Il silenzio che avvolgeva il nostro villino isolato era diventato, col tempo, un peso insostenibile per un uomo. Da quando ero tornato dall'ospedale dopo l'intervento alla prostata, la nostra camera da letto si era trasformata in un obitorio. I medici la chiamavano "disfunzione temporanea", ma la verità era cruda: il mio cazzo era morto, non mi restava più duro manco a pagarlo. Elena ha 43 anni, una cavalla da monta con una sensualità vitale che non si poteva spegnere con un colpo di spugna. La sua frustrazione era diventata una fame arretrata, una voglia di scopare bestiale che le si leggeva negli occhi. Io mi sentivo una nullità, un guscio vuoto, eccitato da morire nel vederla vogliosa ma umiliato dalla mia impotenza.
Poi, è arrivato Samuel. Era l'operaio mandato dalla ditta per ristrutturare il patio e il giardino: un pezzo di nero immenso, alto, con due spalle da armadio e un corpo muscoloso che sembrava sprizzare testosterone da ogni poro. Un pomeriggio di luglio, mentre lo osservavo lavorare sotto il sole con la pelle scura, lucida e grondante di sudore, ho notato lo sguardo di Elena inchiodato sui suoi bicipiti e su quel rigonfiamento pazzesco nei pantaloni da lavoro. Invece di provare rabbia, ho sentito una scarica elettrica perversa scorrermi lungo la schiena: l'idea di quel gigante sopra mia moglie mi faceva impazzire, già il mio pisello dava segni di vita.
Il giorno dopo, Elena ha deciso di rompere gli indugi, trasformandosi in una cagna vogliosa. È uscita in giardino indossando una gonna di lino bianca cortissima e un perizoma che era letteralmente un filo interdentale, lasciando le chiappe nude alla mercé del sole. Sapeva che io ero dietro la tenda a spiarla. Si è data un'occhiata intorno e, proprio davanti a Samuel, si è chinata a novanta gradi con le gambe tese, tirando su la gonna fin sulla schiena per raccogliere un attrezzo. Gli ha sbattuto il culo nudo in faccia. Samuel è rimasto pietrificato, ha tirato un respiro profondo e il suo cazzo è diventato un palo di ferro che tirava i pantaloni da lavoro in un modo mostruoso. Elena si è rialzata con una lentezza studiata, godendo nel vedere quel Toro nero completamente infoiato per lei.
La sera stessa, al buio, Elena è venuta a confessarsi, ancora eccitata come una troia in calore. Mi ha detto che vedere quel gran pacco enorme dal maschio di colore l'aveva bagnata all'istante, che le era colata la bava dalle mutandine e che voleva farsi spaccare da lui se io fossi stato d'accordo. Il viso le bruciava dal rossore e dalla libidine. Sentendo la mia voce risponderle che ero dalla sua parte, che la volevo libera di fare la porca con chi voleva e di farsi fottere da lui, mi ha saltato addosso dandomi un bacio viscido e focoso, sussurrando un "grazie" che trasudava sesso da tutti i pori.
Il mattino seguente sono uscito presto per il lavoro, lasciandola sola a casa con la sua preda. Al mio ritorno la sera, l'aria profumava di sesso. Elena mi aspettava in cucina, seduta sulla penisola con un calice di vino, completamente nuda sotto una vestaglia di seta aperta. Aveva lo sguardo lascivo e le guance infuocate. Con la voce roca e ansante, mi ha vomitato addosso tutti i dettagli più sporchi: "Appena sei partito, sono andata in giardino e l'ho tirato dentro casa con la scusa del caffè e dell'acqua, io ancora in vestaglia e senza intimo . Dopo esserci seduti a prendere il caffè ci siamo seduti ,io di fronte, e aprivo e chiudevo le cosce e gli ho detto dritto in faccia che sapevo quanto gli fosse diventato duro il cazzo il giorno prima a guardare il mio culo. Samuel non ci ha visto più. Mi ha afferrata per i capelli, mi ha strappato la vestaglia di dosso e mi ha infilato la lingua in bocca, dandomi un bacio violento che sapeva di maschio e di sudore. Mi ha sollevata di peso e mi ha portata in camera nostra, sbattendomi sul letto."
