i racconti erotici di desiderya

Anna clara ed il vestito rubato

Autore: Signorile65
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Ho sempre pensato che Anna Clara, oggi mia convivente, non fosse un tipo particolarmente emotivo. Per questo rimasi sorpreso, quel giorno, da quel lieve ma improvviso sbalzo di umore.

Eravamo in una filiale Auchan con moltissimi negozi vari, e mi aveva chiesto di accompagnarla in una boutique con sartoria, dove doveva fare degli aggiustamenti al vestito che portava e che aveva comprato qualche settimana prima.

Io ero rimasto ad aspettarla nel salottino mentre lei andava nel camerino a cambiarsi. Era allegra come al solito, ma quando tornò invece era molto nervosa ed irritata. Mi chiedevo perché, ma lei mi disse che il titolare (era anche il sarto) che le avrebbe apportato la modifica che desiderava ma che doveva prendere le misure.

Gli disse che sarebbe tornata subito; andò così in uno stanzino, si tolse l’abito e rimanendo in mutandine e reggiseno si fece prendere le misure.

E' buffo, ma mentre la guardavo andar via, pensai al suo corpicino. Pensai che non corrispondesse con la sua personalità. Lei era la classica ragazza "tutta casa", carina, educata, simpatica. Non portava gonne troppo corte, ne trucco pesante. Non era vergine quando ci mettemmo insieme, e andavamo a letto regolarmente, quindi non voglio dire che era una bacchettona. Ma non era il tipo da atteggiamenti sessualmente provocanti, non so se mi sono spiegato.

Sotto i suoi abiti tranquilli e comuni, però, Anna Clara aveva un corpo da modella. Un seno terza ma molto sodo, dei grossi capezzoli rosa e solo una piccola stonatura: una bocca da pompinara, con labbra pronunciate. Fianchi non molto pronunciati ed una vita abbastanza regolare. E un culo proporzionato con un bel solco profondo scolpito tra le due natiche che ti facevano sognare.

Mi chiedevo a cosa fosse stato dovuto quel cambiamento di umore. Forse il sarto aveva fatto storie per quanto riguardava il vestito oppure avesse osato un po’ … Mah pensai tra me !

Così, pensando vagamente di poterle dare un supporto morale nel caso di una discussione con il sarto, mi incamminai verso il retro del negozio. Dietro una porta vidi una serie di piccoli stanzini per provare i vestiti, chiusi dalle classiche mezze porte bianche. Anna Clara doveva essere venuta qui. Entrai, un po' nervosamente, quasi in punta di piedi, con la paura che da un momento all'altro mi trovassi di fronte qualche signora mezza svestita che cominciasse a urlare.

Non sentivo la voce di Anna Clara. Il corridoio continuava a sinistra, poi girava a destra. Magari più avanti c'era il laboratorio del sarto. L'avrei trovata lì ? Girai l'angolo e trovai effettivamente il laboratorio del sarto.

C'erano diversi tavoli con pezzi e frammenti di stoffa, spilli e forbici da tutte le parti. Un disordine pazzesco. Secondo me era un settore dove tenevano magazzino !

Non sembrava ci fosse nessuno. Cominciai a guardarmi meglio intorno quando all'improvviso sentii un suono come un respiro affannato, e poi un basso mormorio, di qualcuno che parlava sottovoce. Una voce maschile, profonda, che chiedeva insistentemente qualcosa.

Allora udii perfettamente chiara la voce di Anna Clara. Diceva "D'accordo, ma facciamo in fretta" in un tono perfettamente normale, senza sussurrare. La voce veniva dalla mia destra, dietro un enorme tavolo su cui c'era una tale quantità di rotoli di stoffe accatastati che non si riusciva a vedere dietro ed un tendone posto a fianco dell’enorme bancone. Provai a sporgermi leggermente dietro dai bordi della tenda e rimasi di sasso. Per un momento non riuscii nemmeno a capire quello che stavo vedendo.

C'era un uomo, sui cinquantacinque - sassnta, capelli brizzolati e una camicia azzurra. Deve essere il sarto, pensai. Non portava pantaloni ma si vedeva che doveva avere un cazzo asinino. Era in piedi, con le gambe leggermente divaricate. Graziosamente inginocchiata davanti a lui, ormai in mutandine e reggiseno, c'era Anna Clara. I suoi capelli corvini ondeggiavano insieme alla testa mentre lei andava avanti e dietro con la bocca aperta sul quel palo enorme dell'uomo.

