i racconti erotici di desiderya

Lo schiavo tom e padronvale

Autore: Tom
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di Tom

Tom2075@hotmail.it



Infine la Padrona concesse allo scrittore che ne aveva narrato le avventure di conoscerla di persona. Si presentò a casa del biografo un sabato mattina. Con lei vi era anche una sua amica di nome Silvia, che tanto aveva insistito per accompagnarla. Anche quest’ultima era curiosa di fare la conoscenza della penna che aveva dedicato tante pagine alla Dea e solo un paio di episodi a lei. Lo scrittore andò ad aprire alle due dominatrici: era un ragazzo alto un metro e settantacinque, capelli castani abbastanza lunghi e fisico allenato. Non appena si trovò davanti alle due ragazze s’inginocchiò con umiltà e baciò loro le scarpe ed i piedi. Silvia e Valentina lo lasciarono fare scambiando fra loro un’occhiata furba.

-“Benvenuta, mia Padrona. Io sono Tom”- disse il servo.

La Dea annuì e porse il piede in modo che lo schiavo potesse raggiungere anche il tacco e la suola dello stivaletto.

-“Ah, bene! A lei tante cerimonie e a me solo un bacio sulle scarpe?!”- esclamò Silvia –“Cos’è, ti faccio schifo io?”-

-“No, affatto, padron Silvia, ma trattandosi di…”-

Silvia saltò con entrambi i piedi sulla schiena dello scrittore. Egli, essendo abbastanza robusto, non vacillò neppure.

-“Leccaglieli! Leccaglieli! Intanto io ti calpesto come il verme che sei!”-

-“Ai suoi ordini, padron Silvia!”- obbedì Tom, continuando a leccare le scarpe di Vale.

-“Bravo, hai imparato subito come ci si comporta davanti a chi ti è superiore in tutto”- disse la Padrona. Portò indietro il piede a cui lo schiavo aveva appena leccato il tacco e porse alle labbra del sottomesso l’altro.

-“Leccami le suole delle scarpe”-

-“Si., Padrona”-

-“E succhiami il tacco”-

-“Si, Padrona”-

-“Ah ah…”- rise Vale –“Si-Padrona, Si-Padrona…sembri quella disgraziata della mia schiava”-

-“In un certo senso lo sono”-

A quel punto Silvia calò forte il piede sulla mano dello scrittore. Calzava sandali col tacco alto ed il colpo fu molto doloroso.

-“Piano, Silvia, non lo rompere così presto. Abbiamo tempo fino a domani per questo”-

-“Mi fa incazzare! A te sbaciucchia persino le suole, a me ha rivolto a male pena due bacini sulla punta delle scarpe”-

-“Hai ragione. Non è cortese da parte sua. Hai sentito, schiavo? Devi trattare meglio la mia amica”-

-“Si, Padrona”-

-“Facci accomodare in salotto. Hai un salotto, no?”

-“Certo, Padrona”-

Silvia fece per scendere dalla schiena del ragazzo ma Vale la fermò con un cenno.

-“Allora portaci là”-

Si sedette assieme a Silvia sulla groppa dello scrittore e con un calcio in un fianco lo costrinse a muoversi. La bestia procedeva a quattro zampe e portò a fatica le due ragazze in salotto. La stanza era ampia e ben arredata. Tutte le stanze della casa lo erano.

-“Ah!”- esclamò la Padrona –“Ti tratti bene, cane! Gli scrittori non hanno problemi di quattrini, a quanto vedo”-

-“Si, Padrona. Ma la mia casa le appartiene”-

Vale rise. Discese dallo schiavo e si accomodò sul divano. Silvia invece si sedette su una poltrona.

-“Schiavo, lecca le scarpe ed i piedi della mia amica”-

Tom si fece piccolo al cospetto della padroncina dai lunghi capelli castani che dall’alto lo osservava e sorrideva malignamente. Le scarpe di Silvia erano un poco polverose ma tutto sommato pulite. La sua lingua percorse i tacchi a spillo, concentrandosi sui margini delle suole. Quando la ragazza si ritenne soddisfatta, o semplicemente stufa di quel trattamento, lanciò un calcio diretto al centro del viso dello scrittore e lo allontanò.

-“Questo è per come mi hai sempre trattata nei tuoi racconti. Impara bene, io non sono la spalla di nessuno”-

-“Mi..mi scusi, padrona, ma ….ecco…”-

La Padrona, sdraiata sul divano, rise.

