i racconti erotici di desiderya

Fisting

Autore: Jean Paul Marat
Giudizio:
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Commenti: 1
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Conoscetti Olivia quando entrambi eravamo fidanzati, ma fin da subito tra noi ci fu una certa sintonia che col tempo si trasformò prima in un intesa e poi in intimità.

Nonostante fossimo di due mondi completamente opposti, lei di famiglia agiata, molto educata e sempre impeccabile ed elegante, 15 anni in più di me, capelli lunghi castani e occhi verdi, magrissima, da vederle le ossa, sposata con un uomo di alto retaggio, sempre curato e anche un po' effemminato.

Io completamente opposto, famiglia operaia, casinaro dalla nascita, molto più rozzo, da panino e salamella, un metro e ottantacinque per 130 chilogrammi.

Lei e mia moglie erano amiche da molto tempo, entrambe con un precedente matrimonio da cui ebbero figli che, andando a scuola insieme, le portarono ad avvicinarsi.

Come detto fin da subito cominciammo col ridere e scherzare, poi col messaggiarci e infine nel diventare confidenti dei nostri problemi. E nel raccontare le nostre esperienze e i nostri desideri si era entrati in un intimità strana fatta di completa apertura quando si era soli all'essere distaccati quando ci si vedeva.

Una sera mentre eravamo a cena dai suoi genitori incrociandoci in corridoio, mentre io andavo verso il bagno e lei usciva, ci fermammo uno di fronte all'altra e ci baciammo, non fu qualcosa di romantico ma più selvaggio quasi che lei volesse farmi capire cosa dovevamo essere. Semplicemente amanti.

I giorni passavano e non si riusciva mai ad avere tempo per concedersi l'uno all'altra.

Un giorno, avendo il pomeriggio libero, tornai dal lavoro nella pausa pranzo e la incrocia mentre stava tornando anche lei, ci fermammo a parlare e lei dopo qualche battuta mi si avvicinò e a bassa voce mi disse che sarebbe corsa in bagno a masturbarsi pensando a me. Io sorrisi e le dissi che anche io avrei dato, ma che avrei voluto venire su di lei.

Arrivò in quel momento sua madre e, sorridendo, ci salutammo.

Arrivai a casa e la prima cosa che vidi fu una sua foto mandata da poco mentre utilizzava una spazzola come dildo chiusa in bagno e io ricambiai mandandole un video dove venivo dopo una sega.

Mi feci una doccia, mangiai e mi misi nudo sul divano sapendo di avere il pomeriggio libero fino a sera.



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Dopo una ventina di minuti suonarono il campanello e guardando dallo spioncino la vidi e aprii subito, nudo e con già una buona erezione. Lei sorrise appena mi vide togliendosi gli occhiali da sole.

Le presi la testa e la tirai a me, le nostre lingue mulinarono vorticosamente e tirai il suo corpo contro il mio in modo da farle sentire la durezza del mio uccello. Ci staccammo. Lei mi morse il labbro e poi mi prese il cazzo in mano e segando inizio a spogliarsi, fece cadere facilmente il vestito che aveva e rimase in intimo. Le misi le braccia sulle spalle e la spinsi giù, lei si accovacciò capendo quali erano le mie intenzioni e iniziò a succhiare. Tutte le volte che c'eravamo messaggiato i nostri sogni proibiti e le nostre foto in intimità mi fecero scattare qualcosa di animale. La sollevai e la portai in camera. La spinsi sul letto e lei non si oppose, la girai, le strappai le mutande e prendendo il gel che avevo preparato prima, la lubrificai con le dita, penetrandola e sentendola lamentarsi un po', poi presi il cazzo e entrai senza chiedere da dietro, lei si irrigidì e emise un urlo di dolore. Sapevo dai suoi racconti che era vergine di culo, ma oggi sarebbe stata la giornata giusta per sperimentare. Spinsi sempre più in modo selvaggio e lei non riusciva a contrastare la mia furia animale e si rassegnò e mi assecondó, affossò il viso nel cuscino e si mise a mugugnare e urlare mentre io mi impossessavo del suo buco del culo.

