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La Figlia del Professore

Mio padre, il professor Massimo, era il più rispettato (e temuto) insegnante di matematica delle superiori. Alto, voce profonda, sguardo severo… e un debole evidente per le ragazze carine. Serena e Alessandra erano le sue preferite. Sempre vestite con gonne corte, camicette un po’ aperte, sorrisetti innocenti. E lui le aiutava sempre agli esami tramite email morbose e probalmente sms sul cellulare quando io dormivo. Io, sua figlia Luigina, lo sapevo fin troppo bene. E bruciavo di gelosia.

Quel pomeriggio, dopo l’esame orale, le vidi uscire dal suo studio con il sorriso stampato in faccia e i voti alti. Papà le aveva “aiutate” di nuovo. Io ero fuori, con la gonna plissettata grigia, le calze bianche alte e il cuore che batteva di rabbia.

Le seguii fino al bagno in fondo al corridoio, quello poco usato.

Chiusi la porta a chiave dietro di me con un click secco.

«Luigina… che vuoi?» chiese Serena, sorpresa.

Non risposi con le parole. Mi avvicinai con calma, da brava ragazza. Poi spinsi Serena contro il muro con forza, le alzai la gonna fino alla vita e le abbassai le mutandine con uno strattone.

«Hai fatto la troietta con mio padre per il voto, eh?»

Le infilai due dita nel culo senza lubrificante, spingendo forte. Serena gemette forte, sorpresa e dolorante.

«Ahhh! Luigina… fermati!»

«Zitta, puttana.» le ringhiai all’orecchio mentre le muovevo le dita dentro, aprendole il buchetto stretto. «Questo è per esserti fatta aiutare da papà.»

Alessandra cercò di scappare, ma la bloccai per i capelli, la piegai sul lavandino e feci lo stesso con lei: due dita nel culo, spingendo e ruotando, mentre lei mugolava di dolore e umiliazione.

«Anche tu, troia? Vi siete fatte inculare metaforicamente da mio padre per i voti alti?»

Le tenevo tutte e due piegate, una accanto all’altra, con le mie dita che entravano e uscivano dai loro buchetti. Le guardavo le facce rosse e imbarazzate nello specchio.

Poi tirai fuori dalla borsa il mio plug nero medio-grosso.

«Adesso vi punisco come meritate.»

Prima lo spinsi dentro a Serena, lentamente ma senza pietà, guardandola mentre il suo buchetto si dilatava intorno al plug. Lei gemette forte, mordendosi il labbro.

«Spingi fuori con il culo, troia.»

Poi fu il turno di Alessandra. Le infilai il plug con decisione, facendola ansimare e tremare mentre il suo culo veniva forzato ad aprirsi.

«Teneteli dentro. Camminate così per il resto della giornata. Ogni volta che vi muovete, ricordatevi che siete le mie troie adesso.»

Le feci restare lì per dieci minuti, con i plug piantati nel culo, mentre le umiliavo.

«Se volete ancora l’aiutino da papà… prima venite da me. Altrimenti vi scopo io il culo con cose molto più grosse.»

Le lasciai lì, piegate, con il culo dilatato e pieno, mentre uscivo dal bagno con il sorriso dolce da brava ragazza.

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