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Pomeriggio libero 2 trans


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Eravamo distese sul letto e io ancora avevo il culetto aperto dopo aver ricevuto quel cazzo a dir poco equino e sentivo che la voglia non era finita: volevo un’altra dose di carne dentro di me.

L’amica si avvicinò e iniziò a carezzarmi le natiche e le cosce e prese il mio uccello ancora turgido.

Infatti io non avevo goduto per niente, o almeno lo avevo fatto ma con il mio culetto ancora dolorante.

Stefania, questo il suo nome, aveva iniziato a menarlo e a mungerlo facendolo passare tra le dita e a stringerlo per bene come se volesse far uscire il latte.

“Hai un bel cazzo davvero; ma preferisco di più il tuo culetto bianco; vedrai ora come ti faccio schizzare tutto spingendolo dal di dentro”.

Non capivo cosa volesse dire ma la lasciai continuare iniziando a gemere mentre aumentava la velocità del suo menare.

Era un’altra stupenda donna, bionda e alta come la trans; due occhi azzurri penetranti e un viso dolce e un corpo profumato.

Iniziò a spogliarsi: un seno turgido con i capezzoli rosa che rimanevano dritti. Ma quando tolse la minigonna di pelle nera, e rimasta senza slip potei notare un gigantesco cazzo.

Era molto più dotata di quello che avevo già provato: scendeva semi turgido fino alla coscia e aveva una cappella rosea quasi come un pugno chiuso.

Rimasi all’inizio sbalordito e dopo compiaciuto nell’avere di fronte quel cazzo profumato a pochi centimetri dal mio viso, ma dopo iniziai a pensare che il mio povero culetto avrebbe dovuto lavorare sodo e si sarebbe aperto a dismisura.

Non volevo avere lacerazioni; solo godimento. Ma la cosa non mi piaceva per niente. Ero titubante e balbettavo senza sapere cosa dire.

“Prendilo in bocca e fallo diventare duro; vedrai che ti piacerà tantissimo” disse Stefania mentre lo spingeva sulle mie labbra forzandomi ad aprire la bocca e ingoiare quel fardello di carne.

Come una troietta lo ingoiai e iniziai a provare di pomparlo per bene cercando di stare attenta a non stringerlo con i denti ma era impossibile. Infatti lei si lamentò che non riuscivo a tenerlo dentro e che non pompavo bene. Ma era troppo grande, specialmente la cappella e dopo un poco inizia a sentire dolore alla mandibola a furia di tenerlo dentro la bocca.

Lo tenevo con due mani e lo baciavo per tutta la lunghezza; poi scendevo dal filetto fino alle palle per risalire sopra il prepuzio con la lingua e assaporavo quella pelle bianca e profumata per poi ingoiare di nuovo quel palo duro come il ferro.

Si era indurito a tal punto che non capivo se era di ferro o quella carne viva era di cemento; con due mani rimaneva ancora diversi centimetri che cercavano di farsi spazio dentro la mia bocca.

I primi umori iniziavano ad uscire e io con la lingua li afferravo per deglutire tutto.

Si era eccitata in maniera esagerata e gemeva ad ogni colpo di lingua e al calore del mio palato; lo premevo e succhiavo come fosse un lecca lecca di fragola facendomi mancare il fiato.

“Basta ora; sto quasi per venire ma non voglio ancora; girati che voglio spaccarti il culo come si deve” mi disse e spingendomi prima di fianco e poi sollevandomi il culetto mi posiziona sopra il letto.

Avevo le gambe aperte e le mani distese davanti a me: il bacino sollevato e l’altra trans mi teneva la pancia con una mano e con l’altra mi tirava una natica per far vedere il buco ancora aperto.

Chiusi gli occhi e aspettavo quel pugno di cappella che era pronta a farmi godere come non avevo mai fatto: la sentì poggiare sul culetto e premere in maniera terrificante dentro di me. Iniziai a gridare che non ce la facevo e sentivo troppo male: sentivo che lo sfintere era arrivato al limite e si stava lacerando. La trans iniziò ad aprirmi le natiche per favorire l’ingresso di quell’ariete premendo sui glutei per addolcirmi il dolore e sputando sopra quel bastone per lubrificarlo.

Un ultimo colpo e dietro ero rotto: scivolò di scatto dentro il mio intestino impalandomi e sconquassandomi tutta. Iniziai ad urlare e a pregare di tirarlo fuori ma lei, fermatasi un attimo, iniziò a stantuffarmi dolcemente facendo scivolare centimetro dopo centimetro quel cazzo enorme in avanti e dietro abbracciandomi al collo per tenermi stretta.

Affondava i colpi più giù ad ogni discesa e l’intestino si dilatava e muoveva a dismisura. Ormai ero rotto dietro e solo la lunghezza di quel pene spingeva dentro di me lo stomaco e la pancia. Lo sentivo ad ogni colpo dato.

Cercavo di dimenarmi ma lei mi teneva stretta da collo con le braccia facendomi sentire, oltre al cazzo dentro di me, i suoi seni turgidi sulla schiena e abbracciandomi era come se fossimo una cosa sola.

Sentivo il suo peso; i suoi seni; il suo cazzo che mi dilatava.

Ero in balia di loro e nessuno mi avrebbe aiutata e nessuno di loro avrebbe smesso fino a quando non avrebbero goduto entrambe.

Dopo un po’, avevo perso ormai la cognizione del tempo, inizia a sentire che tremava; l’orgasmo era vicino perché si era irrigidita e i colpi erano divenuti più forti.

Ad un tratto un grido di godimento uscì dalla sua bocca e un calore intenso iniziò a pervadermi lo stomaco.

Il seme mi aveva riempita tutta e lo sentivo che si faceva strada dentro l’intestino regalandomi un piacere e una sensazione mai provata.

Stefania si accasciò sulla mia schiena con il cazzo che ancora mi regalava sensazioni fantastiche.

Il calore era dentro di me e mi faceva sentire bene. Rimase con il cazzo dentro per lunghi minuti fino a quando non lo sentì sgonfiarsi: una sensazione unica rimanere così con quel cazzo semi turgido dentro di me.

Avrei dormito in quella posizione accovacciata e lei dentro che mi riscaldava e mi faceva da tappo per evitare che mi sporcassi tutta. Abbracciata a me da dietro senza dire una parola continuava a muoversi e a baciarmi sul collo come se ancora non avesse avuto il suo momento.

Mi prese dai fianchi e mi sollevò per far spazio all’amica di mettersi sotto di me; ero sdraiato sulla pancia di lei e con Stefania con il cazzo dentro sulla schiena che mi rivolgeva parole di elogio per quella venuta sul culo ma ancora voleva vedere fino a che punto sarei arrivata.

L’altra trans, Monica, era eccitatissima sotto di ma e aveva puntato il cazzo sul mio culetto cercando di farsi strada sullo sfintere ormai distrutto e, premendo piano piano con il seme che usciva e fungeva da lubrificante, si fece spazio e mi penetrò con un colpo secco.

Avevo due cazzi dentro: uno lungo e semi moscio e l’altro duro che iniziava a pomparmi da sotto con una velocità impressionante.

Io ero in estasi e lo strofinio del mio cazzo sulla pancia di Monica mi fece godere come non mai iniziando a bagnarla sui fianchi e sporcando le lenzuola.

To be continued



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Coppiasicilybull Invia un messaggio
Postato in data: 12/01/2017 09:47:24
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Bel racconto...


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