i racconti erotici di desiderya

Questo piccolo grande agosto - seconda parte


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Dedico la seconda e ultima parte del racconto a "lurido cane", l'unico che si è mostrato curioso di sapere come andava a finire!

Ovviamente, vi consiglio di leggere la prima parte e vi prego di non scrivere commenti negativi solo per cattiveria. Critiche negative saranno ben accette solo se costruttive.

Le due di notte. Sto vagabondando ormai da ore. Non so come riuscirò a guardarla in faccia, a starle accanto. Ieri sono riuscito a non tornare da lei, nel bungalow; le ho detto che avrei passato la notte con il direttore, a una festa.

Ma non posso più rimandare oltre; il tempo di prendere qualcosa al bar, e la raggiungerò. Cercherò di sentire se il suo corpo è cambiato, se c'è ancora qualcosa che ci può tenere uniti. ...Una voce, qualcuno mi chiama.

"Ma cosa fa quì?!? Il direttore la cercava, perchè non era nella sua stanza?"

"Emh... mi era piaciuto il villaggio, volevo darci un'occhiata..."

"Sa bene che il direttore non lo consente! Comunque è fortunato, ha marinato il suo lavoro proprio nel posto giusto..."

Mi preoccupo... "Di nuovo quella donna?"

"Si, il direttore non riusciva a prendere sonno, allora gli andava di giocare. Io sono quì per organizzare la cosa..."

"Cavolo! Il direttore sarà su tutte le furie..."

"Abbastanza. Guardi, lei sta facendo comunque un ottimo lavoro, e le verrò incontro. Contatterò il direttore e dirò che lei si era allontanato dalla sua stanza, ma non dall'hotel. Che era stato informato del gioco e che ha creduto che fossimo già qui, raggiungendo il villaggio con un taxi."

"Farò la figura del cretino..."

"Suvvia, regga la scusa, magari dia la colpa alla stanchezza, alla sonnolenza; lei sa recitare bene... e poi lo consideri come un colpo di fortuna, ha parecchi milioni da recuperare..."

"Giovanotto, ma cosa diamine ha fatto? Capisco la stanchezza, il debito contratto" sento un pizzico di vanto nelle sue parole... "ma stia più attento, cribio!"

La situazione ora è questa: l'istruttore ha contattato la mia ragazza, ha organizzato un incontro con lei; fra i cespugli vicino ai campi da tennis.

"Lui sarà nascosto tra i cespugli, lei dovrà avvicinarsi al cespuglio, magari fingendo di orinare, nel caso dovesse vederla qualcuno"

La cosa sta degenerando. Devo fargli cambiare idea; raggiungo il mio posto, accanto alla sua poltrona.

"Ma... ha già avuto un incontro ieri, e dopo l'orgasmo non mi sembrava contenta di essere stata con quell'uomo..."

"Giovanotto, cerca forse di fare il doppio gioco? Di intimorirmi? Non ci casco a questi bluff! Ricordi che le donne cedono sempre alla voglia di uomo..."

E' acceso un monitor solo. La telecamera tra i cespugli è una di quelle che permette di riprendere anche al buio. Ora bisogna solo aspettare, capire se la mia ragazza prenderà parte a quest'ennesima pazzia.

"A che pensa, giovanotto?"

"Non credo che verrà. Mi sembrava pentita del suo gesto; e poi non mi sembra una donna che lo fa all'aperto, in piena notte..."

"Io invece sono certo che si presenterà. Sarà pure come dice lei, ma siamo pur sempre in estate; è una stagione che fa perdere i freni inibitori... mi ci gioco i guadagni degli affari dei prossimi tre mesi, oltre ai miei averi. Se ha ragione lei, le dimezzo il debito..."

Mi guardo intorno; nella stanza, nulla sembra cambiato: i monitor, anche se spenti sono sempre lì; dietro di me, i segretari. Eppure, sento come se manca qualcosa...

Trasaliamo sentendo dei fruscii provenire dalle casse. ((Ci sei?)) è la voce della mia ragazza, che parla bisbigliando. Il direttore ha il volto raggiante, come per dire "vittoria!".

Vedo l'istruttore che allunga una mano oltre i cespugli; gli starà facendo qualche cenno per farle capire che è lì.

