi apre in due, la sensazione è sconvolgente ed io urlo di goduria, sento Sergio dentro di me ad una profondità  incredibile e a quell'urlo iniziale faccio seguire una serie ininterrotta di gemiti di godimento puro.

Tutto è cancellato, ora conta solo l'attimo presente, conta il piacere sovrumano, selvaggio, mai provato prima. Sergio mi cavalca con furia, ma ora sono anche io a spingere il bacino contro di lui.

-"Lo vedi quanto ti piace, puttanaccia che non sei altro?".

Mi ritrovo incredibilmente a rispondergli per le rime, sussurrando:

-"Si, si, dai... ancora..."....

Seguono minuti di scopata selvaggia, io lo artiglio e gli graffio la schiena, lui mi pompa selvaggiamente. Quanto è durata non saprei dirlo, se cinque minuti o mezzora. Arriviamo all'orgasmo quasi insieme. Il mio orgasmo è devastante, nulla di neanche lontanamente paragonabile al piacere dolce e birichino che provo quando faccio l'amore con Rodolfo. Mi metto ad urlare per la goduria, poi è il suo turno. Fa appena in tempo ad estrarre il membro dalla mia fica che schizzi violenti mi imbrattano l'interno cosce, il pube, impiastricciano i peli della fica. Sergio mi si leva di dosso, io sono un turbine di sensazioni contrastanti, provo schifo e vergogna per quello che mi è capitato, ma il mio corpo e la mia sessualità  esultano. Mi tocco, ho inguini ed interno cosce imbrattati dallo sperma di quel malvivente. Ma non posso fare a meno di accarezzarmi la clitoride, sono frastornata. La mia fica è allargata, sfondata e dolorante di piacere. Mi accarezzo, mi sditalino... mi bastano una decina di secondi per ottenere un secondo orgasmo, meno selvaggio ma più lungo ed appagante del primo. Mentre rantolo il mio secondo orgasmo Sergio mi guarda divertito e commenta volgarmente.

-"Non ti è bastato, eh, mign***ona? Pure multiorgasmica sei".

Finito di godere, mi riassesto, mi tiro giù la gonna. Ho una rabbia violenta dentro di me.

Sergio si pulisce il cazzo con un kleenex umido, me ne passa un paio per ripulirmi alla meglio dalla sborra che mi sgocciola tra le cosce. Riavvia la macchina, mi riaccompagna alla mia auto.

Arrivati, scendo, non mi volto, lui non mi saluta.

Sento la macchina di Sergio andare via.

Salgo sulla mia macchina come un automa.

Devo tornare a casa, alla mia vita di sempre.


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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Alexx Boy Invia un messaggio
Postato in data: 04/09/2012 01:53:10
Giudizio personale:
Entusiamante...

Autore: Rotterdam19 Invia un messaggio
Postato in data: 11/10/2011 16:34:03
Giudizio personale:
e dopo tutto questo schiamazzo pornografico i tre *** asterischi finali danno un tocco di ritrovata pudicizia ....il classico cacio sui maccheroni!! :-)

Autore: Cagliostrus Invia un messaggio
Postato in data: 11/10/2011 14:09:57
Giudizio personale:
troppo lungo? troppo INVENTATO!? che vuol dire? è un racconto, dannatamente buono per giunta, mica un verbale dei carabinieri!

Autore: Cagliostrus Invia un messaggio
Postato in data: 11/10/2011 14:03:51
Giudizio personale:
stupendamente raccontato, attendiamo con ansia un seguito... non vorrai mica lasciarci così eh, caro fd5957?

Autore: Bernyeebianca Invia un messaggio
Postato in data: 10/10/2011 15:04:10
Giudizio personale:
troppo lunghi troppo inventati?


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