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Ventenne puteolana ingravidata su commissione coniuge sterile ipotente

Autore: Torreann
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Racconti Erotici > trio > sposina puteolana

TRIO

Sposina Puteolana

di verocuck

26.07.2016 | 13.653 | 5

"Alla seconda domenica che passo a Pozzuoli ho la gradita sorpresa di essere invitato a pranzo dai vicini..."

Questo episodio riguarda l’incontro con Ninetta, diminutivo di Filomena, una giovane avvenente sposina puteolana. L’ingravidai con il consenso del coniuge, impotente e sterile.

M’ero sposato da pochi mesi che per lavoro dovetti staccarmi dalla sensuale, avvenente e bella giovane moglie, dalle incantevoli carni bianche, dalle sode cosce e dalle grosse mammelle, già gravida. Fui inviato a Pozzuoli vicino Napoli, a inizio estate. Presi alloggio al primo ed ultimo piano di un casetta che l’adiacente appartamento era occupato da una coppia di novelli sposini ventenni, ancora senza prole. Lui, impiegato, usciva all’alba e rientrava ad ora di cena. Lei casalinga ma in cerca di lavoro. L’elasticità d’orario del mio lavoro mi permise di stringere da subito amicizia con lei. A prima vista fui preso dal desiderio di possedermela. La sposina, era un gran pezzo di gnocca, bella, anzi bellissima, magra il giusto, occhi verdi, bionda, un sedere da mordere, sotto una camicetta bianca semitrasparente, aveva un seno prorompente, tutto da leccare, e si intravvedevano capezzoli poco pronunciati su una estesa rosetta. Una vera naturale afrodite, un corpo da modella per sfilate d’alto bordo. Decisamente il mio tipo!.

Indossava spesso fuseaux neri che le slanciava lo statuario corpo e magnificava gli stretti fianchi e l’ampio bacino. Il suo coniuge, invece, era un ragazzo basso, fisico flaccido, addome pronunciato, un uomo sovrappeso, capelli e barba castani, dall’aspetto non proprio del tipico "bello e dannato" che fa colpo. ma .evanescente e insignificante. Lei ci sfigurava accanto a quel maschio. Non mi ci volle molto per appurare che la donnina era insoddisfatta del coniuge. Capii da subito che mi si prospettavano intriganti, inaspettate, amicali ed allettanti scopate a breve con la sposina. Mi balzò in mente l’idea di abbindolare lo sposo e fottergli la freschissima e inesperta moglie alle gioie del sesso. A fine settimana rientravo in sede, da mia moglie. Evento che mi impediva di coltivare assiduamente l’amicizia con i vicini ed insidiare la bona vicina e godermi, quindi, le sue certe stupende prestazioni sessuali. Decido di stare a Pozzuoli il più a lungo possibile, diluendo i rientri in sede di fine settimana. Alla seconda domenica che passo a Pozzuoli ho la gradita sorpresa di essere invitato a pranzo dai vicini. Scambiate le frasi di rito. Si entra nel vivo della nostra esistenza. Rompo subito il ghiaccio e confido di essere un esperto play boy. Ho molta esperienza nel soddisfare le voglie femminili perché non ho mai trovato resistenza nel conteggiare femmine singole e/o di coppia. Ne lui e ne lei si scandalizzano. Con mia meraviglia mi invitano a raccontare le avventure galanti vissute e di maggior gradimento. Riassumo la mia vita sessuale dalla pubertà al matrimonio, come descritta negli episodi 1° e 2° già pubblicati. La incuriosita sposina chiede che entri nei dettagli dei rapporti erotico avvenuti ed il coniuge l’asseconda. La sposa ed il coniuge non credono che esistono peni fuori misura e che io sia un tale esemplare. Un cazzo lungo 25cm e grosso 20 a loro parere non esisteva, e se fosse esistito era naturale che fosse molto ricercato. Loro erano originari di un paesino dell’interno. Fidanzatini fin dall’infanzia e giunti alle nozze con lei illibata. Lei insofferente del tran, tran paesano chiese ad un conoscente, maturo industriale napoletano che villeggiava da anni dalle sue parti, di trovare un impiego al coniuge a Napoli, lasciando intendere che lei sarebbe stata compiacente con lui per la cortesia ricevuta. M’ero di già reso conto di quale compiacenza lei aveva promessa una volta accontentata. L’uomo che a volte vedevo loro ospite era il maturo industriale, che faceva visita alla sposina e s’intratteneva con lei per delle ore quasi sempre in assenza dello sposo. Era palese che lei ripagava in natura il favore ricevuto. Superato l’ iniziale diffidenza e creato il giusto feeling entrai nelle cose intime di lei. Quando eravamo soli, e sia lei che io lo ricercavamo, fui reso partecipe dei suoi tentativi, senza buon esito, di restare gravida, sia ad opera del consorte che del maturo industriale. Presi l’abitudine di sorseggiare il caffè a casa di lei dopo la partenza di lui. Poi, passai a vie di fatto. Un giorno con gesto istintivo e veloce ma apparente innocente le strisciai il mio duro malloppo sulle sue natiche. La sposina non si mostrò infastidita, insofferente, anzi, m’apparve interessata e compiaciuta del mio gesto.