All'improvviso Anna Clara si alzò. Mentre si girava verso di me io mi accucciai in fretta dietro il tavolo, con il cuore in gola. Si portò la mano alla bocca e asciugò una traccia di saliva dal mento. Aveva un po' di rossetto quel giorno, ma ora non l’aveva più.

Si girò dalla parte opposta, infilò le mani sotto lo slippino e lo fece scivolare giù fino alle caviglie. Quindi se lo tolse, appoggiandolo ordinatamente su un grosso bancone di legno. Si girò di nuovo, mise in bella mostra i fianchi scoprendo completamente il suo bellissimo buchetto, e si chinò sul bancone. Quindi portò indietro le sue manine sottili e delicatamente divaricò le chiappe. Si vedevano benissimo i contorni anche della fighetta sbarbata ma rosea e molto bella.

Il vecchio, nel frattempo, stava muovendo la mano su e giù sul suo nodoso cazzo, spalmandoci sopra qualche sostanza oleosa. Notai appena si tolse le mutande che aveva un uccello spaventosamente grosso e mentre se lo strofinava diventava sempre più duro. Si mise alle spalle di Anna Clara e le appoggiò una mano sulla schiena. Potevo vedere tutto perfettamente. Guidò il palo verso il culetto di Anna Clara e piazzò la cappella tra le chiappe di lei, spingendo direttamente sullo sfintere. Quindi lentamente, ma senza alcuna esitazione, il vecchio spinse tutto il suo cazzo duro dentro il buco del culo della mia ragazza. Aveva le lacrime agli occhi, ma non fece nulla per urlare, la vidi solo stringersi e mordersi le labbra era anche dannatamente forte e determinata.

Il maiale grugnì quando la penetrò ed emise un grosso sospiro quando fu tutto dentro, con la sua pancia pelosa appoggiata alle chiappe candide di lei. Cominciò a spingere dentro e fuori, avanti e dietro nel sedere di Anna Clara. Mise le mani sui fianchi di lei per meglio tenersi in equilibrio e cominciò ad accelerare, fottendola sempre più velocemente e massacrandole quel culetto fantastico.

Il cazzo di lui diventava sempre più duro al crescere dell'eccitazione, e non potevo fare a meno di immaginare che il culo di Anna Clara si faceva sempre più profondo. Anna Clara cominciò a mugolare piano, a tempo con i movimenti di lui per attenuare i colpi del vecchio porco. Dalla sua bocca usciva solo un ritmico sospiro.

All'improvviso la presa dell'uomo sui fianchi di lei si fece più violenta e cominciò a fotterla furiosamente. Diede colpi più forti e lunghi e un paio di volte riuscii perfino a intravedere la cappella che usciva completamente fuori dall'ano prima di immergersi nuovamente. Cominciò a muggire e a grugnire rumorosamente, evidentemente stava per venire.

Io cominciai ad agitarmi in preda a non so quale emozione, mentre immaginavo gli schizzi di sperma denso che si spargevano nel culo di Anna Clara e pensavo a quello che lei avrebbe provato a sentire quel cazzo pulsare e gonfiarsi nel suo stretto culo. Una morsa di gelosia mi prese ….. volevo andare da quel bastardo e massacrarlo di botte ma l’eccitazione maledetta mi teneva ben fermo nel mio nascondiglio.

Poi lui gridò "Aaaah!" e smise di pompare, sposto le mani dai fianchi alle cosce di lei e la tirò violentemente a se cercando di infilare il cazzo più a fondo possibile nel culo della mia ragazza.

Poi, qualche secondo dopo, ansimando si staccò da lei. Mentre indietreggiava gli vidi il cazzo che scivolava moscio dal culo di Anna Clara. Un flotto ancora di sborra misto a residui di merda dondolò dalla punta del cazzo andandosi a versare sulla chiappa di Anna Clara.