Qualche secondo, ed ecco apparire, tra le foglie, il sedere nudo di lei (e non solo il sedere...). Immagino fuori dal cespuglio la mia ragazza che, rassicurata dalla mano dell'istruttore, si alza la gonna, si sfila le mutande e, curvandosi come per fare la pipì, ma senza abbassarsi troppo, introduce il suo sedere e le gambe fra i cespugli. In poche parole, lei è a novanta gradi, dal bacino in giù dentro il cespuglio, dall'ombellico in su fuori il cespuglio, in attesa di essere posseduta.

Ho il cuore ormai a pezzi. E' più disinibita, disinvolta: farmi le corna è ormai una cosa naturale, per lei. Ma perchè non l'ho raggiunta, ieri notte? Potevo parlargli, cercare di rimediare e recuperare i cocci del nostro amore, ormai infranto.

((Ti va prima di toccarmelo?))

Lui ha una voce strana, o almeno me la ricordavo diversa. Si sbottona i pantaloni e se li sfila. Non ha le mutande. Il suo cazzo svetta duro. Non ha cambiato solo voce... Non è lui! Questo è il cazzo di un normo-dotato! Non riesco a nascondere lo stupore...

"Sorpreso, giovanotto? Uno dei miei segretari mi ha consigliato una variante interessante, si è sostituito all'istruttore" Bastardo... "Sono certo che quella ninfomane non si farà problemi!"

Il segretario, tra i cespugli, se lo impugna delicatamente, e lentamente inizia a menarselo, su e giù.

Non so cosa mi prende. E' come un fuoco che brucia giù, nella pancia. Ho paura che mi piaccia, vederla scopata da un altro...

La mia ragazza esce dal cespuglio, vedo rientrare solo il suo braccio. Mi fa sempre tanta tenerezza.

((Dai, smanettalo...))

Lei allunga il braccio, appoggia la mano sulla gamba del segretario. Tastando, cerca di capire cosa sta toccando. Inizia a salire su, trova i testicoli. Vedo la sua mano che tocca i testicoli di un altro uomo. Ora non ha più dubbi, deve solo salire un po' più su per masturbarlo.

"Pensa che lei se ne andrà inviperita, dopo essersi accorta dello scambio?"

Ormai non so più cosa pensare. Per un attimo, incrocio lo sguardo del segretario che prima mi ha aiutato. Mi incoraggia, con lo sguardo mi invita a stare al gioco.

"Sono certo che lei non sopporterà l'inganno" gli rispondo, anche se dentro di me non ne sono affatto convinto.

"I miei guadagni del prossimo anno contro i suoi debiti?"

Non ho più energie, annuisco soltanto un si.

La mia ragazza affera il cazzo del segretario. Vedo le sue dita avvolgere il suo membro e cominciare a menerglielo. Porta la mano un po' più su, cercando "il resto" del cazzo, che non c'è...

Lui subito le afferra il polso. Ho quasi la sensazione che stia usando anche un po' troppa forza.

((ehi, ma chi sei?!))

Inaspettatamente anche per me, lui inizia a fare subito la voce dura ((stai zitta, so chi sei, dirò tutto al tuo ragazzo))

((Cazzo!)) non avevo mai sentito una parolaccia da parte della mia ragazza.

L'uomo tra i cespugli tiene il polso di lei stretto. La mia ragazza non ha mollato la presa... lui ne approfitta; muovendo la sua mano, che le stringe il polso, muove la mano di lei, che continua così a masturbarlo.

Il direttore continua a seguire l'andamento del gioco, occhi fissi sul monitor e leggero sorriso di godimento. Io lo guardo con la coda dell'occhio, alternandolo con la visione dolorosa e ahimè eccitante delle immagini che scorrono sullo schermo.

Il silenzio fra i due amanti è irreale. Sento che si sta creando tra loro un legame di complicita; si stanno studiando, cercano di capire e di capirsi fra di loro. ((Lo vuoi in bocca?))

Una domanda che mi spiazza. Il direttore ora ruota leggermente gli occhi verso di me, per vedere le mie reazioni.

Lei, con la voce bassa, cavernosa, chiaramente eccitata, emette un ((si...))

"Vede, giovanotto! Tutte uguali! Tutte felici di farsi fottere!"

Mentre vedo la mia ragazza entrare fra i cespugli, inginocchiata per avvolgere tra le sue fauci il membro del segretario, io, con il cuore a pezzi, cerco di farmi forza, di non mostrarmi distrutto e di dare una risposta al direttore. "Non si spingerà oltre"

Non ci credo nemmeno io. Lei è lì; vedo il suo faccino che sale e scende sul cazzo di quell'uomo, che geme ((siii, brutta troia, succhia. Ti piace il cazzo, eh?))

