i racconti erotici di desiderya

Estate in riviera


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Era l’estate del mio diciassettesimo compleanno e i miei avevano deciso di passarlo sulla riviera romagnola.

Affittarono per l’occasione una villetta in provincia di Ravenna, da alcuni conoscenti incontrati anni prima in un’ altra localita’ di villeggiatura.

Dovevamo stare li oltre un mese, per cui la presi con molta calma.

Le settimane passavano e avevo conosciuto un sacco di ragazzi e ragazze con cui passavo tutte le mie giornate tra scherzi e giochi da spiaggia.

C’era in particolare una tipa di Reggio Emilia, Barbara, che mi piaceva molto anche se non era la classica figona. era per cosi dire un tipo, ricciolino minuto e attraente con tutte le sue cosine al posto giusto.

Ci provai durante quell’estate, ma complice la mia relativa inesperienza non colsi al volo che lei era disponibile.

Cosi pensai che non le interessavo o che al limite gli ero solamente simpatico.

Fu’ cosi che venne in compagnia una ragazza di Milano, Elisabetta (ma amava farsi chiamare Elisa), molto procace e .....bona!!!

Elisa era proprio uno splendore di ragazza, sedici anni distribuiti su 1,70m di altezza, magra ma con un culo da far invidia ad una modella, gambe flessuose e lunghe, e soprattutto due poppe da 5° misura.

Era anche molto affabile e simpatica e per dirla in breve non se la tirava per nulla, anche se andando in giro per la spiaggia in mia compagnia, tutti i ragazzi si giravano a guardarla. Ci mettemmo insieme e furono delle giornate di stravolgimento. Ci imboscavamo di continuo in ogni posto, nelle cabine, di sera in spiaggia sulle sdraio al buio, pur di limonare e palparci, ma non andai mai oltre un petting, anche se focoso, e un po’ di sesso orale. Aveva due tette dure come il marmo di Carrara, solo come la sua giovane eta’ permetteva, e io non mi stancavo mai di palpare e di succhiare quei maestosi capezzoloni. Quando dovette rientrare a casa ben prima di me, lo sconforto mi prese e per un po’ non riuscì a pensare altro che a lei.

Il ricordo delle sue labbra sul mio uccello e del profumo della sua patatina mi martellavano di continuo il cervello e dentro di me mi dicevo che di li a poco c’avrei fatto l’amore. Ma sempre nella mia inesperienza non mi domandavo perche’ una si concedesse cosi alla grande, ma si impuntasse nel non darmela (era vergine va bene ma non mi aveva mai parlato di matrimonio e illibatezza e che cavolo avevamo entrambi 16 anni!!!).

Una sera me ne stavo li in spiaggia sul solito lettino dove mi infrattavo con lei, immerso nei miei pensieri porcelli, quando ad un bel momento mi si avvicino’ Barbara, vestita con un vestitino molto corto.... vabbe vestita per modo di dire..... diciamo piuttosto svestita.

Infatti sto’ miniabito lasciava scoperte abbondantemente sia le cosce che la scollatura da cui potevo intravedere l’inizio del seno

Feci per mandarla via, nel disperato tentativo di non “tradire” la mia Elisa, ma non so cosa mi impedi di farlo.

Le dissi di sedersi di fianco a me ma lei preferi appoggiarsi sul piattino che fa da base all’ombrellone e li stette a parlare di me e lei.

“Ma come se avevo provato per un mese a saltarti addosso e tu neanche un cenno di complicita?’”, la rimproverai, ma lei affermo’che aveva deciso di rompere gli indugi.

Sentivo un vago odore di femmina eccitata o forse era la mia immaginazione di maschio allupato e contento per la nuova prospettiva.

Ad un certo punto nella debole luce della spiaggia appena illuminata da dei lontani lampioni, tentai di frugarle con lo sguardo tra le cosce e il mio cuore ebbe un sussulto.

La tipa che tanto mi era sembrata una verginella non indossava le mutandine e quel piacevole profumo che sentivo era proprio quello della sua patatina, ormai vicinissima alla mia testa.