Era difficile sapere cosa fare in quel momento. La mia mente era confusa. I pensieri si rincorrevano. I ricordi andavano al casto bacio che Anna Clara mi diede al nostro primo appuntamento, alla timidezza con cui aveva reagito la prima volta che mi aveva fatto un pompino. Tutto questo in stridente contrasto con la crudezza di quello che avevo appena visto, Anna Clara che si apriva il culo con le sue mani per permettere ad un perfetto estraneo di fotterla come una puttana da strada e con la massima comodità.

Mi portai indietro e fui subito nel corridoio. Sentii voci e rumori e capii che restando lì sarei certo stato sorpreso. Avevo bisogno di tempo per pensare, così me ne tornai indietro, rapidamente ed in maniera silenziosa attraverso il corridoio dei camerini di prova. Quando tornai in sala d’attesa, provai una sensazione di irrealtà. Da dentro vedevo donne che camminavano avanti indietro con le borse della spesa e tutto mi parse un sogno. L'atmosfera asettica del centro commerciale contrastava in maniera stridente con quello che era appena successo: la mia donna era stata inculata alla grande da un cazzuto vecchio bastardo.

Cosa avrei detto ad Anna Clara? Erano passati circa 60 minuti da quando mi aveva lasciato e sicuramente sarebbe tornata presto; del resto il bastardo l’aveva già inculata e sborrata dentro. In effetti arrivò proprio in quel momento. Sembrava perfettamente normale, mentre camminava verso di me sorridendo gentilmente come al solito ma solo molto contrariata. Il vestito che portava era in ordine e il rossetto era stato rimesso a posto. Ma mi accorsi che i capelli erano leggermente scarmigliati. E, ovviamente, pensai a quello sperma misto di merda che avevo visto cadere su una chiappa. Sapeva che era lì o si era pulita prima di rimettersi lo slippino ?

Lasciammo il negozio. Mi disse che il sarto le avrebbe ritoccato il vestito e che sarebbe tornata a prenderlo entro tre giorni.

Ci dirigemmo verso il corridoio centrale del centro commerciale, dove c'era il negozio di dischi che era la nostra meta originaria. Passammo davanti ad un gruppetto di ragazzi, intenti a scherzare con i loro telefonini, ed uno di essi fissò Anna Clara con grande ammirazione. Mi sentii orgoglioso come sempre al pensiero di avere una così bella ragazza al mio fianco. Potevo vederla dal riflesso sul vetro: aveva un aspetto meraviglioso. Capelli corvini, bel sorriso, gambe ben fatte e un bel seno. Ma all'improvviso pensai: questa donna che cammina accanto a me, con la mano nella mano, in questo preciso istante ha il culo pieno della sborra di un altro.

Quest'idea mi faceva sbarellare, dovevo sedermi. Chiesi a Anna Clara se le andava di mangiare qualcosa, lei disse di si, ed entrammo in un fast food. La cameriera ci portò i menu e mentre io guardavo il mio Anna Clara disse che andava un attimo al bagno a "rinfrescarsi un pochino !"

Qualche anno prima avevo avuto una ragazza con cui ho provato il sesso anale due o tre volte, e avevo scoperto che quando una ragazza viene inculata gli fa un po' l'effetto di un clistere; spesso subito dopo sente lo stimolo di andare al bagno per cagare, e in questo modo si libera dallo sperma nel retto.

In un primo momento non ripensai a questo fatto mentre me ne stavo li a studiarmi le fotografie dei sandwich di pollo e degli hamburger. Poi mi venne in mente tutto in una volta e così capii perfettamente cosa era andata a fare Anna Clara al cesso.

Il fatto era successo quando eravamo fidanzati, circa tre anni prima.

Una sera, dopo la visita di una coppia amica con la quale si era scherzato tutta la sera, seppi che questo nostro amico era stato assunto in una rinomata boutique. Per giunta quella sera Anna Clara portava quel vestito maledetto.

Subito mi affiorò in mente la storia di Anna Clara di tre anni addietro. Adesso la complicità tra me e Anna Clara era davvero tanta; a letto le nostre fantasie esplodevano. Così dopo quelle ore passate con la nostra coppia di amici con la quale volevamo sondare le loro disponibilità per un eventuale scambio, tra discorsi mirati, barzellette spinte e la visione di un filmino stuzzicante mi assalì quel ricordo.