Men di tutti, ormai, ci crede il direttore "Giovanotto, lei non ha più nulla da giocare, ormai la partita è persa per lei! Guardi..."

Ora la mia ragazza è a novanta gradi; dal bacino in su è fuori dai cespugli, mentre il suo sedere è piazzato lì, davanti al naso di lui, che non sa neanche dove cominciare. ((Dai, sbrigati, non ho molto tempo...)) Vedo lei che sculetta per invitare il suo amante a scoparla il più presto possibile, probabilmente prima che io torni e non la trovi in camera. Il segretario non se lo fa ripetere due volte. Lo vedo inginocchiarsi davanti a tanta meraviglia, poggiare le mani sui glutei e leccare l'intimità della mia ragazza, che incomincia già a emettere i primi versi di piacere.

Sente che non può aspettare oltre. Afferra il cazzo e lo poggia sulla vagina di lei. Lo vedo mentre cerca di dare il primo "colpo", ma evidentemente non deve essere entrato bene. Qualche secondo di "lotta", e finalmente la penetra. Io assisto impotente alla scena.

Muove veloce il bacino avanti e indietro, mi sembra quasi di vedere un cane che monta la cagna. E mi sale un po' di rabbia quando penso che la cagna, sotto, è la mia ragazza.

((uuh... uuuuhhh...)) gemono senza ritegno. Malgrado il segretario non sia all'altezza dell'animatore, lei sembra gradire il trattamento.

((fatti toccare le tette...)) la mia ragazza inizia a indietreggiare. Lui non riesce più a muovere il bacino, quindi indietreggia insieme a lei e si stacca. Vedo il cazzo che sguscia fuori dalla figa, è bagnatissimo. Ora anche il busto di lei è fra i cespugli; solo la testa rimane fuori.

Lui riappoggia il ventre sul sedere e i reni di lei. Lo vedo mentre infila le mani sotto la sua maglietta. Allunga le braccia e raggiunge i suoi seni. Sotto la stoffa, vedo la forma delle sue mani che palpano con energia, con voglia, con curiosità. Lo guardo, un po' rabbioso, mentre si appropia di quelli che erano i miei soli seni, fonte di nutrimento dei nostri futuri figli.

Le bacia la parte alta della schiena, il cazzo svetta duro tra le gambe della mia ragazza. E lei, provocandomi un brivido di rabbia ed eccitamento, senza cambiare la sua posizione a "120 gradi", allunga il suo braccio verso il bacino di lui, prendendogli il cazzo in mano e infilandoselo nella figa.

Riprendono la cavalcata, lui continua a palpare le tette della mia ragazza.

((ti sta piacendo, troia?))

((uuh... non preoccuparti, stai andando bene... aahh...))

La mia ragazza parla come un'esperta di cazzi. Il direttore esulta, anche lui gode, ha vinto la partita. Il più porco dei segretari si è pappato in un sol boccone la sua preda, mentre i suoi colleghi, dietro di me, massagiandosi il pacco, si godono lo spettacolo. Ma come è stato possibile?

((Si... si... fottimi... sto godendo come una troia... ooohhh...))

((ah, ah, tu sei una troia! ah, aaahhh!!!))

E' arrivato al limite, ormai non resiste più. Muove avanti e indietro il bacino il più veloce che può, porta le mani sui fianchi di lei, ed ecco che libera il suo piacere nell'utero della mia ragazza.

((No, no, fuori... schizza fuori... ooohhh...))

Sento che tutto è perduto. Penso allo sperma che pochi attimi prima era nei testicoli di lui ed ora si trova nel ventre di lei. Hanno il fiatone, il segretario gradualmente rallenta la scopata. Fermandosi del tutto, sfila il pene dalla mia ragazza, che, come dopo aver scopato con l'animatore, si accovaccia e incomincia a cacciare fuori lo sperma.

Vedo il suo uccello penzolone, gocciolante ancora della sua virilità. Si ripulisce con dei fazzolettini e si rimette i pantaloni. Mette dei fazzolettini puliti nella mano di lei, che usa per risistemarsi l'intimità.

Passando il fazzoletto sulla figa, la mia ragazza emette ancora qualche gemito.

((non sei venuta?)) che intenzioni ha, fare il "bis"? Mi volto per capire cosa stia succedendo, e mi accorgo solo ora che il direttore e i suoi segretari sono già andati via.

