i racconti erotici di desiderya

La verità dell'imbianchino


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La primavera è la stagione ideale per ripulire la casa ; Mario stava dicendo alla moglie Marisa, che non potevano più rimandare, la loro casa aveva bisogno di una bella ripitturata, Marisa era d'accordo anche se i lavori avrebbero richiesto del tempo, e comportato dei sacrifici per tutta la famiglia che oltre a loro comprendeva la figlia Cristina che aveva da poco compiuto 18 anni e dal piccolo Daniele di 13, più Dino un bastardino di taglia media, che dormiva di continuo.

Non avendo nessun altro posto dove andare, sarebbero rimasti in casa durante i lavori adeguandosi alle difficoltà.

Il giorno dopo, Mario contattò consigliato da un parente, un imbianchino Romeno che per comodità aveva italianizzato il suo nome in Raffaele, gli era stato detto che era molto bravo, un tipo particolare ma che sapeva fare il proprio lavoro.

Nel pomeriggio Raffaele si presentò nell'appartamento, era un uomo di mezza età di bassa statura, con una pancia prorompente e in testa pochi capelli, non era quello che si definisce un bell'uomo, in mano aveva un blocchetto più la penna e un metro.

Marisa gli chiese se gradiva un caffè, il Romeno rispose di sì, a Marisa non stava simpatico aveva dei modi bruschi e poco educati, sentì anche l'odore di sudore che emanava, segno che la pulizia personale non era una delle sue priorità.

Cosa questa che a lei dava molto fastidio, Marisa era una donna alta e magra ma dalle forme sinuose e delicate, molto educata, l'esatto contrario dell'imbianchino.

Mentre sorseggiavano il caffè, Mario domandò quanto tempo occorreva per fare il lavoro. Raffaele rispose almeno un mese.

- Un mese, ma e troppo, come possiamo vivere un mese con la casa sotto sopra? -Disse Marisa un po' preoccupata.

Raffaele rispose con tono severo.

- I lavori fatti bene richiedono tempo signora mia.

- Perché non prende qualcuno per farsi dare una mano? - Domandò Mario.

- Io lavoro da solo, non voglio nessuno tra i piedi.- Rispose secco il Romeno nella sua maniera irritante.

Marisa lo conosceva da pochi minuti ma già lo detestava, e pensare che avrebbe dovuto tenerselo in casa per un mese.

Dopo che l'operaio uscì, Marisa propose al marito di cercare qualcun'altro.

- No, e un po' sgorbutico ma molto in gamba e poi il prezzo per il lavoro e ottimo. - Disse Mario, che sapeva quanto costava caro ripitturare tutto l'appartamento.

Il lunedì successivo Raffaele suonò alla porta erano le sette del mattino, nella casa la famiglia si era appena svegliata, e come tutte le mattine erano indaffarati a prepararsi, chi per andare al lavoro chi a scuola.

Marisa aprì la porta in vestaglia, sul pianerottolo c'era il Romeno in tuta da lavoro con una scala a tracolla.

- Ma sono appena le sette, non e troppo presto.- protestò la padrona di casa.

- No, è l'ora giusta, i lavori di pittura vanno fatti con la luce del sole. - Disse l'uomo entrando in casa con la scala.

Marisa non detestava più quell'uomo, lo odiava semplicemente.

Raffaele parlò un po' con il padrone di casa, che poi uscì con il figlio, l'avrebbe accompagnato a scuola prima di andare al lavoro.

-Vado al bagno, gradirei del caffè - Disse perentorio a Marisa, che rimase senza parole quell'uomo non sapeva neanche cosa fosse l'educazione.

Raffaele aprì la porta del bagno e dentro ci trovò la giovane Cristina che davanti allo specchio finiva di truccarsi.

- Opssss, dovrei pisciare.- Disse l'uomo.

- La giovane lo guardò perplessa.- Si accomodi, io ho finito.- Ed uscì dal bagno, mentre si allontanava sentì lo scrosciò dell'urina, l'operaio non aveva nemmeno chiuso la porta.

Cristina andò dalla madre in cucina che preparava il caffè.

