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Vacanza a cap d'agde

Autore: Diegocadige
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Noi come coppia ci identifichiamo pienamente nel racconto di Anacreonte che ha scritto testuali parole:



"Vacanza a Cap d'Agde - 2

Premetto al racconto del nostro secondo soggiorno di quest’anno a Cap d’Agde alcune pagine tratte da "Le particelle elementari", dello scrittore francese Michel Houellebecq.

"Ciò che colpisce al Cap d'Agde (...) è prima di tutto la coesistenza tra luoghi di consumo banali - simili in tutto e per tutto a quelli che ritroviamo nelle stazioni balneari europee - e altri commerci esplicitamente orientati verso il libertinaggio e il sesso. Per esempio è sorprendente vedere alternarsi macellerie e minimarket a negozi di abbigliamento che propongono essenzialmente minigonne trasparenti, bíancheria ín latex e indumenti concepiti per lasciare scoperti seni e natiche. E' altrettanto sorprendente vedere le donne e le coppie, accompagnate o meno dalla prole, aggirarsi tra gli scaffali senza mostrare il minimo imbarazzo di fronte al contrasto tra questi diversi commerci. Infìne sorprende vedere come le edicole presenti nel complesso offrano, oltre alla normale gamma di quotidiani e periodici, una selezione particolarmente abbondante di riviste pornografiche e giornali specializzati in inserzioni particolari, oltre a svariati articoli erotici, il tutto senza suscitare nei consumatori il minimo turbamento.

I centri-vacanze tradizionali si possono classificare lungo un asse che va dallo stile 'familiare' (Mini Club, Kid's Club, fasciatoi, scalda-biberon) allo stile 'giovani' (sport acquatici, serate a tema per i nottambuli, sconsigliata la presenza di minori di 12 anni). Per la frequentazione in gran parte familiare, per l'importanza che vi riveste lo svago di tipo sessuale svincolato dal contesto abituale del 'rimorchio da spiaggia', il complesso naturista di Cap d'Agde sfugge a questa dicotomia. E altrettanto si distacca, con grande sorpresa del visitatore, dai tradízíonali centri per naturisti. Questi ultimi, infatti, enfatizzano una concezione 'sana' della nudità, escludendo ogni interpretazione sessuale diretta; vi si fa un grande uso di cibi biologici, e il fumo vi è praticamente bandito. Spesso ecologicamente sensibili, i frequentatori si ritrovano in attività tipo lo yoga, la pittura su seta, le ginnastiche orientali; accettano volentieri di adattarsi a un habitat rudimentale in un luogo dove la natura è selvaggia. Invece gli appartamenti offerti dal complesso di Cap d'Agde rispondono abbondantemente alle norme di comfort tipiche delle stazioni di villeggiatura; la natura vi è presente essenzialmente in forma di prati e cespugli fioriti. Infìne, la ristorazione, di tipo classico, alterna pizzerie, ristoranti di frutti di mare, rosticcerie e gelaterie. La nudità stessa sembrerebbe, mi si passi il gioco di parole, rivestirvi un carattere diverso. In un complesso naturísta tradizionale, essa è obbligatoria ogni volta che le condizioni atmosferiche lo consentano; tale obbligo è oggetto di una sorveglianza rigorosa, e si accompagna a un severo biasimo riguardo a ogni comportamento assimilabile al guardonismo. A Cap d'Agde, invece, si assiste alla serena convivenza, nei supermercati come nei bar, di tenute estremamente differenziate, che vanno dalla nudità integrale a un abbigliamento di tipo tradizionale, passando per tenute a vocazione apertamente erotica (mínigonne di rete, biancheria intima, stivali). Inoltre il guardonismo è tacitamente ammesso: sulla spiaggia è comune vedere gli uomini indugiare davanti ai sessi femminili offerti al loro sguardo; alcune donne danno a questa conternplazíone un carattere più intimo optando per la depilazione, che facilíta l'osservazione del clitoríde e delle grandi labbra. Tutto ciò contribuisce a creare, anche quando non si prenda parte alle attività specifiche del centro, un clima estremamente singolare, lontano sia dall'ambiente erotico e narcisista delle discoteche italiane sia dal clima 'losco' tipico dei quartieri caldi delle grandi città. Insomma si tratta di una stazione balneare classica, sul genere 'alla buona', tranne per il fatto che i piaceri del sesso vi occupano una parte importante e bene accetta. A questo proposito è forte la tentazione di parlarne come di un ambiente sessuale 'socialdemocratico', tanto più che i frequentatori stranieri, parte rilevante dei numero totale delle presenze, sono essenzialmente costituiti da tedeschi, con un'altrettanto forte presenza di contingenti scandinavi e fiamminghí. (...)

