i racconti erotici di desiderya

Azione, reazione...

Autore: Fantasypervoi
Giudizio:
Letture: 1771
Commenti: 2
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Cambia lo sfondo
Che stupida!
Stupida e deficiente.
Come è possibile che sono arrivata così in basso?
Maledetti soldi! E maledetti impegni che ho firmato su quelle cambiali!
Arrivare a trent’anni con mille illusioni sulla mia impresa di pulizie e ritrovarsi a terra completamente rovinata.
Maledetta crisi e maledetto lui!
Tutto è iniziato un anno fa.
Sono sposata con Marco da sempre e lui, è stato il mio unico uomo e con lui ho avuto un magnifico figlio di nome Giacomo.
Il nostro sogno , è sempre stato di diventare indipendenti e creare una piccola attività inerente alle pulizie.
L’anno scorso, ho conosciuto un direttore di banca a una festa, durante la serata gli ho confidato i miei progetti e lui mi ha seguito attentamente.
Avevo notato i suoi sguardi sul mio corpo, ma questo lo davo per scontato, sono fisicamente procace ed è normale che mi guardino, quindi, la cosa non mi aveva imbarazzata.
Finito di spiegare i miei desideri lavorativi, lui mi disse che avrebbe potuto farmi avere un prestito, mi chiese la cifra che mi mancava e, alla mia risposta di 30000 euro, sorrise compiaciuto;
- Una piccola cifra per una grande idea, mi sembra il minimo per una donna bella come lei…
Vidi un lampo nei suoi occhi, ma ero troppo presa dall’eventuale prestito per preoccuparmi d’altro;
- Davvero lei sarebbe in grado di prestarmeli?
Non tramite banca, non ha le garanzie necessarie, ma potrei rimediarglieli per vie traverse.
- Sarebbe a dire?
- Conosco un amico che mi deve dei favori…
- Sarebbe bello, ma perché lo fa?
- Perché se devo fare un favore, preferisco farlo a chi un domani può ricambiarmelo.
- Ma io non posso darle garanzie.
- La mia garanzia è lei!
- Non capisco…
- Semplice: a me piace essere diretto e chiaro. Lei è una donna che mi attrae molto, so che è molto legata a suo marito e non pretendo niente che non sia lecito…intendo dire che se l’attività va bene, lei non deve fare altro che pagare il suo debito con gli ovvi interessi di favore che le farò praticare, ma, sia ben chiaro, se non dovesse riuscire, allora, sarò io a pagare per lei e lei in cambio dovrà essere totalmente mia.
Era una richiesta assurda e balorda, ma era talmente convinta della mia bravura come imprenditrice, che presi la sua proposta come l’occasione della vita
Sorrisi e senza pensarci più di tanto dissi;
- Firmo subito, dove sono i fogli?
Lui sorrise;
- Con calma.
Vista la piega che aveva preso il discorso, passò al tu diventando più confidenziale, mi accarezzò il viso e toccando le labbra con un dito disse;
- Passa domani nel mio ufficio, ripasseremo tutto insieme.
Il giorno dopo, alle nove ero nel suo ufficio, vestita normale con jeans e maglietta ascoltavo quello che avrei dovuto firmare.
- Ti è tutto chiaro?
Lessi con calma il passo scritto dove si diceva che se non avessi pagato sarei stata la sua donna per un mese e rabbrividii pensando a cosa avrebbe potuto volere da me, poi, leggendo attentamente, vidi una postilla in piccolo che diceva che i proprietari del mio corpo sarebbero stati eventualmente due;
- Come due?
- Eh si mia cara. Quel mio amico mi ha detto che me li presta solo se poi partecipa anche lui a gli utili dell’affare.
Ero talmente sicura di me che sorrisi rispondendo che si sarebbero dovuti accontentare dei soldi con gli interessi.
Come sbagliavo!
L’anno passato, è stato un anno di incredibili sfortune e tutti sapete che grave crisi finanziaria si è abbattuta nel mondo e io, purtroppo ci sono finita dentro come tutti.