-“Toglile le scarpe”- ordinò.

Tom lo fece. I piedi di Silvia erano un po’ sudati ma davvero molto graziosi.

-“Leccaglieli. Ci sta che dopo un po’ ti perdoni”- disse la Dea, stendendo le sue lunghe, eleganti gambe sul divano ed affondando le suole delle scarpe appena leccate nei morbidi cuscini dalla fodera di seta.

Tom si accucciò ai piedi di Silvia ed iniziò a curarli, dapprima con bacetti dolci e devoti, poi con timidi colpetti di lingua. Come s’era accorto mentre le toglieva le scarpe, i piedini della padroncina erano sudati per la lunga permanenza nelle scarpe ma emanavano un odore nient’affatto sgradevole.

I piedi delle padrone, si sa, sono diversi rispetto a quelli delle altre ragazze. Superiori. E quelli delle Padrone (ma potrebbe essere altrimenti, forse?) sono ancora più eccelsi.

Passò e ripassò negli spazi fra le dita, pulì accuratamente le piante ed i talloni, accarezzò con amore il dorso del piede destro. Quando fece per passare al sinistro avvertì una pressione dolorosa alla nuca. Distolse impercettibilmente lo sguardo dai piedini di Silvia e lei, per non farlo allontanare, gli infilò un piede in bocca e lo schiacciò sul pavimento, dominandolo dall’alto. Tuttavia Tom aveva fatto in tempo a riconoscere gli stivaletti di Vale a fianco della propria testa. La Dea si era alzata dal divano e l’aveva raggiunto in assoluto silenzio, muovendosi furtivamente come una gatta.

-“Schiavo, è tardi. Va’ a preparare da mangiare. Prepara per due, tu te ne resterai a stecchetto. Forse, domani, ti lasceremo cadere qualcosa sul pavimento e ti concederemo di mangiarlo da sotto i nostri piedini. Perché vedi, lo avrai già capito, tu te ne starai accucciato sotto al tavolo mentre noi mangeremo e questa volta saranno i miei piedi che leccherai”-

Davanti alla prospettiva di poter leccare i piedi della Padrona al più presto, Tom riprese con rinnovato vigore ad adorare le estremità di Silvia.

-“Hai capito tutto?”- chiesero le sovrane.

-“Si, Padrona. Vado immediatamente a preparare da mangiare”-

Le ragazze risero, accesero la televisione ed attesero comodamente sedute che lo scrittore iniziasse a lavorare per loro.



La cena era squisita. Insalata di gamberi, caviale ed altre prelibatezze, lo scrittore non aveva badato a spese per le sue padrone.

La Dea fece scendere il ragazzo sotto al tavolo non appena egli le ebbe servite a puntino. Tom era piuttosto alto ma il tavolo era assai grande e molto lungo così non c’era pericolo per lui di battere per errore in una delle gambe del mobile.

Non appena fu sotto la Padrona gli schiacciò una mano sotto al tacco degli stivaletti.

-“Leccami gli stivali”- disse con tono asciutto.

Tom, senza esitare un attimo, obbedì. Le scarpe di Vale non erano quelle di Silvia. Lo scrittore provò un immenso piacere nel passare e ripassare la propria lingua sulla superficie liscia e amarognola dello stivale. Punta, tacchi, suola. Poi di nuovo la punta. Su, dolcemente, per il collo dello stivale, fino dove cominciava la morbida pelle della Padrona e poi di nuovo giù. Tom andò avanti per un quarto d’ora buono.

Da principio Vale parve occuparsi solo della cena, senza degnare di nota lo schiavo ed il suo lavoro. Guardò solo una volta e di sfuggita sotto al tavolo, verso i propri piedi.

-“Si, bravo. Lecchi come una persona di mia conoscenza. Ora però toglimi gli stivali”-

-“Si, Padrona”-

-“E ricomincia da dove ti sei fermato”-

Tom non riusciva a credere alle proprie orecchie. La Padrona gli aveva concesso l’onore, il privilegio, di leccarle i piedi.

-“S…sul serio? Posso davvero…?”-

La Padrona gli calpestò la mano un’altra volta e gli sbatté lo stivale in faccia.

