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Festa di carnevale


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“Sei sicuro che saremo tutti seminudi?” – “oh l’invito mi sembra alquanto esplicito: l’abbigliamento, ovviamente in maschera, dovrà essere altamente sexy, ed è sottolineato, sia per gli uomini che per le donne” – “si ma questo non vuol dire essere seminudi!” – “no eh, e allora cosa vuol dire secondo te: ‘verrà eletta la maschera ritenuta più sexy della serata, in altre parole la più nuda’?” – ribattè Rolando rileggendo il contenuto dell’invito ad una festa di carnevale, che avevamo ricevuto la settimana scorsa da Claudia e Carlo, due coniugi conosciuti in un privè qualche settimana prima.

Quella volta scelsi un abbigliamento “particolare”: un corpetto color rosa carne con laccetti sulla schiena, che mi strizzava al massimo vita e seno, facendo fuoriuscire completamente i capezzoli, sotto solo le cinghiette del reggicalze e un paio di calze a rete anch’esse color rosa, infine ai piedi un paio di sandali rosa pastello con la zeppa e con un tacco di 20 cm. Anche il trucco scelto era in linea con l’abbigliamento da battona: guance color arancio, occhi segnati e colorati con un marrone scuro iridescente, rossetto marrone scuro mi conferivano un aspetto da vera puttana

Uscimmo di casa, avvolti lui in un cappottone grigio, io nella mia pelliccia sintetica, per raggiungere l’auto al parcheggio con la sensazione strana dell’aria fresca che da sotto mi accarezzava la fica.

“Cosa fai adesso” – chiesi preoccupata – “mi fermo in quel bar a bere un caffè insieme a te, vieni” – mi rispose Rolando scendendo dall’auto. Lo seguii titubante dopo essermi accertata che la pelliccia fosse perfettamente abbottonata – “sai che figura se qualcuno vedesse! Certo è eccitante l’idea di stare, praticamente nuda, in mezzo a tanta gente, prendere il caffè stando al fianco di uomini che mi guardano per il mio trucco, ma che mai e poi mai immaginerebbero come sono agghindata sotto!” – tali pensieri mi provocarono un’improvvisa eccitazione, che in breve mi allagò la fica, provocandomi una sensazione di fresco mai provata.

“Hai visto come ti guardavano? Ti avrebbero spogliata con gli occhi, anche se in realtà c’è ben poco da spogliare …!” – “sfido io, mi hai portata di sera, in un bar praticamente di soli uomini, con un trucco da battona, cosa ti aspettavi?!! Ora però pensa a guidare, non vorrei che ci perdessimo…”

Dopo circa mezz’ora raggiungemmo una villetta isolata, Rolando suonò il campanello e la voce inconfondibile di Claudia lo invitò ad entrare, aprendogli il cancello elettrico.

“Ciao, cara come stai?” – mi salutò Claudia, dandomi un bacio lieve sulle labbra – “sei veramente bella, complimenti!” – poi entrate, mi aiutò a togliere la pelliccia e… sorpresa – “uhauu ma, ma sei davvero bellissima e supersexy, sarà praticamente impossibile superarti in sensualità stasera!” – e così dicendo mi fece entrare nel salone dove erano già riuniti tutti gli altri invitati della serata –“ecco a voi Stella!” – e un sospiro di ammirazione unito ad un applauso spontaneo, si levò tra tutti i presenti.

Mi guardai intorno: cinque uomini e tre donne, oltre a me e Rolando, c’era aria di orge …..

Fatte rapide conoscenze la serata prese inizio con i soliti balli; mi sentivo un po’ a disagio, così nuda, strizzata dentro ad un corpetto che, oltre a non coprirmi nulla metteva in evidenza, sia le tette che il culo, tutti gli altri avevano sì abbigliamenti più o meno “espliciti”, però erano coperti, o almeno parzialmente.

Il ballo servì così a vincere quell’iniziale senso di imbarazzo: in pista c’erano tutti e da sotto i pochi vestiti di ciascuno si intravedevano chiaramente seni, cosce e cazzi ciondolanti.

“Adesso tutti qui sui tappeti, si gioca alla mosca bianca!” – invitò Carlo, dopo circa un’ora e mezza di balli sfrenati.

Mosca bianca è un gioco di società, che ha quale unica finalità, quella di giocare puntando o capi d’abbigliamento, o meglio pescando da un apposito mazzo delle penalità da scontare a fine gioco.