Sta di fatto che il mese passato sono andate in scadenza le cambiali.
Ero veramente messa male e non sapevo cosa fare, mio marito non sapeva dell’impegno firmato e diceva tranquillamente che al massimo saremmo tornati a lavorare sotto altri.
Ricordo quella mattina come il mio peggiore incubo, alzai il telefono e chiamai Paolo il direttore di banca,
- Ciao Paolo, vengo subito al dunque, non ho i soldi per rientrare subito.
- Capisco, sai cosa devi fare, vieni qui e vediamo di trovare una soluzione.
- Grazie, sei sempre il migliore
Non rispose.
Sapendo l’effetto che gli avevo fatto, la volta prima, così, decisi di vestirmi con un completo a gonna che mi donava molto, mettendo soprana camicetta bianca, volevo fare in modo che potesse pensare senza avere, ma mi sbagliavo di brutto.
Arrivata nel suo ufficio, mi fece entrare e dopo avere scambiato le solite frasi di cortesia, andò sul problema;
- Senti Barbara, non credo sarà facile convincere quel mio amico, lui è abituato a avere quello che tratta ed è un personaggio che è meglio non contraddire.
Per la prima volta ebbi un brivido di paura e entrai nella gravità di quello che avevo fatto.
- Tu sapevi cosa firmavi
- Ti prego Paolo, già è difficile essere qui…questo signore non lo conosco neanche.
- Non ti ho mai nascosto niente e sapevi cosa firmavi,
Ribadì
- Ti prego Paolo. ..
- Proverò a chiamarlo.
Si mise a seder sulla poltrona e fece un numero.
- Buongiorno signorina, c’è Luigi?
- Si lo aspetto, è importante.
Mentre parlava, mi fece cenno di avvicinarmi a lui
- Ciao Luigi, devo chiederti un favore
Ero davanti a lui, mi prese una mano e me la porto sul suo sesso e poi, senza dire altro, mise un dito in bocca facendomi capire cosa voleva.
Ero choccata, non mi è mai piaciuto prendere in bocca il cazzo di mio marito, figuriamoci quello di uno sconosciuto. Ma non sapevo come esentarmi.
- Scusami Luigi, forse ti ho chiamato per niente:
Mi guardò adirato.
A quella frase cedetti.
Paolo aprì la cerniera e tirò fuori il suo sesso duro e violaceo.
Rimase terrorizzata nel vederlo, ero abituata a quello di mio marito che era di lunga inferiore come dimensioni.
Mi fece un gesto spazientito per farmi capire cosa dovevo fare: io mi piegai in ginocchio tra le sue gambe e poggia le labbra su quella carne tesa, non ebbi tempo di ragionare, la sua mano spinse sulla mia nuca obbligandomi a farlo entrare;
- Sai quel prestito che avevamo fatto a quella signora che avevi visto quella sera alla festa?
Mentre parlava si arcuava alzandosi con il bacino per simulare una scopata, io cercavo di tenerlo, ma, la dimensione e lo schifo dell’atto, mi faceva venire il vomito.
- Si, quella che avresti scopato volentieri, si quella con quel gran bel culo… Mi ha telefonato che non può pagare il debito.
Cercavo di succhiare e fare il meglio possibile, cercando di ascoltare, poi, mentre il suo sperma riempiva la mia bocca lo sentii dire;
- Sei contento? Io speravo di convincerti a dargli una dilazione di tempo
Ascoltavo con il suo sesso in bocca che non si decideva a uscire;
- Sei disposto a dargliela in cambio di una serata con lei?
- Si lo so che era nel contratto ma speravo lasciassi stare.
-Mi fece cenno di non smettere il mio pompino.
- Ok, Riferirò la tua proposta
Chiuse e rimase a guardarmi..
Lasciò che io continuassi un paio di minuti, poi, mi tirò su e mi disse;
- Hai sentito?
