i racconti erotici di desiderya

Il rappresentante 1a parte

Autore: Target
Giudizio:
Letture: 1735
Commenti: 4
Dimensione dei caratteri: [+] - [ - ]
Cambia lo sfondo


Facendo il rappresentante, si conosce un sacco di gente, di ogni tipo: ci sono quelli ai quali, anziché sorridergli e proporgli gli articoli che vendi, ti vien voglia di dargli fuoco e altri, in tutte le sfumature, fino a quelli cordiali e, addirittura!, amichevoli.

Proprio l’aver conosciuto uno di questa categoria ha profondamente cambiato la mia (ma dovrei dire nostra!) vita matrimoniale.

Ho 32 anni e sono sposato da 5 anni con Marica, di 2 anni più giovane; è una bella ragazza: sul metro e settantadue, snella, capelli neri riccioli, profondi occhi verdi tagliati obliqui, un bel paio di tette della 4a misura ed un culo tondo, tonico come è tutto il suo fisico plasmato dalla sua passione per il nuoto. E’ progettista in una grossa azienda elettronica ed è una persona allegra, deliziosa, sensuale… forse anche troppo, pensavo, per i miei gusti.

Le volte che mi si è offerta in ogni frangente, in ogni punto della nostra casa… in cucina, appoggiati su qualunque superficie disponibile, pavimento compreso; le volte che abbiamo fatto la doccia insieme, uscendo esausti da cubicolo sono innumerevoli… e poi ovunque, scale, cantina, rimessa per l’auto, solaio compresi.

Sentivo che la sua sensualità, la sua giocosa voglia di fare sesso, di esplorarlo a fondo era più ampia della mia e, devo essere onesto, ne ero spaventato, avevo paura di perderla. Ero geloso di tutti gli uomini di cui lei attirava lo sguardo sulle proprie gambe tornite, sul seno sodo, sulle spalle attondate dalla muscolatura da nuotatrice, dal suo contagioso sorriso e dalla sua dolce aria maliziosa.



Sergio è un uomo davvero adorabile. Un marito tenero, premuroso, affettuoso… peccato solo che non pensi mai al sesso; certo, meglio così di quei mariti che son sempre in giro a cercare puttane o semplici amiche compiacenti, ma insomma… devo sempre cominciare io… è raro che a lui venga l’idea di cominciare anche se, poi, fa alla grande la sua parte. Ama la mia bocca, la mia fica, il mio culetto, le mie mani, le mie poppe, la mia pelle tutta, il mio corpo e la mia mente, però…però beh…non capisce, non immagina neanche che io possa aver voglia di ampliare la mia, la nostra conoscenza riguardo al sesso: ogni volta che cerco di affrontare il discorso, mi guarda con gli occhi sgranati, come se mi fossero spuntate le ali o se avessi cominciato a parlare in aramaico.



Una domenica eravamo andati al parco, a correre in mezzo al verde; per raggiungerlo avevamo usato lo scooter e, sudati ed un po’ ansimanti, stavamo tornando al piazzale dove lo avevo lasciato per prendere da sotto la sella i due asciugamani.

Proprio mentre ero a pochi metri, una Mercedes, facendo manovra in retromarcia, urtava lievemente il mio scooter. Il “Cosa cazzo fai?” all’indirizzo del conducente mi uscì d’impulso dalle labbra. Il tipo frenò, scese dall’auto e si accertò degli eventuali danni: nulla, solo una toccatina. Mi sorrise e si scusò per aver urtato il mio mezzo: era un uomo sulla quarantina, abbronzato, col fisico atletico e le tipiche rughe di chi strizza gli occhi ridendo spesso, sul volto simpatico. Sorrise ancora più ampiamente a Marica che mi era venuta accanto e propose, per scusarsi, di offrirci una bibita al chiosco lì accanto.

Declinammo l’invito e lui, dopo aver appena insistito, fece un garbato baciamano a mia moglie, mi salutò simpaticamente e se ne andò.

Mentre osservavo l’auto allontanarsi, mormorai, tra me e me: “che tipo…” e sorrisi pensando alla naturale simpatia dell’uomo; Marica commentò a sua volta. “Sì! Davvero un tipo affascinante!”