-Ma dove l'avete trovato quel cafone.- Disse alla madre.

- Non farci caso tesoro, lasciamolo lavorare così finisce e ce lo togliamo dai piedi.

- D'accordo ciao mamma, io vado a scuola.

Marisa rimase sola in casa con quell'essere che detestava, che stava entrando in cucina sistemandosi la patta.

- E' pronto il caffè.- Disse.

Mentre sorseggiavano il caffè, Marisa notò lo sguardo dell'uomo sul suo decoltè, la vestaglia si era aperta, e una buona parte del suo seno era bene in vista, la donna a disagio si sistemò.

L'uomo continuando a guardarla disse.- Complimenti signora, sua figlia e veramente una bella ragazza a ripreso tutto da lei.

- Grazie - Disse Marisa sorpresa dal complimento.- e continuò dicendo.- Ho preso le ferie dal lavoro così posso aiutarla.

- Si, va bene, mi servirà una mano per spostare e coprire con i teli la mobilia.- Disse l'imbianchino.

- Ma devi cambiarti, non posso lavorare se mi giri per casa in vestaglia.

Adesso gli dava del tu, e poi quel modo di parlargli, come se il padrone di casa fosse lui, e lei la cameriera.

Marisa sospirò sperando che quel mese passasse in fretta.

Andò nella sua stanza, cercò qualcosa di vecchio da indossare per il lavoro, tirò fuori un paio di jeans sdrucito, gli stava stretto, tanto che il tessuto tra le gambe gli entrava nella fregna, indossò una canottiera nera che gli lasciava scoperte le spalle e copriva appena il seno, si guardò allo specchio, vestita così in giro non ci sarebbe mai andata.

Raffaele aveva terminato di portare in casa il materiale che serviva per il lavoro, quando vide la padrona di casa esclamò.

- Era meglio se rimanevi in vestaglia.

Marisa rispose scocciata, le avance dell'uomo non solo non l'intesessavano ma gli facevano addirittura schifo.

- Tu pensa solo a fare il tuo lavoro.- Era passata anche lei a dargli del tu.

- Cosa devo fare?- Domandò sforzandosi di rimanere calma.

- Cominciamo a togliere le tende dalle finestre.

Raffaele sistemò la scala sotto la finestra, e fece segno alla donna di salire.

- Smontale tu, io ti reggo la scala.

Marisa salì, mentre smontava le tende, guardò in basso, l'operaio aveva in mano una birra e gli guardava il culo fasciato dagli strettissimi jeans.

- Non e troppo presto per bere birra?- Gli disse, sorvolando sul fatto che gli stava guardando il culo.

- Perché c'è un orario per bere quando uno a sete.- Rispose l'uomo.

Marisa lasciò perdere, tanto era fiato sprecato, finito di togliere le tende a quella finestra, mentre scendeva sentì la mano di Raffaele appoggiarsi su una chiappa e stringerla.

Marisa reagì male.- Non ti permettere, o ti butto fuori di casa.

- Volevo solo aiutarti a scendere.- Si difese l'uomo sorridendo, la minaccia gli era scivolata addosso senza scalfirlo.

Tolsero tutte le tende del salone, e infine passarono in bagno, Marisa salì ancora sopra la scala, stava togliendo la tenda alla finestra quando Raffaele tranguiò a canna l'ultimo sorso di birra, appoggiò la bottiglia vuota sul lavandino e ruttò.

Marisa lo guardò disgustata ma non disse nulla.

Poi come se fosse solo e stesse facendo la cosa più naturale del mondo. Raffaele alzò la tavoletta del cesso, si abbassò la lampo e di fronte a Marisa sopra la scala che lo guardava incredula, tirò fuori un cazzo enorme e urinò.

Marisa mentalmente confrontò quel cazzo a quello del marito, quello dell'imbianchino da moscio era grande quasi quanto quello del marito al massimo dell'erezione.

- Ma sei proprio un selvaggio, non potevi dirmelo che ti scappava, sarei uscita.- Disse la donna, che però non riusciva a staccare gli occhi da quel grosso biscione che urinava.

Raffaele continuando a pisciare rumorosamente, alzò gli occhi e disse.