- Si…
- Una sera con lui e due mesi di tempo per rientrare.
- Non mi puoi chiedere questo.
- Decidi tu, ma decidi adesso, perché alle dodici e trenta, io verso le cambiali.
Ero in trappola e la colpa era solo mia.
- Cosa devo fare.
- Quello che vorrà.
Due sere dopo fui portata in una villa e fatta entrare in una sala.
Mi ero vestita come la mattina della banca, Paolo aveva detto che così ero molto “ Arrapante” l’unica differenza, era che sotto non avevo niente sotto: era la richiesta specifica del Luigi.
Tremante in mezzo alla sala appoggiata al tavolo per non cadere per terra per l’emozione vidi entrare un piccolo nano.
In altri momenti mi sarei messa a ridere, ma quando vidi i suoi occhi, sperai non fosse vero quello che si diceva sui piccoli uomini…
- Ecco la mia bella signora.
Si avvicinò e arrivato alla mia altezza salì con una mano sotto la gonna facendomi indietreggiare per la sorpresa dell’atto.
Subito fui fermata da due braccia forti, un negro possente era entrato di soppiatto da un'altra porta bloccandomi.
- Hai voglie di fare storie, ti consiglio di non farlo, è molto meglio per te!
Lo disse con una voce che mi terrorizzò;
Mi guardò squadrandomi tutta, poi, parlando al suo uomo;
- Lasciala
Subito le braccia si staccarono dal mio corpo,
- E adesso vieni qui.
Ero annichilita, mossi due passi verso di lui e mi ritrovai la sua mano che saliva sotto la gonna fino ad arrivare al mio sesso.
Le sue dita perlustrarono le mie intimità senza dolcezza;
- Bella stretta e maledettamente asciutta: c’ è parecchio da lavorare, ma sarà una delizia farlo. Vai a quella sedia e mettiti in ginocchio
Cercai una via d’uscita, ma il negro mi fece cambiare idea, vidi chiaramente che aspettava soloo un suo ordine per potermi mettere le mani addosso, così, rassegnata, andai alla sedia mettendomi carponi.
Cercai di pensare alla dolcezza di mio marito mentre il nano si posizionava dietro di me.
- Passami quella bottiglia che è sul tavolo, non vorrei rovinare la mia proprietà troppo in fretta.
Quella frase mi entrò nel cervello come una mazza su una palla da baseball.
Dopo qualche secondo che mi sembrò infinito, sentii la gonna che si alzava e qualcosa di olioso che mi veniva spalmato sulle labbra della vagina e anche dentro. Una leggera masturbazione mi stava preparando e effettivamente i risultati vennero.
Provai una piacevole sensazione ma durò ben poco;
Stringi forte la sedia, disse mentre toglieva il dito inumidatore.
Le mani si appoggiarono al sedere e subito dopo cominciai a urlare sotto gli occhi divertiri del negro bastardo.
Non mi ero mai girata per non vederlo nudo, ma quello che si stava facendo strada dentro la mia vagina, era qualcosa di mostruoso: mi sentivo spaccare e non vedevo la fine;
- Muovi il culo;
- Nonce l< faccio…la prego …mi fa troppo male…
- Ma se dobbiamo ancora cominciare.
- La prego…non ce la faccio …non sono pronta…
- Tra poco lo sarai .
E così dicendo spinse ancora più deciso facendomi fare un urlo straziante;
- Urla pure, mi eccita ancora di più scopare una bella figa stretta.
Ascoltai quelle parole senza riuscire a smettere di urlare, quello che mi stava prendendo, era veramente fuori da qualsiasi logica;
- Muovi il culo o ti faccio ancora più male|
Dietro a quella minaccia, cercai di accontentare quel bastardo di nano;
- La prego…mi sta spaccando…
- Già, me lo dicono tute le donne che scopo - disse ridendo e spingendo ancora…
Avevo le braccia tese e le mani pietrificate sulla sedia nel tentativo di assorbire le sue spinte, ma qualsiasi cosa facessi, il dolore rimaneva enorme.
