i racconti erotici di desiderya

Giulia

Autore: Coppiaromana38
Giudizio:
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Mi chiamo Giulia e ho 36 anni.

Mio marito ed io siamo una coppia molto particolare, il nostro menage coniugale è qualche cosa di davvero poco comune. Eppure abbiamo iniziato, ormai diversi anni fa, un percorso di trasgressione sessuale a partire da una situazione molto normale... se si può considerare normale il fatto che una giovane fidanzata quale ero io di tanto in tanto proprio non riusciva ad essere completamente fedele al proprio uomo. Insomma, già prima che ci sposassimo io, pur amando l'uomo che è diventato mio marito, lo tradivo. Non posso farci nulla, ci sono momenti e situazioni nelle quali non capisco più niente, e non so dire di no al maschio di turno, se questo mi assalta. Sono provocante, e questo è il secondo guaio. Non sono bellissima, non ho davvero il viso di un'attrice... ma gli uomini dicono che ho gli occhi "carichi". Ho anche tutte le curve al punto giusto, forse leggermente abbondanti (il che poi non guasta), un bel seno sviluppato e sul sedere niente da dire. Del mio essere provocante sono in qualche misura anche colpevole, perchè ho l'insopprimibile tendenza a vestirmi in modo che gli uomini mi guardino. Quando mio marito ancora non sapeva nulla tendevo a vestirmi in modo un po', diciamo, sopra le righe solo quando lui non poteva vedermi. Per esempio una cosa che amavo molto era indossare calze a rete con gli stivali di pelle, e con sopra una gonna un po' sopra il ginocchio. Niente di esagerato, naturalmente, ero pur sempre una signora, ero sposata e non mi sarei mai sognata di espormi troppo in questo senso. Però quei dieci centimetri di coscia sopra il ginocchio avvolta dalle calze a rete attiravano gli sguardi degli uomini come fossero calamitati. Poi basta camminare in un certo modo, senza fretta, e l'effetto è assicurato. Era quasi un gioco per me uscire il pomeriggio per le vie centrali di Roma a fare shopping, vestita leggermente sexy. L'attenzione maschile verso di me era una sorta di balsamo, di fonte di eccitazione... non c'era volta che qualcuno non mi abbordasse in maniera a volte elegante, a volte volgare, a volte sfacciata e a volte estremamente garbata. Tutte queste avances ricevevano solitamente gentili ma decisi rifiuti, ma devo confessare non c'era volta che, dopo aver liquidato il pappagallo di turno, la mia fica rimanesse... indifferente. Niente affatto. Gli sguardi e gli approcci degli uomini la trasformavano piano piano in un luogo morbido, profumato e molto molto umido... Ma devo pure precisare che non proprio tutte le avances rimanevano, per così dire, senza soddisfazione. Ogni tanto capitava la situazione favorevole, o la persona giusta che faceva scattare la molla e allora... qualcosa succedeva. Un incontro che ha rivestito una certa importanza nella mia vita sessuale è avvenuto proprio in queste precise circostanze. Voglio raccontarlo per primo, non perchè sia stata la mia prima trasgressione in senso cronologico, quanto perchè è stata la mia prima trasgressione in ordine di importanza.

Un pomeriggio alla Rinascente di S.Giovanni stavo scegliendomi un vestito e noto un signore che mi "punta". Un bel tipo, sui quarant'anni, che mi osserva con fare piuttosto sfacciato ed insistente. Mi fa piacere, naturalmente, ma non lo dimostro in alcun modo. Faccio finta di niente. Continuo a girare tra gli scaffali concentrando la mia attenzione sui capi di abbigliamento. Quando alzo lo sguardo non lo scorgo più e presto lo dimentico. Dopo cinque minuti cambio "corsia" e me lo ritrovo improvvisamente davanti. I nostri sguardi si incrociano, i suoi sono carichi di inviti e di interesse. Sostengo il suo sguardo per un solo attimo, poi lo distolgo, simulando disinteresse. Continuo il mio tragitto e passo oltre lui... un leggerissimo odore di dopobarba maschile mi raggiunge e sotto il reggiseno i capezzoli mi si inturgidiscono all'istante. Lui si volta verso di me e mi segue dapprima con lo sguardo, poi con studiata lentezza mi viene dietro. E' un bel tipo e devo dire che... non mi dispiace per niente. Tra me e me mi domando quanto il tipo sia intraprendente... mi volto per un istante e con la coda dell'occhio avverto il suo sguardo fisso sulle mie gambe. Mi allontano con decisione, lui lentamente mi segue. La cosa mi piace ma non lo dò a vedere. Cammino lentamente facendo finta di valutare i vestiti in esposizione, percepisco la sua presenza alle mie spalle sempre più vicina. Stacco un vestito per esaminarlo, lui è dietro di me. Improvvisamente mi parla:

