i racconti erotici di desiderya

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Quinto seguito a “Ecco come fu…”

Ero completamente svuotato, distrutto, ma galleggiavo su una nuvola, beato, come fossi drogato, tante erano le sensazioni vissute, prima tra tutte quella di aver “scopato” per la prima volta una ragazza. Mi feci una doccia, per riuscire a ritornare nel mondo reale, li salutai, dandoci appuntamento per il giorno di chiusura del bar. Andavo verso casa e mi sembrava di volare, ero ancora preso dalle sensazioni forti vissute. Mettendo le mani in tasca del giubbetto, trovai un biglietto con dentro diecimila lire e un messaggio da parte di Leo: “Pago sempre le mie troiette e non posso aspettare tanti giorni prima di vederti. Ti desidero troppo. Telefonami che ti dico come venire da me. Voglio vederti già domani, se la tua fighetta non ti brucia troppo”. E c’era il numero di telefono. L’indomani mattina, andando a scuola, gli telefonai. Era sveglio da poco e fu sorpreso che lo avessi chiamato così presto, ma felice che lo avessi fatto. Mi diede l’indirizzo e rimanemmo d’accordo che nel pomeriggio sarei andato da lui. Quando arrivai mi accolse con un: “Ohh, finalmente riesco a vederti da solo. Sai, Nino è un amico ma anche se è grazie a lui che ci siamo conosciuti, e non disdegno di fare all'amore in tre, preferisco, se posso, averti solo per me.” e continuò; “Mi sei entrata nel sangue, come ti penso mi eccito e desidero abbracciarti, baciarti, possederti!”