La violenza, si perché di quello si trattava, durò un po', e quando arrivai al culmine sborrai dentro tutto quello che potevo rimanendo a spingere fino a che il mio uccello non si affievolì. La sentii piangere. Non mi interessava, anzi ero talmente sopraffatto dai desideri che ormai non la vedevo più come una donna ma come un oggetto, non mi ero mai sentito così. Lei alzò la testa e mi guardò, era molto incattivita il suo sguardo completamente devastato dalle lacrime miste al trucco mi odiava ma comunque non si mosse perché la sua bocca dal rossetto sbavato aveva un sorriso, una sfida, sorrisi anche io e, come se fosse collegato ad una macchinetta, il cazzo mi si irrigidì di nuovo. Lei rimise la faccia nel cuscino e io la riposizionai e pensai alla nuova penetrazione, quello che pensò anche lei, ma non alla stessa penetrazione. Ripresi il gel, mi ingellai la mano e rientrai con le dita, la scopata precedente l'aveva fatta rilassare e allora entrai con altre due dita, lei si irrigidì, capendo, ma non fece in tempo a pronunciare parola che io spinsi a fondo la mia mano. Lei tremò e gridò, cercando di respingere il mio pugno, ma io la presi con un braccio e la bloccai a me, spingendo sempre più forte, lei cerco di allungarsi, poi di girarsi ma il mio peso e la mia forza non lo permisero, si mise le mani sulla testa e quasi affondo le sue

stesse unghie nella pelle, dal cuscino in cui aveva riposto la testa, i suoi no aumentavano la mia pazzia e il mio stato di potere. Spinsi ancora, lei tremava come presa da una scossa, ma poi, un momento di rilassatezza del suo muscolo mi diede la possibilità di entrare. Ero dentro al suo ano col pugno, sorrisi mentre i suoi urli di dolore venivano attenuati dal cuscino.

Ruotai il pugno dentro di lei e feci qualche movimento, avanti e indietro come per scoparla. Lei non si mosse, anche dal suo respiro capivo che stava ancora piangendo. Spinsi il braccio un po' più dentro e lei accompagnò il movimento quasi a richiamarlo dentro di sé. Mi fermai qualche secondo. La stanza era avvolta dal silenzio. Lei alzò la testa e con la bava alla bocca mi disse esattamente le uniche parole che non mi sarei mai aspettato.

- Scopami con quel braccio - E aggiunse una bestemmia.

Tutto l'opposto di quello che mi aspettavo sia dalla situazione che da lei. Avevo sbloccato qualcosa e non me lo feci ripetere, iniziai a fare avanti e indietro. Sentii tutto il muscolo che mi avvolgeva l'avambraccio stringersi presi il gel e svuotato il contenuto per cercare di alleviare la sensazione, ma non servì a molto. Spinsi sentendo l'attrito sulla mia pelle aumentare insieme alle grida di dolore di lei nel cuscino. Continuai con violenza per altri minuti.

All'improvviso lei allungando la mano mi prese le palle e si mise a stringere, sempre di più e più aumentava il dolore, più aumentava la mia eccitazione, più aumentava la mia violenza. Durò tutto pochi secondi ma fu elettrizzante. Quando lei lasciò la presa io sfilai il braccio ricoperto di gel misto a feci e sangue, e lei si lasciò cadere di lato mettendosi di fronte a me. Mi alzai, andai in bagno e mi ripulii, tornai da lei con degli asciugamani, lei si allungò e prese in mano la mia erezione, portandosela alla bocca e cominciò a succhiare, era un pompino blando, debole ma che racchiudeva tutta la violenza subita da quella donna nei momenti precedenti, un pompino che sembrava chiedere scusa, qualcosa che lo sconfitto concedeva al vincitore come riconoscenza, mi guardava con gli occhi rossi e pieni di

odio, le sorrisi prima di sfilarle il cazzo dalla bocca e sborrarle in faccia. Lei non si mosse, chiuse solo gli occhi, e io le spruzzai un paio di colpi sul viso prima di pulire la punta sulle sue labbra, lei leccò il

rimanente e poi prese l'asciugamano e tentò di alzarsi ma le mancarono le forze e cadde a terra. Si aggrappò a me per tirarsi su. Raccolse le mutande strappate e la guardai camminare in corridoio, zoppicando e con il culo in fiamme, con i suoi stessi fluidi che colavano sulle cosce, spettinata, con il viso completamente imbrattato di sborra, trucco e rossetto e molto sudata.

Entrò in bagno, e si mise sotto la doccia. Si lavò via tutto di dosso e rimase ferma qualche minuto a godersi l'acqua calda sulla pelle.

Uscì dalla doccia, si asciugò, uso il fon per i capelli. Poi si mise in borsa le mutande strappate e il reggiseno, prese il vestito e lo indossò, si mise le scarpe, senza mai dire una parola. Si finì di sistemare, riprese la borsetta e si mise su gli occhiali, si girò verso di me esattamente come quando era arrivata, senza un minimo di sbavatura, mi mise le braccia al collo e mi baciò, questa volta qualcosa di romantico, dolce, si staccò e tornando la donna che conoscevo mi disse che era stata la più bella sensazione della sua vita.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Coppia_lei_bsxME2022 Invia un messaggio
Postato in data: 10/12/2022 00:41:06
Giudizio personale:
conoscetti.....??? minchia ma l'italiano.....


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