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La zietta virgina a 45 anni ano sano da me sfondato a 20 anni

Autore: Torreann
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La Zietta

di verocuck

26.07.2016 | 18.278 | 1

"Feci orecchio da mercante, ignorai la protesta e con un deciso e fortissimo colpo di reni in un attimo feci sprofondare fino alle palle il mio cazzo nell’ano..."

Nel 1° episodio Virginia, così s’appellava la zietta, una sorella della nonna materna, aveva ultimato di farmi il primo pompino della mia lunga attività sessuale, ed era distesa a gambe aperte a bordo letto con la sua natura ben esposta. Confidenza ed intimità mi resero audace. Le leccai il nudo corpo. Succhiavo un capezzolo e l’altro lo titillavo con i polpastrelli di pollice ed indice. Sull’inguine posai l’altra mano. Il dito medio stuzzicò il clitoride, grosso come i mini pene dei cuck che, poi, conobbi, e fattosi largo nella fessura s’infilò dentro la vagina. Con occhi supplichevoli dissi a Virginia che ardevo di voglia di fare la prima fottuta. Bruciavo del desiderio di montare nella vagina di una donna di grande esperienza. La zoccola, tale era per le numerose chiavata che s’era fatte con frotte di uomini diversi per statura e attrezzatura, bianchi, mulatti e neri, anche quando i suoi coniugi erano viventi, acconsentì. Sistematosi al meglio a bordo del letto, aprì di più le sode, bianche e tornite cosce, e la fica ornata da folta peluria nera era pronta alla penetrazione. Sentii . Scesi dal letto posizionai la cappella della verga al centro della fessura che m’appariva come un taglietto sotto pancia della zietta e spinsi in avanti il tanto che nella fica, che presumevo ampiamente alesata e trapanata, v’entrasse soltanto la larga cappella, e per tutta risposta udii un vigoroso mugolio di lamento tipico delle gatte in calore.

Arrapato, non l’ascoltai e d’istinto in un attimo con un colpo secco feci sparire tutti i 25cm del cazzo fino in fondo al suo utero. Un urlo m’investì. Ritenni che lei si lamentasse per il dolore che le procuravo ed ero prono ai suoi rimbrotti, invece, con enorme piacevole sorpresa, constatai che il miagolio era di piacere. Virginia con languida voce, rotta da lieti mugolii, m’incitava a continuare la monta con foga perché voleva godere di più. Pompai a più non posso. La cavalcai velocemente con furia selvaggia. Non ci vidi più e per tantissimi minuti, (dieci, quindici) il mio cazzo, come un pistone di motore d’auto a folle velocità, alesava a mezza canna la fica della matura zoccola. Istintivamente tirai il pene dalla guazza vagina dell’amica d’infanzia per godermi il novello piacere di un altro sfondamento nella fica. Questi movimenti la fecero piacevolmente sussultare e lei ci diede dentro con alzate di bacino perché il cazzo le penetrasse nel più profondo possibile. Questa mia prima chiavata è tuttora indimenticabile. Anche la zietta ammise in seguito che un simile godimento non l’aveva mai provato prima. Virginia, gran troia, fu per lungo tempo la mia nave scuola e l’ho montata fino ai suoi ottant’anni. Lei sbandierò ai quattro venti le mie performans, e fui oggetto di continue richieste sessuali da parte della sua parentela femminile, sia in età feconda che in meno pausa. Da allora la fica non mi mancherà più. Lei insistette che la fottessi spesso e io le chiesi di farmi dono del suo ano, che lei mi accordò. Mentre la chiavavo a pecora poggiai il cazzo nel buco più in alto e prima che lei fiatasse misi la cappella dentro e dissi “vedo che l’ano l’hai ben largo, vai e godrai tanto come avanti. Godi bella mia che sei la prima donna a cui faccio il culo” e lei di rimando “vai che meriti il premio di fottermi in culo, però, t’impegni a raccontarmi nei minimi particolari il primo ano sano che la tua bestia sverginerà.”. Tanto bastò che spinsi più oltre il mio cazzo ed era a mezza corsa quando lei” fermati un poco l’hai troppo grosso e lungo, mi spacchi il culo se vai oltre”. Feci orecchio da mercante, ignorai la protesta e con un deciso e fortissimo colpo di reni in un attimo feci sprofondare fino alle palle il mio cazzo nell’ano. Se quando la chiavai strillava, stavolta lei emise un urlo disumano. Mi fermai e smisi di cavalcarla. Le diedi modo di prendere fiato e di godersi un esilarante piacevole venuta anale. Poi, su sua richiesta mossi lentamente il cazzo nel culo e lei si sciolse, il dolore cedette il posto ad un godurioso piacere più intenso e gradevole del coito. Qualche giorno dopo mi confidò che prendere il mio randello nell’ano gli piaceva e che l’avremmo fatto tante altre volte ancora nei mesi a venire. Rinnovò, però, la richiesta di sapere nei dettagli la prima rottura anale.

Sei mesi dopo mantenni l’impegno preso e gli raccontai dell’incontro con una ventenne, Giulia, sua pronipote, vergine di fica e culo, a cui sfondai entrambi i buchi con reciproca goduria, preceduta dagli inevitabili inumani lamenti per ogni buco che le trapanavo con al mia possente e ben rizzata verga.

Oltre lei mi sono chiavato una dozzina di donne, singole, sposate, vedove, separate, più giovani di me e molto anziane. Il militare lo feci al confino con la Jugoslavia. Conobbi intimamente diverse mule, alte donne bionde ben posizionate in ogni parte del loro corpo. Mi consentirono il piacevole atto di togliere loro tutti gli indumenti intimi a mo di spinto spogliarello. All’età di 25 anni mi sposai con una signorinella vergine di tre anni meno di me e poco distante da dove nacqui e sempre abitato. La prima notte di sesso per me è di immensa goduria. Piacevolmente ruppi l’imene alla mogliettina e guardai il roseo sangue che bagnava il bianco lenzuolo. Eppure tale ebbrezza l’avevo già provata sverginando quasi una dozzina di fanciulle. La mogliettina, invece, ci patì, perché la rottura dell’imene avviene con strappo totale e le procurò una un’abbondante emorragia. Inoltre, soffrì le pene dell’inferno al passaggio della mia bestia che le slabbrò i lembi vaginali. Dovette curarsi per mesi e di continuo mi ha ricorda che ho un innato bestiale istinto sessuale. A mio merito ho da dire che le femmine che hanno sofferto per le dimensioni del mio pene non le ho cercate, ne corteggiate, si sono offerte spontaneamente perche le fottessi. Messosi in forma la moglie non disdegnò di farsi sfondare il sano ano e dopo il primo assalto se lo fece fare spesso.



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