-"Le starebbe meravigliosamente quel vestito".

Mi volto e lo guardo con aria innocentemente sorpresa.

-"Come, scusi?".

-"Ho detto che quel vestito le starebbe meravigliosamente, anche se nuda lei è certamente molto più bella." precisa lui.

Il complimento mi piace, e mi piace ancora di più il suo sguardo invasivo.

-"Scusi, ma è sicuro di sentirsi bene?" ribatto, ma temo che la mia espressione sia più sul piacevolmente divertito che sullo scandalizzato... e temo che lui di ciò sia pienamente consapevole.

-"Mi sento benissimo, specialmente vicino a lei" continua il tipo, avvicinandosi impercettibilmente.

-"Senta, mi lasci in pace, per cortesia.".

-"No, non la lascio in pace... e mi scusi se passo a darti del tu, ma ho una voglia incredibile di scoparti".

Non ero una verginella quando mi sono sposata e non sono mai stata una donna fedele al proprio marito, ma un abbordaggio così sfacciato e deciso non mi era mai capitato. Sono presa in contropiede e mi metto automaticamente sulla difensiva.

-"Vada al diavolo o chiamo la sicurezza".

Lui mi guarda tranquillamente, con un mezzo sorriso e pare non volere insistere. Mi allontano con decisione e riprendo il mio shopping. La frase "ho una voglia incredibile di scoparti" mi rimbomba nella testa. Detta da un completo sconosciuto, con quella tranquilla convinzione, con quella determinazione... sento che dicendomi quelle parole lui ha espresso con esattezza la tensione sessuale che prova, mi ha semplicemente comunicato il desiderio che prova per me. Mi ritrovo con la fica bagnata. Mi sono allontanata una ventina di metri, lui è rimasto fermo, continua a fissarmi. Le mie mani sganciano un altro vestito e mi metto a studiarlo, girandolo e rigirandolo senza veramente vederlo. Sento la presenza di quell'uomo. Rimetto a posto il vestito e ne sgancio un altro, poi un altro ancora. I minuti passano e la tensione anzichè diminuire aumenta, diventa piacere essa stessa. Lui è ancora lì. Mi muovo di qualche passo tra gli scaffali, la mia pelle è diventata sensibile, camminando avverto i bordi delle calze autoreggenti che si toccano sotto la gonna, sento il filo delle mutandine tra le natiche. Mi guardo i capezzoli e vedo che disegnano un bottoncino sula camicetta. Lui lentamente si avvicina di nuovo guardandomi. Sento che mi guarda anche se gli volgo le spalle, sento i suoi sguardi soppesare il mio fondoschiena. Un'idea, un'immagine mi invade la mente. Un'emozione bruciante mi prende alla bocca dello stomaco alla prospettiva di ciò che ho pensato. Senza pensarci un attimo la traduco in pratica. Prendo due vestiti quasi a casaccio e mi guardo intorno, cercando di individuare i camerini di prova. So che in quel centro ve ne sono parecchi e che sono anche piuttosto discreti. D'altronde è martedì e non c'è molta gente, anzi non c'è quasi nessuno. Mi avvio con i vestiti sottobraccio. Lui è sempre ad una ventina di metri da me, mi segue con lo sguardo.

Entro in un camerino e chiudo la porta, ma non inserisco la sicura. Ho il cuore che mi martella nel petto. Appendo le stampelle e mi guardo allo specchio respirando profondamente. Lui mi seguirà, mi seguirà certamente. Se ha mi ha detto con incredibile sfacciataggine che vuole scoparmi come potrà non interpretare come un invito il fatto che mi sono chiusa in un camerino?