Non pranzavo più in ufficio ma cenavo a casa dei vicini frequentemente. Lo sposo cominciò a rincasare sempre più tardi. Ormai ero certo che l’uomo ci stava. Mi metteva a mio agio nel corteggiare la sua mogliettina, perché lui non era in grado di soddisfare le normali voglie sessuali di lei ne d’ingravidarla. Una sera lo sposino entrò nel mio appartamento mentre facevo la doccia e fantasticavo che mi stavo chiavando la dolce vicina con il cazzo in piena erezione. Nudo uscii in camera e sfacciatamente gli mostrai il cazzo dicendo “ guarda se è vero che l’ho di 25cm e chiedi a tua moglie se lo vuole provare” Lui lo osserva ed esclama, “desideri fotterti mia moglie? Te lo consento fino a che l’ingravidi! Neppure l’amico industriale finora c’è riuscito. Egli si deve fottere la moglie di Napoli e l’amante di Cuba. Quindi, passato il capriccio della novità di montarsi la mia giovane mogliettina dirada le sue visite e non me l’ingravida.” Una sera io e lui passeggiavamo sul molo e conversavamo amichevolmente e francamente. Egli mi spiegava che voleva coinvolgere con garbo la moglie a chiavare con me salvando la sua faccia. Gli proposi di far preparare una cenetta con i fiocchi a base di frutti di mare afrodisiaci. Formaggi piccanti e tante altre pietanze che rendessero agevole tracannare il rinomato locale vino, falangina di 14°. Durante il pranzo lui avrebbe proiettato uno video porno molto spinto e se la mogliettina ci stava lui fingeva di cascar morto di sonno. Così una sera fu proiettato un filmino osé ove una giovane procace e provocante novella sposa, una fotocopia della lei, li presente in carne ed ossa, scopava con due dotati vicini di casa della coppia a perfetta conoscenza che la sposina era insoddisfatta delle prestazioni del marito. Lei va per le spicce e li accoglie nel talamo coniugale. Le scene mostrano i due stalloni che a turno stantuffano la fichetta della donnina con i loro grossi cazzi. Lei alza il culo per favorire la desiderata penetrazione a pelle dei peni che spariscono nel fondo fica per riapparire e affondare di nuovo. La donna gode a iosa e i maschi svuotano il seme dei gonfi coglioni tutto dentro l’utero al fine d’ingravidarla come lei ed in cornuto marito desiderano. Sul televisore scorrono le scene di cazzi uno in ano e uno in fica, poi, due in fica e anche due in ano. I maschi sono infoiati perché la femmina è giovane, è ben fatta, è calda assai e mostra che le piace il cazzo e desidera essere fottuta. Bastarono una decina di minuti di video per accendere la sposina li presente, accanto a me. Si rivolse al coniuge”provvedi a spegnere il fuoco che arde nella mia fica o in alternativa, avendo tu visto che il toscano ha un cazzo più lungo e grosso di quelli del video accordagli il permesso di chiavarmi all’istante”. Lui di rimando “ora gli aprirò la patta e tu controllerai se ti piace che lui ti monta ”. Fu così che mi sbottonò i pantaloni, intrufolò la mano e ne tirò fuori il mio cazzo che era al massimo dell’eccitazione e durezza e disse alla moglie “ so che non t’intendi a fondo di cazzi perché di certo hai visto e provato il mio pisello e scappellato, succhiato e fottuto con quello del tuo amante, il nostro amico industriale. Vedi che hai l’occasione di soddisfarti con un vero cazzo, autenticamente super extra”. Mentre lui così parlava lei aveva già allungato la piccola manina e me lo stava scappellandomelo e menandomelo.