Io che partivo già nuda, fui presto costretta a giocare sulle penalità, e c’è da dire che all’inizio sembravo avviata ad una strepitosa vittoria, ero riuscita infatti, a spogliare tutti e tutte, solo che proprio allora la fortuna mi abbandonò, lasciandomi alla mercé delle penalità; ne accumulai una quantità enorme…!

“Decideremo collegialmente una penalità” – mi confermarono – “una con cui le sconti tutte” – “Verrai bendata e ammanettata dietro la schiena, poi dovrai fare un pompino a ciascuno di noi, escluso il tuo uomo, e dovrai indovinare i proprietari di ciascun cazzo, se vincerai potrai sputare lo sperma, altrimenti lo dovrai ingoiare tutto. In più se sbaglierai i primi due, pagherai un pegno intermedio, e se dovessi sbagliarli tutti cinque, ci sarà il pegno finale..!”

Pochi minuti dopo ero già “pronta”: bendata, ammanettata e inginocchiata davanti a quei cinque maschioni – “puoi cominciare” – mi sussurrò all’orecchio Claudia, con voce suadente, e così accolsi in bocca il primo di quei cinque cazzi focosi. “Questo è … Stefano!” – mormorai indecisa,– “no, sbagliato!” – fu la risposta sempre di Claudia. Così dopo una decina di minuti di spompinate, mi ritrovai con la bocca inondata della sborra di chissà chi, obbligata ad ingoiarla – “quanta ne ha fatta, e com’è odorosa” – pensai mentre, con un gesto repentino, ingerii quell’abbondante razione di sperma. La stessa scena si ripeté anche per il secondo cazzo, per cui avendo inanellato due errori consecutivi fui costretta anche a subire l’ulteriore penalità: Lilli mi applicò ai capezzoli due pinzette che si aprivano come una corolla di fiore, se premute in punta, ma che si richiudevano a molla se rilasciate, più o meno il principio delle matite a scatto. “Non mi fanno un granché male” – valutai, senza sapere però una caratteristica importante delle pinzette: avevano una catenella in punta, che se tirata stringeva con maggior forza la pinza intorno al capezzolo, consentendo quindi di allungarlo a piacere. “Succhia puttana, fai sborrare bene questi uomini, altrimenti ti stacco le tette!” – mi ordinò imperiosa, Lilli, facendo seguire a quell’ordine uno strattone violento alle due catenelle che mi fece sobbalzare per il dolore.

Obbedii docile, spompinando con tutta la mia maestria quel cazzo che era talmente grosso da deformarmi il viso, mi riempiva la bocca quasi a soffocarmi, e intanto Lilli con una mal celata vena di sadismo tirava con sempre maggior forza le catenelle, provocandomi un allungamento evidente di capezzoli e tette, mugolavo, quasi a cercare di liberarmi sia del cazzo davvero spropositato, sia soprattutto di quella tortura continua ai capezzoli. L’improvvisa sborrata mi colse impreparata e, solo a grande fatica riuscii ad ingoiare tutto, visto che, tanto per cambiare, anche stavolta avevo sbagliato nuovamente il nome del proprietario del cazzo. Ormai ne restavano solo due e poi quel gioco, divenuto per me davvero umiliante, si sarebbe concluso, e soprattutto quella tortura ai capezzoli divenuta ormai insopportabile – “mi immagino come sarà eccitato quel porco di Rolando nel godersi questo spettacolo!” – pensai mentre il quarto cazzo mi si infilava in gola. “Sei Carlo” – mugolai – “no, tesoro hai sbagliato di nuovo” – mi sussurrò all’orecchio Claudia, con una voce suadente. Era passata ormai mezz’ora, e io mugolavo per incitare alla sborrata quell’uomo, ma lui sembrava proprio prendersela comoda, e quando decise di venire, lo fece scaricandomi in bocca una quantità di sperma così abbondante che solo con grande fatica riuscii ad ingoiare tutta! Intanto quella puttana di Lilli si accaniva sempre più sui miei capezzoli che ormai si erano allungati di un bel po’, “speriamo che finisca presto” – meditai preoccupata, mentre un acre sapore di sborra mi saliva intenso dallo stomaco e mi saturava l’olfatto e il gusto. Spompinai dunque anche l’ultimo cazzo ormai rassegnata a dover fare un altro ingoio, mossi la testa molto rapidamente assecondando al massimo le pulsioni del cazzo, che captavo chiaramente attraverso le labbra, lo portai alla sborrata in pochissimi minuti, solo che il mio stomaco era ormai sazio, e la copiosità di quella sborrata tra l’altro particolarmente odorosa mi colse di sorpresa, al punto che non riuscii a trattenere un seppur lieve rigurgito di sperma che mi tracimò dalla bocca formando alcuni rivoli sul mento fino a colare in lunghissimi filamenti bianchi: d’altronde, mai in vita mia avevo mangiato una tale quantità di sperma! L’odore persistente della sborra mi riempì bocca e naso per tutta la serata, anche se, il fatto di essere stata liberata e sbendata fu per me un’autentica gioia, al punto che quando mi dissero che l’ultimo pegno da pagare era di fare l’amore con Claudia e le altre donne, lì davanti a tutti, non mi sgomentai più di tanto.

