i racconti erotici di desiderya

Gelosia

Autore: In Barca
Giudizio:
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Era una sentimento assurdo, illogico, irrazionale. Ma desiderava quella donna e ciò che essa gli offriva al punto che quello che per altri sarebbe stato un peso, o almeno una contraddizione, per lui diventava un piacere aggiuntivo. L’aveva amata, era stato riamato, si cercavano tutti i giorni, nelle parole e nei corpi, nei pensieri e negli sguardi, fino alle fantasie più segrete e inespresse. Ora però lei desiderava un’altra persona più di lui, e questo lo faceva impazzire di gelosia, e assieme di desiderio, mentre si chiedeva come una simile situazione si fosse creata.

Le piaceva molto quella piccola signora, intelligente e sensuale, dal fisico minuto ma accogliente, che sapeva eccitarlo coi suoi sospiri, che quando si apriva a lui diventava immensa e travolgente e gli dava piacere anche solo con i mugolii che gli sussurrava alle orecchie. Si raccontavano i loro sogni e lui glieli volle esprimere, quasi con vergogna, dicendole che sarebbe stato felice di poter fare l’amore con due donne. Rosa aveva risposto d’acchito: sì, ci sto; tu trova l’altra donna e io te la eccito e assieme ci prepareremo per soddisfare la tua emozionante e straordinaria fantasia. La ringraziò per quella disponibilità e poi le disse che forse conosceva già la persona adatta.

Era una sua vecchia amica e collega con la quale era molto in confidenza e che gli aveva accennato a ciò che le piaceva: un mondo al femminile dove sì, c’era anche un uomo, un vero amore, ma poi fatto di donne, con le quali adorava accompagnarsi. La incontrò nei giorni successivi, nel corso di un avvenimento di lavoro che li vedeva entrambi coinvolti. Sai, le disse, ho conosciuto una signora dolce e straordinaria, che ha gusti analoghi ai tuoi: posso darle il tuo numero di telefono. Ma certo, rispose lei, daglielo, mi farà molto piacere. Lui glielo aveva dato, come d’accordo. Poi non aveva saputo più nulla per una settimana, finchè Rosa non gli aveva telefonato: “intrigante la tua amica – gli aveva detto – e grazie per avermela fatta conoscere, ci sentiamo tutti i giorni, mi inebria, mi eccita”.

Non si aspettava una soluzione così positivamente repentina. Per certi versi si sentì anche spiazzato e soprattutto avvertì nell’aria qualcosa che non gli andava troppo a genio. Non riusciva a capire di che si trattasse, ma la sua ragione, ammesso che in simili circostanza la ragione avesse senso, gli diceva che non era così che le cose avrebbero dovuto andare. Lei continuava a dimostrarsi interessatissima a lui e gli ripeteva che voleva fare sesso. Ma intanto si negava, mentre parlava con sguardo sognante e voce vogliosa della ragazza che lui gli aveva presentato, raccontandogli che avevano combinato un appuntamento per il sabato successivo.

E infatti lei poi quasi scomparve dalla circolazione, come pure la sua amica: al telefono erano sempre frettolose e indaffarate, occupate in altre cose, ciao, ciao, ti chiamo io, sono occupata. Finchè non arrivò il fatale sabato, giornata dalla quale lui era stato escluso da entrambe coi più svariati motivi. Alle 17 Rosa gli telefonò. “Ciao, come stai?. “Bene e tu?”. “Noi, vorrai dire: Sandra è bellissima e felice, ancora non riesce a rivestirsi”.

Se gli avessero dato un pugno sullo stomaco, le sue viscere ne avrebbero risentito di meno. Ma come, pensò, una vita che sogno di poter essere assieme a due donne che fanno l’amore e adesso che avevo combinato la conoscenza e quasi c’ero arrivato ne resto escluso. Peggio, me lo dicono per telefono, che si sono divertite alle mie spalle. Gli si seccò la gola e cercò di rispondere con allegria: “Ah, bene, sono contento che vi siate divertite”. “Non sai quanto”, rispose Rosa, che poi le passò Sandra. “Ciao, e grazie per avermela fatta conoscere”, esordì con spudoratezza, “ma non avrei mai immaginato che sarebbe stato così bello, dolce ed eccitante”. Gli parve che il coltello, che sentiva già profondamente piantato nelle sue viscere, cominciasse a roteare, così da non lasciare nulla di intatto.

Fece tuttavia buon viso a cattivo gioco: “sono contento che vi siate divertite assieme”, commentò, aggiungendo: “ne ero certo, il vostro reciproco desiderio era palpabile”. Già, in tutta quella vicenda era effettivamente l’unica cosa che gli era riuscito di toccare con mano: che le due donne si cercavano e si volevano. E che lui non entrava in questo gioco, che pure aveva sollecitato, costruito, desiderato. Divenne triste, lo prese la malinconia e aggiunse: “be’, spero che una volta almeno riusciamo a vederci tutti e tre assieme”. “Ma certo, come puoi pensare di no”, fu la risposta corale. Eppure sentiva qualcosa di stonato, erano troppo felici l’una dell’altra e di sicuro, se anche nelle loro originarie intenzioni c’era quella di coinvolgerlo in qualche modo, non era certo quello il momento.