Feci per dirglielo e lei subito lesta mi bacio con passione ribaltandomi sul lettino.

Nel mio cervello un barlume della mia coscienza mi disse che stavo ragionando solo col mio uccello e che dovevo restare fedele a Elisa, ma subito un diavoletto gli rispose di andare a prenderlo ........in quel posto.

Mi attivai subito e passai a spogliarla senza tanti complimenti, ormai le parole stavano lasciando il campo ai fatti e sicuramente lei non avrebbe preso freddo.

Cominciai a leccarle le belle tettine (una seconda abbozzo’ la mia parte razionale) e vidi che lei rispondeva con deboli gemiti. Era molto eccitata e non tentava di nasconderlo.

La feci stendere e le stesi un tappeto di baci dalla bocca al collo, alle orecchie e piu’ andavo avanti e’ piu’ i suoi gemiti salivano.

Decisi che se non avevamo intenzione di farci arrestare per atti osceni in luogo pubblico dovevamo trasferirci altrove.

Lei era in albergo con le sue amiche, cosi si rivesti in fretta e furia e ci dirigemmo verso la sua camera. Avvertimmo le sue amiche di non rientrare fino a notte inoltrata e finalmente fummo soli.

Lei alla luce era ancora piu’ splendida con un’aurea perversa negli occhi. Dai primi palpeggiamenti avevo compreso che non era vergine e questo per me era importante, mi rilasso’ e mi permise di continuare l’opera da dove l’avevo lasciata.

La distesi di nuovo sul letto, le ri-sfilai quei pochi indumenti che aveva addosso e ripresi a baciarla.

Sapeva davvero il fatto suo anche in fatto di baci, le sue labbra erano morbide e vellutate, la sua pelle stupenda, e profumata di donna.

Ricominciai a tracciare un percorso di baci sul suo seno, che succhiai con passione, prendendole con i denti un capezzolo dopo l’altro. Lei gemeva sempre piu’ forte e non si conteneva, quando scesi sul suo pube, appena incorniciato di una leggera peluria nera (e riccia), le manco il fiato. Mi feci coraggio e mi tuffai a capofitto in quell’anfratto pregno di odori deliziosi. Leccai per benino tutta la sua patatina e lei mi ricambio con una serie di orgasmi fulminei, appena le succhiai il clitoride con la bocca.

Barbara volle ricambiare il favore, mi sdraio’ al suo posto e mi sottopose alla stessa tortura. Prima i capezzoli che succhio’ e mordicchio’ a lungo, poi il ventre dove mi mise la lingua nell’ombelico. Non ci stavo piu’ dentro e quando mi tocco l’uccello con un timido bacino per poco non le venni in faccia, ma mi trattenni.

Mi succhio a lungo e quando fu il mio momento non si scanso’ e bevve tutto fino in fondo.

Pero’!!! Mica male la mia timidona (o forse ero io il cretino a non aver capito niente).

Ripresomi dall’intontimento post-orgasmico tornai alla carica prendendo a esplorare il suo corpo che non mi era mai apparso cosi volluttuoso come in quel momento.

Nonostante me la fossi mangiata cogli occhi per un mese le sensazioni di vederla cosi discinta mi accendevano i sensi a mille.

Le frugai la fica che sbrodolava gia’ di voglia cosi mi feci avanti la posizionai alla pecorina e le affondai il mio arnese fino all’elsa in un sol colpo.

Cosi facendo le feci mancare il respiro, subito tramutato in un lungo sospiro di soddisfazione.

“E’ una vita che aspettavo questo momento ma tu non capivi mai quando era l’attimo da cogliere”. La frase per poco non me lo smoscio’, e questo mi fece sopravvenire un certo non so che di bastardo. Una sorta di voglia di rivalsa su di lei per avermi fatto fare la figura dello scemo, pur sapendo che l’idiota ero io.

Mi scansai e la misi accovacciata sulle mie gambe, cominciando a colpirla con la mano aperta sulle natiche.

Lei tento’ una debole protesta per il rude trattamento ma vidi che in fondo le piaceva.

Ad ogni colpo sussultava ma in poco tempo vidi che non provava piu’ a scansare le mie manate.