Sono eccitata come una gatta, mi guardo allo specchio e mi sbottono la camicetta. Sono proprio sexy, non c'è che dire... la sfilo completamente, rimango in reggiseni. Mi tocco i seni con voluttà. Sento dei passi appena accennati fuori del camerino. Rimango in attesa con il fiato sospeso... passano i secondi e non succede nulla. Che il tizio non sia poi così intraprendente come sembrava? Decido di facilitargli le cose. Afferro la maniglia e tiro la porta verso di me aprendola di qualche centimetro. Lui è lì fuori, in piedi, ci guardiamo. Mette le mani sulla porta e spinge con decisione, io arretro protestando.

-"Ho capito subito che sei una gran troia" mi apostrofa con durezza.

Mi inchioda contro il muro e mi incolla la bocca sul collo dietro l'orecchio, una mano mi palpa il seno, l'altra si fa strada sotto la gonna. Richiude la porta, io sibilo furiosamente:

-"Esca immediatamente o chiamo la sicurezza".

Mentre pronuncio queste parole sento la sua mano farsi strada tra le mie cosce, sento che le separa, le allarga, le palpa, provo un piacere disastroso a queste sue manovre. L'uomo dà uno strattone al mio reggitette e i seni sobbalzano rigogliosi fuori dalla gabbia, desiderosi di essere baciati, leccati, morsi, strapazzati.

"La pianti immediatamente, razza di bastardo..." Non faccio in tempo a finire la frase quando due dita dell'uomo si piantano brutalmente nella mia fica. Non posso più trattenere ciò che provo e un lamento gutturale di piacere animalesco mi esce dalla gola. Le dita diventano quattro e si aprono la strada quasi con violenza. Violenza inutile perchè si immergono nel miele del mio piacere. Spalanco la bocca, sono senza fiato.

-"Stai zitta, cagna", dice il tipo afferrandomi e facendomi voltare faccia al muro, perfettamente conscio della mia resa totale... Mi tira su la gonna fino ai fianchi e scostate le mutandine fradicie, si insaliva il pollice e reintroduce di colpo le quattro dita unite nella mia fica, mentre il pollice si fa sbrigativamente strada nel mio culo. L'uomo si inginocchia e con la mano spinge verso l'alto impalandomi sulla forchetta, senza smettere di accompagnare l'azione con forti colpi... la manovra è decisamente dolorosa, ma è un dolore che mi manda in visibilio. Con le mani cerco inesistenti appigli per aggrapparmi e diminuire la pressione dell'uomo, le mie dita artigliano le pareti del camerino senza trovare presa. Devo sforzarmi per non urlare di piacere, non ho mai provato niente di simile. Mi passa davanti alla mente la delicatezza con cui mio marito mi ha penetrata la prima volta che abbiamo fatto l'amore, temendo di farmi male... un piacere delicato che non arriva ad eguagliare nemmeno lontanamente la selvaggia goduria che lo sconosciuto mi sta regalando. Inizio a pronunciare in modo smozzicato un "Dai, dai, dai..." ad ogni colpo che la mano dello sconosciuto scava dentro la mia intimità. le sue dita sono immerse fino alle nocche nella mia fica e il pollice non cessa di tormentarmi il culo...

-"Allora lo vedi quanto sei zoccola?" mi apostrofa con voce strozzata.

-"Sssssssiiiiiiiiiiii" rispondo io in un lungo lamento ritmato.

-"Forza, dillo che sei una grandissima mignotta".

-"Ssssiii...iii... sono... una... grandissima... mignotta...".

L'uomo di risolleva in piedi senza cessare l'azione, con l'altra mano armeggia con la patta dei pantaloni...

-"Dai prendi la minchia in mano", mi fa.