In pratica, ciascuna delle coppie presenti nell'area compresa tra la linea delle dune e la battigia può prendere l'iniziativa di toccamentí sessuali pubblici; spesso è la donna a cominciare, masturbando o leccando il sesso del compagno, e questi ricambia allo stesso modo. Le coppie vicine osservano con particolare attenzione queste carezze, sí avvicinano per veder meglio, poco a poco cominciano a seguirne l'esempio. Così, a partire dalla prima coppia, sulla spiaggia si propaga rapidamente un'onda di carezze e di lussuria incredibilmente eccitante. Con l'aumentare della frenesia sessuale, numerose coppie si avvicinano tra loro, al fine di abbandonarsi a toccamenti di gruppo; ma, aspetto che va sottolineato, ogni avvicinamento segue rigorosamente un prliminare consenso, perlopiù esplicito. Qualora una donna desideri sottrarsi a una carezza non desiderata, lo indica molto semplicemente, con un banale cenno del capo - provocando immediatamente nell'altro una profusíone di scuse, cerimoniose e quasi comiche.

L'estrema correttezza dei partecipanti maschi appare ancor più sorprendente quando ci si spinga nell'entroterra, al di là della linea di demarcazione naturale costituita dalle dune. In effetti, tale zona è tradizionalmente dedicata agli amanti del gang bang e della penetrazione femminile da parte di più maschi. Anche qui il germe iniziale è costituito da una coppia che si abbandona a una carezza intima - perlopiù una fellatío. In breve, la coppia si vede circondata da una decina e a volte da una ventina di maschi singoli. Seduti, in piedi o accovacciati sui talloni, costoro si masturbano assistendo alla scena. Talvolta le cose finiscono qui, la coppia torna al rapporto iniziale e gli spettatori si disperdono alla spicciolata. Altre volte, invece, con un cenno della mano la femmina esprime il proprio desiderio di masturbare, leccare o farsi penetrare da altri maschi. A questo punto i maschi singoli si fanno avanti a turno, senza alcuna precipitazione. Quando la femmina desidera fermarsi, anche qui lo indica con un semplice gesto. Nessuno parla; si sente distintamente il vento che soffia tra le dune, che piega i ciuffì d'erba. Talvolta il vento cala; e allora il silenzio è totale, turbato unicamente dai gemiti di godimento.

Ma non si tratta in alcun modo di dipingere il complesso naturista di Cap d'Agde sotto l'aspetto idilliaco di chissà quale falansterio alla Fouríer. Al Cap d'Agde come altrove, le donne di corpo giovane e armonioso, e altrettanto gli uomini seducenti e virili, vengono fatti oggetto di proposte lusinghiere. Al Cap d'Agde come altrove, gli individui obesi, avanti con gli anni o fisicamente sgradevoli, saranno condannati alla masturbazione - che, va comunque detto, laddove solitamente proscritta dai luoghi pubblici, qui sarà considerata con una cordiale benevolenza. (...) Tale atteggiamento rispettoso e legalistíco, che assicura a ciascuno, purché onori i termini del contratto, molteplici momenti di piacere, sembra in ogni caso disporre di un notevole potere di persuasione, giacché riesce a contagiare senza difficoltà, e a prescindere da qualsiasi codice esplicito, gli elementi mínoritari presenti nel complesso (bestie frontíste della Languedoc, delinquenti arabi, italiani di Rimini)".

Alla nostra esperienza prettamente marina e solare dello scorso anno, stavolta resa un po’ più difficile dal vento e dal mare freddo, intercalata dalla lettura di piacevoli pagine di Simone de Beauvoir e dalla visita a qualche luogo rimarchevole dei dintorni (la splendida cittadina di Sète con il memoriale dedicato a Georges Brassens, l’abbazia di Fontfroide, Carcassonne incrostata di turismo, il castello di Belcastel molto più pulito, le spettacolari gole del Tarn percorse da acque limpide) quest’anno si è aggiunta una partecipazione un po’ più ravvicinata al mondo descritto da Houellebecq.

