i racconti erotici di desiderya

Domenica pomeriggio con carla.


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Carla.


Carla ha 32 anni.
Ha una terza abbondante di seno, gambe lunghe, grandi occhi nocciola e capelli castani, brillanti, lisci fino al sedere. Un culo che è tanto tondo da sembrare disegnato con il compasso.
E' bella, Carla, ma non è questo che mi fa impazzire di lei.

Se la guardi negli occhi vedi in lei una specie di innocenza, che però - qualche volta, solo raramente - si fa da parte e lascia tutto il suo spazio a una sensualità che non riesce a nascondersi. Ci sono volte in cui Carla sprizza sesso da tutti i pori. A volte ti basta guardarla per capire che ha voglia, lo vedi da come si muove, da come cammina, a volte se fai finta di niente e la osservi con la coda dell'occhio puoi vedere come ti guarda il pacco, furtiva, e poi sparisce, si chiude a chiave in camera sua per un tempo interminabile e quando ritorna cerca subito il tuo sguardo, quasi con avidità. Non sai se lo fa solo per capire se tu hai capito tutto, oppure solo per dire a sé stessa: l'ho scopato. Ma in quei momenti potresti impazzire.

Sotto quell'aspetto innocente Carla in fondo è una gatta, un animale da sesso. E profuma di buono, un profumo naturale, da non crederci. Ha una voce quasi da bambina, quando la ascolti non riesci a non immaginartela mentre gode.
Prima di domenica scorsa, Carla non faceva l'amore da quasi sette mesi. Da quando il suo fidanzato è ripartito ancora una volta per il kwait, anche quest'anno, per il suo lavoro di merda. La guardo e penso: brutto stronzo, a che vi serve essere ricchi sfondati se poi vi perdete il meglio della vita?
E' sensuale, Carla. Bella e sensuale.
Ma, ancora una volta, non è questo che di lei mi fa diventar matto.

Prima di domenica scorsa credo di esserci andato vicino vicino così, qualche volta. Tanto vicino da dovermi forzare a tirarmi indietro.
Come quella volta al matrimonio di Lidia e Paolo, quando (un po' brilla) cercò di infilarmi in bocca un dito coperto di panna della torta per farmela assaggiare.