((mmm... non preoccuparti... sono abituata!)) stronzetta... ((dovevi solo resistere di più... mmm... ma sei stato bravo... tanto ora ci penserà il mio ragazzo a finire il lavoro!))

Ma come parla?!? Non l'avevo mai sentita parlare così nei miei confronti. Si, avevamo litigato tante volte, ma mai avevamo smarrito la bussola del cuore. E adesso?

Mi muovo come in trance. Non sono nel presente, i mille pensieri che mi stritolano la mente mi portano a compiere i movimenti come un automa. Il segretario mi ha avvisato che il direttore è crollato dal sonno, che sono tornati in albergo e di raggiungerli al più presto. Io rientro nel bungalow, mi abbandono sotto le lenzuola immobile, rigido, senza saper che fare. Lei è già nel letto.

Si sente che ha ancora voglia. Sento la sua energia sessuale, anche senza toccare il suo corpo, che si trasmette dai suoi genitali ai miei, e scorre per tutto il corpo, e fin fuori ai nostri corpi; anche nella stanza, intorno a noi.

Per quanto l'immagine del suo didietro sia eccitantissima, e il mio cazzo bussi prepotente nei calzoni, mi rendo conto che qualcosa si è rotto, lei non è più lei. Forse ora è consapevole del suo potere sugli uomini, e del potere che gli uomini hanno su di lei; e il piacere di esercitare e subire questo potere le ha fatto smarrire il cuore. E che ne sarà di noi, dopo questa vacanza? Torneremo a volerci bene come prima? Non ce la faccio...

((E allora?))

Non ce la faccio...

((mi sa che ti piace il cazzo, amore mio...))

La pugnalata al cuore della buonanotte.

Sono dietro la sbarra del passaggio a livello. Incredibile che al giorno d'oggi ce ne siano ancora. Sto fermo qui, insieme a una donna anziana che aspetta il momento in cui passerà il treno e finalmente si alzerà la sbarra.

L'estate è bella e lontana, siamo in autunno inoltrato. A quest'ora è già buio, e il freddo mi fa sentire che l'inverno sta cominciando a bussare.

Poche ore fa, lei mi ha confessato tutto. Non solo quello che già sapevo.

Fisso i binari davanti a me. Ripenso all'ultimo giorno al villaggio. Seduti al tavolino facevamo colazione insieme, prima che io andassi dal direttore; un momento trascorso non senza il timore che qualcuno avesse potuto vedermi in compagnia di lei. La paura di essere riconosciuto come il "fidanzato di puttana" non mi aveva mai abbandonato. Soprattutto se ripenso ai racconti del segretario, su quello che era successo nei giorni successivi all'avventura tra i cespugli.

Un uomo si avvicina e aspetta come noi che si alzi la sbarra. Guardo i nostri cappotti e penso all'estate che è soffiata via. Come tutti gli altri anni, è stato un po' morire e un po' rinascere. Anche io, come la mia ragazza, mi sento diverso, ma non più forte; sento che l'infanzia ormai è finita. La vita mi ha trascinato violentemente nel mondo adulto, e non riesco a smettere di chiedermi cosa ci sia di buono.

Anche in quell'ultimo giorno al villaggio provavo il disagio di questa nuova condizione; non vedevo l'ora di andarmene da quel villaggio, ma c'era una strana parte di me che avrebbe voluto restare, provare a fare di quest'estate una stagione migliore di quello che è stata, più simile a come la desideravo. L'infanzia non vuole proprio morire.

La mia ragazza, seduta al tavolo del bar, aveva più semplicemente il magone. Stava dando l'addio a un momento della sua vita nuovo ed eccitante, senza sapere se si sarebbe ripetuto. Sfuggiva sempre il nostro sguardo, guardando lontano, chissà dove...

Ma mentre la guardavo, mi sembrava di leggerle negli occhi...

Pensavo all'animatore che, forse ridendo, gli chiede come è andata tra i cespugli. Chissà come avrà reagito lei! Avrà riso, si sarà un po' incavolata? Fatto sta che gli è piaciuto...

E chi se la dimentica l'euforia degli altri segretari quando seppero che lei voleva farlo con più maschi! Sentivo la terra mancarmi sempre più sotto i piedi, arrivando alla conclusione che l'incontro avuto con due maschi diversi in meno di due giorni doveva avergli acceso qualche desiderio morboso...

Da un altro tavolo cadde un bicchiere, e per un attimo mi ripresi dai miei pensieri. Solo ora mi accorsi che la mia ragazza aveva girato il volto verso di me. Mi guardava, con un sorriso appena accennato tra le labbra. Io, con un grandissimo sforzo, le ricambiai un piccolo sorriso.

