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Pomeriggio con trans 4


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La serata con le tre amiche trans aveva lasciato Giusy con il sorriso stampato sulle labbra e la notte ci eravamo addormentate con lei che mi stringeva da dietro.

Sentivo i suoi seni sulla mia schiena e il suo randello sulle mie chiappe; anzi, per l’esattezza tra le chiappe in quanto voleva che lo tenessi al calduccio.

Giunta la mattina facemmo una doccia e senza darmi il tempo di ragionare mi disse che voleva uscire e fare una camminata in zona campagna e magari andare a trovare dei suoi amici che abitavano in un casolare poco fuori la città.

Mi disse che sarei uscita già in lingerie e un abitino leggero corto perché li si sarebbe potuto fare un bagnetto nel torrente.

Finita la doccia iniziò a truccarmi, mi fece indossare solo un perizoma piccolissimo, una parrucca bionda e baciandomi alla fine del lavoro esclamò che quasi quasi avrebbe voluto portarmi in centro a sculettare per le vie e per negozi; ma dopo fece un cenno che ormai aveva deciso per la campagna.

In macchina parlavamo del più e del meno e facendomi intuire che comunque avremmo incontrato alcuni amici e che avremmo passato una bellissima giornata.

Io ero già bagnato anche perché sapevo cosa intendesse con la bellissima giornata e che per lei il sesso era il godimento finale di qualunque cosa.

Giunti in questa località, della quale non rivelo il nome, scesi dalla macchina ammirando il panorama e la campagna vicina. Vicino c’era un casolare e capì che saremmo andati li.

Giunti vicino la porta con sorpresa vidi l’amica trans bionda della sera prima che mi aveva aperta in due la quale si avvicinò e baciandomi sulla bocca disse che era felice per aver accettato l’uscita.

Ancora ora sentivo lo sfintere slargato e ricordavo bene il bastone di cui era proprietaria.

Sorridendo annuì dicendo che la giornata permetteva e che Giusy voleva che l’accompagnassi in campagna ma comunque ero sorpreso di rivederla.

Entrammo dentro per preparare la colazione e ci mettemmo a ridere perché alla fine eravamo felici di essere insieme.

Parlando in seguito la Sara, il nome della bionda, disse che sarebbe venuto il suo uomo dopo pranzo e poi saremmo andati sul torrente per rinfrescarci.

Finito il pasto sentì arrivare una moto: il suo uomo era arrivato ed entrando dentro non potei non notare il pacco sotto i jeans. Giusy e Sara si resero conto del mio sguardo e senza dire nulla si tolsero gli abiti invitando a fare lo stesso sia io che il suo uomo.

Rimasi solo con il perizoma e loro pure anche se i loro arnesi già svettavano fuori mostrando le dimensioni enormi.

Appena volsi lo sguardo sull’uomo di Sara rimasi allibito: una verga grossissima faceva capolino sotto gli slip e non seppi dire nemmeno una parola.

Sara mi prese per la mano e fece cenno di toccarlo dicendo che anche lei, nonostante amasse il cazzo non era mai stata penetrata da lui ma faceva solo pompe.

Diceva che era troppo grosso e che non si sarebbe mai fatta scopare da lui.

Li capì tutto; Sara quanto poteva portava amici per darli in pasto al suo uomo e Giusy aveva accordato a portare me per essere impalato.

Tutti mezzi nudi andammo al torrente e una volta li, sdraiati con i piedi al fresco Giusy inizia a baciarmi e a toccarmi.

Pure Sara iniziò a baciare il suo uomo e appena tirò fuori quell’albero mi vennero i brividi.

Non avevo mai visto nulla di così grosso da moscio. Arrivava quasi al ginocchio; un ammasso di carne che penzolava con una cappella caffèllatte che sembrava una palla da tennis.

Sara iniziò a pomparlo e dopo Giusy mi fece cenno di continuare per aiutarla: era impossibile tenerlo tra le mani.

Iniziai a giocarci come per prenderne le misure e già sentivo il culetto bianco che mi faceva male solo al pensiero; lo toccavo, lisciavo per poi baciarlo e tentare di prenderlo in bocca.

Impossibile: non entrava dentro e gli facevo male con i denti.