Non so: questa sua semplice frase fece scorrermi un piccolo brivido lungo la schiena…



Uhhmm… tipo davvero interessante! Atletico, abbronzato, appena oltre la quarantina e… con un bel pacco, sotto i jeans!! Proprio niente male…



Dopo pochi giorni, mi presentai a proporre i miei articoli ad una ditta con la quale la sede di zona mi aveva fissato un appuntamento.

Gli uffici, in una discreta palazzina accanto al capannone dove avveniva la produzione, avevano una sobria eleganza, senza lo sfoggio –spesso pacchiano- di cose dall’aria inutilmente costose: quell’arredamento dava un senso di solidità, di certezze, di serena disponibilità finanziaria: quello che ci vuole per chi, come me, ha da vendere qualcosa.

Una giovane impiegata mi accolse e in breve mi pilotò nell’ufficio del principale, il dottor Moretti.

Lo stupore reciproco fu quasi comico: era il tizio del Mercedes!

Mi sorrise a 32 denti, fece una risata mormorando qualcosa tipo “com’è piccolo il mondo!” e mi fece accomodare su una poltrona. Mi chiese se gradivo bere qualcosa e chiese (non disse, non ordinò: chiese, come un favore!) alla giovane donna di portarci le nostre bevande.

Coi bicchieri in mano, prima di cominciare le nostre trattative commerciali, brindò “…a tutte le belle donne, come la sua signora!”

Stranamente, anziché irritarmi –come mio solito- l’apprezzamento a Marica mi fece molto piacere.



Dopo circa due ore, ero pronto a lasciare gli uffici con un sontuoso contratto nella mia valigetta: il dottor Moretti si era dimostrato competente e molto interessato alle nostre attrezzature, al punto da averne ordinato una significativa quantità. Moretti mi accompagnò alla porta e, prima di salutarmi, propose: “Lei è una persona davvero capace, gradevole e comunicativa. Il tipo di persona che stiamo cercando per la nostra azienda”

Mi accennò alla posizione che sarei andato a ricoprire, allo stipendio annuale, a tutti i vantaggi e gli agi che passare alle sue dipendenze avrebbero comportato.

“…Ma non voglio una risposta adesso. Capisco che cambiare lavoro è una cosa importante e che ne vorrà sicuramente discutere con la sua deliziosa signora…

Per illustrarle meglio la mia proposta e presentarla anche ai miei soci, mi farebbe molto piacere se accettaste l’invito a trascorrere il prossimo weekend nella mia villa in Riviera. Cosa ne dice?”



Beh, quella sera a casa ne ho parlato a Marica e lei, innamorata del mare e della Riviera, mi ha supplicato di accettare quantomeno l’invito.

Per convincermi, addirittura, cominciò a strusciatisi addosso, come una gattina in calore e… beh, dopo pochi minuti mi son trovato la bocca piena della labbra della sua fichetta, mentre la sua lingua guizzante mi percorreva attentamente le palle ed il cazzo.



Il sabato, dopo un viaggio d poco meno di due ore, raggiungemmo la villa di Moretti: una bella villa su due piani, con un parco dal lato strada e aggrappata sulla scogliera sotto alla quale il mare rombava tra gli scogli.

A Marica gli occhi luccicavano dalla gioia, come una bambina davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli.

Moretti ci accolse in abbigliamento sportivo –mocassini, jeans e polo- e fu uno squisito padrone di casa. Ci presentò Angela, sua moglie, la quale fu felice di mostrarci la camera che avremmo occupato: una grande ed elegante stanza con una magnifica balconata sulla scogliera.



Marica era entusiasta del posto, della villa, della vista, del mare, di Moretti, di sua moglie, di me, di tutto!

Passammo il pomeriggio sulla spiaggetta privata della villa. Marica era così entusiasta del posto che, nonostante in genere io non approvi, si era levata il top del bikini.

Verso le sei, il maggiordomo ci venne a ricordare che la cena sarebbe stata servita alle venti, per cui, lì a poco, tornammo nella nostra camera per rinfrescarci e per cambiarci e lì Marica trovò, sul letto, un delizioso abito lungo, nero, di quella semplicità che dà davvero il tocco dell’eleganza.



Dio che bello, tutto!! Sempre più affascinante ed intrigante il tipo, Stefano Moretti, e con delle occhiate che mi fanno ribollire la fichina…Gradevole anche Angela, con gli occhi da birbante ed un modo di guardarmi che mi fa pensare, forse, di… interessarle! E poi la villa!! Ed il maggiordomo!! E l’abito che sembrava fatto su misura per me: mi calzava perfettamente, tanto che ho deciso, all’insaputa di Sergio, di indossarlo senza nulla sotto. Mi sentivo porcella, un pochino, e sentivo che… beh, che da quel giorno la mia (nostra?) vita sarebbe cambiata parecchio.