-“Sei sordo o cosa? Ho detto toglimi gli stivali e leccami i piedi, no? E allora datti una mossa!”-

Da dietro Tom avvertì i piedi calzati nei sandali di Silvia che punzecchiavano i suoi fianchi con i tacchi. In un'altra occasione avrebbe considerato anche quello un onore: Silvia era una bella ragazza, aveva dei bellissimi piedini e l’indole della dominatrice nata. Tuttavia, in quel frangente, per lo scrittore l’intrusione della padroncina rappresentava solo un inutile fastidio.

Insomma, la Padrona voleva che le leccasse i piedi, cos’altro poteva esservi di più importante? Era quello il coronamento delle sue aspirazioni?

Forse. Anzi, al bando i forse. Si, lo era.

Andassero al diavolo anche Silvia ed i suoi capricci da ragazzina viziata.

C’era la sguattera Alex per lei.

Fece scendere le cerniere degli stivaletti con dolcezza, tolse le calzature dai piedi della Dea e pose le mani sul pavimento affinché Vale potesse poggiarvi sopra le sue preziose estremità.

Poi prese a leccare. Prima il piede destro, poi il sinistro. Sulle punte, fra le dita. Coprì le piante di piccoli bacetti e insinuò la lingua nelle fessure fra le dita. Era come aveva sempre pensato: i piedi di Silvia erano belli, si, ma quelli di Vale… era piacevole persino averne in bocca il sudore.

Sperò che quel momento non dovesse avere mai fine.

Da sopra, intanto, la Padrona parlava con la sua amica.

-“Che ti sta facendo?”- chiese Silvia.

-“Sciocca ragazzina”- pensò Tom –“La Padrona ha ordinato che le leccassi i piedi. Cosa credi che stia facendo? La calzetta?”-

La Dea rispose per lei.

-“Lecca”-

-“Lo fa bene?”-

-“Mmmmsi! Sono più abituata alla lingua di Alex, ma ci sa fare. Gliene do atto”-

-“Come ci si sente ad avere persino uno scrittore di fama ai propri piedi?”-

-“Uno scrittore di fama?”- pensò Tom –“Non sono mica Umberto Eco! Però il complimento mi fa piacere. Grazie, piccola rompiscatole!”-

-“Oh, beh. Sai, tutti gli uomini, ragazzi dai dieci anni in su, anelano ad adorare i miei piedi. Non puoi immaginare quante e-mail ho ricevute in questi anni. E quante proposte! C’è chi darebbe non so cosa per lasciare una sola volta le proprie labbra sulle mie scarpe! In questo lo scribacchino è fortunato. Altri non avranno mai la fortuna che ha lui in questo momento”-

-“Pensi di liquidarlo dopo stasera?”-

-“Ma sì, perché gettarlo via così? Lo metterò in agendina con Alex e quell’altra cagnetta che ho trovato in vacanza…Patrizia mi sembra che si chiami…e con tutte le altre che ho collezionato nel tempo. Più avanti può darsi che lo riutilizzi”-

Sollevò un piede dalle mani di Tom e ne strofinò la pianta (ormai ben pulita dal sudore grazie al solerte lavoro dello schiavo) sulla faccia dello scrittore.

-“Hai sentito, schiavo?”- chiese.

-“Si, Padrona”- rispose lui, sollevando per un attimo la bocca dalle preziose estremità. E dopo aver dato il proprio assenso alla decisone della Padrona si chinò di nuovo e baciò con tutto il proprio sentimenti quei piedi meravigliosi.

Vale rise.

-“Bene, abbiamo finito di mangiare”- disse.

-“Andiamo in salotto”- propose Silvia –“Oppure direttamente a letto?”-

-“In salotto”- rispose Vale –“Ho notato che l’imbrattacarte, qui ai miei piedi, ha una bella videoteca ed un megaschermo. Vediamo se ha dei bei film e poi magari ne mettiamo uno”-

-“Bell’idea! E lui?”-

-“Lui sparecchia da bravo sguattero. E non appena avrà terminato di sciacquare i piatti ci seguirà e ci farà da sgabello. Ho voglia di stendere un po’ le gambe”-

-“Si, uno schiavo poggiapiedi, come la nostra Alex. E magari lo cavalchiamo anche un po’, così, tanto per digerire bene”-

-“Perché no? E’ roba nostra, giusto?”-

-“Si che lo è!”-

Vale strofinò ancora una volta i piedi sulla faccia dello schiavo.