Provai a spalancare al massimo la bocca per riprovare ad ingoiare la cappella ma i denti strusciavano ancora durante i miei movimenti.

Giusy allora mi disse che forse avrei fatto di meglio offrendogli il culetto. “So che dietro sei più aperto che la tua bocca……..ho fiducia in te e delle tue capacità amatorie” esclamò sorridendo a Sara e al suo uomo.

Mi misi in ginocchio con la testa sulle gambe di Sara e con il suo randello sulla faccia ma già tremavo nell’attesa di quel pilone che era diventato comunque duro e grosso.

Il sangue fluiva sul suo cazzo e le dimensioni erano diventate non nella lunghezza che era rimasta simile da moscio ma nella larghezza che era diventato come una bottiglia di coca-cola.

Giusy mi lubrificava con una crema che si era portata e teneva quel palo di luce dritto sul mio culetto e incitandolo lo guidava al centro dello sfintere.

Prima iniziai a sentire la pressione dietro ma era come se un palo mi stesse spingendo in avanti e non riusciva ad entrare; poco dopo iniziai a sentire che la punta del prepuzio aveva fatto spazio tra le natiche e che il muscolo dello sfintere stava aprendosi a dsmisura.

Iniziai a gridare pregandolo di non continuare ma lui infoiato dalle mie grida aumentava la pressione e presomi per i fianchi mi sollevò all’altezza giusta per aggiustare l’ingresso di quel cannone.

Sentivo la pelle che si lacerava e lo sfintere allargato; la cappella era entrata a metà e ancora spingeva allargando le natiche.

Io piangevo e stringevo i denti implorando Giusy di farlo smettere. Non ce la facevo e inizia ad essere confuso per il dolore.

Ad un tratto sentì come uno strappo e la cappella entrò dentro bloccandosi sulla base; ero rotto; mi aveva lacerato il muscolo e rimasi fermo per il dolore allucinante.

Sara si era eccitata e mi aveva messo in gola il suo cazzo incitandomi a succhiare senza sosta.

Ma non sentivo più nulla, non riuscivo a gustare il suo cazzone in bocca e il liquido spermatico che colava.

Ad un tratto il suo uomo iniziò a muoversi provando a scivolare dentro lo stomaco. Sentivo un palo che affondava dentro il culetto aprendo e squassando le budella dell’intestino.

Non capivo se mi aveva perforato oppure no; il calore dello sfregamento aumentava al ritmo delle sue affondate. Non capivo se era un cazzo oppure un cannone pronto a sparare.

Mi sentivo aperta e troia a tutti gli effetti.

Solo dopo un paio di minuti sentì Sara e Giusy che gridavano che ero favoloso e che ero riuscito a farmi penetrare da un cannone come quello; lì scattò in me la troiaggine e iniziai a muovermi facendo avanti e indietro assaggiando la grossezza e lunghezza del suo uomo.

Ansimava e respirava profondamente; gli piaceva quell’accenno di movimento dei miei fianchi, anche se ero letteralmente bloccata come se mi avessero infilato un missile e piantato in terra.

Ad un tratto lo sentì uscire di fretta dal mi culo svuotando l’intestino al punto tale che il risucchio stesse facendomi uscire le budella.

Mi mise in faccia quel cannone e con labbra aperte attesi che sparasse. Iniziò ad inondarmi di bianco latte cremoso in abbondanza. Avevo la bocca aperta e cercavo di non perderne nemmeno una goccia tanto era saporito.

Non sentivo più il culetto e non sentivo la Giusy che mi puliva dietro con il fazzoletto. Non sentivo che mi stava pulendo con le quattro dita dentro al mio culetto roteando tra lo sfintere e l’interno del mio condotto.

Aveva perso ogni minimo restringimento; era slabbrato e aperto alla mercè di qualsiasi cosa.

Giusy era contenta di me e apprezzava l’apertura smisurata. Entrava con la mano e il fazzoletto menando il mio cazzo per farmi venire.

Il liquido uscì rapidamente e lei lo bevve avidamente e portandolo nella mia bocca per unirsi agli umori del lui.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Peter_Ray Invia un messaggio
Postato in data: 16/06/2015 23:59:39
Giudizio personale:
se fosse stato vero avresti avuto serissimi problemi dopo, subito di infezione. a seguire di incontinenza
di per se il racconto è carino


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