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La Punizione di Valentina

Valentina era una delle preferite di mio padre, il professor Massimo. Alta, mora, con un bel culo sodo e un atteggiamento da principessina. In classe lui la guardava sempre con quel mezzo sorriso, le faceva i complimenti davanti a tutti, lei scriveva bigliettini carini sul compito dicendo che era “un uomo bambino” con lei, che era speciale. Le aveva dato voti altissimi, ovviamente. Lei era una gran fan del gruppo Maroon 5 di cui gli piaceva il cantante.

Io, Luigina, sua figlia, bollivo di gelosia ogni volta.

Un giorno, dopo l’ultima ora, la vidi andare verso il bagno in fondo al corridoio. La seguii in silenzio. Quando entrai, chiusi la porta a chiave con un click secco.

Valentina si stava lavando le mani. Mi vide dallo specchio e sorrise, ancora convinta di essere la cocca del professore.

«Luigina! Che ci fai qui?»

Non risposi. Mi avvicinai da dietro, le afferrai i capelli con forza e le spinsi la faccia verso lo specchio.

«Zitta, troia.»

Le alzai la gonna corta fino alla vita e le abbassai le mutandine con uno strattone. Il suo culo era liscio, tondo, perfetto. Le infilai due dita nel buchetto senza preavviso, spingendo forte e senza pietà.

«Ahhh! Luigina che cazzo fai?!» gemette lei.

«Ti punisco per esserti fatta aiutare da mio padre, puttana.»

Le muovevo le dita dentro con rabbia, aprendole il culo, sentendo quanto era stretta. Lei si aggrappava al lavandino, le gambe tremanti.

«Ti piaceva farti guardare da lui, eh? Ti piaceva scrivere quelle letterine da “uomo bambino”? Adesso ti apro io.»

Aggiunsi un terzo dito, spingendo più a fondo, mentre lei mugolava di dolore e umiliazione. Con l’altra mano le schiaffeggiai il culo forte, lasciando il segno rosso.

«Apri le gambe, troia.»

Presi dalla borsa il mio plug nero più grosso, quello da 4,5 cm. Lo sputai sopra per lubrificarlo un po’ e glielo appoggiai sul buchetto già dilatato dalle mie dita.

«No… ti prego… è troppo grosso…»

«Ingoialo, Valentina. Come ingoiavi i complimenti di mio padre.»

Lo spinsi dentro lentamente ma senza fermarmi. Lei urlò piano, il culo che si apriva a forza intorno al plug. Lo girai, lo spinsi più a fondo finché non entrò tutto, lasciando solo la base fuori.

«Adesso cammina con questo dentro per tutto il pomeriggio. Ogni volta che fai un passo, ricordati che sei la mia troia.»

La feci girare, la spinsi contro il muro e le infilai di nuovo due dita nel culo, accanto al plug, allargandola ancora di più mentre lei piangeva e mugolava.

«Se vuoi ancora i voti alti da mio padre… prima vieni da me. Altrimenti ti scopo il culo con cose molto più grosse di questo plug.»

Le diedi un ultimo schiaffo forte sul culo, poi tolsi le dita e la lasciai lì, piegata sul lavandino, con il grosso plug nero piantato dentro e le mutandine abbassate alle caviglie.

«E non dire una parola a nessuno. O racconterò a tutti che tipo di troia sei.»

Uscii dal bagno con il sorriso dolce da brava ragazza, mentre dietro di me Valentina cercava di riprendersi, il culo dilatato e pieno, le gambe tremanti.

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