In breve mi trovai davanti Marcella, che mi abbracciò focosamente attirandomi a sé e baciandomi calorosamente, infilandomi in bocca la lingua, una lingua lunghissima, e palpandomi il culo, Lilli m’avvolse da dietro, afferrandomi saldamente le tette con le mani, e premendomi i suoi seni contro la schiena. Certo Lilli era stata particolarmente stronza con me, durante il pegno precedente, con quella tortura ai capezzoli, ma ora ne godevo i frutti: infatti quella prolungata strizzata a cui erano stato sottoposti, li aveva resi ipersensibili e anche un minimo strofinamento delle dita era sufficiente a farli gonfiare ed indurire trasformandoli in due veri e propri “centri di godimento”. Inoltre Lilli era proprio una donna bellissima: un viso molto dolce e sensuale, capelli lunghi e biondi naturali, seno “da favola”, una delle rare donne con le tette veramente a pera e … che tette, grosse e sode, un culo a mandolino, una fichetta da “verginella” con pochissimi peli biondi, due cosce ben tornite e lunghissime!

Così avvolta e coinvolta dalle “attenzioni” di quelle due donne così esperte nel gioco lesbico, mi lasciai trascinare facilmente, scordai in quel lasso di tempo tutto il mio amore per il cazzo ed assaggiai molto profondamente il gusto delle donne, in un rapporto lesbico sempre più ardito. Leccai fiche, tette, incrociai lingue con la mia, penetrai buchi del culo, palpai tette e culi, strofinai la mia fica contro le altre e, fatto davvero importante godetti così profondamente da sembrare a tutti lesbica da sempre.

Passai il resto della serata con Lilli che non mi si staccava più di dosso, voleva ballare sempre con me, sfruttava ogni occasione per baciarmi e palparmi, offrendomi al contempo il proprio corpo senza alcun ritegno: sembrava si fosse invaghita di me!

Quella notte dormimmo a casa di Claudia e Carlo, e al risveglio, mi ritrovai a fianco nel letto … Lilli, mentre Rolando era sul divano. Mi alzai per andare in bagno, sentivo ancora in bocca e nel naso l’odore intenso e acre della sborra, - “ieri ho proprio fatto indigestione di sperma” – meditai, mentre un rigurgito me ne riportò in bocca anche il sapore, oltre all’odore. Mi sedetti sul water per pisciare, quando entrò in bagno Lilli che senza dirmi niente mi si piazzò davanti, collocando il proprio sesso a diretto contatto con la mia bocca, e solo a quel punto esclamò “ciao, tesoro”, - intuii subito il suo desiderio e mi abbandonai a quell’approccio insieme così dolce e perverso, leccai la fica di Lilli e con le mani le palpai avidamente le tette, quelle tette meravigliose, leccai e leccai ancora, penetrando tra le grandi labbra, dischiudendole con la lingua, ad incontrare una cascata di umori, su fino al grilletto, teso e gonfio – “ahnn ohhh mnhhh siiii daiii” – mugolò Lilli assecondando i colpi di lingua con ampi movimenti del bacino: pochi minuti e nella mia bocca fluirono i densi umori dell’orgasmo di Lilli, che riavutasi volle ricambiare subito, leccandomi la fica ancora bagnata di piscia, trascinandomi ad un orgasmo incredibile – “per fortuna che ero convinta di non riuscire a godere di mattina presto …!” – pensai ……..



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Sealife Invia un messaggio
Postato in data: 03/07/2014 14:40:05
Giudizio personale:
complimenti!


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