Alle otto, scendemmo a cena: io indossavo jeans, mocassini ed una camicia bianca, Marica era deliziosa nel suo nuovo vestito –che le calzava meravigliosamente bene- ed i suoi sandaletti argentati.

Moretti ci presentò i commensali: Angela sua moglie (una bella donna alta quasi un metro e ottanta, coi capelli rossomogano, un alto solido seno e lunghe gambe appena velate da una gonna di tulle bianco), il suo socio Branco, un uomo appena oltre i sessanta, sul metro e sessantacinque e un pochino soprappeso, il classico piccoletto paffuto, calvo e allegro. L’altro socio, Franchi, era invece alto, magro, austero, con folti capelli bianchi e un profilo da senatore romano: probabilmente a ridosso dei settanta. L’ultimo socio -Gus White, uno statunitense- era un nero che dimostrava poco più di trent’anni, alto, con una muscolatura da tuffatore olimpico ed un affascinante sorriso bianchissimo.

Dopo un giro di aperitivi (molto alcolici!) ci sedemmo a cena e, mentre Angela e Marica parlavano, i quattro soci mi illustrarono la loro proposta, mentre le portate si susseguivano, annaffiate da eccellenti vini.

Un’occhiata verso le due donne mi fece cogliere un particolare che, lì per lì, non considerai significativo: Angela proponeva a Marica di bere e, mentre mia moglie vuotava il calice, lei ne bevevo meno di metà e, come i bicchieri tornavano sul tavolo, il maggiordomo subito riempiva di nuovo.



L’aria era carica di… non so. Elettricità? Ormoni? Sentivo che quella sera, quelle persone così compite, così formali, stavano ardendo dalla voglia di giocare col mio corpo… e non ero sicura di essere contraria. Marco Branco era il classico piccoletto, pancione, pelato… mi dava l’idea di amar baciare la fica; Franco Franchi era il classico tipo autoritario, di quelli che amano dare ordini alle donne…inoltre era piuttosto anziano e… beh, a me gli uomini non più giovani hanno sempre ispirata un sacco…e poi Gus… affascinante, con sorrisone abbagliante e… ed un cavallo che mi fa pensare che quello che si dica dei neri sia vero… e mi riservo di scoprirlo!!!

Notai subito il lavoro di squadra teso a metterci a nostro agio, ma anche a farci ubriacare… la mia vita, prima di conoscere Sergio, mi aveva portato d essere in una compagnia di ragazzi dove bevevamo parecchio e quindi so che non sarà facile farmi ubriacare… comunque, visto che ci tengono, farò finta di sbronzarmi.



Dopo cena, soddisfatto delle risposte avute, mi rilassai come anche i nostri ospiti: avevo necessità di tempo per riflettere sulla proposta e poter dare una risposta.

Moretti propose una partita a carte e i suoi soci acconsentirono con entusiasmo: come potevo rifiutarmi?

Musica di sottofondo, il carrello delle bibite accanto al tavolo da gioco, il personale messo in libertà, ci sedemmo e cominciammo a giocare a poker; erano anni che non giocavo, dai tempi dell’università ma, anche se arrugginito, ricordavo ancora come si giocava.

Mi venne data una dotazione di fiches e cominciammo la partita.

Mentre la partita proseguiva, Angela adducendo ad un certo malditesta ci aveva lasciati e Marica era restata accanto a noi, felice.

Quando Branco si allungò per versarsi da bere, lei si offrì come barista, offerta che venne da tutti accolta con gioia; mentre ci riforniva, veniva incitata a bere anche lei e mi resi vagamente conto, nella foschia alcolica che stava appannando le mie percezioni, che anche lei sembrava un po’… allegrotta.



Che tenero, mio marito: non ha alcun sospetto, non ha capito le manovre e si sta dolcemente inciuccando… la cosa mi incuriosisce e mi diverte ed il fatto che Angela mi abbia lasciata, dopo avermi fatto domande sulle mie preferenze sessuali, mi fa pensare che qualcosa sta preparandosi, per me e Sergio.