Subito portai lo sguardo altrove. Cavolo, non riesco più a guardarla. Finsi di essere interessato a qualcosa e guardai un po' più in là. I suoi occhi... cercavano il coraggio di guardare, ma dov'era questo coraggio mentre si godeva la sua gang?

Il segretario me le raccontava. Lei era bendata, i segretari intorno a lei; non mi era difficile immaginarli in cerchio, intorno alla mia ragazza, nudi, mentre se lo menavano a pochi centimetri dalla testa di lei inginocchiata. Immaginavo un cazzo che si strusciava tra i suoi capelli, uno nella sua bocca, due tra le sue mani; ma subito le mani liberavano la presa per due altri cazzi, così la bocca. Qualche altro uccello, prepotente, colpiva ripetutamente le sue guance, come per ricordargli che c'era anche lui. E lei subito si liberava la bocca per il nuovo ospite. Mani, bocca, bocca, mani, mani, bocca, bocca, bocca...

Finalmente, qualcuno un po' più intraprendente la prendeva per i fianchi, mettendola a pecorina. Si posizionava dietro di lei e con un colpo di reni dava inizio alla danza delle scopate.

La mia ragazza, accavallando le gambe sotto il tavolino, guardando di nuovo lontano, cercando chissà chi, mi mostrava involontariamente il culo. L'immagine del suo sedere mi martellava nella testa; non riesco a non immaginarla nella gang, mentre a pecorina portava il suo sedere avanti e indietro, seguendo il movimento di chi le aveva infilato il cazzo in figa. Un movimento che l'aiutava anche a farsi meglio il cazzo che aveva in bocca. E qualcuno non sarà più riuscito a trattenere lo sperma, schizzandogli fiumi di lava calda e biancastra sulla schiena, sui seni, nella bocca...

"Le venivamo anche nella figa!" mi precisava il mio "amico" segretario... Il desiderio di metterla incinta... la necessità di imporre la propria virilità per sentirsi più forti, quasi per dare un senso alla propria vita.

La donna anziana sbuffa, appoggiata alla sbarra. Inizia a lamentarsi delle cose che non vanno. Ma saranno realmente questi i suoi problemi? Un passaggio a livello? Il mal governo? Gli extracomunitari? O forse anche lei, ex grande proletaria, ha passato una vita a farsi fottere dal potere, a farsi illudere dalle gioie infime e bugiarde del piacere, e ora cerca un qualsiasi pretesto per sfogare la frustrazione di essere stata sedotta e abbandonata?

Il treno starà facendo ritardo, e stare fermo qui mi porta inevitabilmente a pensare alla sua confessione, a quello che non sapevo.

Era terminata l'ultima gang bang. Lei era rimasta nella camera presa dai segretari per farle la festa. Seduta sul letto, ancora nuda, gomiti puntati sulle ginocchia, volto ricurvo sulle mani, piangeva sommessamente. "Casualmente", entrò il direttore.

Lui finse sorpresa, quasi rabbia, lei era imbarazzata. "Calmatosi", il direttore le si avvicinò, prendendole una mano: "Perchè piangi, piccina?"

Lei riabbassò la testa, non riuscendo a parlare. "I tuoi amici ti hanno fatto qualcosa di male?"

"non... non lo so... io invece ho fatto del male, di sicuro! Sono andata a letto con loro, e sono una donna sposata..." "oh... perchè dici questo?"

"li ho seguiti... penso sia una cosa sbagliata" La mano del direttore ora le accarezzava il petto, all'altezza del cuore. L'altra mano, attorno alla sua spalla.

"oh, mbè... vedi... il matrimonio è un impegno serio, che merita rispetto. Ma alle volte veniamo travolti da forze che sono più grandi di noi..."

In quel momento le mancava un po' d'amore, o forse una figura paterna. Fatto sta che provò i brividi per la morbidezza delle sue mani; e non riuscì a fare a meno di socchiudere gli occhi, far ricadere la sua testa sulla spalla di lui, abbandonandosi al piacere del suo tocco "ma allora, di chi è la colpa? dei miei amici? del mio uomo?"