Per prima cosa, occorre dire che le "attività di spiaggia" descritte dal simpatico scrittore francese non ci sono, o non ci sono più. Qualcuno, da qualche parte su Internet, ha scritto di una certa qual moralizzazione strisciante, che ha ridimensionato l’originaria libertà sessuale totale; o forse, chissà, si tratta solo di un’invenzione letteraria, di cui è vano cercare le espressioni reali. Non è un gran danno, peraltro, se si tiene conto che comunque quell’universo vive, o continua a vivere, in luoghi appositi e protetti.

L’esperienza generale del villaggio naturista non è stata diversa da come l’ho descritta nel mio precedente racconto. Sempre estremamente fiscale e controllato l’accesso all’area naturista, e più ancora al campeggio; sempre la stessa ambivalenza tra il mondo naturista più o meno "tradizionale" del campeggio (costituito prevalentemente da pensionati o da persone comunque anziane, e famiglie con bambini) e quello decisamente più trasgressivo del villaggio; sempre lo stesso leggero imbarazzo di fronte al personale di servizio o alle commesse dei negozi, tutti rigorosamente vestiti (e la cosa è rimarchevole di fronte al fatto che si tratta, nella maggior parte dei casi, di ragazze giovani e carine, che sarebbe un piacere gioioso, nel senso proprio del verbo francese "jouir", vedere nude nell’esercizio delle loro funzioni). Ma questa volta, sempre fedeli, peraltro, alla consegna del "guardare e non toccare" che aveva contraddistinto l’esperienza dello scorso anno, siamo andati oltre, esplorando alcuni locali "per coppie".

Il concetto di locale "per coppie", peraltro, è oggetto di una evidente contraddizione. Da una parte, si comprende facilmente che potrebbe essere proprio chi è solo a beneficiare dell’accesso a strutture istituzionalmente finalizzate al piacere; chi è privo di relazioni stabili ha difficoltà di trovare momenti di soddisfacimento sessuale, e la sua esclusione quindi pare ingiusta (leggi: sei incapace a mettere in piedi una relazione di coppia? Peggio per te, non vali niente e quindi non meriti niente, neppure guardare...). Dall’altra, è ovvio che la preponderanza di uomini soli potrebbe portare a una rottura dell’equilibrio del gioco; per quanto simpatici e bene educati (assumendo per vero quanto Houellebecq descrive più sopra) è evidente che un eccesso di singles renderebbe il tutto meno spontaneo, meno paritario. Inoltre, ciò potrebbe rivelarsi una sorta di incentivo alla prostituzione, l’esatto sgradevole contrario del disimpegnato sesso per sé stesso e che trova in sé stesso il suo compenso (peraltro la prostituzione sicuramente a Cap d’Agde esiste, ma si tratta di un fenomeno marginale rispetto a quello di luoghi come Bangkok, Budapest o Rio, qui limitato a niente più che occasionali e sicuramente ben remunerate "accompagnatrici"). In ogni caso, lasciando a qualcun altro l’incombenza di risolvere la suddetta contraddizione, noi siamo entrati al Glamour, il locale "per coppie" più importante di tutto il villaggio naturista.

Apparentemente si tratta di una discoteca, anche piuttosto graziosa: due bar, divanetti, poltrone, tavolini, due piste da ballo di cui una a cielo aperto. Che, nella sostanza, si tratti di qualcosa di diverso lo si scopre quando si scende la scala a chiocciola che porta ai servizi e... a qualcos’altro: il privè. Per i non esperti, diciamo subito, senza giri di parole, che si tratta del luogo demandato espressamente agli incontri sessuali.