Mi resi conto di aver bevuto oltre il mio solito quando notai che Marica, mentre porgeva un drink a Gus, venne… “ringraziata” dalla mano di lui che le accarezzava il culo; non solo lei non rifiutò il contatto, ma neanch’io trovai nulla da eccepire al gesto.



Che mano! Sentire una mano che mi esplora le natiche è una cosa che ha sempre mandato in libidine…è per quello che amo andare a lavorare in metropolitana.

Ho sentito la fichina che mi inumidiva e quel porco ha annusato rumorosamente, per segnalarmi che aveva sentito la mia eccitazione.



Le mani di gioco ed i bicchieri si susseguivano e notavo che Moretti sciorinava tutto il suo fascino nei confronti di mia moglie: quando lei gli portò un ennesimo scotch, lui la ringraziò, la cinse alla vita con un braccio e si sporse per mormorarle qualcosa in un orecchio; ridacchiarono, poi lei si scostò e venne verso di me; si mise dietro di me e, posandomi le mani sulle spalle, mi cercò la bocca per un bacio sensualissimo.

Continuai a giocare ed ebbi mi trovai gli sguardi di tutti addosso; o meglio: non guardavano me, ma verso di me. Guardavano Marica, che percepivo armeggiare dietro di me, e tutti, come ad un comando, sorrisero contemporaneamente. Non capivo bene, ma girandomi ho visto Marica che sorrideva incantevolmente.



Stefano mi chiese un whisky e quando mi avvicinai per porgerglielo, mi cinse la vita e mi mormorò nell’orecchio: “Potresti anche sfilarti le mutandine, non trovi?” Risi: “Guarda che sotto questo abito non indosso nulla…” “Non ci credo, fammi vedere!”

Così andai dietro a Sergio, lo bacia con passione e poi, mentre lui si concentrava nuovamente sul gioco, alzai sensualmente il vestito fino a mostrare il piccolo ciuffo che avevo lasciato sul mio pube.



Tornò accanto al carrello bar e continuò a servirci i nostri drink.

Ad un certo punto Franchi, allungando la mano per prendere il pacchetto di sigarette, lo fece invece cadere ma Marica si chinò sotto il tavolo a raccoglierlo e… doveva essere ruzzolato proprio sotto: non si rialzava più!

No. Eccola! Si rialza e si liscia il vestito sui fianchi, la mia inappuntabile mogliettina.

Le sorrido e lei ricambia con gli occhi stranamente brillanti, come quando fa una delle sue monellerie.



Franchi è davvero un vecchio porco! Ha fatto cadere le sigarette e mi ha chiesto, con uno sguardo, di raccoglierle; mi sono chinata ma lui le ha deliberatamente spinte col piede sotto il tavolo ed, abbassandomi, ho visto! Il porco l’aveva tirato fuori: non durissimo ma grosso, nodoso… il gioco mi incuriosiva: leccai la sua cappella e poi la imboccai un attimo: sapeva di pulito. Mentre ero inginocchiata sotto il tavolo, sentii la mano di Stefano insinuarsi sotto il vestito e accarezzarmi il solco della fica: delizioso!!!



La natura mi fece sentire in quel momento il suo richiamo e, scusandomi, mi alzai per andare a dar sollievo alla vescica.

Mentre raggiungevo la stanza da bagno, sentii le voci degli altri che scherzano con mia moglie e lei che dice “E no, dai, mi vergogno!!”

Raggiunsi il bagno ridacchiando: cosa mai poteva far vergognare quella sensualissima mia mogliettina?

Fatto ciò che mi ero prefisso (e lavatomi la faccia con l’acqua fredda per dissipare un po’ la foschia alcolica intorno alla mia mente), tornai nel soggiorno e sentii Marica ridere: la vidi ed era in una posizione strana: inginocchiata sul tavolo e rivolta verso di mentre accanto a lei Moretti e Gus sembravano molto intenti a fare o guardare qualcosa.

Lei si drizzò, rise e saltò di nuovo giù dal tavolo, lisciandosi il vestito: era più bella che mai, con gli occhi luccicanti ed il viso rosso di eccitazione.