- La prego…la prego…mi lasci il tempo di abituarmi a lei,
Un sorriso e la risposta terribile;
- Ti abituerai di sicuro.
Continuò a scoparmi per una decina di minuti, io avevo finito le lacrime e le gambe non le sentivo più. Per sicurezza, il negro mi aveva preso le braccia e mi teneva stretta: vedevo il suo eccitamento all’altezza del mio viso, poi, la voce di luigi “ il nano” frantumò le mie ultime speranze;
- Visto che ce l’hai davanti, accontenta anche il mio servo!
Il negro non aspettava altro, lasciò per un attimo le braccia e si abbassò i calzoni mettendo in mostra tutta la sua virilità.
Prina di quella sera, avrei detto che aveva un sesso esagerato, ma, in quel momento quello che avevo dentro di me, era sicuramente di altri mondi.
Ebbi solo un attimo per guardare, poi, fui presa di nuovo per le braccia mentre il sesso nero si faceva spazio nella mia bocca.
Le mie esperienze sessuali erano limitate a qualche pompino per fare piacere a mio marito e tutte rigidamente con il suo liquido fuori dal mio palato e adesso, in quel preciso istante subivo una doppia penetrazione con probabile ingoio.
Il mio terrore, era che non riuscissi a respirare, così, dimenticai i colpi terribili dati dal nano al mio utero per concentrarmi su quell’affare nero che entrava e usciva dalla mia bocca.
Nel momento che il nano irrorava le mie intimità venne anche il negro: al primo schizzo si preoccupò che non scappassi, così, lasciò le braccia per tenere la mia testa ben ferma e cominciò a irrorare la mia bocca come una fontana obbligandomi a ingurgitare il suo liquido vischioso e acre.
Mi sembrava di morire, mi mancava l’aria e feci in fretta a bere il tutto: intanto il nano rideva a crepapelle guardando la scena e schiaffeggiava le mie natiche;
- Che bel culo….ci sarà da divertirsi.
Io non avevo pensato minimamente a quella variante: a mio marito non avevo mai permesso niente oltre il puro sesso del missionario e non mi era mai sfiorata l’idea che qualcuno potesse pretendere quello che io non volevo dare, ma, i ragionamenti del nano, erano di tutt’altro avviso.
Aspettò che tornassi a respirare, poi, prese il posto del negro.
Per la prima volta vedevo quello che mi aveva messo dentro.
Enorme, era dire poco, mi sentivo completamente squarciata tra le gambe e adesso capivo perché.
Era indescrivibile, pensavo che fossero fotomontaggi i sessi che si vedevano di quelle dimensioni e avevo sempre detto che nessuna donna poteva fare entrare delle forme del genere tra le proprie gambe, adesso, a mie spese, dovevo rivalutare ai miei ragionamenti;
- E adesso bambola fai in modo che tutto torni alla durezza giusta se non vuoi che il mio schiavo ti rovini quel bel sedere!
Non fece in tempo a finire la frase che una scudisciata violenta provocata da un frustino, mi fece sobbalzare urlando.
Fu come se una molla partisse all’improvviso aprii la bocca al massimo e cominciai a succhiare per quanto possibile il nerbo del nano.
Feci sicuramente il miglio pompino della mia breve carriera e aspettai che anche lui si sfogasse nella mia gola, ma erano ben altre le sue intenzioni.
Quando fu all’apice del suo piacere si fermò e parlò al nero
- Torna qui davanti e tienila ben ferma.
Ero sfinita, non ebbi il tempo di reagire che si erano cambiati i ruoli.
Cominciai a capire cosa volesse quando il primo dito si introdusse dove mai nessuno aveva osato; - - No…per favore…non ci riuscirò mai…mi ucciderà…
Un secondo dito si unì al primo cercando di preparare e ammorbidire la parte rosea…
Un secondo gemito si unì alle sue spinte delicate.