- E' colpa della birra, mi fa pisciare di continuo.- finito di pisciare lo sgrullò. A Marisa sembrava un randello, che si agitava in aria.

- Questa e un altra cosa che non devi fare più.- Gli disse ma la vista di quel coso enorme l'aveva turbata. Lei moglie fedele e donna di sani principi, aveva la fregna bagnata alla vista di un cazzo enorme.

Finito di togliere le tende, passarono a smontare le prese di corrente, inginocchiata a terra Marisa cercava di non pensare a quello che aveva visto, chiese a Raffaele dietro di lei di passargli un cacciavite, con una mano teneva la presa e l'altra l'allungò verso l'uomo dietro di lei, invece del freddo cacciavite in mano si ritrovò qualcosa di grande caldo e morbido, si girò di scatto ed esclamò

.

- Ma cosa cavolo?

- Non cavolo, ma cazzo, si chiama cazzo.- Disse sorridendo l'uomo che al posto del cacciavite in mano gli aveva messo il cazzo.

- Ma... come ti permetti, io lo dico a mio marito, ti faccio arrestare.- Disse Marisa arrabbiata, ma il cazzo che gli si stava indurendo in mano non lo mollava, lo teneva stretto tra le lunghe dita affusolate.

- Intanto, tu mi hai arrestato il cazzo, però. - Disse l'uomo che vedeva, che la donna oltre a non lasciargli il cazzo aveva preso a masturbarlo.

Marisa non riusciva a lasciare la presa, il cazzo nella sua mano era diventato duro e grande, molto grande, muoveva il polso avanti e indietro, scoprendo la cappella, mentre sentiva la fica allagarsi sempre di più.

Ancora inginocchiata prese a fare un vero e proprio pippone a quell'essere che detestava, ma che aveva un cazzo di dimensioni che lei non aveva neanche mai creduto possibili per un essere umano.

Lo guardava con occhi sbarrati mentre continuava a masturbarlo, improvvisamente vide e sentì il cazzo esplodere, dalla cappella partirono repentini getti di sborra calda che appiccicosa gli arrivò in faccia e scivolando sul lungo collo fino al decoltè, molta gli colò sopra la mano e il polso, il porco l'aveva imbrattata di sborra.

Marisa lasciò il cazzo che continuava a emettere sborra, si guardò incredula la mano lorda e appiccicosa, sul viso sentiva la sborra calda, un rivolo gli era scivolato tra i seni provocandogli un brivido.

Raffaele prese uno straccio e lo dette alla donna inginocchiata e immobile incredula di quello che aveva appena fatto, poi disse.

-Adesso basta con i divertimenti abbiamo del lavoro da fare.

Per il resto della mattinata i due non si parlarono, Marisa era eccitata, inconsciamente cercava il contatto con l'uomo che furbescamente gli aveva messo il cazzo in mano, ma lui l'ignorò continuando a lavorare a testa bassa, arrivò l'ora di pranzo di solito i figli della donna rientravano da scuola ma oggi entrambi avrebbero pranzato fuori.

Raffaele parlò e ciò che disse era a metà tra una domanda e una richiesta.

- Cosa c'è da mangiare.

Marisa suo malgrado si scoprì felice che lui gli avesse rivolto la parola.

- Ti preparo qualcosa.

In cucina gli preparò una bistecca, lo vide mangiare come un lupo, e bersi una bottiglia di vino rosso, si accorse che i modi poco educati dell'uomo non gli davano più fastidio ma anzi l'eccitavano sempre di più.

Dopo aver mangiato e ruttato si alzò, Marisa era seduta su una sedia del tavolo della cucina, in attesa di qualcosa che temeva e sperava allo stesso modo, non dovette aspettare molto l'uomo aveva gradito il pranzo e voleva ringraziare la padrona di casa, si sbottono la tuta da lavoro che cadde arrotolata ai suoi piedi, e porse il cazzo alla donna, che si precipitò a prenderlo in bocca, lo desiderava da ore e adesso che l'aveva tra le labbra lo succhiava voracemente, l'uomo grugniva e gli teneva la testa, il cazzo nella bocca di Marisa era di nuovo mastodontico, la sua fica aveva

inumidito il cavallo dei suoi jeans da ore di eccitazione continua e inappagata.