Si risentirono tutti e tre, il giorno dopo, separatamente. Ormai era diventato un cicaleccio continuo, una sorta di dialogo vivace di telefonini, al cui interno lui non capiva più quale fosse il suo ruolo, se di complice o di ruffiano, oppure di estraneo. Sandra gli ripeteva che Rosa era fantastica, calda, disponibile a tutto e che però voleva anche un uomo. In effetti, quando parlava con Rosa avvertiva il desiderio di un maschio, si scambiavano baci sussurrati e parole eccitanti. Però poi entrambe gli raccontavano dei loro reciproci dialoghi tra donne che avevano scoperto il piacere di esplorare reciprocamente i loro corpi alla ricerca di quello che le faceva vibrare. E lui si eccitava. Però ogni volta che proponeva un incontro, ora l’una ora l’altra avevano qualche impegno, mentre sapeva, perché glielo avevano detto, che loro due si erano nuovamente incontrate.

Non solo, ma ogni suo tentativo di vedere Sandra cozzava contro un diniego, variamente motivato da una serie di improrogabili e imprevedibili impegni di lavoro, mentre anche Rosa, che non si faceva negare al telefono, trovava poi le più svariate giustificazioni per evitare incontri che non superassero i due, tre minuti, giusto il tempo per un caffè. No, quella situazione non gli piaceva, eppure continuava ad eccitarlo. Si rendeva conto che poteva essere l’oggetto del più diabolico scherzo: due donne tra loro innamorate, desiderose di approfondire la loro sessualità, che lo utilizzavano come uomo dello schermo da tenere a bada facendogli balenare il miraggio di un sogno mai realizzato.

Ogni giorno le chiamava, e loro chiamavano lui; chiacchieravano dei loro desideri e del loro progetto, di come sarebbe stato bello quando i loro tre corpi, le loro tre lingue e le loro braccia si sarebbero cercate, incrociate, avvinghiate. Tutti e tre si eccitavano ma poi la conversazione prendeva toni più normali, confidenziali, amicali, quando lui ipotizzava un giorno, un’ora per realizzare la loro fantasia. Passarono le settimane e lui si accorse ogni giorno di più che quanto aveva intuito sembrava essere la realtà. Per lui non avevano mai tempo, ma per loro, ormai lo sapeva, il tempo riuscivano a trovarlo, incontrandosi nelle ore e nei luoghi più impensati. Non intendeva però porre un termine ultimativo: c’era sempre un motivo non irragionevole perché fosse lui a non poter essere presente, mentre quando lui avrebbe potuto era una delle due che forzatamente non sarebbe stata disponibile.

Fu quindi con una certa sorpresa che ricevette la telefonata di Sandra: “Hai da fare domani sera a ora di cena?”. “No, sono libero, perché?”. “Vieni a casa mia”, rispose la donna, enigmatica, seducente, provocante, con un invito al quale non avrebbe mai potuto rispondere di no. E infatti accettò, accordandosi bene sull’ora. Forse era la volta buona, anche se lei non aveva mai accennato alla presenza di Rosa. Fu più che puntuale. Sandra lo accolse baciandolo; non era molto vestita: una sottoveste, calze, una parvenza di biancheria. Lo portò in salotto dove, seduta sul divano, c’era Rosa. Gli si aprì il cuore e il volto s’illuminò di un sorriso.

“Siediti lì”, gli ordinò Sandra. Lui obbedì. La donna andò verso l’amica, si inginocchiò davanti a lei e la baciò. Fu un bacio lungo intensissimo, accompagnato dal movimento sempre più frenetico delle mani che cominciavano a frugare sempre più a fondo i loro corpi. Rosa finì di spogliare la donna, che a sua volta spogliò la ragazza, finchè entrambe rimasero solo in autoreggenti. Quindi le loro bocche cominciarono ad esplorare e assaggiare ogni parte dei loro corpi, mentre dita sbarazzine penetravano dappertutto, tra gemiti e sussurri. “Ti amo”, disse Sandra all’amica, che le rispose con un “anch’io”, accompagnato da un ulteriore profondo bacio e da carezze impertinenti.

L’uomo non sapeva cosa fare, provò a toccarsi a sbottonarsi. Ma quando Sandra se ne accorse gli disse: “ok, va bene, ma rimani seduto”. Lui si stupì. “Perché?”, chiese. “Perché questo è il nostro amore”, disse Rosa, mentre Sandra completò la frase con un: “e questo è il nostro grazie per avercelo regalato”. Lo sapeva, lo aveva saputo da subito, era deluso in un certo senso, ma eccitatissimo, per un sogno realizzato a metà, che gli era sfuggito di nuovo.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Liberarbitrio Invia un messaggio
Postato in data: 05/03/2009 00:09:17
Giudizio personale:
bella storia! complimenti!


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