La mano del direttore scese sul suo ventre "nessuno! Non è colpa di nessuno..." Gli diede dei baci sulla testa, mentre la mano scendeva più giù " ...i tuoi amici non hanno colpa..." Delicatamente, allontanò la spalla dalla sua testa e si sedette accanto a lei, che restava come in trance, con gli occhi chiusi "... il tuo uomo non ha colpa..." sentiva le sue labbra che le baciavano il petto, scendendo piano piano, delicatamente; la baciò sulla bocca dello stomaco, l'ombelico, il ventre "...nessuna colpa..." Avrebbe voluto ribellarsi, ma il piacere è più forte. E lui sa che non doveva chiederle nulla; sentiva che ricambiava la sua voglia, sentiva la sua che, prepotente, tornava a bagnarla tra le gambe...

Si sbottonò i calzoni, se li calò giù fino alle caviglie, e la stessa cosa fece con le mutande. Il cazzo si ereggeva maestoso davanti a lei. Dolce e famelica, chinò il viso sul pezzo di carne e iniziò ad amarlo con la bocca. Lui sentiva le labbra che scorrevano, la lingua che avvolgeva il glande. Lei ormai è esperta di cazzi; capiva quando era troppo, quando doveva allontanare la bocca dall'uccello, affinchè il gioco non finisse troppo presto. Ma lei faceva buon viso a cattivo gioco, e approfittava delle pause per sentire con le dita la consistenza di quell'uccello, per sentire nella bocca il sapore che le ha lasciato.

Il gioco andava avanti da un bel po', quando una voce la fece trasalire "signor direttore"

Ero io, che mi chiedevo come mai avevo dovuto raggiungerlo in quella stanza.

Lo spavento intanto l'aveva svegliata, strappandola dallo stato di trance. Tutto è di nuovo chiaro, lucido; anzi, molto più chiaro di prima. Lei era inginocchiata davanti al direttore del suo fidanzato, con il suo cazzo nella bocca e gli stava facendo un pompino. Gli occhi erano aperti, si fissavano; l'improvvisa coscienza accende dentro di lei le prime sensazioni, sentimenti contrastanti. Com'è stato possibile? Come ha fatto a spingersi fin li? Ma la voglia e l'energia la sovrastavano, per questo non cambiò nulla, il rapporto riprese come prima, arricchito dal pregio della consapevolezza.

"Seguimi"

Il direttore, mettendole una mano sulla testa, si alzò e si mosse verso il bagno. La mia ragazza, senza togliersi il cazzo dalla bocca, portò le mani ai fianchi di lui, camminando quasi in ginocchio; "Entri pure, giovanotto!" mi disse il direttore, prima di chiusersi nel bagno insieme a lei.

Lui era in piedi, lei in ginocchio continuava a fargli il lavoretto con la bocca. "Sono nella toilette! La prego di controllare quella fattura!"

Un incosciente, stanco di aspettare, passa sotto la sbarra, attraversa di corsa i binari e raggiunge l'altro lato del passaggio a livello. Mi passa accanto, io cerco di mascherare le perplessità che mi ha suscitato. Conviene rischiare? Buttarsi in un pericolo simile per arrivare prima? Aveva realmente la neccessità di correre altrove o semplicemente non sopportava di dover aspettare? E' così insopportabile stare fermi, aspettare, anche a costo di perdere qualche istante di piacere o soddisfazione?

Ora capisco il perchè di quella richiesta. Non si era mai preoccupato più di tanto delle fatture, gli scontrini. Lui era lì, che godeva nel parlarmi mentre la mia donna gli faceva un bocchino. Lei mi raccontava e a me sembrava di vedere la sua nuca, la testa che si portava avanti e indietro, su e giù; mentre lui mi domandava del prezzo di quel primo, del secondo.

Solo allora lei prese la base del suo cazzo con la mano destra, se lo sfilò dalla bocca per dire ((non è giusto...))

"ok, lasci pure la fattura sul tavolo, giovanotto! ((Piccina mia, noi esseri umani siamo fatti così, passiamo il giorno a pentirci di quello che abbiamo fatto la sera prima. E di chi è la colpa?))"

Lei pendeva dalle sue labbra, lo fissava a bocca aperta, la mano ferma che ancora le teneva il cazzo. Lui le porta la punta del piede sulla figa, senza togliersi la scarpa, masturbandola.

((Della morale cattolica, bimba mia! L'abbiamo subita per secoli, è ci ha lasciato dentro quel senso di colpa che è contro natura, non ci permette di vivere a pieno il nostro corpo))

"Direttore, le ci vuole ancora molto?"

"Eh, un po'... ma lei mi aspetti quì, caro giovanotto!"