Elena ha prescritto un sorso di vino, ansimando al ricordo: "Eravamo nudi. Quando ho visto l'attrezzo di quel nero... dio mio, era una bestia di venticinque centimetri, nero come la notte, venato e già bagnato di liquido seminale. Non ha usato nessun preservativo, voleva marchiarmi la carne e la vagina. Mi ha allargato le gambe e mi è franato addosso, entrandomi dentro la figa con una botta secca che mi ha fatto gridare. Mi sfondava con una ferocia e un ritmo bestiale, dandomi delle zampate che facevano sbattere il letto contro il muro. Ero completamente impazzita, gli urlavo 'scopami, fammi tua, riempimi'! E alla fine, con un ruggito da animale, mi ha tenuta schiacciata contro il materasso e mi ha sborrato dentro con dei fiotti bollenti che mi hanno riempito la fica fino all'orlo."
Il racconto si faceva sempre più porco, e i suoi occhi brillavano di pura perversione: "Ma non gli è bastato. Quel toro nero voleva prendersi tutto. Mi ha girata a pecora, mi ha afferrato le chiappe con le sue manone ruvide e ha puntato dritto al culo. Quel buco che a te non avevo mai dato, quel tabù. Ci ha sputato sopra e me lo ha spinto dentro tutto d'un colpo. Ho cacciato un urlo disperato, mi sembrava di spaccarmi in due, ma un secondo dopo ho provato il godimento più violento e schifoso della mia vita. Mi ha violentata analmente per mezz'ora, dandomi delle sberle sulle chiappe che sono diventate viola, finché non è venuto di nuovo, sborrandomi anche dentro il culo una quantità industriale di seme caldo."
Ero sconvolto, eccitato da star male nel mio corpo impotente. L'ho spinta sul divano senza dire una parola e le ho aperto del tutto le gambe. Volevo vedere lo scempio. La sua intimità era uno spettacolo osceno e libidinoso: la fica e l'ano erano gonfi, spalancati, arrossati e tumefatti dalla violenza di quel mostro. Dalla fica allargata colava una bava densa, un fiume di sborra del nero che colava pigramente sulle cosce. Ho infilato l'indice dentro la sua figa dilatata, affondando in quel laghetto viscido e caldo di seme straniero, e poi ho spinto il dito dentro il suo culo sfondato, sentendo la stessa melma bollente lasciata da Samuel. Quando ho tirato fuori la mano, interamente lorda del liquido del nero, Elena ha iniziato ad ansimare, guardando le mie dita sporche del sesso di un altro.
Mi ha fissato negli occhi, con la bava alle labbra, dicendomi l'ultima, definitiva porcata: "Samuel mi ha aperta in due, mi ha trasformata nella sua cagna. Adesso voglio quel negro come mio compagno di letto ufficiale. Voglio che venga qui a scoparmi ogni volta che gli tira il cazzo, sul nostro letto, e tu sarai lì, a guardarmi mentre quel gigante mi violenta e mi riempie di sborra. Devi essere il mio cuckold, il mio complice".
Il mattino dopo, con la mente ancora stravolta dalle immagini della notte e con le dita che sembravano conservare l'odore di quel sesso selvaggio, sono corso in farmacia. Ero terrorizzato e al tempo stesso eccitato dall'idea che il seme bollente e puro di Samuel potesse aver messo incinta mia moglie. Le ho comprato subito la pillola del giorno dopo, pregando che quel carico immenso non l'avesse già ingravidata, ma insieme alla contraccezione d'emergenza ho preso anche le scatole della pillola anticoncezionale classica. Volevo per lei una protezione continua, totale, che le permettesse di farsi riempire da quel gigante nero ogni volta che volevano, giorno dopo giorno, senza il rischio di un figlio ma lasciandogli la totale libertà di sborrarle dentro liberamente a ogni singola monta.
Quando sono tornato a casa e le ho consegnato i farmaci, Elena mi ha guardato con un sorriso complice e depravato. Ha buttato giù la pillola d'emergenza davanti a me e ha sistemato il blister per i giorni successivi sul comodino, sancendo che la transizione era completa. Ho guardato il volto soddisfatto di mia moglie :il nuovo ordine domestico era iniziato, e io ero ufficialmente il guardiano della sua sottomissione al nero ... continua
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