i racconti erotici di desiderya

Ho incontrato gli dei (seconda puntata)

Autore: Millumino_dimmenso
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Era capitato per caso che, sulla spiaggia, i nostri ombrelloni fossero piantati sulla stessa prima fila, quasi sul bagnasciuga, ma a distanza di tre, quattro posti.

Questa dislocazione agevolò la mia conoscenza con Lucia e Salvatore, così si chiamavano, e non posso nascondere che la simpatia, la bellezza ed il feeling che si era creato con lei, cominciarono a turbarmi non poco.

Anche nei confronti del marito, avvocato salernitano, sentivo una notevole simpatia che però raffreddava il mio interesse per lei che aveva attirato tutta la mia attenzione sin da qualche ora successiva al baciamano che avevo sentito di farle da vecchio gentiluomo del sud.

Stimavo che avesse intorno ai 45 anni, quell’età in cui le belle donne offrono al mondo tutto il meglio di se stesse.

Una bellezza gestita con classe, senza l’ostentazione aggressiva che avevano avuto da giovanissime misurandosi con se stesse e le coetanee nella provocazione, la conquista ed i giochi acerbi di passione e d’amore; una sessualità maturata dall’esperienza e dalla coscienza di se stesse, che si autoreferenziava degli sguardi ammirati degli uomini e delle stesse donne.

In somma quel quid che le rendeva tanto interessanti da trovarle mentalmente compagne e complici di qualsiasi esperienza possibile.

Lucia, poi, aveva un corpo magnifico che denotava anche un temperamento sportivo che lo manteneva in magnifica forma.

Le cosce, rotonde e lunghe, erano dotate di una muscolatura appena accennata che si esibiva dal bacino al ginocchio in una dimensione che non poteva non continuare con la medesima eleganza di forme, esprimendosi in una caviglia sottile su di un piede perfetto che avrebbe valorizzato qualunque tipo di scarpa, anche per chi non fosse stato amante del genere.

Vita stretta, bel seno rotondo e sodo che ansimava dopo una bella nuotata o una corsetta sulla spiaggia, capelli biondi che incorniciavano un ovale perfetto illuminato dal candore dei denti e da due occhi del colore del cielo.

Ma il marito mi era molto simpatico e sembrava cercare la mia compagnia.

Potevo mai desidera sua moglie?

Mi accadeva, quindi potevo ma, non dovevo.

Quella sera m’invito a mangiare al loro tavolo e ricordo che la serata passò gioiosamente con lei più bella che mai.

Anche tavola mostrava tutta la sua classe che moltiplicava per mille la sua bellezza.

Era un piacere vederla mangiare. Diritta sulla sedia, entrambe le mani sul tavolo, mai gomiti o il braccio. Impugnava forchetta e coltello con le dita, a mo’ di piume leggere; i gomiti stretti ai fianchi, e si muoveva con piccoli gesti misurati e gentili. Talvolta incrociavamo lo sguardo e mi gratifica di un sorriso accennato, che illuminava il suo viso del chiarore degli occhi cerulei ammiccanti e della luce dei suoi denti bianchissimi.

Quasi ne percepivo l’alito profumato e caldo ed a malapena riuscivo a contenere l’irrefrenabile desiderio di stringerla tra le braccia e baciarla con tutta la passione che sentivo per lei.

Così trascorremmo la settimana diventando un terzetto fantastico, quasi sempre insieme, anche in qualche escursione nei dintorni e qualche cenetta a lume di candela in qualche tipico localino del posto.

E lei mi sembrava sempre più bella. Dovevo controllare la disinvoltura con la quale ci rapportavamo l’un l’altra ed evitavamo di parlare della loro partenza alla fine della settimana che avevano goduto sul luogo.

Era chiaro che ci saremmo rivisti a Napoli o a Salerno, ma temevamo, almeno io, che il nostro, come tante conoscenze estive, sarebbe finita lì senz’altro seguito.

E la cosa mi sembrava estremamente crudele, anche perché non sapevo con quale plausibile scusa avrei potuto riavvicinarli.

Sarebbe partiti il sabato mattina e come ormai solito, avremmo cenato insieme.

Invece al tavolo venne solo Salvatore perché Lucia aveva un forte mal di testa ed avrebbe cenato in camera. Però dopo cena potevo salire a salutarla, anche per concordare come e dove ci saremmo rivisti una volta ognuno della propria città, con il proprio lavoro etc. etc.

A cena Salvatore fu molto cordiale ma bevve qualche bicchiere di vino in più. Mi sembrò che lo facesse perché era sfuggito al controllo della moglie, che mi disse di amare come mai gli era successo. In assenza di lei, apprezzai non poco la sua confessione e lo confortai dicendogli che lo capivo perché Lucia mi era parsa subito una donna fantastica, bellissima e dotata di una classe non comune, che avrebbe fatto innamorare chiunque avesse avuto la fortuna del suo interesse, ma anche chi di quella fortuna non avesse goduto.

E lui mi diede ragione raccontandomi che quasi tutti suoi amici, prima o poi, chi più, chi meno, erano stati innamorati di Lucia.

Temendo che “la canzone venisse a me”, finsi di non capire.

Dopo frutta e dessert, guardandomi bene dallo stringere i tempi, bevemmo un paio di cognac e salimmo in camera da Lucia, portandoci una bottiglia di Veuve Clicot per brindare alla nostra bella amicizia.



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