Quando siamo entrati, era ancora presto e il locale era semivuoto. Abbiamo fatto un giro esplorativo nel privè, completamente vuoto: sostanzialmente un intrigo di corridoi e stanzini, con lettini e materassi duri. Il tutto, per l’infelicità dei voyeurs, scarsissimamente illuminato con dei grovigli di fibre ottiche. Uno spazio, comunque, intrigante ed attraente; per me la cosa non rivestiva niente di nuovo, avendo già esperito, sulla mia pelle (e chi ha letto cosa ho scritto in proposito, sa cosa intendo...), il Fata Morgana di Vicenza, in occasione del compleanno dell’amica Manu; per Arc en Ciel, invece, una scoperta e un’esplorazione del tutto nuova. Personalmente, poi, ero particolarmente intrigato dal vederla, allo stesso tempo, imbarazzata e curiosissima...

Siamo tornati al piano di sopra, nel locale discoteca che si andava progressivamente popolando. E’ stato quasi immediato veder svilupparsi una connotazione non certo "discotecara" in senso stretto; numerosissime, come prevedibile, le mises erotiche, prevalentissimamente femminili: i vestitini di rete, i tacchi assurdi, gli stivali inguinali, la biancheria intima esibita, qua e là qualche seno nudo (ed è il minimo: siamo in un villaggio naturista, ma il Glamour ha un dress code molto rigoroso, almeno per quanto riguarda l’abbigliamento: le donne devono avere rigorosamente la gonna, parei e pantaloni non sono ammessi, a meno che non siano inequivocabilmente eroticamente connotati con aperture e spacchi vari. Un po’ più di lassismo per gli uomini, ma credo che nemmeno qui il classico truzzetto discotecaro in canottiera e scarpe da ginnastica avrebbe libero accesso...). Ma il meglio è stato, poi, vedere qualche coppia che ha dato il via alle "danze", quelle erotiche, con effusioni non propriamente da innamoratini alla Peynet direttamente sui divanetti della discoteca, senza che la cosa fosse rimarcata con stupore da nessuno (le danze vere e proprie, invece, hanno tardato un po’ a cominciare). Qualche coppia ha cominciato a dirigersi nel privè; una di queste, una signora di una certa età, peraltro molto consapevole del suo erotismo, mi ha cortesemente fatto scostare mettendomi una mano sul culo. Molto piacevole; chissà perché questo semplice e gradevole gesto fa andare in bestia tante donne...

Poco dopo, siamo ridiscesi nel privè anche noi, per vedere cosa stesse succedendo. All’ingresso del privè, un incaricato del locale bloccava il passaggio a tutti coloro che non fossero coppie, sempre in ossequio al principio di cui sopra; quindi, meglio saperlo subito: superare il blocco dell’ingresso con una ragazza e poi lasciarla sola a bere al bar per andare a infilarsi da soli nell’enfer, è da escludersi.

La situazione, a vederla con distacco, aveva del surreale. Quasi tutti i divanetti e i lettini erano occupati; coppie, o gruppi, semisvestiti o del tutto nudi, facevano sesso nelle maniere più svariate, con maggiore o minore creatività e partecipazione. Ma la cosa più curiosa era la processione dei "visitatori", ovviamente tutte coppie, tra cui anche noi, che procedeva nei corridoi lungo i cubicoli, spesso a tentoni a causa della scarsa illuminazione, guardando, sentendo o sorridendo. Sembrava di essere, e forse si era, visitatori di una mostra, o di un’esibizione. Di tanto in tanto qualcuno si staccava dalla fila dei visitatori e andava a occupare un cubicolo, vuoto o, perché no, già occupato, probabilmente chiedendo permesso in un linguaggio invisibile. Ma la cosa più bella, per me, forse non era guardare le coppie "in azione", bensì le ragazze "spettatrici", cercando di coglierne e di carpirne le emozioni. Quali, e quante erano qui spontaneamente, e quante erano state in qualche modo "costrette" o "convinte"? Quali e quante dietro i loro occhi sorridevano, o provavano disgusto, gioia, piacere? Certo è che, ad essere lì, pare palese vedere il mondo dividersi in un ottanta per cento di guardoni e un venti per cento di esibizionisti. Poi ci sono tutti quelli che restano fuori, quelli che in un luogo del genere non entrerebbero mai, ma in questo calcolo loro contano zero, forse meno.

