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La vendetta che sognavo


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Lei era una come tante, ragazza, donna, moglie e poi mamma. Un marito che aveva amato da sempre e dei figli che amava dal giorno in cui li aveva messi al mondo.

Provava un amore per la vita e per il sesso che riteneva assolutamente normale, con tante esperienze alle spalle che l'avevano portata a far cose che neanche Lei credeva avrebbe mai potuto fare. Era stimata e la famiglia riusciva a condurla con stile, ammesso che ne esista uno universale. Insomma sembrava non Le mancasse nulla. Ed allora, cosa stava accadendo?

Sulla soglia dei 40 anni quando, si dice, inizi la nuova vita si era sentita crollare tutto addosso e anziché riprendersi le sembrava di scivolare giu' verso il baratro.

Il marito mostrava di non capire, pretendeva fossa quella di sempre, né più né meno, anche se Lei non lo era più. Il suo prezzo per la famiglia lo aveva pagato, e caro. Il suo fisico non era certo più quello di una volta. Le gravidanze avevano lasciato segni indelebili e Lei non era riuscita a cancellarli o non aveva mai tentato di farlo. Si era rassegnata alla fine di aver perso il proprio fascino con gli uomini.

Tante donne della sua età e con gli stessi trascorsi sembravano più curate con una forza ed una vitalità inesauribili e Lei se le trovava sempre di più intorno.

Di tanto in tanto cercava di riprendere il suo antico rapporto col marito, ma ormai il feeling si affievoliva e lui sembrava non apprezzare non solo i suoi sacrifici, ma nemmeno il suo corpo che per anni Lei aveva usato come arma di potere.

Prima era Lei a controllare il gioco, Lei dominava gli uomini e ne faceva ciò che voleva. Ora, guardando gli altri maschi, doveva abbassare lo sguardo e cercava sempre di evitarli temendone i commenti e le battute. Al suo uomo non era rimasto che ignorarla non trovando più la complice amante di una volta.

Era uno dei primi giorni caldi dell'estate che iniziava, quando ebbe l'ennesimo battibecco col marito che ancora una volta le rinfacciava il suo declino. Le disse che ormai Lei non era più una donna vera e che l'avrebbe potuta mollare se solo gli si fosse presentata l’opportunità. E le opportunità non mancavano di certo.

Non accettava che finisse così, messa da parte come un vecchio elettrodomestico e con qualche donnetta a caccia di sesso e di mariti arrapati che si godeva le qualità del suo. Finché aveva ancora tempo e forze, doveva uscire dall’angolo in cui si era messa. Ma doveva farlo senza clamore, perché un fallimento di fronte a lui non l’avrebbe proprio retto. La sua ripresa doveva essere prima sublime, poi inesorabile fino al momento del riscatto finale.

L’oggetto della sua vendetta era Lui, il suo uomo, colui che l’aveva umiliata e che sembrava ormai godere del suo fallimento considerandola una perdente.

Lei aveva salute, soldi ed un corpo di donna, solo non doveva svelare nulla in più di quello che voleva che apparisse, per evitare che lui le interrompesse il gioco svilendola. Le armi in suo possesso: seduzione, provocazione, mistero, gelosia, un’immensa voglia di riscattarsi e le avrebbe usate tutte con altri uomini.

Per eccitare occorrono anche altri ingredienti, facili da ottenere: biancheria intima nuova, qualche vestito più particolare, un atteggiamento più invitante, sguardo da autentica porcellina.

Poi passo alle ‘vittime’ da coinvolgere. Per iniziare andò bene riallacciare i contatti con i vecchi spasimanti, in attesa di risistemare anche il proprio fisico e riprendere più sicurezza, poi avrebbe ampliato il suo campo di azione fin dove l’avrebbe voluta portare la sua fantasia. Non si poneva particolari programmi o limiti.

Già i primi giorni che meditava queste cose si sentiva sempre più eccitata, tanto che iniziate le prime azioni concrete, aveva ripreso a masturbarsi come una ragazzina. Lo faceva mentre mandava SMS ad altri maschi, in bagno o mentre chiedeva di dire le cosa che ordinava al telefono. Da tempo non ricordava un clitoride così sensibile e turgido.