Sergio si era diretto con passo insicuro verso il bagno e Gus, al quale ero occasionalmente vicino, mi aveva cinto le spalle con il braccio e mi aveva baciato; non mi ero rifiutata e quindi mi riempì la bocca con la sua lingua guizzante. Intrappolata così, qualcuno da dietro mi forzò –non molto: in fondo mi lasciai pilotare- ad appoggiare un ginocchio sul tavolo; poi, cingendomi la vita, mi fece sollevare anche l’altro in modo che mi trovai avvinghiata a baciare Gus mentre gli altri mi sollevavano l’abito fino alla vita e mettevano a nudo la mia fichetta. Sentii molte mani ed una bocca esplorare i miei tesori e, inutile dirlo, la mia eccitazione andò a mille.

Sentimmo tornare mio marito e balzai giù dal tavolo, ricomponendomi.



Ricominciammo a giocare e, man mano che la serata avanzava, che le mani di poker e le bevande si susseguivano, il mucchietto delle mie fiches si assottigliava in modo impercettibile, ma costante.

Me ne accorsi ‘drammaticamente’ quando mi trovai un poker di Jack servito e cercai di rifarmi; i rilanci mi impedivano di giocare.

“Scusate tutti, ho un problemino: vorrei vedere questa mano, ma non ho abbastanza fiches per farlo… Avete un suggerimento od una proposta da farmi?”

Stefano sorrise: “Beh, io una proposta l’avrei, ma dobbiamo essere tutti d’accordo: puoi partecipare al rilancio se metti tutte le fiches nel piatto… ed anche le mutandine di Marica!” Si appoggiò allo schienale e sorrise. Gli altri ridacchiarono, ma accettarono la proposta di Moretti.

Guardai brevemente mia moglie, che stava versando da bere a Gus, ridacchiando, che mi sembrava d’accordo.

“Allora: vedo con tutti questi… e gli slippini di Marica!” Lei mi guardò, con uno sguardo tra lo stupito ed il divertito e ,mentre gli altri accettavano la mia puntata (anche se aspettavano il “saldo” intimo), le chiesi di sfilarseli.

Lei sorrise, con innocenza: “Ma io non li indosso…. Non ho nulla, sotto!”

Allora Branco parlò, con sicurezza: “Questo è solo un trucchetto per non onorare la promessa…” ai cenni di diniego di Marica, rispose “… propongo come… pagamento sostitutivo alla lingerie promessa che la signora alzi l’abito per mostrarci che la sua affermazione corrisponde a verità; se farà così, io considererò la puntata valida… ed anche voi, direi, a giudicare dai vostri assensi”.

Guardai Marica disperato, ma aveva accettato la prova sorridendo e stava già facendosi aiutare a salire in piedi sul tavolo, ponendo i piedi ai lati del piatto.

Stefano si alzò e scelse la musica, della quale mia moglie cominciò a seguire il ritmo mentre, ondeggiando lentamente e ruotando su se stessa, ma stando attenta a non calpestare le fiches al centro del tavolo, mentre lentamente faceva salire, anche se in modo discontinuo,, il vestito fino alla vita.

Gli occhi di tutti erano calamitati dalle sue caviglie delicate, i suoi polpacci torniti, le sue ginocchia rotonde, le sue cosce toniche e, alla fine, le sue favolose natiche e l’angolino di peluria tra le sue cosce, a coronamento della labbra piene e sporgenti della sua fica.



Avevo capito la manovra del gruppo: sapevano che ero senza intimo, perciò hanno mandato quasi fuori Sergio, giocando a poker, e poi hanno sfruttato l’occasione per vedere se stavo al gioco. Ok, eccomi!! Guardatemi, desideratemi, sbavate sul mio corpo, sulla vista della mia topina, del mio culetto; adesso che avete capito che ci sto, come pensate di procedere, porci?



Vedevo lo sguardo di Marica brillare di malizia, mentre gli uomini la osservavano con ben dissimulata famelicità e devo dire che qualcosa di strano stava succedendo, nella mia mente: non solo non mi disturbava esibire mia moglie, ma anzi la cosa mi gratificava, mi… eccitava, addirittura.

Un pensiero mi attraversò la mente: vederla sotto le loro carezze, sotto i loro baci, sotto i loro strusciamenti… Era un pensiero… beh, eccitante!

Ma no! Dai! Ma cosa vado a pensare!!! E poi, con che faccia potrei lavorare sotto questa gente, che ha fatto sesso con mia moglie? No, non esiste proprio!!! Adesso la faccio ricomporre, dico che ho mal di testa e ce ne andiamo a dormire…

“Hai una moglie davvero deliziosa, Sergio; è sempre utile, per un manager in carriera, avere a fianco una donna bella ed intelligente!” La voce garbata di Stefano, interruppe le mie riflessioni; lo guardai: mi sorrideva con vera simpatia e… e forse ero io a cogliere un lampo malizioso in fondo ai suoi occhi?