In ogni caso era rimarchevole il massimo rispetto reciproco. Ci si muoveva in silenzio; nessuno cercava di allungare le mani dove non doveva (e devo dire che non era uno sforzo da poco; anche tra le visitatrici le donne semisvestite erano molte, la contiguità e la palpabile tensione sessuale rendevano desiderabili contatti più intimi, fossero pure solo semplici carezze e strofinamenti); le soste di fronte alle entrate dei cubicoli più stretti era limitata allo stretto necessario, nessuno faceva pressioni per conquistare una visuale migliore o per scacciare gli occupanti precedenti (è stata buffa la sonora testata tra me e un altro visitatore); nessuno alzava la voce al di sopra della musica soffusa; i commenti sussurrati dagli astanti mi venivano diligentemente tradotti da Arc-en-ciel (il più comico e quasi woodyalleniano: "tre anni di psicologia, per finire qui!"). Bella una ragazza, in estasi appoggiata alle ginocchia del suo uomo che la masturbava dolcemente, i seni offerti a coloro, debitamente autorizzati, che avessero voluto accarezzarglieli. Piuttosto inquietanti e noiose le ammucchiate e vari altri atti sessuali un po’ troppo recitati, un po’ troppo "da manuale".

Ma un altro momento bellissimo si è verificato quando siamo risaliti nella discoteca, che, passate le due, cominciava gradualmente a svuotarsi. Due ragazze incantevoli, sedute in un divanetto vicino al nostro, hanno cominciato ad accarezzarsi, ad abbracciarsi, a baciarsi con passione crescente; erano straordinariamente vere e belle, a differenza di molto di quanto succedeva nel privé. Si stringevano e si baciavano i seni, una delle due ha tirato su il vestitino corto dell’altra e le ha baciato a lungo il sesso. I loro accompagnatori sembravano divertiti, più che eccitati dalla situazione. C’è poco da fare: nonostante quello che si dice e si pensa, le donne, sessualmente parlando, sono molto più creative degli uomini, che invece spesso sono una noia totale. Poco dopo tutti e quattro si sono alzati; speravamo che scendessero a continuare nel privé, e invece se ne sono andati, a continuare probabilmente, ma nella camera di qualche residence.

A locale semivuoto, è stato bello ballare, dare senso e movimento a tutta l’energia che tutti quei "corpi gloriosi" ci avevano contagiato.

Due giorni dopo, dopo una giornata di mare, abbiamo deciso di andare in un centro di benessere dove si poteva fare la sauna o l’hammam, o prendere un bagno in una Jacuzzi. In effetti, questo desiderio era dettato soprattutto dalla scarsa qualità delle docce del campeggio, quasi sempre fredde e abbastanza poco accoglienti, nonché da minuscoli moscerini-vampiri che ci avevano massacrato. Personalmente non mi aspettavo niente di particolare; va bene, anche questo – il "2+2" – era qualificato come locale "per coppie", ma lo immaginavo più che altro come un luogo dove conoscersi, fare amicizia e poi, eventualmente, andare ad "approfondire" la conoscenza nel proprio residence. Cosa che, ovviamente, non era nelle nostre intenzioni. E invece è stata proprio qui la sorpresa, molto maggiore di quella del Glamour.

All’ingresso siamo stati accolti da una ragazza molto giovane e graziosa, che ci ha dato le chiavi di una cassetta di sicurezza dove lasciare i nostri vestiti, e due asciugamani. Poi, con gli asciugamani annodati in vita, siamo entrati nel locale.

Appena entrati un bar; musica piacevole e ben scelta, a basso volume; poi, dietro un separé, ecco un altro privé, con un lungo divano di velluto, e alcuni cubicoli separati. Evidentemente, come al Glamour non ci si limitava a ballare, qui non ci si limitava a fare sauna e idromassaggi... Peccato per due monitor su cui veniva riprodotto un vecchio e mediocre film porno (come se ce ne fosse bisogno); una vera e propria caduta di stile per un posto decisamente gradevole, anche se un po’ piccolo... per quanto, sesso a parte, le terme di Bormio siano molto, molto meglio.

La grossa Jacuzzi, il motivo principale per cui siamo venuti, era già occupata da una coppia. Un po’ intimiditi dalla situazione, abbiamo ripiegato sulla sauna (la temperatura dell’hammam era per noi insopportabile), intervallandola con docce. Quando siamo usciti dalla sauna, le coppie nella Jacuzzi erano diventate... quattro, evidentemente meno intimidite di noi; il massimo che essa potesse contenere, come da cartello. Abbiamo così pazientemente aspettato che si liberassero un paio di posti. Poco dopo si sono allontanati tutti, e così, almeno all’inizio, abbiamo avuto la grande vasca tutta per noi.