Allungo una mano finchè trovo la sua erezione, la stringo con forza, poi gli scappello ritmicamente il membro, andando all'unisono con i suoi movimenti dentro di me. Le nostre bocche si incollano, la lingua dell'uomo mi invade la bocca. La mano esce di colpo come è entrata, si posa sulla mia spalla, preme... io capisco e mi inginocchio, il mio viso all'altezza dei suoi inguini. La sua cappella subito che preme contro le mie labbra. Non ci sono baci, leccatine, preparazione. Apro la bocca e lui mi pianta il cazzo duro fino in gola, spingendo con il bacino e immobilizzandomi la testa con le mani. Ho subito il primo conato di vomito, il cazzo dell'uomo mi tocca il fondo della gola, non riesco a trattenermi. Lui estrae qualche centimetro, mi lascia un attimo di respiro e riaffonda. Resisto qualche secondo poi ho un secondo conato. Lui arretra leggermente ed inizia a scoparmi la bocca profondamente. Ad ogni affondo arriva quasi al punto di provocarmi un conato ma è bravo a capire fin dove può spingersi ed arretra al momento giusto. Prese le "misure" inizia un andirivieni regolare. Schiaccio in basso la lingua per consentirgli l'azione, ho il naso costantemente immerso nei peli pubici dello sconosciuto. Le sue mani premono la mia testa contro il suo sesso. Inizio a respirare con il naso regolarmente e piano piano supero il senso di soffocamento. Mi abbandono lentamente al gioco e inizio a provare piacere nell'essere usata in quel modo osceno. L'uomo aumenta il ritmo, io mi sforzo di tenere la bocca spalancata. I colpi diventano man mano più veloci e profondi, ma ho imparato a rilassarmi, il suo cazzo tocca ritmicamente il fondo della mia bocca. Il ritmo si regolarizza, per parecchi minuti il silenzio del camerino viene rotto unicamente dal leggero sciaquio della penetrazione orale. Passano altri minuti, poi il ritmo aumenta ancora, adesso ho le mascelle seriamente indolenzite, non credo di poter sostenere la sua azione ancora a lungo... un altro lungo minuto e inizio a gemere per il dolore, non ce la faccio più a tenere la bocca costantemente aperta in quel modo, sento il suo cazzo tra i miei denti, la bocca mi si chiude da sola, ma lui mi obbliga con le mani ad aderire al suo bacino. Inizio ad avvertire un senso di panico quando improvvisamente lui mi riaffonda il cazzo in gola con brutalità e geme. Sento un violento fiotto caldo invadermi la gola, non posso far altro che deglutire ripetutamente... al primo fiotto ne segue un altro, poi un altro ancora e mando giù tutto... finalmente la piena si esaurisce e il suo cazzo lentamente, e finalmente, esce... mi abbandono esausta sul pavimento del camerino guardando lo stupratore della mia bocca riabbottonarsi i pantaloni. Lui mi aiuta a rialzarmi e si presenta sommariamente. Si chiama Maurizio e possiede un bar in centro. Io resto in silenzio. Usciamo dal camerino - per fortuna nessuno pare essersi accorto di nulla - e ci avviamo verso l'uscita della Rinascente. Mi lascia il suo bigliettino da visita pregandomi di chiamarlo uno dei prossimi giorni. Come nulla fosse si volta e si avvia verso la fermata della metropolitana. Infilo il suo bigliettino nella borsetta, mi passo una mano tra i capelli, respiro profondamente. Mi avvio verso casa camminando lentamente, ripenso ai momenti trascorsi in quel camerino, sento ancora la mascella indolenzita. Sorrido dolcemente. Mio marito mi aspetta a casa, meglio che mi sbrighi....


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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Il Chimico Invia un messaggio
Postato in data: 10/03/2010 14:08:00
Giudizio personale:
complimenti, una gran bella fantasia condivisa da molti maschietti

Autore: Marioland1980 Invia un messaggio
Postato in data: 07/02/2010 03:45:16
Giudizio personale:
una meravigliosa descrizione , narativa ed molto aprofondita nei detagli.complimenti ......quanto vorrei esere maurizio

Autore: Cpbella2009 Invia un messaggio
Postato in data: 05/02/2010 22:18:47
Giudizio personale:
Ottima descrizione!

Autore: Swan2350 Invia un messaggio
Postato in data: 02/02/2010 22:55:14
Giudizio personale:
E\' coinvolgente!


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