Ero interdetto, combattuto tra l’elevata tensione erotica della situazione e le mie remore… remore che evidentemente non sfioravano neanche Marica.

Il fondo del bicchiere di whisky che avevo bevuto, mi suggerì di ‘lasciar correre il pesce’, di vedere come le cose si fossero evolute: ero curioso, morbosamente curioso, di vedere quali limiti io e Marica fossimo in grado di raggiungere…

Ricominciammo a giocare ed, a poco a poco, cominciai a trovarmi di nuovo un mucchietto di fiches davanti.

Nel frattempo Marica continuava a servirci da bere e sembrava svolazzare, felice come un uccellino, tra di noi; aveva capito l’interesse che suscitava ed evidentemente ne gioiva.

Poi, accadde l’incidente; una piccola cosa, per carità, ma ripensandoci fu quello il punto che diede una svolta definitiva a tutta la storia: mentre Marica stava porgendo a Franco il suo drink, urtò sbadatamente Marco che le rovesciò sull’abito il suo.

Scuse, solite manfrine sul ‘sono desolato, non l’ho fatto apposta, scusami’ ‘ma figurati, nulla di grave’ ma restò il fatto che Marica aveva l’abito bagnato ed immaginavo quanto fosse sgradevole la cosa.

Annunciò che si sarebbe assentata pochi minuti per cambiarsi ed una piccola, potente, idea vagamente perversa si impadronì della mia mente: la chiamai, prima che andasse, e le diedi un bacio sulla guancia, approfittando dell’attimo per mormorarle la mia idea…

Non disse nulla, né fece alcun cenno di aver udito le mie parole, ma sorridendo lasciò il salone.



Se voleva stupirmi, Sergio c’è davvero riuscito! Mi ha detto una cosa che mai e poi mai mi sarei aspettata di sentire da lui!!!

Comunque l’idea che mi ha dato è molto stuzzicante… in effetti avevo già pensato a qualcosa del genere e… beh, perché no?



Un paio di giri di carte dopo, Marica tornò e tutti restammo senza fiato: si era raccolta i capelli in una coda alta ed indossava solo una mia camicia bianca botton-down, che le stava ovviamente molto ampia: sul davanti le arrivava circa a metà coscia, ma le sgambature laterali mostravano la sommità delle cosce; i primi tre bottoni erano slacciati, consentendo di poterci beare delle contigue rotondità dei suoi seni. Anche l’ultimo bottone in basso era slacciato, rendendo il suo incedere sulle decolletè col tacco a spillo particolarmente suggestivo; ero imbarazzato ma anche emozionato: la mia splendida mogliettina aveva fatto tesoro del mio suggerimento bisbigliato; decisi di godermi l’evolversi degli eventi, tanto più che, evidentemente, la vista di Marica così succintamente vestita aveva lasciato letteralmente senza parole i miei compagni di gioco.

Con una sottile vena di eccitata riprovazione, notai che le intense occhiate degli altri avevano fatto in modo che i seni di Marica si eccitassero, facendo risaltare i suoi scuri capezzoli eretti sotto il lieve tessuto chiaro della mia camicia estiva.



Allora, banda di maiali, vi vado bene così? Vi eccita vedermi così, meglio che nuda?Mi volete come vostra troia? Volete toccarmi, palparmi, usarmi? Dai, ho deciso: starò al vostro gioco; andiamo avanti: guidatemi sul percorso delle vostre pulsioni e mi concederò come mi volete.

E tu, Sergio, dolcissimo ed ingenuo maritino mio: sai che stanotte diventerai un vero cornuto, vero? Sai che la tua candida mogliettina donerà piacere ai tuoi nuovi datori di lavoro? Sai che, sotto questo tuo sguardo un po’ brillo ed un po’ divertito, io sarò la loro puttana? Li vedi, amore mio? Sono una squadra affiatata ed i loro meccanismi sono collaudati: sei davvero convito che quello di Franco sia solo stato un innocente incidente? Ha fatto in modo che io lo urtassi e, al momento del contatto, mi ha rovesciato deliberatamente addosso la sua bevanda, ruotando il polso; altrimenti, forse, solo poche gocce si sarebbero versate e di queste solo una minima parte sul mio abito…

E adesso… e adesso li vedo: sono come un branco di lupi che mi accerchiano, ciascuno nel proprio preciso ruolo, pronti a impadronirsi del mio corpo, a violare le mie intimità, a trasformarmi, davanti ai tuoi occhi stupiti ed eccitati, nella loro sgualdrina… e io lo voglio, amore mio!!! Voglio sentire le loro mani sul mio corpo, voglio sentire i loro cazzi che mi penetrano, voglio sentire il loro sperma che si mescola con i miei umori… voglio essere la loro bagascia!!!