Poco dopo sono arrivati a farci compagnia due ragazzi francesi, lui bruno, barba non tagliata da due o tre giorni, faccia simpatica, lei bionda, snella, capelli corti, seni piccolissimi, capezzoli duri e carnosi (forse a causa del contatto con l’acqua). Abbiamo scambiato quattro chiacchiere sui luoghi per nudisti in Italia e Francia (cosa che sembra un argomento comune per rompere il ghiaccio a Cap d’Agde, com’era stato quel pomeriggio in spiaggia con un’altra simpatica coppia italiana). Dopo un idromassaggio piacevolmente interminabile, io ed Arc-en-Ciel siamo andati a bere qualcosa al bar, dove loro ci hanno raggiunti poco dopo mentre conversavamo con un’altra coppia, svizzera; lei, bionda, sembrava un po’ più anziana di lui, e si era arrotolata l’asciugamano in vita, lasciando scoperti due seni di media grossezza, piacevolmente pendenti – devo dire che, mentre si parlava con la massima naturalezza, come se fossimo seduti al tavolino di un bar nella piazza di una città d’arte, erano loro, più che le parole della conversazione, a catalizzare tutta la mia attenzione...

Un po’ per rilassarsi, un po’ per riprenderci, ho proposto ad Arc-en-Ciel di andarci a distendere nel privé, in quel momento spopolato. Senza particolari intenzioni, e senza secondi fini a parte quelli di cui sopra. E invece... E’ stato qui che ci ha preso la passione, e, tra dubbi ed esitazioni varie, ci siamo messi a fare l’amore. Poco dopo sono arrivate altre coppie che sono anch’esse entrate in azione. Ci siamo trasferiti in un cubicolo, poi in un altro, circolare, circondato da un tendaggio sottile. Ma non abbiamo rinunciato ad esercitare il nostro diritto di guardare. Sono venuto ascoltando la colonna sonora del film Buena Vista social club di Wim Wenders. Decisamente appropriato: più social club di questo…

C’erano anche i ragazzi francesi, che avevano trovato posto, per fare l’amore, sul lungo divano, a fianco di altre coppie. In mezzo alla banalità scontata di tanti atti sessuali, loro erano bellissimi: lei accucciata in avanti, la testa appoggiata sul divano, lui inginocchiato dietro, la prendeva tenendo le mani con le dita intrecciate dietro la testa di lei, come per costringerla in quella posizione; è durato moltissimo; erano di una bellezza quasi commovente... Alla fine, lei ha concluso prendendo lui in bocca. Quando, a fine serata, ci siamo salutati, lei ha chiesto ad Arc-en-Ciel che numero portasse di reggiseno, confessandole di invidiare molto i suoi seni...

Un’altra coppia, un po’ avanti negli anni, l’ho vista sostare, attenta ed emozionata, di fronte ad un cubicolo, con lei che si masturbava dolcemente; dopo che dal cubicolo è uscita una coppia giovanissima, hanno preso il loro posto, ancora caldo.

Mi ha divertito, in tutto questo, vedere la giovanissima ragazza che ci aveva accolto all’ingresso muoversi in mezzo a tutte le coppie copulanti per svolgere le sue mansioni – piegare e riporre asciugamani, raccogliere bicchieri – con la massima naturalezza, e ovviamente vestita.

Dopo questa verifica, posso affermarlo con certezza: fare sesso insieme ad altre coppie (sia pure ogni coppia per sè, cosa che pareva abbastanza comune al 2+2, peraltro popolato di una fauna umana decisamente meno artificiosa di quella del Glamour) è bellissimo. E’ come sentirsi parte di un unico universo, è come entrare in un’intimità che non ha bisogno di parole. E mostrarsi agli altri mentre si fa l’amore può essere esibizionismo, ma può anche essere un atto di generosità (quante volte abbiamo guardato una bella coppia per strada, o abbiamo considerato una coppia di amici, e ci siamo chiesti: chissà come sono quando fanno l’amore? sapendo che questa domanda sarebbe rimasta per sempre senza risposta...)