Poteva ora passare alla seconda parte del piano. Suo marito doveva prendere coscienza di che puttana aveva vicino, ma senza mai sapere niente da Lei. Lo doveva cuocere lentamente, per restituirgli le offese subite. E poi, anche se in fondo questo non lo meritava, farlo sentire un cornuto la eccitava comunque da morire.

Aveva la massima libertà, mezzi e occasioni che intendeva sfruttare. Ma in ognuna di queste doveva lasciare un segno, uno qualunque purché rigorosamente identificabile anche se confuso in mezzo ad altri senza un significato particolare. E tutti dovevano poter essere accessibili a lui, così da amplificare l’effetto voluto.

Tutto procedeva come desiderato. Era riuscita a riallacciare alcune amicizie. I messaggi ricevuti ed inviati non li cancellava e spesso lasciava il cellulare incustodito sicura che prima o poi suo marito, insospettito dalla strana ripresa delle attività telefoniche, sarebbe andato a sbirciare. Sarebbe bastato che leggesse anche uno solo dei suoi messaggi, qualunque fosse, per innescare la miccia si. Lei lo sapeva bene. Lo stesso anche per le sue insolite uscite, i suoi appuntamenti con amiche mai più incontrate. Bastava il primo flebile sospetto che Lei gli nascondesse qualcosa, per attirare la sua attenzione.

Iniziò a lasciare sempre nuovi indizi della sua doppia vita, segni che solo lui poteva cogliere e riconoscere. Perchè quella sera era uscita con degli slip così provocanti o magari senza? Cos'era quell'odore di dopobarba o colonia maschile addosso alla sua maglietta, quando lui non ne usava? Come mai appena rientrata, metteva a lavare le mutandine zuppe ma profumate dall’intensa fragranza di fica, come se avessero contenuto da poco un orgasmo?

Mentre nel suo cellulare si moltiplicava il numero di messaggi con i suoi amici, continuava ad inventarsi nuovi modi per stuzzicarlo e divertirsi al tempo stesso.

La difficoltà era però che nessuno dei segni doveva essere finto o creato ad arte. Tutto autenticamente vero, senno non c'era piacere. Così una macchia sul vestito era davvero un aperitivo preso al bar con un amico, un alone sul reggiseno o sul body era sperma, quei fazzolettini sporchi usciti dalla borsa, avevano davvero ripulito e raccolto del nettare maschile. Se una ciocca di capelli era appiccicosa, il motivo doveva essere lo stesso.

E la crema alla vaniglia sul suo seno, era davvero stata spalmata con un massaggio anche se Lei prima di uscire non l'aveva fatto. Come mai poi tornava con le mutandine in borsa se prima di uscire le indossava? Dove avrebbe potuto levarsele? In un albergo, in macchina, all’aperto?

Il martellamento era continuo ed iniziò a rilevare su di lui gli effetti eccitanti del ritrovamento delle sue prove, strofinandosi disinvoltamente se si accorgeva che avevano provocato un’erezione o dalla passione con cui aveva ripreso a sbatterla.

Il capolavoro fu di tenere un diario intimo, Lei che non ne aveva mai avuto uno, dove raccontare le sue bravate da troia, i suoi desideri più sudici, le sue programmate porcate. Lo teneva ben nascosto dove nessuno potesse mai trovarlo, ma dove sapeva che solo lui poteva arrivare. Le sarebbe bastato lasciare un'indizio la prima volta, poi il resto sarebbe seguito da solo.