L'uomo tolse il cazzo dalla bocca della donna e lo sbatteva sul suo muso bagnato di saliva.

- Vuoi essere scopata vero?

- Sì - fu la risposta secca di Marisa.- Alzandosi in piedi, superava in altezza l'uomo con tutta la testa.

- Vai in camera da letto dei tuoi figli voglio scoparti la - Ordinò Raffaele alla donna che ormai teneva in pugno.

Marisa non protestò qualunque posto andava bene pur di prendere quel cazzo che desiderava con tutta se stessa nella sorca.

A Raffaele, scopare quella donna, nella cameretta dei suoi figli procurava quell' eccitazione in più, entrarono, c'erano due letti, alle pareti poster di cantanti e calciatori, una scrivania con un computer e una foto che ritraeva tutta la famiglia, l'uomo la prese la guardò e disse.

- Che bella famiglia che hai, adesso spogliati e sdraiati sul letto di tuo figlio.

Marisa eseguì si tolse la canottiera i capezzoli spiccavano eccitati sui seni gonfi e sodi, sfilò i jeans, finalmente la fregna accaldata prese aria, si sdraiò a gambe aperte, fremeva dalla voglia, la donna sofistica e di sani principi si era trasformata in una puttana piena di voglia, ma l'uomo la lascio sospirare non andava di fretta, si sedette al lato del letto continuando a guardare la foto, Marisa allungò una mano e gli prese il cazzo in mano, nella cameretta entrò anche il cane che si sdraiò ai piedi del letto.

- Dai scopami, dai.- Pregava la troia che aveva perso ogni ritegno.

Raffaele appoggiò la foto sopra la pancia della donna, che non capiva, ma non chiedeva spiegazioni voleva solo essere scopata, dopo essersi denudato, l'uomo si sistemò tra le gambe della donna, la

sua pancia prominente schiacciò la pancia della donna sotto di lui, tra loro la foto della famiglia, la cui madre con la fica che bocchegiava aspettava di essere penetrata, Raffaele prese il cazzo alla radice e né infilò poco più della cappella nelle labbra della fica. Marisa gemeva e si contorceva sopra il lettino del figlio, ad ogni affondò l'uomo spingeva sempre più il cazzo nella fica della donna, finche con un colpo possente lo piantò tutto nella fregna, che lo avvolse risucchiandolo, i gemiti di Marisa erano diventati gridolini scomposti, l'uomo prese a pomparla con vigore.

La donna mai nella sua vita era stata chiavata così, il cazzo gli riempiva tutta la fregna, sospirava e gemeva come impazzita ; nello spazio di una mattinata era diventata una moglie adultera. Stava tradendo il marito con un uomo che per cultura ed educazione era lontano da lei anni luce.

Però con quell'uomo tanto diverso stava scoprendo il sesso, quello vero quello fatto per godere, brutale e senza amore, era talmente bello e diverso che capì che non ne avrebbe più potuto fare a meno.

Marisa godette una prima volta ma l'uomo continuava a spingergli il cazzo nella sorca senza tregua, strappandogli un altro orgasmo, la sua fica tracimava fuori tante di quelle secrezioni che sotto il suo culo che rimbalzava sul materasso su e giù, sentiva la copertina che ricopriva il letto del figlio umida ; l'uomo sopra di lei e dentro di lei grugniva, puzzava di sudore, ma non gli dava fastidio, era l'odore del maschio che la stava facendo godere come una troia, venne ancora una volta ululando, sentiva la sua stessa voce ma faceva fatica a credere che era lei ad emettere quei suoni lussuriosi.

Raffaele stava per sborrare, si tolse da dentro la fica, con disappunto della troia che voleva sentire la sborra dentro la sorca in fiamme, ma l'uomo sborrò sopra la sua pancia più precisamente sopra la foto che per il sudore gli sì era attaccata sopra l'ombelico, la foto della sua famiglia fu ricoperta di sborra.