Marica venne accolta con commenti entusiasti e lei, deliziosamente, sorrise; poi, sempre con gli occhi che le sorridevano, tornò ad occuparsi delle nostre bibite; gli altri bevevano un forte liquore, che mi avevano fatto assaggiare, ma che avevo deciso essere troppo alcolico per i miei gusti: preferivo un buon whisky seven-years-old, che Marica allungava con abbondante acqua ghiacciata.



Povero stupidotto amor mio! Mentre tu centellini il tuo whisky allungato, loro bevono la seconda (no, ormai la terza!) bottiglia di quella tequila che ti hanno fatto assaggiare: peccato che, finita quella bottiglia con il giro nel quale te l’hanno fatta assaggiare, loro bevono da altre bottiglie, ma riempite di tè, a giudicare dall’odore; l’occhiolino che mi ha fatto Stefano, quando ho capito l’inghippo e l’ho guardato con uno sguardo interrogativo, mi ha di fatto arruolata nel complotto ordito contro Sergio, arruolamento accettato da me con un sorriso vagamente complice…



Ormai ero un po’ annebbiato, ma continuavo a giocare: se loro mandavano giù quella specie di benzina avio, beh, sicuramente io potevo stargli dietro col mio whisky…

Però, mentre giocavo, notavo che Marica –sempre più spesso- si soffermava di fianco a loro, dopo averli riforniti e, osservandola attentamente, vidi il suo sguardo da porcella che conoscevo ed apprezzavo così tanto… Cosa le stavano facendo? Mi stupii di ritrovarmi eccitato, immaginando le loro mani sinistre impegnate a percorrerle le cosce ed il suo bellissimo culetto.

Stavo impazzendo?

Poi, mi entrarono Jack e Donna di fiori –che tenni, in virtù di una strana ispirazione- e cambiai le altre tre carte; scoprendole lentamente, vidi apparire un Dieci di fiori, un Asso di fiori e…. Re di Fiori!!! Era Scala Reale!!!

Rilanciai, rilanciai ancora e alla fine battei il Full agli Assi di Stefano, assicurandomi un piatto davvero sontuoso!

Marica, che era incuneata tra Gus e Franco, fece un salto di gioia e, quasi sdraiandosi sul tavolo davanti a Franco, si allungò verso di me per un bacio: io mi piegai in avanti, verso di lei, e lei mi cinse con stretta entusiastica il collo con le braccia, dandomi un lungo bacio decisamente molto sensuale; dopo una trentina di secondi, decisi di interrompere il bacio, ma la lingua di mia moglie continuava ad esplorare la mia bocca, sempre più eccitata. Del resto mi stavo eccitando anch’io, sotto quell’assalto di sensualità di Marica e non avevo più tanta voglia che quel bacio finisse presto, tanto più che lei era sempre più eccitata…

Con la coda dell’occhio, vidi Stefano in piedi dietro a Marica che ci guardava con una strana espressione, tra la simpatia e l’estasi e, lì per lì, fui orgoglioso dello spettacolo di amore e sensualità che noi due stavamo dando al quartetto.



Mentre servivo da bere, tutti (meno Sergio!) approfittavano della mia vicinanza per accarezzarmi le cosce ed il culetto… Ovviamente apprezzavo queste attenzioni e mi stavo decisamente bagnando; la cosa non sfuggì a Marco, che annusava rumorosamente il profumo della mia fica in ebollizione, strizzandomi l’occhio. Anche gli altri se ne accorsero e, bicchiere dopo bicchiere, le loro mani si fecero sempre più ardite, facendo scorrere i polpastrelli tra le labbrine della mia fichetta e poi sondandomi entrambi i buchini…

Ormai ero eccitatissima: sentivo la fichina ed il culetto aperti, pronti per subire penetrazioni più consistenti e, mentre il dito di Gus stava accarezzandomi il clitoride, vidi Sergio che imbroccava quella Scala e la mia eccitazione sessuale si tramutò in un irrefrenabile impulso a baciarlo, a sentire la sua lingua lottare con la mia, a sentirmi ancora sua, ad abbracciarlo.