Lì descriveva con minuzia e spirito come era fatto un cazzo che aveva lavorato per bene con la lingua, che sapore ed odore aveva, se era enorme o più piccolo di quello del suo uomo, quanto tempo ne aveva leccato le palle mentre lo masturbava e se queste erano depilate, sfoggiando anche una graduatoria su chi aveva resistito di più prima di venirle in bocca o nel culo. Lì poteva confessare se il giorno dopo avrebbe incontrato un altro maschio e il dubbio se concedergli di scoparla o se fargli solo un pompino facendolo venire in bocca e sul viso. In questi casi Lei decideva sul momento se fornire al suo uomo la risposta attraverso il diario sorvegliato o se, appena rientrata a casa, fargliela intuire invitandolo subito a verificare se la passerina bruciante era irritata o ad aiutarla a pulirle tracce di gelato dalle guance e dalle labbra, senza aggiungere altro. Lui ubbidiva senza mai fare rimostranze con il cazzo che a volte sembrava stesse per scoppiare nei pantaloni. I suoi strumenti erano davvero diventati tantissimi ed il gioco lo conduceva ormai con una disinvoltura da esperta. Godeva a creare situazioni oltre ogni limite del paradosso, per vedere le reazioni del marito ed umiliarlo, come quando presentandosi con un preservativo usato lo aggredì affermando che l'aveva trovato nell'auto, che lo sperma contenuto non poteva che essere il suo e, dopo avergliene rovesciato il contenuto sul tavolo, andarsene accusandolo di avere l'amante. Lui non riuscì a dir nulla e mentre Lei si allontanava asciugò con un tovagliolino quel liquido che non era il suo, sentendosi un porco per quanto gli era nel frattempo diventato duro e per l’incapacità di chiederle da dove provenisse.

Anche Internet l'attirava, ma non essendo molto pratica aveva un po' di timore dovendo tra l’altro chiedere proprio l'intervento di suo marito. Ma ci riuscì lasciando sempre l’ambiguità su cosa intendesse realmente fare, anche se il fine era sicuramente intuibile viste le richieste.

Lui la assecondava fingendo di non capire, ma spiandola quanto poteva per capire le sue vere intenzioni.

Riuscì a farsi installare dei programmi, pian piano iniziò ad usarli sempre con maggiore abilità. Chattava con altri uomini ogni volta che aveva dei momenti liberi, nella giornata o la sera, le piaceva mostrarsi dal vivo con chi le faceva più simpatia.

In questo modo realizzò anche un sogno mai confessato: provare il sesso con un’altra donna.

Raccontò poi nel suo diario l’avventura avuta con una donna che aveva conosciuto, i loro corpi nudi, le carezze scambiate. Descrisse minuziosamente come si era fatta leccare per lunghi interminabili minuti fra le gambe da una ragazza esperta nei punti da stimolare, nei ritmi e nei modi, come solo una donna può esserlo.

La fantasia le aveva poi suggerito l'uso di nuovi mezzi tecnologici. Così prese ad usare macchina fotografica e telecamera digitali. Gli strumenti non mancavano e le consentivano di produrre materiale per il suo scopo. Foto intime di Lei scattate chi sa da chi, magari facendo intravedere il pelo fra le cosce da sotto il tavolo di un bar o al mare, video intriganti sia sola che in compagnia, nel bagno, in auto, in un camerino o all’aperto. La protagonista sempre Lei, da sola con uno o più maschi. Destinatario finale, sempre lui.

La storia andò avanti favorita dell'estate che rendeva tutto più ovattato e creando un alone di complicità. Il marito la seguiva senza mai manifestarsi, ma conscio che l'unico modo che aveva era di riprendersi ogni volta la sua donna, riconquistarne la confidenza portandola ogni volta a svuotarlo dell’eccitazione accumulata.

Come sia finita all’arrivo dell’inverno ancora non lo sappiamo. Lei sarebbe potuta diventare la gnocca del passato, desiderata dagli uomini per godersene quanti voleva e sentendosi sempre più porca, oppure ripiombare com’era prima dell’estate.

Lui avrebbe potuto fermarla o continuare ad assecondarla in silenzio godendo nei ritagli lasciati dagli altri uomini o ancora affrontarla per entrare nel gioco insieme e poter partecipare con Lei alle avventure. Avrebbero ritrovato il loro rapporto? Il sospetto e la gelosia li avrebbe allontanati per sempre? Lui per vendetta si sarebbe fatto una vita parallela? O Lei avrebbe incontrato invece l’uomo dei suoi sogni?

Il finale prima o poi arriverà. Nell'attesa i mariti più maiali possono provare a scoprire se si stanno perdendo qualcosa, mentre le mogli più troie, dopo un bel ditalino preparatorio, potrebbero rimboccarsi le maniche e iniziare a darsi da fare:

c’è tanto sperma da scoprire in città, e siamo gia' a meta' del giorno.


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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Lili7 Invia un messaggio
Postato in data: 13/07/2007 09:32:28
Giudizio personale:
Brava! riesco a rispecchiarmi in quello che hai scritto.....
Un bacio


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