E’ evidente che non per tutti è così: molti di quelli che abbiamo visto ce l’avevano scritta in fronte la noia, la stanchezza, la costrizione, a volte, a fare qualcosa in cui non si credeva, ma che "si doveva fare" perchè si è a Cap d’Agde (un po’ come partecipare alla micidiale animazione di certi villaggi turistici: siamo qui, s’ha da fare e allora facciamolo), o per far piacere malvolentieri al proprio partner; ma questo non toglie nulla alla sensazione generale, alla constatazione che molti – tolti gli anziani naturisti "vecchio stile" del campeggio, o le famiglie con bambini – vengano qui proprio per questo, confermando il racconto di Houellebecq. Se non temessi di produrre ragionamenti in stile paccottiglia New Age, direi che la centralità di un locale come il Glamour, al centro dell’ampio semicerchio costituito dal residence-centro commerciale di Heliopolis, sembra quasi simbolica, un luogo da cui si espandono e e a cui convergono energie e raggi di forza… Comunque non mi sembra poi così assurdo che presso alcune tribù di indiani d’America, quando una donna era malata nel corpo o nello spirito, veniva circondata da molte coppie che facevano l’amore, cosa che induceva il ritorno alla salute...(1)

Peccato che poi, alla prova dei fatti, sembra che molti abbiano imparato a far sesso su riviste e pessimi film porno, e lo facciano in modo meccanico, noioso e prevedibile; coloro che sanno distinguersi per fantasia e tenerezza sono pochi, ma quando ci sono, guardarli è come guardare una sinfonia.

Rimane solo, infine, un piccolo, sottile rimpianto. A volte, mi rattrista immaginare il fatto che al mondo esistono probabilmente migliaia di libri e di racconti bellissimi ed emozionanti, che non potrò mai leggere perché non sono mai stati pubblicati, o mai tradotti, o semplicemente non so che esistano o lo so ma, a torto, non li ritengo meritevoli della mia attenzione. Con il sesso di Cap d’Agde provo qualcosa del genere. Dispiace pensare a tutti i momenti incantevoli che si verificano lì in qualsiasi momento (anche in questo preciso momento, in cui io scrivo e in cui voi leggete) e che non possono aprirsi ai miei sguardi, semplicemente perché io non sono lì. Peccato."

By Anacreonte@gmx.de



Come inizio ho usato il racconto di un'altra persona, non per plagio, ma per prendere spunto per i miei successivi racconti di storie vissute personalmente, magari con qualche errore grammaticale, ma essenzialmente vere.

Un bacione a tutti quelli che si riconoscono in queste righe da Diego e Carolina



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Coppiasettimocielo Invia un messaggio
Postato in data: 23/07/2011 17:59:35
Giudizio personale:
interessante..puo far capire tante cose nel mondo dell eros in positivo poche in negativo col passare del tempo molto..questa è la fine di una trasgressione..vera..adesso è solo di moda e noia....

Autore: Coupleconsorts4846 Invia un messaggio
Postato in data: 27/03/2010 21:35:23
Giudizio personale:
hai della cultura. ti faccio i miei sinceri complimenti.
conosci bene l\'italiano. cosa rara.
dott. Stef.

Autore: Dlb81 Invia un messaggio
Postato in data: 02/12/2008 01:03:40
Giudizio personale:
Un racconto degno di nota, per profondità critica e passione!

Autore: Gibers Invia un messaggio
Postato in data: 23/11/2007 12:39:03
Giudizio personale:
...racconto ben fatto ed interessante.....che bella esperienza di vita!!

Autore: Marittiello 2007 Invia un messaggio
Postato in data: 22/11/2007 21:51:57
Giudizio personale:
Hai espresso minuziosamente molti particolari ...però hai dimenticato del MELL ROSES piano bar ,situato a Port Nature,dove si balla anche sui tavoli e si gioca anche sessualmente (soft) è là se va bene rimorchi anche come singolo!!!!w cap d\'agde!

Autore: Nudissimi Invia un messaggio
Postato in data: 16/05/2007 15:27:05
Giudizio personale:
Veramente interessante e diverso

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