Come l'estate scorsa, il 28 Luglio 2011 (non lo scorderò mai), a casa dei suoi quando, a torso nudo sotto il pergolato, le aggiustavo la bici. Le davo le spalle, seduto a terra, e sentivo in lei quell'istinto inconfessabile... l'ho percepito tante volte, ma da sempre mi sono costretto a credere che si trattasse solo di una mia fantasia, che se solo avessi provato a fare una mossa falsa tutto mi sarebbe crollato addosso.
Quel 28 luglio faceva caldo.
Ero all'ombra ma sudavo, seduto su quell'erba, le mani sporche del grasso della catena della bici.
Anche quel giorno Carla mi guardava in modo strano e io facevo finta (dovevo far finta) di niente. Ogni tanto mi si parava davanti, il vestitino corto a scoprire buona parte delle cosce, mi guardava in silenzio per degli istanti lunghissimi, mentre io mi sforzavo di fare l'indifferente, di tenere gli occhi sul mio lavoro.
Ero certo che potesse vedere benissimo l'erezione sotto ai boxer, e l'idea mi sconvolgeva. Poi, ogni tanto, mi girava intorno, spariva dalla mia vista e mi faceva delle domande, mi invitava a parlare. E mentre io parlavo lei rimaneva in silenzio. Silenzi strani, fin troppo lunghi.
Nella mia testa giravano fantasie sconcertanti, la vedevo dietro di me, a masturbarsi di nascosto per poi interrompere e tornare davanti a me, a guardarmi il pacco e poi di nuovo dietro la mia schiena, a scoparmi con gli occhi.
Avrei voluto mollare la bici lì e scappare in bagno a masturbarmi selvaggiamente, ma quell'eccitazione era paralizzante.
Poi accadde una cosa che mi sconvolse: Carla mi passò vicino, camminò sull'erba a piedi nudi fino al centro del giardino. Là colse un filo d'erba, si voltò e tornò verso di me, lentamente. Aveva il volto teso (sembrava impaurita, o qualcosa di simile..). Si chinò su di me, accovacciandosi sulle ginocchia, tenendo il filo d'erba con la sinistra. Lo teneva alla base, tra il pollice e l'indice e il medio, come si fa per tenere una penna in mano. Quel filo d'erba tremava, Carla tremava. Anche la catena della bici tremava tra le mie mani, e faceva rumore di metallo contro il telaio. Carla avvicinò le sue dita al mio naso, fin quasi a toccarlo. "Ale, senti che profumo", mi disse sforzandosi di sembrare indifferente, come se davvero mi stesse soltanto facendo annusare un filo d'erba, con una voce che sentivo eccitata e terrorizzata al tempo stesso. Il filo d'erba non aveva assolutamente alcun odore, ovviamente, ma le sue dita, quasi a contatto con le mie labbra, odoravano eccome... Inspirai profondamente, ostentando il mio piacere nel farlo, quasi volessi mangiare quell'odore. Spinsi la testa in avanti, poggiai le labbra sulle sue dita con un mezzo sorriso imbarazzato, fingendo di volermi poggiare su quel filo d'erba di alibi dietro al quale entrambi ci stavamo nascondendo. Aprii la bocca di scatto, nel gesto scherzoso (e apparentemente non malizioso) di voler afferrare quell'erba con le labbra, ma afferrai dolcemente la punta del suo indice e del suo medio, affrettandomi a toccarli subito con la punta della lingua, e di colpo il suo sapore più intimo e segreto mi fu dentro. Appena un istante, un milionesima parte di secondo in cui potei succhiarla senza che nulla fosse detto, nulla che fosse dichiarato, tutto poteva sembrare, a chi ci avesse osservati da fuori, niente più che uno scherzo innocente... d'un tratto la voce di Maria Rita, a pochissimi metri da noi. Solo il muretto di sassi ci separava dalla sua vista.
Carla fu catapultata all'indietro, cadde seduta sull'erba e come una molla scattò in piedi e le andò incontro, senza nemmeno guardarmi e sì, rispose, sì che lo volevamo tutti e due il thé freddo, ma quanto hai dormito mamma, come hai fatto con tutto questo caldo? E Paola dov'è? Dorme anche lei?

Ha un sapore celestiale, Carla. Ma non è nemmeno questo che mi fa morire...


Carla è mia cognata. ecco cosa mi rende pazzo di lei.

Da quel 28 luglio è passato quasi un anno.

E' domenica, e fa di nuovo caldo. Da oggi, nulla sarà più come prima.

Giacomo il petroliere è di nuovo lontano, tanto per cambiare. Ieri sera Carla si è sfogata con me ed ha pianto, rivolta al mare buio, appoggiata alla ringhiera di legno del balcone. Sta pensando di mollare lo studio legale e di seguirlo, così non ce la fa più. Abbiamo parlato fino alle tre di notte, mentre Paola aveva preso sonno molte ore prima. Mai e poi mai potrei confessare a Paola le mie fantasie, né lei sospetta nulla. Sono cauto, ci tengo a non distruggere ciò che ho costruito...

Oggi però è un casino. Paola è andata con Maria Rita e Ignazio giù al paese, domani è una ricorrenza importante e c'è da fare un mucchio di spesa e mille giri a prendere questo e quello e quell'altro e in paese non c'è nemmeno tutto, ci si deve spostare in città... Non saranno a casa prima delle nove.

Io devo lavorare anche oggi, devo mandare una mail di lavoro per domattina e cazzo davvero non posso staccare Paola, sì nemmeno in ferie, lo sai, dai riposerò da domani. Fate con comodo e state tranquilli.

Anche Carla è rimasta qui, alle otto deve chiamare Giacomo, non lo sente da tre giorni. Ha la batteria scarica, dice (ed è sincera), non si era proprio accorta, deve lasciarlo attaccato alla corrente o si spegne, Giacomo poi può richiamare solo mercoledì e non le va di aspettare.
Voi andate pure, dice, tanto non mi annoio, con Giacomo le telefonate durano delle ore, lo sapete...
Entrambi vediamo l'auto partire, con calma. Ignazio ha sempre guidato piano. Il cancello automatico si chiude, la luce gialla non lampeggia più.

Soli.

(continua?...)


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