- Sei proprio stretta, possibile che tuo marito non abbia mai voluto questo ben di Dio?
Avrei voluto girarmi per guardare e rispondere a quel bastardo, ma il nero mi teneva salda e ferma.
Un terzo dito si unì agli altri facendomi urlare…
.- Fermati… ti prego…pagherò i miei debiti e ti darò anche di più…
- Il più me lo prendo adesso. Cerca di rilassarti e cedi di venirmi incontro muovendoti come dico io, o credo che soffrirai parecchio.
Finì quella frase e poggiò il glande all’entrata del mio fiore segreto.
Ero paonazza per la paura, non riuscivo a dimenticare quello che avevo visto e sentito poco prima nella mia bocca;
- Ti prego…non entrerà mai…farò tutto quello che vuoi…
- Certo che farai tutto quello che voglio, ma prima ti ci devi abituare…
La fine di quella frase, fu l’inizio del mio incubo.
Mi sembrò che mille coltelli colpissero il mio sedere: un dolore terribile squarciò la mia mente e, mentre la cappella entrava in me in quel modo innaturale, svenni.
Mi risvegliai con dei sali posatomi sul naso: nulla era cambiato, non era stato un sogno;
- Ho aspettato che tornassi ben sveglia, volevo essere sicuro che partecipassi, vedrai che la prossima volta, prima di firmare certe cambiali ci pensi bene.
Non disse altro, seguirono i fatti.
Urlavo come una forsennata mentre cercava di sodomizzarmi.
Avevo conficcato le unghie nella carne del negro il quale guardava la scena estasiato.
Immaginai quello che vedeva e soprattutto sentii quello che faceva.
- Era un pezzo che non trovavo un culo così stretto… e spinse ancora.
Continuò per un’eternità o almeno a me sembrò un tempo infinito.
Alla fine non urlavo più: gemevo piano cercando di assecondare le sue ultime spinte.
Quando ebbe finito di sodomizzarmi, rimase avvinghiato a me respirando forte;
- Grande inculata…ti sei meritata una dilazione di due mesi: spero proprio che tu non abbia i soldi per pagarmi, così ci faccio un altro bel giro qui dentro…
Quel solo pensiero mi fece rabbrividire.
Mi tirò giù la gonna e mi disse che ero libera di andare.
Cercai di mettermi in piedi, ma ero distrutta, il dolore era pazzesco,: il nano mi lanciò qualcosa e mi disse di spargerlo nelle ferite intime che mi avrebbe alleviato il dolore; fu l’unico atto di clemenza che ebbe nei miei confronti;
Ti aspetto tra due mesi con i soldi o vestita come oggi per una nuova dilazione.
Non disse altro, usci dalla mia vista tronfio e soddisfatto: pensai a quante persone avevano passato le mie stesse esperienze e piansi per loro.
La sera andai a letto subito dicendo a mio marito che avevo le mestrazioni e mi sentivo poco bene.
Il giorno dopo mi presentai a scontare le cambiali da Paolo, facevo fatica a muovermi, ero tutta indolenzita, nel tentativo di sedermi feci una smorfia di dolore, Paolo mi guardò;
- Vedo che ha sempre gli stessi gusti il vecchio Luigi…
- Siete due bastardi…
- Oh no tesoro, abbiamo solo riscosso il nostro debito, anzi lui ha riscosso, io devo ancora prendere la mia parte, ma, credo che dopo che sei stata con lui, sarà molto più facile stare con me e, mentre si spogliava mi venne in mente un pensiero. come avrei fatto a rimediare i soldi in soli due mesi….?








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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Smile75 Invia un messaggio
Postato in data: 15/09/2011 23:14:49
Giudizio personale:
bellissimo brava

Autore: Mysterx Invia un messaggio
Postato in data: 08/08/2011 22:42:39
Giudizio personale:
A me i tuoi racconti piacciono sempre.


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