Van via i nostri amici ed andiamo a letto. Mentre osservando il culetto di Anna Clara che si svestiva di quell’abito le chiesi: “Ti piacerebbe essere chiavata nel culo da un altro uomo ? Tu con me non l’hai mai fatto ma volevo sapere se ti piacerebbe essere inculata da uno sconosciuto magari con un grosso cazzo !”

“….. Cosaaaaa? Sei stupido - mi rispose – sai che non mi piace toccare quel tasto ! Comunque si potrebbe fare qualcosa se il tipo fosse di mio gradimento …. Mah sai,ho fatto una vita di merda per quasi tre anni quando andavo a lavorare fuori città. Prendevo il pullman tutti i giorni andata e ritorno e sul quel pullman ci passavo giornalmente almeno due ore. Non vi era un vecchio porco che non conoscesse a fondo le mie natiche; tutti che facevano a gara per potersi appoggiare al mio culo bene e farmi sentire i loro cazzi. E’ vero, allora mi piaceva e mi faceva godere sentire tutte quelle nerchie che mi pulsavano sul culo e facevo sempre di tutto per agevolare tutti coloro che avevano difficoltà a poggiarmelo bene. Come sai, spesso qualche porco mi ha anche sborrato sulla gonna, addirittura mi ricordo di un vecchio che mi è venuto sulla mano …. Phuaaa ! Lasciamo perdere !”

Non appena si stende mi guarda e mi dice “Ma ti piacerebbe davvero farmi fottere nel culo da uno sconosciuto magari con un cazzo doppio del tuo ? – Ma dai adesso dormi … ciao buonanotte !”

“Scusami, Anna Clara ma sono un po’ in tiro stasera; Michela quando tu eri in cucina e Flavio armeggiava con il cd, mi ha toccato ripetutamente il cazzo …. Non so ma mi sembrava decisa a farsi fottere … non so !”

“Ok, dai anch’io sono un po’ su di giri ma per quel vino che han portato loro !”

Appena a letto comincia a toccarmi ed ha voglia di menarmelo e vedo che allarga le gambe per farsi chiavare (sicuramente quel cazzo del vecchio non le abbandonava la mente;) malgrado quello che aveva vissuto nel pomeriggio !

Iniziamo come al solito ad aprirci alle nostre fantasie (ma lei è ancora irritata ma ne approfitto per sapere) e subito le chiedo di quella storia di tre anni prima in boutique quando doveva farsi aggiustare una gonna di pelle. Per un attimo rimane totalmente immobile ma subito dopo mi dice che fu un accaduto davvero eccezionale.

“Dai raccontami – le dissi – non me ne hai mai voluto parlare ed è una delle poche cose che non so di te. Mi fece uscire dalla sua figa e mi disse di mettermi al suo fianco, si accese una sigaretta ed iniziò a raccontarmi. “

Un giorno, io e te non eravamo ancora ufficialmente insieme; io entrai in quella boutique perché avevo visto che era sempre poco frequentata. La gonna di pelle, oggetto della mia entrata in quel negozio, dovevo farla allungare un paio di centimetri, così chiesi per la riparazione.

L’abito che indossavo stasera era in quel negozio. Più volte ero passata e volevo averlo a tutti i costi; il prezzo allora non era per le mie possibilità così prima di uscire, dopo aver discusso della gonna e quindi avevo fornito tutti i miei dati, in un momento sfilai quell’abito dalla silhouette e non vedendo nessuno lo presi al volo e cercai di uscire. Purtroppo quando lo sfilai l’antifurto del negozio chiuse la porta ed il proprietario mi beccò. Mi portò sul retro, aveva tutti i miei dati, e mi disse che sarebbe andato in polizia a denunciare il fatto. Lo pregai di non farlo ero disposta a tutto per evitare lo scandalo. Ci pensò su e mi disse che se fossi andata un po’ di volte, non mi avrebbe denunciata. Ero davvero abbastanza inesperta per capire cosa poteva succedermi. Pensavo magari mi farà fare lavori di pulizia o lavori al computer o forse vorrà uscire a cena con me …. Bohhhh” Non era più qualcosa di preoccupante per me, pensai: “ma sì … me la caverò !”

Il giorno dopo ricevo la sua telefonata e mi dice che ha una soluzione per risolvere la cosa ed evitare la denuncia.