È pleonastico dire che la mia testa veleggiava in alto tra le nuvole del terreste paradiso e che toccai i vertici del piacere quando avvertii che due calde labbra me lo stavano leccando e succiando piano, piano e che il mio cazzo scivolava sempre più giù nelle profondità della boccuccia della arrapata sposina. Sulle sedie non era agevole andare oltre ed il bravo sposino propose di sdraiarci sul divano. Lei si mise in mezzo a noi due maschi e mentre il marito mezzo ubriaco iniziava a spogliarla lei scosciata mi sfilava il pantalone. Non mi persi d’animo. Sfoggiai la mia arte seduttrice. Con maestria aiutai lui a denudare lei, e lo feci a mo di audace spogliarello sexy. Gli occhi del cuck sfavillavano ma il cazzo restava moscio. Carezzato freneticamente ogni lembo di quel corpo che prometteva di elargirmi gioie sessuali per duraturo tempo, le sfilai il cazzo dalla famelica bocca e lo posizionai al centro delle labbra della fica. Lei mi ficcò le unghie sotto le scapole e mi strinse ai suoi seni. Con fare naturale il cornuto si mise a fare lingua in bocca a lei. Io partii con il l’alfabeto dei preliminari sessuali insegnatami dalla matrona mia nave scuola dell’erotismo. Passo imprevisto fu che dopo una veloce penetrazione in vagina, il cuck e la sposina s’impossessarono del mio cazzo e s’alternarono a tenermelo in bocca, facendomi un favoloso pompino a doppia fauce. Lui, disinvolto, finse che era per addormentarsi, ma prima .prese i bicchieri li riempì di champagne e ci invitò a brindare ad una sincera e duratura amicizia intrisa di buon sesso. Poi, tra i denti le disse “che aspetti a farti chiavare ed ingravidare, l’attrezzo è proprio quello idoneo” e s’assopì russando. Ormai era fatta. Non avevo più dubbi che il marito desiderava ardentemente essere fatto da me cuck ingravidandogli la moglie.

Sullo schermo scivolavano immagini di sesso di gruppo, di gang bang. La sposina era ora alle prese di quattro cazzi. In ano quello di un negro, alto, massiccio, proprio imponente, in fica due mazze lunghe e spesse ed in bocca un altro maestoso pene. Feci scorrere velocemente il video fino a che proiettò una donna che spingeva un carrozzino con un bebè. Lei accortosi o no che il marito dormiva gli disse “tu non sei stato buono ad ingravidarmi, ne lo è stato l’amico industriale, metterò alla prova questo toscanaccio da stasera e per tre mesi mi farò montare e chiavare da lui, dormirò in mezzo tra te e lui. Sono certa che questo cazzo che mi tiro a letto m’ingraviderà. Se lui non ci riuscisse sta certo che tra un anno ti sgraverò un figlio di colore, nero, nero come il carbone. Ho visto il negro come l’ha lungo e grosso a costo di farmela sfondare andrò a cercarmelo”. Terminata la ramanzina al cuck lei mi tese la mano e mi condusse in camera da letto. Lo sposino russava o fingeva di dormine a sonno pieno, ma a me poco calava. Lei già nuda, con in bella mostra le lisce carni bianche, i seni turgidi e regolari, fianchi stretti su un culo tondo e portentoso, un insieme degno delle modelle del Botticelli, di un afrodite di Fidia o una venere di Milo m’aprì le stupende e splendide cosce e mostrò il taglietto nel mezzo del pronunciato pube. Ero smanioso di sfondare quel buchetto, la fica della donnina in cui era entrato il moscio cazzo del cuck e raramente quello altrettanto inidoneo dell’amante.



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