Nel breve volgere di una decina di sculacciate il suo candido culetto si trasformo’ in un mappamondo infuocato e delle lacrimone scivolarono giu’ dal suo dolce visino.

Per nulla intenerito le feci cenno di rimettersi a pecorina, le massaggiai le natiche piu’ che per lenire il suo dolore, per assaporare il tepore che emanavano.

Le introdussi cosi a freddo un dito nel culo e le comunicai che avevo intenzione di incularla. L’avevo intenzionalmente provocata ma anche stavolta non si ribello’ e anzi si allargo’ le chiappe arrossate con le mani per permettermi di lavorarle meglio il buchino.

Le umettai tutto l’ano facendola rilassare e usai i suoi copiosi umori per allargarglielo a dovere. Quando dopo non pochi sforzi riuscii a cacciarci dentro tre dita a cucchiaio, decisi che era pronta.

Era di nuovo tesa e ne approfittai, facendo scorrere l’uccello su e giu’ per il solco godendo come un pazzo depravato dei tremori e dei gemiti sommessi di lei, quando per caso mi avvicinavo al suo ano.

Senza volerlo contraeva i glutei aspettandosi da un momento all’altro il mio assalto.

Quando ancora la giudicai ben cotta cominciai a forzare il suo buchetto, ma non con foga come in precedenza, conscio del fatto che potevo farle male.

Lei non si lamentava o tentava di fuggire ma sentivo che le provocavo dolore dall’involontaria resistenza.

Dopo qualche spinta la cappella entro’ e con questa anche tutto il resto dell’asta, fino a che giunsi in fondo.

“Chiedimi di sfondarti il culo, zoccola” ma lei non rispondeva tutta concentrata su quel palo di carne che le stava sfondando i visceri, cosi per incitarla a rispondere ricominciai a colpirla con grossi schiaffi sul culo. Sorpresa da cio’ comincio’ subito ad urlare di smettere e che le stavo facendo male, ma incurante continuai a dispensare manate a tutto spiano. In breve il culo le torno’ di un bel rosso rubino, e il dolore si fece cosi’ insopportabile che mi chiese pieta’. La seconda battuta, giunta a breve distanza e sul sedere gia’ scaldato doveva farle un male tremendo cosi che finalmente mi disse:

”si, dai, Padrone inculami a sangue senza pieta”. Oh finalmente era quello che aspettavo, cosi gli artigliai le tette da dietro e menai fendenti con ritmo forsennato, strizzandole al contempo i capezzoli tra le dita, per farla gemere di piu’.

A tratti vidi dei rivoletti di sangue scorrere sul mio sesso ma lei ormai era scossa dagli orgasmi e aveva preso a sgrillettarsi alla grande.

Quando lei senti che ero arrivato al limite si giro’ e’ ripulendomi amorevolmente l’uccello mi spompino’ fino a farmi di nuovo venire nella sua bocca.

Una scopata fantastica, al paragone con le mie precedenti avventurette.

Il prologo di questa storia e’ triste e deve far riflettere.

Barbara non la rividi piu’, o meglio la andai a trovare tempo dopo, ma non ci fu piu’ il feeling provato in quella sera d’estate. La mia dolce e innamorata Elisabetta invece appena tornati a casa mi annuncio’ che aveva sbagliato tutto e che lei era gia’ fidanzata con uno piu’ grande di noi (un vecchio per me allora perche’ aveva 23 anni), e che mi voleva bene ma che non potevamo piu’ rivederci.

Al momento ovviamente ci rimasi male, ma almeno mi consolo’ l’idea che avevo comunque approfittato delle grazie di Barbara, senza pensare alla fedelta’.

Pensate se io facendo il bravo ragazzo, gli avessi detto di no, oltre all’amore perduto avrei perduto anche la possibilita’ di farmi una bella gnocca.

Una lezione importante per gli anni a venire.





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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Joseph62 Invia un messaggio
Postato in data: 25/11/2008 06:45:12
Giudizio personale:
Bella storia dal sapore anni70!!!
si legge con facilità .............
Continua così Jo


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