Contenta mi presento prima della chiusura e lo vedo trafficare agli scaffali. Saluto e mi dice di seguirlo nell’atelier. Quel posto era un casino … tagli di stoffa e rotoli ovunque.

Mi fece accomodare, si accese una sigaretta e mi disse in maniera molto pacata:

“Io lavoro quasi quindici ore al giorno in questo buco, sono separato da oltre quattro anni e non vedo una donna da almeno tre. Non voglio che tu pensi che vorrei approfittarne ma almeno mi piacerebbe passare qualche ora spensierata con te. Se me lo prometti, io ti prometto che non ti denuncerò.”

“Un po’ stupita gli chiesi cosa intendesse e per tutta risposta aprì la patta e tirò fuori qualcosa di sbalorditivo: era un cazzo enorme … almeno venticinque centimetri e grosso il doppio del tuo.” Mi chiese se me la sentivo di menarglielo perché da mesi che non aveva orgasmi. Lo guardai ripetutamente ma mi spaventava solo a tenerlo in mano… non riuscivo; così mi disse di provare a prenderlo in bocca. Fu il posto dove ho potuto tenerlo ma in pochi minuti ingoiavo un fiume di sborra. Volevo sputare tutta quella roba ma lui mi tenne delicatamente la testa incollata al suo cazzo e bevvi tutto ! Il sapore, forse perché era la prima volta, mi sembrò un nettare. Non ne persi una goccia. Appena lo tirò fuori dalla mia bocca mi chiese se gradivo un bicchierino di marsala. Gli risposi che non bevevo ma lui insistette dicendomi di berlo così avrei meglio digerito lo sperma. Ancora con il cazzo in tiro sembrava un guerriero greco. Quel sapore e la forte eccitazione per quel cazzo enorme mi abbagliarono. Dopo qualche sorso ero senza controllo. Mi fece alzare mi prese ai fianchi e mi sedette sul bancone; mi sfilò con delicatezza le mutandine e vide che erano bagnate marce. Le annusò a lungo e poi leccò tutto il mio umore. Non sazio si chinò alla mia figa e cominciò a succhiare tutto quello che c’era dentro.

Ero frastornata, non capivo nulla sentivo solo che cercava di intrufolarsi nella mia figa perché continuava a sputare sul suo cazzo e sulle dita che regolarmente mi passava sulle grandi labbra. Gli chiesi tra un momento di lucidità e l’altro di non farlo perché ero ancora vergine, ma queste mie parole lo scatenarono. Un attimo ed avevo quel palo dentro… mi sentii svenire fu un dolore pazzesco ma al suo ritmo nel fottermi il dolore si attenuò e cominciai ad avere orgasmi a raffica. Dopo il terzo od il quarto orgasmo lui aumentò il ritmo e mentre sentivo ancora che stavo per godere, lo vidi tirarsi indietro.

La mia pancia le cosce, per terra era un lago di sborra. Anche se per un momento l’ho odiato, quel cazzo mi aveva portato nell’Eden. Non gli feci capire che ero soddisfatta di quella chiavata e che mi aveva tolto l’incombenza di essere sverginata di chissà chi, così mostrai un muso durissimo e mi feci vedere molto risentita.

Prima di congedarmi però mi fece firmare un foglietto dove per annullare la denuncia, più avanti, voleva rompermi il culo. Ebbi un ripensamento ma dopo quello che era stato feci finta, a malincuore, di accettare. Per l’incontro stabilimmo un mese dopo. Era il 15 di aprile quando noi ci siamo conosciuti; io avevo perso la mia verginità il 3 di aprile quindi stavo con te da due settimane ma dovevo pagare il mio debito e così presi il vestito e ne approfittai per farmelo riaggiustare. Quando ci siamo recati insieme in boutique sono andata ….. verso l’atelier …” “Basta Anna Clara … per favore non voglio che tu riviva quei momenti immaginando quello che hai passato !”

“Con il cazzo in tiro per l’intero racconto di Anna Clara …. La feci girare di spalle e me la inculai con molta foga ed una portentosa eccitazione.”

La nostra vita prosegue felicemente ed oggi abbiamo due bimbi meravigliosi: il bambino assomiglia molto al vecchio porco ma la bimba è tutta la sua mamma !



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