Ansimante e con la fica rossa e tumefatta Marisa prese la foto e la guardò scolava sborra. Marisa chiese all'uomo perché l'avesse fatto.

- Perché sei una troia, ho sborrato sulla tua famiglia, per dimostrarti che quelle come te, scopate come si deve, perdono ogni ritegno, per il cazzo mettete in secondo piano tutto anche la famiglia,tutte,siete e siamo tutti uguali, dei luridi porci lussuriosi avidi di Cazzo e Figa,Tu NoN Sei Da Meno.Sei una Vacca Lurida- Disse Raffaele.

Marisa rimase allibita lui l'aveva scopata e in più gli aveva anche fatto la morale, ma era vero quello che gli aveva detto ciò che aveva fatto era grave.

Poi si vestirono e tornarono al lavoro, fino alle quattro del pomeriggio, era l'ora per Raffaele di staccare.

Sulla porta, Marisa gli disse solo.

-A domani.

Raffaele prendendosi il cazzo in mano attraverso la tuta rispose.

- A domani.

Dopo un mezzora tutti i suoi familiari rientrarono in casa davanti a loro in apparenza c'era la solita donna, ma dentro di lei ora bruciava un fuoco, che non si spegneva con l'acqua ma con un mare di sborra, il marito che da quel giorno era entrato nell'ampio club dei cornuti, guardava il lavoro fatto e disse.

- Non male per essere il primo giorno.

- Vero, Raffaele sì e dato molto da fare.- Disse lei sfiorandosi la fica velocemente.

Andò nella stanza dei figli, che il giorno l'aveva vista farsi chiavare e godere oscenamente, sopra la scrivania la foto che lei aveva rimesso a posto dopo averla ripulita dalla sborra ingordamente con la lingua.

Suo figlio saltellava col culo sul letto, sentì una mano inumidirsi al contatto con la coperta l'odorò e chiese alla madre cos'era.

-Niente.- rispose lei, ma pensò " e solo brodo di troia, di quella troia di tua madre che gode ".

Di notte nel suo letto mentre il marito russava, lei si toccava la fica, gli sembrava di sentire ancora il grosso cazzo riempirla tutta, si masturbò, godette, mentre dalle labbra gli sfuggì il nome di quello che gli aveva fatto perdere il lume della ragione, "Raffaele".

In passato uomini in gamba eleganti e affascinanti gli avevano fatto una corte asfissiante ma lei fedele al marito e ai suoi principi aveva sempre rifiutato indignata, un uomo rozzo e maleducato era riuscito a scoparla perdendoci neanche una mezza giornata.

Marisa aveva da poco superato i quaranta, e nel suo letto a fianco dell'uomo che aveva felicemente sposato, aveva la fregna bagnata mentre pensava a un uomo il cui cazzo l'aveva stregata.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Aladin23 Invia un messaggio
Postato in data: 28/07/2016 22:57:16
Giudizio personale:
eccitante

Autore: Kamadeva Invia un messaggio
Postato in data: 24/06/2016 17:48:43
Giudizio personale:
Complimenti!!

Autore: Nevada6 Invia un messaggio
Postato in data: 15/06/2016 16:08:38
Giudizio personale:
Molto bello. Chissà quante mogli si fanno sbattere mentre noi mariti non ci siamo!

Autore: Attrazione Fatale Invia un messaggio
Postato in data: 05/06/2016 12:33:14
Giudizio personale:

Fantastico!

Autore: Coppia5654 Invia un messaggio
Postato in data: 02/06/2016 01:23:07
Giudizio personale:
Eccitantissimo

Autore: Joseph62 Invia un messaggio
Postato in data: 11/05/2016 07:06:16
Giudizio personale:
Cose che accadono!!

Autore: Mirkotre Invia un messaggio
Postato in data: 10/05/2016 16:26:27
Giudizio personale:
bello...

Autore: Falco_PA Invia un messaggio
Postato in data: 10/05/2016 08:56:40
Giudizio personale:
uhmmm

Autore: PROVIAMO A PIACERCI Invia un messaggio
Postato in data: 05/05/2016 15:45:43
Giudizio personale:
Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace. De gustibus non est disputandum

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