i racconti erotici di desiderya

Gloria

Autore: Etabeta34
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Gloria era soddisfatta del risultato raggiunto.



Lo specchio rifletteva una donna affascinante, dai lineamenti delicati, curata nei dettagli. Conservava l’immagine giovanile quasi da teenager che sempre l’aveva contraddistinta, grazie anche al fisico snello e tonico modellato dal fitness. Provava una grande soddisfazione sentendosi appiccicati addosso gli occhi degli uomini che incontrava per strada. Allora era solita rallentare il passo ed accentuare gli ancheggiamenti, fino a provocare un commento o un apprezzamento. A quel punto, con un sorriso di soddisfazione, riprendeva l’andatura senza voltarsi.



Certo, rispetto alla sua prima volta, dieci anni prima, la preparazione richiedeva più tempo ed era diventata un rituale che cominciava la mattina con l’estetista, per l’eliminazione dei peli superflui e per un ritocco alle unghia delle mani e dei piedi che erano la sua vera mania, proseguito poi nel pomeriggio con un massaggio total body per rilassarsi e con il parrucchiere per sistemare l’acconciatura.



Aveva deciso di trasgredire per i suoi 30 anni, e per farlo aveva deciso di affrontare un appuntamento al buio. Aveva scelto il suo partner dopo una attenta selezione di foto e contatti sviluppati su siti di incontri per adulti: infine aveva scelto. Non in base all’aspetto fisico o ai tratti caratteriali, non in base al ceto sociale o al livello di istruzione, la sua scelta era stata effettuata solo valutando il membro. Già, solo quello. Doveva essere diritto e con una bella cappella. Doveva essere di una misura che gli consentisse di ingoiarlo tutto senza problemi, perché questo la eccitava particolarmente, quindi non troppo lungo o grosso, anche perché voleva poterlo prendere nel culo agevolmente, senza sentire troppo dolore. Voleva sentirsi un oggetto nelle mani di uno sconosciuto e dedicarsi esclusivamente a procurare piacere, non le interessava tanto godere a sua volta quanto far godere, il suo piacere lo riceveva regolarmente nel talamo matrimoniale, ora non era quello di cui aveva bisogno, ora voleva scendere un altro gradino nella sua personale scala di depravazione, voleva solo sentirsi un oggetto, uno strumento di piacere per il suo occasionale e sconosciuto compagno.



Voleva poi allontanarsi da lui ancora colma di desiderio inesploso, perché ormai sapeva per esperienza che una volta scivolato via il velo della lussuria al raggiungimento dell’orgasmo, l’incantesimo si sarebbe rotto e la camera del motel si sarebbe rivelata improvvisamente nel suo squallore e perché la stessa situazione in cui ora desiderava ardentemente inoltrarsi le sarebbe risultata solo una miserevole rappresentazione dell’umana depravazione, proprio come le era già successo in passato.



Questa volta invece voleva evitare i conati di vomito, i sensi di colpa ed il rimorso. L’orgasmo che desiderava era mentale più che fisico. Questa volta avrebbe goduto nel far godere, e tanto più intensa sarebbe stata la sua soddisfazione quanto meglio avrebbe percepito il momento del piacere del suo sconosciuto compagno, questo lo sapeva. Per questo aveva deciso che le sarebbe piaciuto VEDERE quel momento, anzi avrebbe fatto in modo che questo accadesse. Sentiva già il piacere degli schizzi sul suo corpo, o magari sul suo viso, perché no. Al contrario di altre non disdegnava assolutamente lo sperma sul viso o in bocca, anzi, lo amava: poteva anche giocarci con la lingua ed infine anche ingoiarlo: diventava un tutt’uno con esso. Impazziva quando le si chiedeva di attendere gli schizzi a bocca aperta. Aveva addirittura sviluppato una particolare abilità che le evitava che il primo spruzzo, quasi sempre il più deciso, le finisse sugli occhi rubandole così il piacere di poter osservare da vicino l’eiaculazione. Sapeva che in quel momento, inginocchiata ai piedi del compagno che si masturbava a pochi centimetri dal suo viso, rappresentava una sorta di umano wc per il partner di turno. Poco le importava se questo, come spesso accadeva, non era nemmeno capace di cogliere quei risvolti cerebrali, lei trovava appagante sentirsi schiava fino a quel punto, anche se di un padrone inconscio.