-“E’ vero che lo sei?”-

-“Lo sono”-

La Padrona rise, si fece rimettere gli stivaletti e si alzò da tavola.



Le padrone guardarono il film sdraiate sul divano con i piedi nuovamente nudi appoggiati sulla schiena del servitore.

-“Allora facciamo così, qui a casa dello schiavo trascorriamo un paio di settimane d’estate”- disse Silvia.

-“Si, questa è una bella villa in montagna. E’ l’ideale per sfuggire all’afa. Ma non dimentichiamo che siamo vicine all’Abetone e questa è una località sciistica molto “in” durante l’inverno”-

-“Bè, a me che me ne viene? Tanto non so sciare”- disse Silvia.

-“Fa nulla. Una settimana bianca tutta spesata, vitto e alloggio gratis non si rifiuta mai. Vero, schiavo?”- chiese la Padrona, dando un calcetto sulla nuca dello scrittore.

“Vero che pagherai tu tutte le nostre piccole spesucce?”

-“Si, Padrona. Certamente”-

-“Stai attento a non viziarci troppo, che sappiamo diventare esigenti!”-

-“Tutto ciò che desiderate per me è un ordine, mie Signore”-

Avrebbe voluto rivolgere quella frase solo alla Padrona, purtroppo nella stanza era presente anche la sua amica.

-“E perché non invitiamo anche Francesca e le altre?”- propose Silvia.

-“Tutte le nostre amiche?”-

-“No, solo quelle a cui hai ceduto una volta o l’altra la tua schiava”-

-“Insomma le nostre compagne di giochi segreti”-

-“Si. Pensa in grande. Io, te e le altre servite e riverite come dee mentre la tua serva, la mia e lo scrittore si fanno in quattro per soddisfare i nostri desideri. E magari insegniamo anche a lui ad essere un cesso. Alex lo fa già e la mia sguattera è sulla strada giusta. Ed abbiamo anche altre schiave, non è vero?”-

Questa rivelazione diede un po’ fastidio al ragazzo, che non aveva previsto di avere la casa sommersa di padrone e neppure di avere concorrenti nel ruolo di servitore. E poi chi erano queste amiche di Vale? Tom sperò che non fossero fatte tutte della stessa pasta di Silvia perché la ragazza, benché fosse sua padrona e quindi un essere superiore e meritevole di ogni premura ed attenzione, si stava macchiando della non indifferente colpa di competere con la Padrona per il suo possesso. Colpa che, agli occhi dello scrittore, appariva alla stregua di un crimine.

Da quello che Tom riuscì a capire dai discorsi delle due ragazze oltre a Vale e Silvia vi sarebbero state altre cinque ragazze, cinque dominatrici ed almeno due schiave. In totale dieci persone. Non ci sarebbero stati letti a sufficienza neppure per le sole padrone, pensò Tom.

-“E poi facciamolo venire da noi per qualche giorno”- continuò Vale.

-“Da noi? E a far che?”-

-“Ragiona. Lo sguattero qui ha un sacco di tempo libero, giusto? E’ uno scrittore e stabilisce da solo quando lavorare e quando no. Bene, gli facciamo prendere un paio di settimane di vacanza forzata. Lo cediamo come schiavo ad una delle nostre amiche. Che si divertano anche loro a possedere uno sguattero ventiquattr’ore su ventiquattro e sette giorni su sette”-

-“Mah! Letizia e Federica vivono con i loro genitori”-

-“Ci restano Erica e Marta, no? Una di loro sarà sicuramente interessata”-

“Sarò venduto come un oggetto!”

Tom era esterrefatto. Questo non l’aveva preso in considerazione, davvero. Pensava che la sottomissione nei confronti della Padrona si sarebbe consumata leccandole i piedi e facendole un po’ da sguattero, ma questo andava ben oltre.

Di tanto in tanto la Dea strofinava i piedi sulla faccia dello scrittore, sul lato rivolto verso se stessa, ridendo compiaciuta delle idee che venivano in mente un po’ a lei ed un po’ a Silvia. A fine serata la situazione era questa: lo schiavo avrebbe dato casa a Vale ed alle sue amiche per la settimana bianca e per le vacanze estive e nel frattempo sarebbe stato il loro cameriere, il loro autista e leccapiedi. Avrebbe dovuto trascorrere un paio di settimane a casa di una certa Michela, anch’essa compagna di giochi della Padrona, nei giorni che Michela avrebbe stabilito. E, come ciliegina sulla torta, avrebbe dovuto iniziare a scrivere al più presto un libro sulla Padrona e sulla sua schiava, quella di nome Alex.