E presomi il volto tra le mani iniziò a darmi piccoli baci su tutto il volto, sul collo, sulla bocca, a leccarmi nelle orecchie facendomi venire i brividi, a darmi piccoli morsi sul collo sino ad arrivare poi a suggermi le labbra ed infilarmi la lingua in bocca, iniziando a scavare dentro alla ricerca della mia sino a succhiarmela, facendomi tremare dal desiderio che un simile bacio mi metteva addosso, facendo rizzare il mio pisello che prese immediatamente in mano e cominciò a strizzare e segare attraverso i pantaloni. E mi aprì i pantaloni, facendomelo uscire per poi inchinarsi e prendermelo in bocca. Iniziò a succhiarmelo, imboccandolo tutto, leccandomi le palle, stringendomi le chiappe ed iniziando, mentre mi succhiava, ad accarezzarmi il culo (ormai mi aveva calato i pantaloni) e allargarmi le chiappe sino a riuscire a massaggiarmi lo sfintere, delicatamente, morbosamente, sensualmente ed io…gli venni in bocca ! Iniziai a tremare, come colpito da una scossa. Leo quasi mi prese in braccio e mi portò in camera da letto ed iniziò a spogliarmi. Le gambe non mi reggevano e mi fece distendere, si spogliò allungandosi a fianco a me ed iniziò ad accarezzarmi tutto, leccandomi, scendendo dal viso ai capezzoli, non perdendo l’occasione di succhiarmeli mordendoli un po’, continuando a scendere leccandomi tutto e poi, rigirandomi, iniziare a leccarmi il culo, finendo per infilarmi la lingua tra le chiappe e stuzzicarmi il buco, insalivandolo per bene sino ad infilarmi dentro la lingua. Poteva farmi quel che voleva perché ero senza forze: subivo, passivamente, mugolando dal piacere. Sempre accarezzandomi, per non darmi il tempo di recuperare lucidità, prese dal comodino la pomata, credo fosse del Luan, che iniziò a spalmarmi intorno allo sfintere e, pian piano, a mettermene, con due dita piene di crema, dentro al retto, incremando abbondantemente e stimolandomi con le due dita, allargandole dentro al buco, arrivando poi ad infilarmene anche tre. Infine, stimolatomi ben bene, mi infilò un dildo, bello grosso, quasi come il suo cazzo. Fatto ciò mi rimise spalle al letto e ricominciò a baciarmi, a tutta lingua, riprendendo a masturbarmi. Io ero elettrico, mugolavo e non capivo nulla, tanto era il piacere che mi stava dando. Poi, girandomi sul fianco mi mise il suo cazzo in bocca, si giro a mo’ di 69, imboccò il mio pisello ed iniziò a masturbarmi il culo muovendo il dildo che avevo ancora infilato nel retto. Erano pazzesche le sensazioni che mi stava dando, non avevo mai provato stimoli del genere, ero tutto un brivido di piacere, succhiavo il suo cazzo come se fosse motivo di vita, quasi adorandolo, e nel contempo gli stimoli che mi stava dando con la masturbazione del mio culo mi stava portando in estasi. E lui, da quel gran marpione che era, cogliendo lo stato in cui mi trovavo, continuò a succhiarmi il pisello e a masturbarmi il culo con quel dildo che mi stava facendo andare fuori di testa. Risultato: mi fece godere nella sua bocca e, dal piacere, il mio sfintere iniziò a contrarsi, senza soluzione di continuità, al punto che mugolavo come un pazzo, rischiando di mordere il cazzo di Leo che venne anche lui, copiosamente. Senza darmi tregua mi sfilò il dildo, mi rimise spalle sul materasso, si infilò tra le mie gambe, me le sollevò portandole sulle sue spalle, una posizione che lui adorava perché gli dava la possibilità, inculandomi, di guardarmi negli occhi riuscendo, così, a leggere le sensazioni che mi dava, possedendomi, in tal modo, completamente. Mi voleva sua, totalmente. Si stava mettendo d’impegno per plagiarmi, per far sì che fossi succube della sua sensualità, del suo sapermi far godere, e ci stava riuscendo; per ribadire il concetto rifece quello che, finora, aveva dimostrato solo lui di saper fare: piegarsi su se stesso, mentre mi inculava, iniziando a farmi nel contempo un bocchino pazzesco. Mi sentivo morire, godevo a non finire, ero tutto un tremore, arso dal desiderio di dargli il massimo piacere per contraccambiare quello che stava dando a me. Non so per quanto andò avanti così, per me il tempo si era fermato, non sapevo più chi ero, dov'ero, ma alla fine riuscì a farmi godere nuovamente, cosa che non ritenevo possibile. Rialzò la testa dal “fiero pasto” e mi guardò negli occhi, soddisfatto di vedere come mi aveva ridotto! Ero una bambola di pezza, senza alcuna capacità di muovermi, respiravo affannosamente, neanche avessi fatto dieci km. di corsa. E mi guardava, continuando a tenere il suo cazzo infilato nel mio retto. Come mi aveva già detto una volta, fatta la prima goduta riusciva a controllarsi per ore. Era così che riusciva a farmi impazzire dal piacere e l’aveva detto già la prima volta che non avrei potuto più fare a meno di lui. E continuava a guardarmi, restando sempre dentro di me, facendo muovere il cazzo con delle contrazioni che stimolavano il mio retto, facendomi sussultare.

Alla fine, però, si rese conto del tempo che passava e che io avrei dovuto ritornare a casa. Per non crearmi problemi si arrese all'evidenza e si sfilò dal mio culo, con molta cautela per non crearmi troppo dolore. In effetti dolore ci fu, ma nel contempo anche un senso di vuoto: non avrei voluto lasciarlo, ero completamente succube del desiderio che avevo di lui. Prendendomi il viso tra le mani, guardandomi fisso negli occhi, dandomi un bacio sulle labbra, mi disse: “Ora capisci quanto ti desidero? Capisci che vorrei averti ogni momento? Vedi se riesci, un giorno, a fare a meno di andare a scuola, magari dicendo ai tuoi che andate a fare una gita con la scuola, e dedicarmi tutta la giornata. Promettimi che cercherai di farlo”. Ed io promisi, chiedendogli quando ci saremmo rivisti. “Quando vuoi” – mi rispose – “basta che mi telefoni il giorno prima” E con un ultimo bacio lussurioso mi mandò a casa, infilandomi in tasca quelle che poi avrei scoperto essere altre diecimila lire. Sedotto e…. corrotto!

(continua)



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Bobo45sex Invia un messaggio
Postato in data: 17/05/2017 21:45:25
Giudizio personale:
continui a farmi godere con i tuoi racconti...! grazie...


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