Lei è tornata in trance, persa nel piacere provocato dal direttore ((Stia tranquilla, il suo partner ha dimostrato a tutti di essere un uomo; dopo quest'ultima prova avrà una bella ricompensa))

Lei non potè indugiare oltre. Fu un attimo. Si alzò in piedi, il direttore le prese le mani e la tirò verso di lui. Lei completamente nuda, lui con i pantaloni calati intorno alle caviglie.

I loro genitali nudi, uno di fronte all'altro; il suo uccello a pochi centimetri dal suo pube. Lei cercò subito la posizione per essere scopata meglio; mise le mani sulle sue spalle, portò il bacino all'altezza del suo cazzo, mettendosi appena sulle punte e allargando le gambe, mentre lui fletteva un po' le ginocchia.

Il suo cazzo puntava verso la sua figa; lui sentiva l'odore della sua intimità. Si afferrò il cazzo; sentivano che era arrivato il momento; lo appoggiò sotto il pube e cercò di entrare. Lei mise il palmo della sua mano sinistra sul suo pube, le dita rivolte verso il basso. La mano era nella stessa posizione del ditalino. Puntò l'indice e il medio ai lati del clitoride e tirò su le labbra della figa per agevolargli l'entrata. Lui le appoggiò il glande alla sua apertura vaginale, ma si bloccò un attimo; forse l'immagine di lei, nuda, che con le dita si allarga la figa era troppo arrapante e doveva far calare l'eccitamento, per evitare di venire subito.

Lei gli diede appena il tempo di riprendere il controllo; subito portò la mano libera dietro la schiena di lui, all'altezza dei reni, e tirandolo a sè, lo obbligò a penetrarla.

"((oh... si... uh)) Bravo, giovanotto, lei sta facendo un ottimo lavoro"

Io, dietro la porta di quel bagno, pensavo fossero i complimenti che, dalla bocca del segretario, ora passavano dalla bocca del capo. Mentre il suo cazzo entrava veloce dentro di lei, io gli risposi "La ringrazio, signor direttore"

((aahh... il mio cazzo avvolto dalla tua carne, umida, calda, morbida. Il tuo uomo farà una grande carriera... ahh)) Lei iniziò a muovere il bacino, come per fargli una sega con la figa. La sensazione per lui fu molto intensa, sentendo le pareti vaginali scorrere sul suo cazzo.

Lei portò le braccia attorno al suo collo. Bisbigliava il piacere nel suo orecchio ((aahh... si... è per lui... ooh... è solo la morale cattolica... aahh)) I loro genitali sembravano di fuoco; faceva caldo, e il sudore iniziò a scorrere dai loro corpi, dalle ascelle, il collo, il corpo, le chiappe...

((Forse abbiamo bisogno di una doccia, bambina mia!))

Senza uscire da lei, il direttore la portò sotto la doccia. Lei lo seguì imbambolata, come fosse un automa. Intorno a loro c'era un'atmosfera strana, come in un sogno, irreale.

Lui aveva comunque un certo controllo della situazione; riuscì a togliersi i vestiti, lasciandoli lì per terra. Lei pensò, per un attimo, "ma che sto facendo?" c'era una parte di lei che ancora trovava tutto sbagliato, ma era anche tutto troppo eccitante... I loro odori, forse sgradevoli in altri momenti, ora avevano un non so che di afrodisiaco; un senso di repulsione ed attrazione che rispecchia perfettamente i desideri che abbiamo dentro.

Lui aprì il rubinetto; un po' di tempo per abituarsi al getto dell'acqua, e subito riprese a far scorrere il suo cazzo nella figa della mia ragazza, nella stessa posizione di prima, in piedi, abbracciati.

I loro bacini si muovevano uno verso l'altro, e poi si riallontanavano, e si riincontravano, e si riallontanavano; i loro pubi, incontrandosi e dividendosi infinite volte, compivano un gesto compiuto non pensando, ma in una condizione di abbandono della mente a favore del corpo, ascoltandosi e intuendosi inconsciamente. E questo senso di accordarsi naturalmente, la sensazione che i respiri, anche se affannosi, siano in perfetta sincronia che mi fanno pensare che l'atto sessuale sia uno dei momenti più alti della vita di un essere vivente. Nel momento in cui un essere vivente fa l'amore, dietro di lui ci sono tutti i rapporti avuti dagli altri esseri viventi che sono esistiti. C'è tutta la storia della vita, dalle origini all'ultimo istante in cui ci sarà l'amore nell'universo. Bisognerebbe valutare bene la persona che si sceglie di amare; ci si potrebbe sporcare in maniera irrimediabile.