La voce al telefono le aveva chiesto un abbigliamento quasi volgare, da prostituta e lei acconsentì ad indossare quegli accessori stereotipati come la minigonna in pelle, le calze a rete sostenute da una guepiere in pizzo ed il perizoma brasiliano, anche se avrebbe preferito un abbigliamento più classico, stile donna manager, certo esaltando il lato sexy con spacchi, scollature e scarpe adatte. Decise comunque di accontentare il suo uomo. Solo su un punto non riuscì a soddisfare le richieste ricevute. Non riuscì ad indossare gli stivali con lo stiletto: quei sandali gioiello che aveva acquistato per l’occasione non meritavano di restare a casa ed inoltre andava orgogliosa dei suoi piedi curati e non le andava di nasconderli.



Ora aspettava impaziente che bussasse alla porta.



Arrivò puntuale e subito le fece dei complimenti che le sembrarono sinceri. Poi cominciò a toccarla in maniera rude, stringendola a se e facendole sentire il suo desiderio. Era quello che voleva. Lo accolse a fondo nella sua bocca affondando il naso nei peli pubici. Amò quel cazzo perfetto come non ne aveva mai amati altri. Era bello e fiero e resisteva bene alla sua bocca. Potette giocarci a lungo prima di cedere alla voglia di riceverlo nel culo. Si offrì, prona, all’estraneo e si godette il piacere causatogli dalla penetrazione lenta e profonda. Poi scivolò su un fianco e continuò a gustare i colpi sempre più decisi, infine gli salì sopra dandogli le spalle e godendo al palpeggiamento delle mani rudi che le allargavano le natiche! Si sentiva desiderata come non mai e questo la soddisfaceva appieno. Gli schizzi furono lunghi e numerosi, indici di un desiderio al massimo livello. Li ricevette sul viso, sulla lingua e continuarono anche quando lo imboccò fino alla radice, tanto che ne sentì un fiotto direttamente in gola tra i sussulti. Lo gustò a lungo, leccandolo, succhiandolo, stuzzicandolo in tutti i modi, strofinandolo e battendolo sulle guance, sulla fronte, sul viso, come se fosse un bastone usato per una dolce punizione. Lo rilasciò solo dopo diversi minuti, pulito e privo di vita. Si rivestì in fretta ed andò via quasi senza salutare, tra false promesse di nuovi appuntamenti e godimenti.



Salì in auto per tornare a casa e nel tragitto continuò a pensare a quelle ore di sesso. Soddisfatto il suo desiderio cerebrale ora saliva il suo desiderio fisico. Il suo corpo ora voleva la sua parte.



Entrò in casa e si diresse in camera da letto. Non si spogliò completamente. Sentiva che stava per esplodere. Tolse via i sandali e scostò il perizoma mentre si stese sul letto. Cominciò ad accarezzarsi tra le gambe dolcemente e sentiva che era solo questione di secondi. Prese il vibratore e lo bagnò con la bocca, lo appoggiò allo sfintere già allenato e lo infilò con decisione, così strinse decisamente il cazzo con la destra mentre con la sinistra manovrava il fallo in lattice. Dopo pochi colpi venne abbondantemente sporcando la guepiere e le lenzuola. Ormai Gloria si era dissolta e Mario stanco e soddisfatto si tolse la parrucca mentre raggiungeva il bagno, lì pensò alle ciglia finte ed a tutto il resto. Il suo alter ego femminile sarebbe tornato solo dopo molto tempo, ormai lo sapeva, a reclamare la sua parte di vita. Lui non avrebbe potuto resisterle a lungo e le avrebbe ceduto come al solito. Ora pensava solo a recuperare le energie con un sonno ristoratore, la sua agenda da manager era stata tenuta volutamente libera per la mattinata seguente.





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