Però, come mi piegai attraverso il tavolo per baciarlo, Franco insinuò la mano sotto di me e la introdusse nella camicia, arrivando ad un capezzolo e stringendomelo con deliziosa violenza.

I miei sensi erano in fiamme: mi avvinghiai ancora di più al collo di Giorgio e lo baciai con ancora più passione.

Nel frattempo, sentivo dietro di me le mani degli uomini che mi alzavano il lembo della camicia che indossavo sul culetto e le loro mani che mi allargavano le natiche e mi schiudevano le labbrine della fica, facendomi letteralmente incendiare. Sergio si godeva questo inaspettato, sensualissimo bacio, ma io mi sentivo i sensi in fiamme perché ‘sapevo’ che stava per succedere ’qualcosa’, qualcosa che avrebbe cambiato tutto, per sempre… E dopo un pò (Attimi? Secondi? Minuti? Ore??), sentii allargare ancora di più la mia natura esposta e sentii scivolare dentro di me un cazzo bollente, mentre diverse mani mi accarezzavano e due dita mi allagavano il buchetto posteriore: mi sentivo fremere e tremare dal piacere che quella umiliante ed eccitante situazione mi scatenava dentro; non m’interessava chi fosse, a violarmi: volevo solo che continuasse e per non rischiare interruzioni, mi strinsi con maggior passione a mio marito mentre il cazzo sconosciuto scorreva dentro di me e poco dopo lo sentii irrigidirsi, e poi pulsare dentro di me mentre, con gli occhi della mente, vedevo i densi schizzi di sperma bollente fuoriuscire da quella grossa cappella che mi allagavano la fica. Venni nel modo più discreto che riuscii, per non far accorgere Sergio degli avvenimenti…



Marica non mi aveva mai baciato in un modo così sensuale, in tanti anni insieme!!! E dire che la mia adorabile mogliettina è un vulcano, sessualmente!!!

Intuivo dei movimenti, dietro di lei, ma il suo bacio non mi permetteva di distrarmi dal ricambiarlo; ero orgogliosissimo di avere una moglie così sensuale, che mi baciava con tale passione davanti ai miei futuri datori di lavoro!

Poi, però, la sentii irrigidirsi, quel tipico irrigidimento che lei raggiungeva quando voleva celare le sue esplosioni orgasmiche (quante volte, in casa sua, con i suoi nell’altra stanza, prima di sposarci!!); riuscii a spostare di pochissimo la testa e vidi... e capii… Stefano era trasfigurato, la tipica espressione di chi è appena venuto, e si stava scostando da dietro a Marica… L’aveva FOTTUTA!!! Mentre lei baciava ME, suo marito!!!

Ero… ero… ero, si insomma… beh… offeso? Scandalizzato? Insultato? Sì, tutto questo, checcazzo… ma anche… (mi sconvolgeva questa nuova conoscenza di me!) eccitatissimo!!!



(Fine 1a parte segue)



Se volete aiutarmi esuggerire un evolversi di questa storia, scrivete a zorrogatto@email.it


giudica questo racconto

Attenzione, solo gli utenti registrati su Desiderya.it possono esprimere giudizi sui racconti

Per registrarti adesso CLICCA QUI

Se sei un utente registrato devi autenticarti sul sito: CLICCA QUI


I vostri commenti su questo racconto
Autore: A4 Invia un messaggio
Postato in data: 09/09/2007 10:43:22
Giudizio personale:
una vera favola!!!!

Autore: Thexvoice Invia un messaggio
Postato in data: 09/09/2007 10:12:21
Giudizio personale:
... vorrei essere assunto anch\'io dal tuo titolare ? ... ci metti una buona parola ? ... bella storia ... ciao, Paolo.

Autore: Vetro_ Invia un messaggio
Postato in data: 19/04/2007 01:05:27
Giudizio personale:
bello....

Autore: Albertmeinstein Invia un messaggio
Postato in data: 18/04/2007 18:19:21
Giudizio personale:


Non male anche non realistico


Webcam Dal Vivo!