((ah... ah... oh... che bello)) ((si, si, si, così... oohhh...))

"uuff... Non si preoccupi dei suoi debiti, giovanotto... oooh..." Il direttore, dal bagno, continuava a parlare a me, nella stanza affianco. Solo ora mi rendo conto che era anche un espediente, insieme al getto della doccia, per gemere più liberamente.

Arrivarono al limite, lui non resisteva più... I movimenti dei loro bacini si fecero più rapidi ((adesso... finalmente... ooohhh...))

Eruttò dentro di lei una quantità impressionante di sperma. Non riusciva più a muovere il bacino, teneva il cazzo spinto tutto dentro di lei, mentre l'orgasmo lo sconquassava. Anche lei raggiunse l'orgasmo; non terminarono i gemiti a parole, ma baciandosi con la forza, lui prendendogli la testa fra le sue mani e portando la sua bocca a quella di lei.

Eiacularono, entrambi al culmine dell'orgasmo, e le lingue, attorcigliandosi e vibrando per via dei loro gemiti ((mmmm...)), moltiplicarono il piacere.

Il piacere, pian piano, svanì. Rimasero ancora abbraciati, le bocche sono ancora unite, come i loro genitali. Le lingue tornarono a posto, permettendogli di riprendere fiato. Rimasero così per un po', l'acqua continuava a scrosciare su di loro, fino a quando, lentamente, si allontanò da lei, che portava la testa verso il basso, guardando i suoi piedi.

Il piacere e il desiderio hanno lasciato ora il posto al senso di colpa.

Lui approfittò dell'acqua per sciacquarsi il cazzo, lo scroto, le ascelle e vari punti del corpo. La mia ragazza, come sempre, si accovacciò per cacciare fuori lo sperma, agevolata questa volta dall'acqua della doccia. Adesso lui chiuse l'acqua.

"Giovanotto, mi passa degli abiti puliti e un accappatoio?"

Io, che fino a quel momento ero rimasto ignaro, seduto su una poltrona, quasi felice pensando che forse le cose stavano mettendosi per il meglio, presi quello che mi aveva chiesto e glieli passai dallo spiraglio che il direttore mi aprì.

In silenzio, senza che lei avesse il coraggio di guardarlo, uscì dalla doccia. Il direttore indossò l'accappatoio che era nel bagno, e avvolse dietro le spalle di lei quello che le avevo passato io, incominciando ad asciugarla. Lei era davanti a lui, con la testa bassa, rincoglionita, che si lasciava asciugare inerme da quell'uomo, come una bambina che si fa asciugare dal papà dopo il bagnetto. Forse rimpiangeva anche lei le illusioni dell'infanzia?

((Adesso vado avanti io, piccina. Quando saremo usciti, chiama uno dei miei segretari, chiedigli quello che ti serve))

Tornati in città, il rapporto fra noi due è tornato, apparentemente, normale. Abbiamo sbalordito le nostre famiglie, decidendo di colpo di convolare a nozze: tra qualche mese saremo genitori. E l'infanzia mi sembra lontana millenni.

Con gli occhi fissi sui binari, rivedo la mia ragazza; la sua pancia cresciuta, anche i seni sono già un po' più floridi. Noi abbiamo ripreso tranquillamente a recitare i ruoli della coppia felice; ma, senza confessarcelo prima di oggi pomeriggio, sapevamo già dal primo giorno in città che è solo una recita, che è tutto falso. Le sue frequenti uscite, gli impegni improvvisi; tutte cose che mi fanno supporre che abbia un amante.

Mentre davanti ai miei occhi scorrono le immagini di lei, le parole del mio "amico" segretario mi martellano la testa "gli sono venuto dentro!" "l'avrò messa incinta?" "Le venivamo anche nella figa!". Il mio amico... era contentissimo quando mi annunciava che ero stato promosso di livello; non più un semplice impiegato, ma un ruolo di maggiore responsabilità: mi si sta preparando una grande carriera.

Da lontano, si vede una luce. Il treno sta per arrivare.

Pericolosi questi passaggi a livello... la gente è impaziente, inconscientemente oltrepassa la sbarra per passare subito dall'altra parte, e spesso si ritrova sotto le rotaie. Sono notizie che ci sbalordiscono sempre, leggendole in fondo a qualche pagina sul giornale. Eppure, accadono abbastanza frequentemente.


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