Stabilite le regole le padrone se ne andarono a letto. Lo schiavo ce le portò a quattro zampe sorreggendole sulla propria schiena, leccò i loro piedi un’ultima volta e baciò le natiche perfette della Padrona. Infine Silvia lo legò con una cordicella ad una delle gambe del letto. Lì fu lasciato durante l’intera notte.



Al mattino Tom fu svegliato da qualcosa che gli solleticava il viso. Aprì gli occhi e si accorse che dal bordo del letto, da sotto le coperte, spuntava una gamba. Il piedino raggiungeva il suo volto e l’alluce e le altre dita gli sfioravano maliziosamente le labbra ed il naso. Era un piedino elegante e ben modellato, quello della Padrona.

Lo schiavo non vide Vale, però. La Dea era ancora sdraiata sotto le coperte e la sua gamba destra, dal ginocchio in giù, era la sola cosa che si muovesse.

Baciò immediatamente il piede della Sovrana, che lì per lì, forse per la sorpresa si ritirò di qualche centimetro. Allora strisciò verso il letto per avvicinarsi un po’ di più ed il piedino si allontanò ancora fino a nascondersi sotto le lenzuola. Lo schiavo capì che la Padrona lo voleva si ai suoi piedi, ma al calduccio, nel letto. Infilò cautamente la testa sotto il morbido copriletto e raggiunse con le labbra le nobili estremità della Dea. Le baciò, le leccò con devozione.

La Padrona lo lasciò fare per qualche minuto muovendo le gambe e stiracchiando le giunture anchilosatesi un poco nel lungo e riposante sonno, infine lo allontanò con un calcetto.

-“Schiavo, sbrigati a preparare la colazione. Quand’è pronta torna qui ed avvertimi baciandomi i piedi”-

Tom andò, preparò la colazione più buona di cui fosse capace (non era abilissimo ai fornelli ma se la cavava) e ritornò in camera da letto. Si mise a leccare i piedi di Vale, come la Padrona aveva chiesto, finché un calcetto non lo allontanò.

-“Basta. Ora sveglia Silvia baciandole il sedere e non risparmiare la tua lingua”-

-“Obbedisco Padrona”-

Lo scrittore si accucciò sul corpo longilineo della padroncina, scostò le lenzuola e con molta delicatezza cominciò a baciare il suo sedere. Partì dalle natiche e si diresse pian piano verso il solco; solo a quel punto iniziò a leccare. Ciò piacque molto alla ragazza che sarebbe rimasta ferma per ore a godersi quello stato. Purtroppo Vale la esortò a muoversi e ad alzarsi. La colazione stava raffreddandosi.

Mentre le padrone mangiavano, lo schiavo, da sotto al tavolo, leccò loro i piedi e le scarpe e, al termine del pasto, le dominatrici si prepararono ad andarsene.

-“Bene, schiavo. Ci hai servite bene per essere la prima volta”- disse Vale.

-“Si, Padrona. La ringrazio”-

-“Posso quindi dirti che sei promosso a schiavo personale mio e delle mie amiche. Ci rivedremo presto”-

-“Si, Padrona”-

-“Baciami un’ultima volta le scarpe qui, sulla soglia della porta dove ci troviamo”-

Tom si inginocchiò. La Padrona sollevò un piede e lo posò sul suo collo, schiacciandolo a terra.

-“Ma dalla prossima volta inizieremo a usarti come gabinetto ed ancora non sai cosa ciò voglia dire. Una mia amica di nome Erica ti preparerà in tal senso”-

-“Si, Padrona. Come vuole”-

Vale si girò ruotando sui propri tacchi.

-“Bacia la suola delle mie scarpe ed i tacchi”-

Tom obbedì.

-“A presto”-

-“A presto”- ripeté Silvia.

-“A presto, mie Padrone, e grazie di tutto”-

Le padrone oltrepassarono la soglia della casa di Tom e chiusero la porta dietro di loro.



Padrone e Padroncine d’Italia, se siete curiose d’incontrare il Tom del presente episodio, desiderose d’approfittare di uno schiavo come quello descritto qui sopra, non esitate a farmi pervenire le vostre lettere all’indirizzo Tom2075@hotmail.it

Vi aspetto numerose….





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